Salve a tutti Scriptiani, eccoci ancora una volta a parlare di Worldbuilding. Oggi voglio affrontare un tema “secondario”, che però, come spesso accade in questi casi, potrebbe essere quel dettaglio in più che ci aiuta a ricreare l’atmosfera che desideriamo per il nostro utente, sia esso un lettore, un giocatore o uno spettatore. Oggi porto un argomento succulento, andiamo a parlare di Alimentazione.

Il Problema

Tante volte questo argomento è trascurato e spesso capita di ritrovarci un personaggio che mangia una zuppa, o una bistecca, o un panino. Molte volte non riusciamo a vedere che una macchia informe al posto della pietanza che il nostro protagonista sta mangiando, tutto questo comporta un “ingrigimento” della nostra ambientazione. Se nella locanda del regno a sud si mangia la stessa zuppa di cipolla che si mangia nella taverna nel villaggio tra le nevi del territorio più a nord del continente, allora stiamo appiattendo tutto il nostro mondo secondario. Certo, come già detto, questo è un dettaglio che influenza poco la fruizione della nostra storia, ma ciò è vero solo quando viene usato inconsapevolmente. Un pranzo potrebbe essere un ottimo veicolo di informazioni sulla nostra ambientazione e, perché no, anche un veicolo per dettagli di trama. Non sottovalutiamo mai gli strumenti che ci permettono in modo sottile e quasi subliminale di far passare informazioni al lettore, sono tutti aiuti per evitare l’infodump, che porterebbe il lettore a uscire fuori dalla narrazione, spezzando la Sospensione d’Incredulità.

Detto questo passiamo a vedere come potremmo utilizzare l’Alimentazione in modo furbo.

 

Come Sfruttarla

Ora entriamo nel vivo dell’articolo, abbiamo visto qual è il “problema”, adesso andiamo a vedere come evitarlo e come sfruttare questo elemento secondario.

Per prima cosa bisogna capire la regione e ancor meglio il luogo in cui si svolge la vicenda, che sia un mondo fantasy, un’astronave o una città sulla costa molisana, l’importante è analizzarla e capirla (cosa che in realtà dovremmo aver già fatto per poter ambientarci la nostra storia). Fatto ciò avremo un’idea di quale sia la fauna, la flora e soprattutto gli individui che abitano quel determinato scenario. Con queste informazioni andremo a creare poche pietanze e bevande per ogni luogo, il livello di dettaglio dipenderà dal tipo di storia che scriveremo.

Questi piatti li creeremo pensando alle informazioni che vogliamo far veicolare

Sarà importante capire se la pietanza in questione la useremo come veicolo di ambientazione o come veicolo di storia. Vediamo cosa fare in entrambi i casi:

  • Veicolo di Ambientazione, il piatto servirà a far scoprire al lettore un nuovo tassello del nostro mondo secondario o a rafforzarne alcuni già noti. Ed ecco che in una mega astronave di coloni dell’impero galattico, nel livello dei Kurgorat, una razza molto possente e con quattro braccia, vi sono dei prelibati frutti secchi del loro pianeta natale, i quali frutti si dice siano afrodisiaci e vengano serviti come ultimo piatto a tutte le coppie presenti alle feste di matrimonio per creare un’euforia sessuale. Questo dettaglio, presentato magari in una scena di transizione, aggiunge quel tassello in più che dona profondità al nostro mondo secondario. Questo vale, ovviamente, per la fantascienza, come per il fantasy, ma anche per tutte quelle opere che si ambientano nel nostro mondo; nello specifico sto pensando a cibi che per noi occidentali appaiono strani, come per esempio gli insetti e le “uova centenarie”, oppure a cibi e bevande tipici di una regione particolare o a preparazioni tipiche. Tutti questi dettagli trasmessi attraverso un sorso di birra e una forchettata arrivano al lettore senza appesantire la lettura.
  • Veicolo di Storia, in questo caso la questione è più semplice, ci sono alcuni ingredienti che possono essere usati, per esempio, come veleni ma che noi utilizziamo in cucina, mi vengono in mente il prezzemolo e i semi di mela (entrambi in enormi quantità). Nulla ci vieta di utilizzare un cibo per creare una situazione narrativa. Può essere una pietanza fortemente afrodisiaca che spinge i personaggi a letto come serve che accada, così come l’alcol, oppure potrebbe essere una pietanza alterata con un veleno o una droga. Insomma, possiamo pensare a uno scenario di banchetto dove la padrona di casa, dopo un po’ di tempo, muore, senza che si capisca come questo sia potuto avvenire. La ricetta più classica per un caso di Jessica Fletcher. Ma possiamo anche pensare, per il nostro racconto umoristico-giallo,  a una data gilda di assassini nota come i “pasticceri della morte” che uccidono le vittime attraverso i loro dolci! Insomma, qui ci ferma soltanto la nostra capacità di creare collegamenti.

Per ottenere dei risultati soddisfacenti dobbiamo tenere sempre a mente l’equilibrio tra quello che vogliamo trasmettere e il non sommergere il lettore di informazioni. Con questo equilibrio sempre con noi, dobbiamo “semplicemente” creare dei collegamenti, delle connessioni tra l’oggetto (cibo o bevanda) e l’informazione, sia essa di storia o di ambientazione.

 

Così possiamo chiudere questo argomento secondario. Spero di essere riuscito a mostrarvi un approccio un po’ diverso per sfruttare un elemento poco utilizzato.

Vi saluto e vi auguro Buona Creazione!