Eccoci in dirittura d’arrivo. Ancora qualche piccolo passo e avremmo concretizzato il nostro obiettivo: scrivere un testo teatrale e trasformarlo in uno spettacolo.

Cosa ci manca?

Dobbiamo ancora gestire qualche piccolo aspetto pratico e poi potremo tornare a dedicarci alla parte artistica che, ne sono consapevole, è quella che a noi aspiranti drammaturghi piace di più.

Siamo nella fase dell’allestimento e prestiamo attenzione: quando parliamo di allestimento teatrale, dobbiamo farlo con la consapevolezza che questa parola si riferisce contemporaneamente a due aspetti. Nel primo caso, viene inteso l’insieme delle componenti fisiche dello spettacolo – scene, arredi, costumi e accessori, luce e suono – e nel secondo caso, invece, si intende quel processo che ci porterà dalla nostra drammaturgia alla messa in scena del nostro spettacolo. Un lavoro più artistico, dal momento in cui coinvolge direttamente gli attori, ma ci arriveremo tra poco.

In entrambi i casi, ci troviamo nel punto in cui il nostro lavoro è direttamente collegato al palcoscenico.

D’ora in poi, il nostro braccio destro sarà il regista a cui faranno seguito, non per una questione di importanza, le diverse figure che vi ho introdotto la volta scorsa. Il nostro regista deve, pertanto, conoscere il quadro organizzativo, tecnico ed economico in cui opera; inoltre, è richiesta anche la capacità di assumere scelte artistiche coerenti con le condizioni produttive.

È anche possibile, però, che la figura del regista coincida con quella del drammaturgo. Quindi, se fossimo noi a ricoprire entrambi i ruoli, dobbiamo sapere bene come allestire il nostro spettacolo.

Partiamo dalla realizzazione scene, processo che si divide in tre fasi:

1) L’ideazione e prima progettazione: si parte dai bozzetti, che possono essere sia cartacei che modellini tridimensionali. Ma non facciamoci trarre in inganno: anche se stiamo ancora preparando una “bozza” delle nostre scene, dobbiamo già conoscere lo spazio scelto per il debutto, dobbiamo sapere se il nostro spettacolo sarà destinato a una tournée e, in caso affermativo, in quale tipo di spazi così da poter prevedere eventuali riduzioni, adeguamenti o ingrandimenti.

2) La verifica dei materiali e delle tecniche costruttive: ovvero la progettazione o la scelta degli elementi di scena e dei complementi di arredo, dell’attrezzeria necessaria alla rappresentazione.

3) La realizzazione vera e propria: la realizzazione materiale del progetto su carta. Si tratta di un lavoro di laboratorio che richiede l’impiego di professionisti altamente specializzati, come decoratori e pittori. È bene tenere presente, però, che la realizzazione di una scena non è quasi mai definitiva; può capitare, infatti, di dover apportare qualche piccolo accorgimento di cui ci si rende conto solo dopo il montaggio in teatro o in fase di prove.

Alle scene segue la realizzazione, più o meno analoga, dei costumi:

1) La creazione di figurini: si parte di nuovo da una bozza, in questo caso realizzata sulla base delle descrizioni fisiche di ciascun personaggio. A tali caratteristiche si sommano le specificità fisiche di ogni attore: realizzando i costumi con queste linee guida, agli artisti è permesso sia di sentirsi a proprio agio con addosso i costumi di scena, sia di potersi muovere con naturalezza sul palcoscenico. Inoltre, non meno importante, è bene avere in mente la collocazione dei personaggi nelle varie scene e sequenze narrative, dove possono essere richiesti sovrapposizioni di costumi o cambi veloci.

2) La progettazione esecutiva: inizia dalla campionatura della stoffa, ma è anche un approfondito lavoro di ricerca che parte da uno studio sulla storia dell’arte e del costume.

3) La realizzazione: vale lo stesso discorso della realizzazione delle scene. Prende forma il progetto di partenza con le eventuali aggiunte, rimozioni, modifiche o adattamenti verificate durante le prove dei costumi.

Di fondamentale importanza per uno spettacolo teatrale sono anche le musiche e i suoni e le luci:

1) In teatro, la musica ha una funzione molto varia: d’atmosfera, di accompagnamento o di forte impatto drammaturgico. Può essere registrata o eseguita dal vivo, composta appositamente, quindi originale, o di repertorio. Per la scelta, ci si orienta in base all’impostazione dello spettacolo. La selezione dei brani, il loro montaggio e l’eventuale arrangiamento richiedono una vasta cultura musicale oltre alla competenza tecnica.

2) Come per la musica, anche le luci a teatro si prestano a diverse funzioni: possiamo trovare scenografie fatte di sole luci o scenografie in cui la luce si aggiunge agli altri elementi di scena.
Naturalmente tutto questo deve essere realizzato da persone competenti come scenografi, costumisti, compositori o musicisti e illuminotecnici, ma sempre sotto il nostro occhio vigile.

È tutto pronto. Ma siamo sicuri che il nostro spettacolo funzioni?

Organizziamo le prove:
1) Le prove a tavolino: consistono nella prima lettura del copione che gli attori fanno insieme al regista. Questa fase è decisamente importante: è possibile che emergano piccoli problemi di varia natura legati al testo e/o alla scelta degli interpreti, ed è l’ultimo momento che si ha a disposizione per poterli risolvere senza interferire sui tempi del debutto o sulla qualità del risultato finale.

2) Le prove senza scena: generalmente vengono effettuate in spazi piuttosto simili al luogo designato per il debutto, così da poter simulare il più fedelmente la realtà scenica dello spettacolo.

E adesso che abbiamo verificato la resa del nostro spettacolo, dove lo facciamo debuttare?
Dobbiamo individuare la sede in cui andrà in scena la prima anche per poter concludere le nostre prove. Infatti, ci manca l’ultima fase:

3) Le prove con la scena: avvengono nel teatro scelto per il debutto dello spettacolo. Le scene sono montate integralmente e, a mano a mano, vengono effettuate le varie prove tecniche per suoni e luci e vengono consegnati i costumi agli attori. Le prove con la scena si concludono o con le prove generali o con l’anteprima. Le prove generali corrispondono all’ultima prova su un palcoscenico allestito nella stessa maniera in cui si presenterà nel momento del debutto e sono destinate ad un ristretto numero di spettatori che sono sempre collegati con la compagnia o con persone interne all’organizzazione dello spettacolo in questione; si parla di anteprima, invece, quando ad assistere ci sono persone estranee come, ad esempio, la stampa.

Siamo davvero giunti alla fine; credo che non vi serva davvero nient’altro per esercitarvi ad essere dei drammaturghi. Mi auguro che abbiate trovato interessante tutto quello che ci siamo raccontati fino ad ora e, magari, anche un po’ utile. E, come si dice in teatro… no, forse non è il caso di scriverlo! Allora, non mi resta che augurarvi buona scrittura!