Ebbene cari amici, ci ritroviamo di nuovo qui, al nostro (più o meno) consueto appuntamento. Dallo scorso Focus On è passato un pochino di tempo in effetti (se volete potete recuperarlo QUI) ed i capitoli della storia, nel frattempo, sono avanzati e aumentati di numero.

Voglio essere sincero con voi, sono stato molto combattuto sul presentarvi o no questo particolare articolo nello specifico. Da quando ho incominciato questa rubrica mi sono detto che non avrei mai scritto di un Focus On incentrato unicamente sulla figura della mia protagonista, in quanto più volte ho riflettuto sul fatto che non avrebbe avuto molto senso stilare un’approfondimento sulla giovane Saga Nargatis, mentre mi appresto a narrare delle sue vicende in prima persona, contando di svelare sempre maggiori dettagli su di lei, mano a mano che mi diletto nel proseguimento della storia.

Ed in effetti il ragionamento non è affatto errato! Pertanto, dopo un’attenta riflessione e ponderazione a riguardo, ho pensato che, infondo, cimentarmi in un piccolo excursus, non tanto su Saga quanto sulle motivazioni che hanno condotto alla sua nascita e alla sua creazione, sarebbe potuto essere un valido ed intrigante argomento di discussione, nonché una chicca non indifferente per voi pochi afecionados che state realmente seguendo la mia opera con passione (vi voglio davvero bene, siete il mio combustibile!).

Dunque, procediamo ad analizzare queste “origini concettuali” partendo dalla domanda che mi viene mossa più spesso, e per la quale molti di voi si sono dati le più bislacche e curiose risposte.

La prima bozza dell’attuale copertina, con Rustin Lockwood in primo piano.

Perché una protagonista femminile?

Questa, amici miei, è davvero una bella domanda, che motiva molteplici e differenti risposte.

Non so se si sia già potuto comprendere dai contenuti del mio scorso articolo sugli Stereotipi legati all’identità (QUI) in cui parlo di come, fin troppo spesso, vengano rappresentati in modo pessimo i personaggi protagonisti maschili di opere Fantasy o di generi legati a tematiche più “mainstream” o di intrattenimento, rispetto ad opere trattanti maggiormente di introspezione o riflessione interiore, come la narrativa contemporanea o il romanzo psicologico. Il protagonista maschile, da parte della volontà di molti autori, si rivolge, nella maggior parte dei casi, ad un pubblico che spesso cerca l’azione, il dinamismo, la sicurezza e quel tocco di virilismo che mai stanca. Tutte prerogative che a me, al contrario, interessano relativamente poco. Con Saga (e l’ho detto più volte) il mio intento era (ed è) quello di mostrare un Fantasy che fosse un poco diverso dagli altri. Un Fantasy che si ponesse come semplice contesto narrativo, come fondale e background socio-culturale del mondo che ho deciso di generare, come un mero pretesto per parlare di tematiche a me più care nei modi a me più congeniali, non disdegnando però, tutto l’intrattenimento ed il “gaso” che un’opera Fantasy, corredata da una storia avvincente, possa essere in grado di regalare al lettore.

Ora, senza divagare troppo, con Saga ho quindi deciso volontariamente di raccontare l’introspezione, la paura, il dubbio, l’amore, il frastuono delle emozioni vissute addosso, sulla propria pelle. Volevo trascinare il lettore nel vortice di pensieri e sensazioni che la giovane ragazza di Woodenvale si pone e vive costantemente. Volevo mostrare, in modo netto e chiaro, il suo animo così peculiare, il suo modo di fare così curioso e timoroso al tempo stesso. Presentare in tutta le sue sfaccettature il fenomeno di una crescita interiore, con tutto ciò che ne comporta e ne consegue. Volevo far sperimentare al lettore tutte le sensazioni di abbandono, di coraggio, di ricordi legati ad amori lontani e perduti e di come essi emergano spesso dalla nera coltre delle nostre percezioni perdute, per tornare a tormentarci e a dilettarci al tempo stesso con lacrime agrodolci il più delle volte, nei momenti che meno attendiamo. La mente femminile, empatica e sensibile in modo psicologicamente e biologicamente superiore a quella della maggior parte degli uomini, per me ha rappresentato la miglior modalità per poter descrivere, in maniera credibile, tutto questo vortice emozionale che investe la protagonista ed il lettore assieme a lei. Vivere e vedere attraverso i suoi occhi, avrebbe permesso ai fruitori della mia storia di sperimentare tutte quelle sensazioni in prima persona, calandosi al livello di percezione della giovane Saga, soffrendo e gioendo con lei, molto meglio di come sarebbe potuto capitare con un protagonista maschile che, per quanto introspettivo e psichicamente complesso, avrebbe annoiato e allontanato gran parte dei lettori, venuti a cercare magari qualcosa di diverso da quello che si aspettavano.

Inoltre, un’altra delle motivazioni è che, personalmente, mi ritengo un vero e proprio amante dei perseguitati, dei deboli, degli oppressi, degli ultimi. Ovvio che (grazie al cielo) questo discorso nella nostra attuale società comincia pian piano a svanire sempre di più, tuttavia, nell’ambientazione medievaleggiante che ho ricreato, Saga Nargatis è, a tutti gli effetti, un’ultima. Una giovane ragazza immersa in un modo di uomini violenti e abbietti, soggiogati da un credo fortemente maschilista (come fu la chiesa cattolica dei nostri anni mille). Una fede che, in sostanza, si mostra come un’esagerazione voluta della società capitalista e arrivista tipica occidentale, il sistema in cui tutti devono sopraffare su tutti per poter ambire a raggiungere quel “divino” personale, oggigiorno rappresentato da una possibile elevata stabilità economica, oppure dal potere politico e mediatico, o dal successo e dal consenso popolare, mentre ai tempi delle Terre Unite, viene rappresentato da dei potenti ideali religiosi (gli otto dettami) perpetuati da Ja’rvha (qualcuno ha detto Yahveh?) nel commettere il primo “deicidio” della storia, millenni e millenni prima della venuta dell’uomo sopra il continente.

Ora, Saga viene evitata, maltrattata, abusata, schiavizzata assieme a tanti altri e tante altre vittime come lei. Figli minori di un Impero che non ha lasciato scampo ai deboli, che li ha surclassati senza neanche combatterli o conquistarli, trasformandoli nel nemico numero uno di ogni buon fedele e adulatore della Chiesa di Ja’rvha, mettendo i sudditi stessi gli uni contro gli altri e mostrando loro come la lotta di classe, il soggiogamento, l’omicidio o la concorrenza sleale, possano essere tutti elevati a gesto divino e meritevole agli occhi del loro pragmatico Salvatore

Il riscatto e la rivalsa, si mostrano come le reali parole d’ordine. La rivalsa lenta e costante, sofferta boccone dopo boccone, sacrificata, arrancata e mutilata, che tuttavia si perpetua nel proprio percorso oscuro, coccolato sporadicamente da fugaci iridescenze che sono le persone, le esperienze e le proprie crescite interiori, tutte volte alla luce di fondo che sì, alla fine si raggiunge sempre. Esattamente quello che capiterà alla giovane Saga Nargatis nell’arco della sua trasformazione interiore.

Infine, ma non meno importante, devo ammettere che ho a tutti gli effetti un vero e proprio chiodo fisso per le protagoniste femminili forti (sono cresciuto a pane, Tomb Raider e Super Metroid) e come figure mi hanno da sempre stuzzicato ed affascinato, sin dall’infanzia (da molto prima che diventasse di moda cari ragazzi miei).  Mi sono sempre detto che semmai avessi dovuto realizzare qualcosa di importante o narrare di una storia avvincente nella mia vita, la protagonista sarebbe stata di certo una donna. Alla fine, quell’intenzione si è tramutata in realtà.

Uno dei primissimi concept di Saga Nargatis, renderizzato in 3D tramite Daz Studio 4, risalente a circa tre anni fa.

Narrare dei pensieri di una donna, essendo un uomo

Questo paragrafo decido di esplicarlo per bene, proprio per rispondere a tutta una serie di curiosità presentatemi nel corso di questi mesi da più personalità (sopratutto femminili) in riguardo alla mia millantata “bravura” nell’effettuare una narrazione efficace da questo singolare punto di vista. Anzitutto no, potrebbe sembrare assurdo ma, care mie donzelle, ebbene non sono affatto un omosessuale come alcune/i di voi avrebbero potuto pensare nell’arco di questo periodo, (e adesso starete pensando “si ma infondo a me che me frega?”) pertanto no, non è questo il motivo che mi permette di descrivere in modo (a detta delle mie lettrici) così accurato e dettagliato della psiche femminile, vestendo però i panni di un maschio.

Mi ritengo una persona molto, molto empatica e sensibile. Ho avuto, nell’arco della mia vita, varie situazioni più o meno serie, ma solo un’unica importante storia d’amore, durata poco più di tre anni e mezzo. In questo periodo di tempo, che potrebbe sembrare breve ai più, l’intensità e l’intimità con cui questa relazione si è protratta, da parte di entrambi, è stata davvero, davvero tanta. Condividere la quotidianità (letteralmente e non metaforicamente) con la mia vecchia partner, mi ha permesso di analizzare e scandagliare molto a fondo tutta una serie di aspetti psicologici, comportamentali ed emotivi della sfera comportamentale femminile, garantendomi così un libero accesso a tutto quell’intricato cosmo mentale che dapprima avevo solo potuto intuire.

Questa storia, nonostante non sia finita affatto nel migliore dei modi, ha fatto si che io mi avvicinassi di molto all’universo psichico di una creatura femminile. È stata in grado di permettermi di capirne i ragionamenti alla base, di comprenderne i contrasti, i turbamenti emozionali, le contraddizioni continue, le insicurezze e le paure, oltre alle modalità con cui esse vengono affrontate, o per le quali si arriva infine a soccombervi. Grazie a quella storia sono riuscito a (passatemi il termine) risvegliare quella “parte femminile” sopita dentro di me, presente in qualunque essere vivente (non lo dico io, ma sono proprio i fondamenti della psicologia spiccia questi), mai ascoltata e mai alimentata in quel modo prima di allora.

Come dar alito a questa parte femminile dunque? Il mio sbocco è stato quello di evocarla su carta, permettendole di correre libera fra mondi immaginari, avventure epiche e situazioni rocambolesche che mai potrò vivere io in prima persona. Trascinandola quindi in una realtà immaginifica, di molto simile alla nostra quotidianità, ma che sottostà al controllo totale della mia volontà, permettendole così di vivere per conto proprio in un mondo alternativo permeato da orrori indicibili, ma al contempo, da luminose e radianti virtù.

Il primo “Aesthetic” dedicato all’opera, modificato in seguito dopo il cambio di acconciatura.

Peculiarità fisiche e caratteriali

Dunque, conclusa la solfa sulle motivazioni personali e intime che mi hanno indotto a narrare di una protagonista femminile in generale, passo adesso a motivare le mie scelte estetiche e psicologiche legate al personaggio di Saga Nargatis.

C’è da fare una premessa. Penso di potermi definire, letteralmente, un feticista dei cappelli corti femminili. Sul serio ragazze! Molte di voi tendono a farsi crescere lunghe chiome dalle più disparate forme e colori, spesso per i motivi sbagliati, ovvero celarsi alla vista degli altri (e delle altre) perché si è convinte della propria pochezza fisica o espressiva.

VI SBAGLIATE!

Non che io voglia andare contro il capello lungo, sia chiaro! Ma la maggior parte di voi gentili donzelle tende a sottovalutarsi troppo e fin troppo spesso!
Laddove il capello lungo nasconde, il capello corto rivela (e grazie ar ca***), pertanto, dei lineamenti adatti, che siano delicati o marcati come quelli di Saga, guadagnano ancora più visibilità e valore, rispetto a dei tratti somatici celati da folte e variopinte chiome.

E qui si enuncia quindi la spiegazione del capello corto, che per me anche un sinonimo di forza, sicurezza e fascino al tempo stesso.

Un altro dei fattori fisici caratterizzanti di Saga è il suo naso aquilino e piuttosto pronunciato. Quando mi hanno chiesto il perché di questa scelta, la mia risposta è stata molto semplice. Lungi dalla mia personalissima convinzione che un difetto tende a far risaltare ancora di più i restanti pregi dell’individuo, volevo creare anzitutto un personaggio che fosse credibile e verosimile. Non volevo la classica belloccia di turno che attirasse orde e orde di adolescenti premestruati o sessualmente frustrati, che si riversassero sul mio prodotto unicamente per godere delle avventure di una (passatemi il termine) “figona” stratosferica che se ne va in giro a menare cose e persone a caso.
Saga è senza dubbio una ragazza molto bella (per i miei canoni), la descrivo con una pelle diafana, un viso lentigginoso, delle labbra carnose e dei capelli corvini, mentre la sua corporatura esile presenta dei seni normali e proporzionati alla sua statura. Il naso aquilino voleva essere quel difetto, necessario affinché tutto il resto venisse apprezzato, voleva anche essere una delle motivazioni per le quali la ragazza, da bambina, venisse vista in modo schivo un po’ da chiunque tranne che da Tim (che, in modo molto confidenziale, rappresenta il mio Io ideale), giustificando quindi ancor di più, il forte attaccamento e la grande stima che la ragazza nutre verso il suo primo amore. Saga viene presentata ai lettori, sia fisicamente che psicologicamente, come una ragazza assolutamente normale da un punto di vista esterno, ma incredibilmente complessa e articolata se vista da una prospettiva interna.

Ho voluto delinearla come una personalità fortemente pragmatica e creativa, come qualcuno che si pone, dinanzi ai problemi, con indole abbastanza positiva, tentando di risolvere le situazioni piuttosto che soffrirne in silenzio. Saga è una che fa, piuttosto che dire. È una che si butta dentro le cose e prova a scardinarle dalle fondamenta, una peculiarità caratteriale che, di controparte, viene bilanciata da un forte odio verso l’immobilismo e le consuetudini. Saga è intelligente e, per quanto le è possibile data la sua istruzione parziale, acculturata e colta. Una donna di ragione che, proprio per questo motivo, spesso si perde a riflettere su quanto la realtà attorno a lei appaia bizzarra ed irrisolvibile, uno sconforto nato proprio dalla sua tendenza a risolvere le cose, che non trova sbocco nell’irrisolvibile e intricata struttura della realtà umana. Proprio questo è fulcro, tra le altre, di molte delle sue sensazioni negative come rabbia, frustrazione e disillusione.

Infine, signori miei, Saga Nargatis è dotata di un fondoschiena da SERIE A (non me ne vogliate ( ͡° ͜ʖ ͡°) ).

Ah, e per quanto riguarda, invece, la sua strana eterocromia, semplicemente ho ritrovato in questa peculiarità un tratto estetico distintivo e singolare. In questa scelta non sono legate particolari motivazioni di trama o significati nascosti, o motivazioni personali specifiche, semplicemente mi piaceva così (oppure no?).

Per visionare la ragazza di Woodenvale concretamente all’interno della mia mente, mi sono ispirato a diverse modelle e attrici, proponendo, al mio fedele concept artist, diverse fonti di ispirazione che, col tempo, sono andate via via scremate e ridotte all’osso nei loro punti più essenziali, a volte anche totalmente differenti da quelli concepiti inizialmente. A conti fatti, la fisionomia facciale di Saga Nargatis appare come un mix abbastanza equilibrato tra i tratti somatici di Ellen Page e quelli di Felicity Jones, pur essendo partito da basi molto differenti in principio.

Erika Tschirhart è la fotomodella che mi fu più d’ispirazione per i tratti somatici iniziali di Saga.

In Conclusione

Molto bene, come avrete potuto evincere da voi stessi, i fattori di analisi e di considerazione dietro l’idea di questo personaggio sono stati davvero tanti e variegati, senza contare che ne mancano ancora molti che non sono stati elencati o spiegati in questo Focus On. Ciò che è importante comprendere, però, è come con la giusta predisposizione, narrare di un personaggio femminile credibile da diversi punti di vista, non risulti poi come un’operazione del tutto impossibile, tenendo a mente, però, i giusti fattori. Basta che anche voi risvegliate la vostra “parte femminile” provando a ragionare come ragionerebbe una vostra coetanea o la donna della storia che vorrete raccontare.

Detto questo, vi rimando all’appuntamento della prossima settimana con il Capitolo 9, che piano piano vi avvicina sempre di più alla conclusione della parte che ho intenzione di pubblicare online.

A presto e buona lettura a tutti!