Sembra una follia ma oggi proveremo a entrare nella mente di uno stupratore. L’Eros può e deve avere un’unica connotazione possibile: positiva e positivistica. È non solo l’attrazione sessuale ma rappresenta, nel significato più filosofico, anche il legame amoroso. Cosa c’entra quindi l’Eros con lo stupro?

Dobbiamo chiarirlo: la passione e la sessualità non hanno niente a che fare con lo stupro. Questo è un atto pseudo-sessuale dovuto a ostilità e controllo. È bene però inserirlo all’interno della rubrica perché per poter rappresentare questo atto, tanto intimo quanto ignobile, bisogna capire quando l’Eros non è più Eros ma violenza sessuale. Ci muoviamo quindi attraverso un confine che sembra sottile ma che è ricco di sfumature che vanno colte e inserite nel testo, laddove vogliamo dipingere al meglio una scena forte.

Quindi, come si scrive di violenza sessuale? E che fare quando è proprio il nostro protagonista a compierla? Che fare quando è proprio lui la voce narrante? Dobbiamo prima fare un piccolo passo indietro.

Dentro la psiche 

Fase 0: documentazione 

Immaginiamo di trovarci davanti a una tela bianca che occupa gran parte della parete. Disponiamo di una ingente quantità di colori acrilici, acquerelli, matite, colori a cera o gessetti. E possiamo utilizzarli tutti o nessuno, possiamo decidere di combinarne alcuni assieme ad altri o possiamo essere coerenti e utilizzare una sola tipologia di materiale. Scegliamo quindi gli strumenti e alla fine lo stile che vogliamo adottare per il nostro dipinto. Realista, impressionista, espressionista, pop, o magari più stili assieme. Come ogni quadro, anche la mente del nostro protagonista dispone di infinite possibilità e variabili, e queste dipendono, in primo luogo, dal tipo di infanzia che ha passato e dall’educazione primaria che ha ricevuto dai genitori.

Parliamo sempre di uno stupratore, quindi non deconcentriamoci dall’obiettivo. Uno stupratore è un individuo che applica violenza carnale a un soggetto contro la sua volontà, sia chiaro una volta per tutte. E sia chiaro che, oltre agli stupri, rientrano anche i tentati stupri, gli abusi sessuali, le violenze sessuali, le molestie e così via. Non possiamo entrare nei dettagli, ma è bene distinguerne le tipologie. Tracciamo bene però i contorni dello stupratore che, secondo Robert Hazelwood, ex agente speciale della Behavioral Science Unit del Federal Bureau of Investigation, si può dividere in:

  • Compensatore.
  • Dominatore
  • Rabbioso
  • Sadico

È chiaro che, in questa sede, faremo soltanto un piccolo escursus.

Il Compensatore

È un individuo spesso poco attraente, dalle relazioni sociali scarse e che vive con i genitori. Conduce un lavoro tranquillo ed è, molto spesso, insospettabile. Il suo scopo è rassicurarsi, utilizzando violenza sulla vittima e alzare così la sua scarsa autostima. È convinto che la vittima si innamorerà di lui dopo il rapporto e spesso le sottrae qualcosa (un capello, un fazzoletto etc.). Agisce utilizzando al minimo la forza e cerca di “rassicurare” la vittima, spesso coprendola subito dopo. Aggredisce in luoghi sicuri, come case o garage. Ha o ha avuto una madre dominante.

Il Dominatore

Aggredisce per affermare la propria virilità, è spesso atletico e sportivo. Ha un lavoro socialmente “da macho” ed è solito ritrovarsi in bar o luoghi affollati dove approccia le vittime. Sicuro di sé, spesso con problemi familiari o coniugali. Le vittime hanno la sua stessa età e la stessa etnia. Utilizza prima un approccio leggero e poi la forza bruta, spesso assumendo sostanze alcoliche prima di ogni aggressione. L’aggressione si svolge all’aperto o comunque in luoghi pubblici.

Il Rabbioso

Si caratterizza per un atteggiamento estremamente ostile verso l’altro sesso. È spesso sposato ma odia le donne, tuttavia comportandosi in modo normale con la sua compagna. Dietro i suoi scatti d’ira c’è stata una famiglia disfunzionale, molto frequentemente i genitori hanno divorziato quando era piccolo. Il suo scopo è “punire” la vittima degradandola ed è in grado di ricorrere anche alle armi pur di ottenere ciò che vuole. Il crimine avviene all’aperto, vicino al luogo in cui vive.

Il Sadico

È forse la tipologia più pericolosa, perché oltre a stuprare la vittima la tortura. È una persona apparentemente normale, spesso di buona famiglia, con un lavoro redditizio e da tutti descritta come pulita e ordinata. Alla base dei suoi problemi c’è stato un comportamento sessuale deviante in famiglia a cui lui stesso ha assistito. La vittima viene legata e portata in un luogo nascosto in cui viene stuprata e seviziata.

Con queste informazioni possiamo ricreare il profilo psicologico del nostro protagonista. Ritornando alla metafora iniziale della tela bianca, possiamo utilizzare uno solo di questi profili per rendere il personaggio più chiaro e realistico, oppure fare un mix di queste informazioni e creare da zero una figura originale.

Esempi nella cultura di massa

Proviamo a capire come sono stati costruiti certi personaggi la cui voce narrante all’interno dell’opera è predominante. Il caso più famoso è sicuramente Alex, il drugo di Arancia Meccanica.

Alex è, senza ombra di dubbio, uno stupratore sadico. Agisce d’impulso e sotto gli stimoli delle droghe, aiutato dai suoi compagni, ama veder soffrire le sue vittime. L’ultraviolenza è il perno centrale della sua vita, perché è insita nella società in cui vive e si sente giustificato ad agire in questo modo. È quasi una sorta di spiegazione al suo comportamento. Tuttavia, la società stessa lo punisce e da carnefice diventa vittima. Non gli è più permesso di perpetrare violenza, ma perde anche il libero arbitrio. Per riacquistare la libertà mentale dovrà riabbracciare quindi ciò che era in passato, in una morale che lascia ben poco all’immaginazione: la violenza è un atto necessario, è ciò a cui è destinato, senza possibilità di salvezza. Ci ritroviamo a provare pietà e miseria per questo personaggio che, poche scene prima, si è macchiato di crimini terribili.

Un altro caso, un po’ più complesso, è quello di Humbert Humbert, voce narrante di Lolita.

Vladimir Nabokov si è ispirato a una vicenda realmente accaduta, quella di Sally Horner e del suo carnefice. Lolita è qui una ragazzina di dodici anni e Humbert uno stimato professore attratto dalle “ninfette” e guidato da un amore giovanile mai sopito. Questa storia è molto più controversa, perché la vittima è una minore e colui che la trae a sé con l’inganno la tiene soggiogata per molto tempo. Nonostante inizialmente possa sembrare che sia stata proprio Lolita ad approcciarsi a lui, in realtà si svela tutta la fragilità dei suoi anni. La ragazzina è completamente in balia dell’uomo che ne fa il suo perverso oggetto sessuale, pagandola e ricattandola. Sola al mondo, dopo aver perso la madre, non può che aggrapparsi a lui. Humbert è a tratti calcolatore e carismatico, a tratti amabilmente devoto alla sua Lolita, tanto da suscitare compassione. Le scene sessuali non sono mai descritte completamente ma sono velate da una patina di umorismo che ci rivela tutto il delirio malato dell’uomo. Humbert non corrisponde a nessuno dei profili sopra indicati, probabilmente è un mix tra il Compensatore e il Dominatore. Il lettore si ritrova dapprima a provare pietà e poi disgusto e la scrittura di Nabokov riesce a far vibrare corde mai toccate.

Elementi concreti di costruzione del personaggio

Siamo partiti da basi reali, diversi profili psicologici che possono servire da punto di partenza per la costruzione del personaggio. Lo stupratore può quindi essere Compensatore, Dominatore, Rabbioso o Sadico. Può presentare elementi da una sola tipologia di profilo o da più tipologie. Oppure può mantenere le caratteristiche peculiari di un solo sottotipo. Possiamo ispirarci attraverso la visione e la lettura di alcune opere che presentano un protagonista stupratore e voce narrante. Nota bene: è estremamente difficile costruire questo personaggio, entrare nella mente di uno stupratore significa non cadere nei cliché ed evitare i copia-incolla di personaggi ben più famosi. Per questo motivo consiglio di approfondire ogni suo aspetto e passare alla stesura vera e proprio soltanto dopo aver creato una scheda dettagliata.

Fase 1: la scheda

In questa scheda dovranno essere presenti:

  • Nome e cognome del personaggio.
  • Aspetto fisico (ha qualche difetto che lo caratterizza?).
  • Data di nascita.
  • Orientamento sessuale.
  • Stato civile (è single, fidanzato, sposato, convive o altro?)
  • Lavoro, se ne ha uno, o percorso di studi.
  • Genitori (sono ancora in vita? Che ruolo hanno avuto nella sua crescita?). 
  • Fratelli e/o sorelle (sono ancora in vita? In che rapporti sono o erano con il personaggio?)
  • Qual è il suo sogno più grande?
  • Qual è il suo obiettivo corrente?
  • Conflitto (cosa lo blocca?)
  • Ha delle parafilie particolari?
  • Turbe psichiche (oltre al fatto di essere uno stupratore, ha altri problemi mentali? Se sì, quali? Spiegare nel dettaglio).
  • Ciò che ama (un oggetto, un animale, una persona, un passatempo etc.). Attenzione a questa parte che è molto importante. Dobbiamo porci prima una domanda: perché il personaggio ama così tanto questa cosa e allo stesso modo è capace di un atto tanto efferato come lo stupro? Inseriamo dunque una motivazione verosimile.
  • Ciò che odia (un oggetto, un animale, una persona, un passatempo etc.)
  • Di cosa ha paura?
  • Il suo peggior difetto (in cosa è carente?)
  • La sua miglior qualità (anche dal punto di vista umano).
  • Epifania (la parabola finale, cosa imparerà o come finirà?)
  • Riassunto dettagliato del suo passato e del suo attuale presente.

Dopo e solo dopo aver programmato questa scheda possiamo occuparci di tutto il resto, in modo tale che al momento della stesura abbiamo ben chiara in testa la forma della nostra voce narrante. 

Fase 2: tipologie di narratore

Saltiamo in questo articolo tutta la parte relativa alla costruzione della storia, del worldbuilding, della sinossi e della scaletta dei capitoli e concentriamoci su quello che ci interessa in questo momento. Ecco che arriva la parte più difficile: come si fa a narrare in prima persona con la voce di uno stupratore? Ci sono molti modi per farlo. Per spiegarlo, prenderò come esempio due tipi di narratore che esistono già e che sono stati studiati tra i principi di narratologia e li piegherò allo scopo.

Il narratore attendibile

Questo tipo di narratore dice la verità. Ci aiuta a orientarci e descrive tutto ciò che vede in modo veritiero.

Parliamo allora di uno stupratore che è un narratore attendibile. Le sue esperienze non sono filtrate dal giudizio personale, o volutamente modificate. Uno stupratore che è anche un narratore attendibile descriverà la scena per filo e per segno, senza omettere alcun particolare. È forse un narratore analitico e realista che non ci risparmierà nulla. 

Il narratore inaffidabile

Questo tipo di narratore non sempre dice la verità, anzi, è capace di mentire nella maniera più sfacciata. Omette dettagli importanti e confonde il lettore.

Uno stupratore può essere anche un narratore inaffidabile. Il suo giudizio personale prevale su qualsiasi cosa, e spesso ci ritroveremo a credergli o a prestargli orecchio. Uno stupratore che è anche un narratore inaffidabile edulcorerà la violenza, magari adducendo a motivazioni che possono sembrare anche molto plausibili, o colpevolizzando la vittima. 

Il narratore che passa da attendibile a inaffidabile e viceversa

Ci possono essere anche casi in cui il narrato può passare da attendibile a inaffidabile e viceversa. Magari momenti in cui lo stupratore è completamente in balia dei propri istinti e non percepisce bene la realtà attorno a sé, non rendendola chiara nemmeno al lettore, e altri momenti in cui è perfettamente lucido e conscio delle sue azioni e avrà una narrazione più fredda e distaccata.

Fase 3: la costruzione dell’empatia

Come ogni protagonista, anche lo stupratore deve costruire un legame con il lettore. Sembra una cosa brutta da dire, ma è così. Non amereste mai un eroe piatto e monodimensionale, allo stesso modo non riuscireste mai a farvi passare addosso un protagonista stupratore che sia anche odioso e fastidioso alla lettura. Mollereste il libro dopo sole due pagine. Allora come si fa? Abbiamo detto che i meccanismi del narratore affidabile e inaffidabile ci vengono in soccorso, ma dobbiamo anche considerare un punto che fino a ora abbiamo trascurato: il nostro personaggio deve essere dinamico.

Cosa significa?

In poche parole dobbiamo, come nell’arco di trasformazione, fargli compiere una parabola (che potrebbe essere anche una sinusoide).

La parabola discendente

La più classica per la costruzione di questi personaggi. All’inizio il nostro protagonista potrà sembrarci una persona amabile, ci farà entrare nei suoi ricordi, ci farà toccare con mano le sue paure. Impareremo a conoscerlo e poi, quando meno ce lo aspettiamo, emergerà un lato di lui che pensavamo di aver visto, distrattamente, ma che è lì, davanti a noi. E lo sfacelo sarà inevitabile. Da personaggio carismatico e un po’ disturbato diventerà un vero e proprio stupratore. Occhio alle sfumature nella prima parte della storia.

La parabola ascendente

Un po’ più difficile da creare perché dobbiamo stare attenti a non far sembrare il protagonista eccessivamente odioso. Il personaggio si mostra già così com’è, uno stupratore. In questo caso ci verrà in soccorso il narratore attendibile, perché non rischieremo di mettere troppo di “suo” all’interno della storia. E allora i crimini potranno essere eseguiti con estrema efferatezza ma in modo sistematico, per poi arrivare a un momento in cui il protagonista sarà costretto a redimersi ed è lì che si potrà costruire l’empatia.

La sinusoide

È un processo estremamente complesso e richiede molta attenzione. Potremmo iniziare con un personaggio che è violento per natura ma che poi si ritroverà a soffrire e a pentirsi per ciò che ha commesso e, infine, a riabbracciare nuovamente il suo vero sé. Oppure con un personaggio che sembra una brava persona, che poi si mostrerà perversa e che, alla fine dei giochi sarà in grado di uscir fuori da questa spirale. La sinusoide potrebbe anche essere più lunga e stretta di quanto pensiamo e a momenti di innocenza corrisponderanno periodi di crimini orribili. Sta a noi capirne l’equilibrio.

Trovare un senso

Bisogna provare a costruire un personaggio verosimile, poiché ogni protagonista, pure il più malvagio, ha bisogno di intrecciare un legame forte con il lettore. L’empatia non deve mai mancare: dobbiamo considerare che anche lui è un essere umano. Non esistono personaggi totalmente buoni o totalmente malvagi, esistono gli estremi e le sfumature tra gli estremi. Certo, è difficile avvicinarsi a un personaggio con queste caratteristiche, ma bisogna trovare un senso a tutto. Perché si comporta così? Ha possibilità di redenzione? Come e in che modo dovrebbe essere punito? In entrambe le storie citate precedentemente, questi protagonisti sono stati puniti in modi differenti e hanno entrambi sofferto, forse ancora troppo poco per il male che hanno fatto.

Eppure non tutte le storie devono avere un lieto fine e dobbiamo accettare che sia così. 

Per oggi è tutto. Nel prossimo articolo di questa rubrica mi focalizzerò sulla vittima. Quindi non perdete anche questa seconda parte. Alla prossima!


Bibliografia

Fabrizio Russo – Manuale di criminal profiling: Teorie e tecniche per tracciare il profilo psicologico degli autori di crimini violenti (Criminologia e Scienze forensi).