Tratto da fatti realmente accaduti

21 dicembre 1140
Città di Weinsberg, Sacro Romano Impero

Re Corrado è chino sulla mappa riportante la Germania meridionale. E pensa.
La guerra dinastica tra Guelfi e Ghibellini è a un punto cruciale, la caduta di Weinsberg farà pendere l’ago della bilancia verso i Ghibellini.
La mappa, in pelle di agnello, è rigida a causa del freddo, la tenda offre un misero riparo dal gelo invernale. Nonostante ci sia un fuoco che arde a poca distanza in un braciere, a ogni respiro la sua vista è annebbiata dalla condensa.
L’aria è così fredda che gli punge il naso e non permette di far sentire gli odori, meglio, visto che non si lavano da settimane.
Quell’assedio dura da troppo tempo ormai e sa che i soldati vogliono celebrare il compleanno del Signore al riparo, tra mura di pietra, magari con un po’ di bottino in tasca e del caldo vino in pancia; ed è giusto che sia così.
I Guelfi si sono dimostrati più tenaci del previsto, si sono battuti come leoni, gliene deve rendere merito, ma Corrado non può più aspettare; c’è in gioco la sua reputazione e non vuole che il morale dei suoi uomini venga meno. Per questo ha ordinato l’assalto generale alla città per il giorno seguente, i difensori sono ormai allo stremo, devono combattere con la scarsità di cibo e di acqua, l’abbondanza di malattie e freddo, mentre gli assedianti devono solo stare attenti a non morire di noia.
Prima di radere al suolo la città però, si è offerto di permettere a donne e bambini di fuggire, ma per evitare trucchi ha stabilito che le donne potranno trasportare solo ciò che riescono a caricarsi in spalla, niente carri o muli. Ha dato la sua parola che non sarà fatto loro alcun male e intende farla rispettare. Ci sono dei limiti che non andrebbero mai superati, neanche in guerra.
Attorno a lui sente il rumore di migliaia di uomini che si preparano alla battaglia.
Il calpestio regolare dei plotoni in marcia che si esercitano, le urla secche degli ufficiali, le lame che sfregano contro le mole per diventare ancora più letali, i cavalli che nitriscono mentre vengono spazzolati con cura, i martelli che picchiano sul legno e sul ferro delle macchine da guerra, un cappellano che tiene messa, le preghiere mormorate di chi lo ascolta.
Ma questa cacofonia, a Corrado così familiare, viene coperta da voci concitate, urla di scherno, sorpresa, rabbia. Cosa sta succedendo?
Il capitano irrompe nella sua tenda accompagnato dal clangore della sua armatura e da una folata di aria gelida, i due si fissano.
Finalmente il capitano apre bocca: «Mio re, gli abitanti di Weinsberg…» Le parole gli muoiono in gola.
Il re non si capacità dell’esitazione del comandante del suo esercito: «Avanti, parla!»
Non osa guardare il proprio sovrano in faccia quando dice: «Venite a vedere con i vostri occhi.»
Corrado è costernato, il capitano è un uomo temprato dalla guerra e non l’ha mai visto così scosso.
Morbidi fiocchi di neve cadono dal cielo grigio. Tra i soldati il silenzio è tale che si riesce a sentire la neve posarsi sulle spade sguainate e sulle picche, sugli elmi e sui mantelli.
La strada che porta fuori città taglia in due l’accampamento degli assedianti, lungo la quale sono assiepati i guerrieri, al centro scorre la carovana dei fuggiaschi. Corrado segue lo sguardo dei suoi uomini trovandosi così dinnanzi a uno spettacolo grottesco.
Ogni donna porta sulle spalle il proprio ingombrante fardello: uomini. Ogni donna si è caricata in spalla un uomo.
L’armata di Corrado aspetta con avidità l’ordine di attaccare, come lupi che hanno adocchiato la preda ferita, annusato l’odore del sangue. Può succedere tutto in un attimo, una mezza parola, un cenno del capo e la neve si tingerebbe di rosso vermiglio. Il re sta bene attento a non fare nulla che possa essere interpretato come un ordine.
Guarda in faccia quelle donne che tanto coraggio hanno avuto, che tanto amore hanno dimostrato, verso i propri mariti, fratelli, padri e figli, rinunciando alle ricchezze e al cibo. Vede sguardi spaventati, alcune di loro non fanno altro che guardare i propri piedi, cercando di ignorare la morte che alita su di loro, a pochi passi. Altre hanno uno sguardo di pietra, lo sguardo di una madre disposta a tutto pur di salvare il proprio figlio, o la moglie il marito, l’amore dà loro la forza di portarli sulle spalle e di intimorire chi incrociava il loro sguardo.
La beffa dei Guelfi è totale, tutti se ne rendono conto, la rabbia divampa nei Ghibellini come un incendio in un bosco d’autunno. Corrado stesso si sente avvampare le guance per la collera.
La voce del capitano lo distoglie dai suoi pensieri: «Cosa facciamo? Ordino l’attacco?»
Ucciderli tutti, fargliela pagare per questo affronto e la vittoria mutilata che li aspetta, conquisteranno la città, sì, ma senza sconfiggere l’esercito che la difende, un esercito che dovranno affrontare di nuovo quando la neve si sarà sciolta, in quella futura battaglia la morte reclamerà molti dei suoi soldati, che ora lo guardano in attesa dell’ordine che salverà loro la vita.
D’altronde deve pensare al suo futuro, se la guerra sarà vinta dovrà governare anche sulle donne e sugli uomini che stanno sfilando davanti a lui, deve mostrare loro che sarà un buon sovrano. Il re ha dato la sua parola e un re che si rispetti mantiene la parola data, sempre. O la sua credibilità verrà meno.
«Hanno rispettato gli accordi, risparmiate loro la vita!»