Parlato di origini e parlato di guerre, è finalmente giunto il momento di parlare di razze “divine”, o più in generale mitologiche, presenti nel mito greco e in quello norreno. Per quanto sia un discorso che abbiamo comunque parzialmente già percorso.

La storia dei conflitti tra queste razze indica il succedersi del tempo e l’alternarsi di varie forme di vita e di socialità, partendo dalle nostre origini più animalesche e selvagge fino ad arrivare alle prime, vere e grandi civilizzazioni così come le intendiamo oggi.

Nel mito greco la scansione di questi periodi è salda e rigorosissima, come forse avrete notato. La razza primigenia sono per l’appunto i Primi Nati, creature dai poteri immensi, che incutono sacro timore in tutti, dei dell’Olimpo compresi (nell’Iliade, Zeus mostra una notevole fifa all’idea di dover bisticciare con Nyx, la Notte, Prima nata moglie di Erebo e madre, tra gli altri, di Thanatos e Hypnos, Morte e Sogno, anch’essi primi nati e anch’essi abbastanza temuti e altrettanto potenti).

I Primi Nati di base non rappresentano nessuna civiltà, bensì incarnano il mondo grezzo, i suoi elementi base, e la immane potenza della natura nella sua espressione più pura e incontaminata; i Titani loro figli sono effettivamente il passo in avanti, per quanto non si parli ancora di una civiltà vera e propria.

I Titani sono la natura che viene parzialmente domata, sono il genere umano che emerge dal pantano del brodo primordiale e cerca di prendere un po’ di controllo. Crono diventa il signore del cosmo e il Tempo inizia a scorrere: egli non è la personificazione del tempo, come erroneamente molti pensano, ma di fatto da inizio allo scorrere del tempo per le razze senzienti che in quei giorni emergevano sul corpo di Gaia.

E quindi lentamente i Titani prendono il controllo, con Crono che prende il posto di Urano; Oceano suo fratello che prende il posto di Ponto, la nascita di divinità fluviali e ninfe dei fiumi, della terra e dei cieli. Insomma, spiriti ancora fortemente legati alla natura, ma che ne rappresentano un primo tentativo di domare la stessa.

La briglia definitiva sono gli Olimpi: essi sono figli e fratelli di molti altri Titani, e in effetti molti “grezzi” titani non solo si alleano con gli Olimpi, ma ne diventano compagni (pensate a Zeus che si accoppia con almeno due delle sue zie); inoltre gli olimpi, almeno inizialmente, godono del favore di Gaia, e ancora “oggi” Ade è di fatto il signore di un regno che in realtà è il corpo del Protogenos Tartaro, per l’appunto l’Oltretomba.

Gli Olimpi non si sostituiscono alla natura, ma al vecchio ordine, e di esso comunque non buttano via tutto. Essi sono tuttavia gli archetipi della civilizzazione, la quintessenza dell’uomo sociale tanto amato dagli antichi greci. Vizi e virtù delle divinità non sono altro che il riflesso esagerato e ben lucidato dei quelli umani: Zeus è il Re Giusto per eccellenza, ma è anche il Traditore e Fedifrago per eccellenza, concupendo con più di 60 compagne diverse!

Nel Mito Norreno questa divisione c’è, ma non è così fissa: non c’è una singola razza che rappresenta l’Ordine o il Caos, ma intere genie di creature sparse per tutti i mondi.

Aesir e Vanir, come è stato detto già nello scorso articolo, sono due razze divine e due concetti di divinità distinti ma che puntano verso un concetto di ordine che metta un freno al caos della natura primordiale, rappresentata sommamente da Ymir e poi dalla sua progenie e non solo, ovvero i Giganti, che popolano diversi mondi, non solo Jotunheimr (come i film Marvel ci voglio far credere)!

Di base, di giganti ne esistono dei tipi più svariati: dai giganti di Ghiaccio di Niffleheimr, il Regno della Nebbia e dei Ghiacci eterni, a quelli di Fuoco di Muspellheimr, comandati dal terribile Surt il Nero, la cui spada incenerirà l’universo al termine del Ragnarok, passando poi per i giganti di Jotunheimr, che possono essere legati tanto al freddo quanto ad altri elementi naturali, tipo i rilievi o singoli accadimenti.

Esistono, per esempio, i giganti delle montagne, una delle razze più enormi, fisicamente parlando; ma, per esempio, possiamo anche parlare dei genitori del famigerato Loki, Farbauti e Laufey. Il primo, maschio, è la versione jotun del Fulmine che cade, mentre la seconda, femmina, è la Foglia che viene colpita. Da questa unione nasce Loki, il fuoco appiccato dal fulmine che ha colpito l’albero e la Foglia!

Ecco che, similmente al mito greco, anche qui si ripresenta la differenza tra creature antiche, che rappresentano la natura, e creature più giovani, che quella natura la vogliono domare però sempre affiancati dai loro predecessori, mai totalmente in guerra.

Ad arricchire però il panorama norreno ci sono anche le razze elfiche: gli Ljosalfar e i Dokkalfar.

I primi, gli “Elfi luminosi”, sono creature molto simili agli elfi dei più classici fantasy, per certi versi, e in alcuni casi includono nei loro ranghi creature definibili come “fatate”, sono in buona sostanza creature positive e eteree, legate alla luce e alla perfezione. Tanto sono vicini a questo concetto e alla vita naturale che, difatti, il loro regno, Alfheimr, una terra ricolma di luce e vegetazione, è in realtà una succursale di Vanaheimr, essendo Freyr loro sovrano supremo.

I secondi, gli “Elfi oscuri”, sono sostanzialmente tutto il contrario dei loro cugini luminosi: brutti e incapaci di vedere la luce del sole senza tramutarsi in pietra, essi rappresentano sostanzialmente le creature da incubo che spaventavano i bambini norreni prima di andare a dormire, le intangibili ombre multiformi che popolano la notte oscura delle fredde terre scandinave… anche se non è sempre così!

Nelle terre senza sole di Svartalfheimr, terra degli elfi oscuri, nasce anche una delle razze più amate dagli appassionati di fantasy: molto spesso fanno parte degli elfi oscuri anche una delle razze più influenti tanto nel mito quanto nei romanzi di genere, ovvero la razza nanica, che condividerebbe con gli i dokkalfar la debolezza alla luce del sole ma hanno una struttura sociale molto più articolata e organizzata, oltre ad avere un ruolo perlopiù positivo, o perlomeno neutro, nell’ordine cosmico.

Altre volte, tuttavia, il loro regno non è unificato a quello degli elfi e spesso viene assegnato loro un regno diverso, chiamato Nidavellir.

Questa è la più grande differenza tra il mito greco e quello norreno: incredibilmente nel secondo, ritenuto molto più rozzo da una gran parte di classicisti, ci sono molte più sfumature di grigio di quanto ci si possa aspettare. In un mondo spietato e freddo, dove la vita è perennemente a rischio, gli dei non sono buoni o cattivi, e nemmeno i giganti lo sono pienamente, tante volte alleati e altrettante volte nemici degli dei… tutto è in funzione della vittoria in battaglia e della sopravvivenza al clima rigido e alle intemperie.

Eppure è davvero bizzarro notare quante somiglianze ancora persistano in due miti sviluppatisi in terre così distanti. Certo, qui non vorrei scadere nello scontato e cominciare a tirar fuori teorie complottistiche su alieni et similia, ma è comunque piuttosto divertente notare come realmente ogni mondo è paese… persino quando si parla di dei!