Il conflitto è sempre alla base della cultura umana, in senso metaforico o letterale poco importa. La Mitologia non fa eccezione e in questo sono praticamente simili tutti i miti del mondo, inclusi quello greco e quello norreno. “Polemos (la Guerra) è padre di tutte le cose, e di tutte è re” diceva Eraclito, ed è per davvero così nella mitologia, soprattutto nelle due che stiamo analizzando.

Il conflitto generazionale tra creature antiche che rappresentano in qualche modo un mondo grezzo, caotico, ancora non perfettamente finito, e quelle che invece rappresentano l’ordine, il cosmo e l’equilibrio è alla base del mito cosmogonico, come avete potuto constatare nello scorso articolo almeno per il mito norreno.

Scatta dunque la differenza tra i due miti: quello norreno, per quanto riguarda l’assestamento del cosmo, e dannatamente più sintetico (o forse anche lacunoso, vedremo dopo perché). In sostanza, Ymir, il primo gigante, è la summa dell’immobilità e del vuoto, nato dal vuoto stesso, non fa altro che perpetrare il nulla che lo circonda. L’unica cosa che crea, la crea involontariamente e dagli scarti del suo corpo (sudore, roba che cola dai suoi piedi e dalle sue ascelle… insomma, non il massimo della gratificazione per chi viene creato in questi pittoreschi e maleodoranti modi).

Odino e i suoi semi-sconosciuti fratelli (noti più che altro, e sotto nomi diversi che Vili e Vè, a quanto pare per darsi alle gioie del sesso con la moglie di Odino stesso… va’ che bravi questi vichinghi!) uccidono Ymir e con esso plasmano il cosmo perché la loro funzione ontologica è quella di creare l’ordine dal Caos.

La stessa cosa avviene nel mito greco… ma in modalità molto più complicate, che coinvolgono l’esistenza stessa delle principali razze che abitano il cosmo (razze di cui parleremo più approfonditamente nel prossimo articolo).

Nella cosmogonia Greca abbiamo quindi tre step principali che portano alla creazione: la nascita dei Primi Nati, entità cosmicamente atte a rappresentare le fondamenta dell’universo (Luce, Ombra, Cielo, Terra, Mare, Amore, Vita e Morte); il conflitto tra Primi Nati e Titani, creature che rappresentano un primo, grezzo, tentativo di mettere delle briglie ad una natura selvaggia; infine l’ulteriore conflitto tra Titani ed Olimpi, i veri latori dell’Ordine, i quali strapperanno poteri e patronati non solo ai Titani, loro genitori, ma agli stessi Primi Nati, di base alleati ma delle volte anche nemici degli Olimpi stessi.

Rimandandovi a 3 video con un totale di quasi un’ora di contenuti riguardanti questo scontro generazionale, vediamo di fare un mega-riassunto non propriamente accurato ma abbastanza utile per avere un’infarinatura di insieme: dal Chaos viene generata Gaia, la Terra, la quale a sua volta genera i suoi due principale compagni, Urano e Ponto.

Urano è senza dubbio il vero “marito” di Gaia, distendendosi su di lei ogni notte (egli è infatti il “Cielo Stellato” per la precisione) e generando con lei 6 figli mostruosi e 12 figli un po’ più belli e raffinati, rispettivamente i 3 Ecatonchiri (creature gigantesche con 100 braccia e 50 facce su un’unica testa), i 3 Ciclopi primordiali (coloro che diventeranno i fabbri personali di Zeus) e i 12 Titani. Urano, disgustato e forse impaurito dalla sua prole, condannerà la maggior parte dei suoi figli a rimanere nel ventre materno (in pratica, sottoterra) e a non uscirne mai, cosa che provocherà dolori insopportabili a Gaia e risentimento nei Titani.

Gaia produce un’arma adamantina, una sorta di falce, che viene impugnata da Crono, il più giovane dei Titani, il quale, aiutato da altri suoi fratelli (misteriosamente liberi dal ventre materno), troncherà il simbolo del potere di suo padre, il pene (il Cielo è l’entità maschile per eccellenza nel mito greco), mentre questo è tenuto immobilizzato sopra e dentro il corpo di Gaia mentre cerca di concupirla.

Il trono di signore del cosmo, appartenuto a Urano, passa a Crono… ma con risultati forse peggiori di quanto avesse pensato Gaia. Crono domina il cosmo in un’età dell’oro che è così solo di nome: la vita degli esseri umani, schiavi immortali e soggetti a numerose estinzioni e ripensamenti, è una vita da servi e il mondo è in preda al disordine. Crono inoltre indulge in una sorta di tradizione familiare: spaventato dal potere dei figli generati con sua sorella e compagna Rea, inghiotte i pargoli divini appena nati per intero, imprigionandoli nel suo stomaco.

Rea e sua madre, Gaia, si alleano allora per ribaltare questa situazione e nascondo a Crono l’ultimo dei suoi figli, Zeus. Cresciuto e addestrato, Zeus riuscirà quindi a far vomitare suo padre, raggrupparsi coi suoi possenti fratelli e sorelle e a dare inizio alla guerra con suo padre e i suoi zii, la famosa Titanomachia, alla fine vinta da Zeus grazie all’aiuto tanto di alcuni Titani stanchi della tirannia di Crono quanto di creature primordiali, come la nonna e gli ecatonchiri e ciclopi; questi ultimi donano inoltre ai tre fratelli olimpi, Zeus, Poseidone e Ade, le loro armi caratteristiche: Folgore, Tridente ed Elmo dell’Invisibilità.

Solo alla fine della Titanomachia gli Olimpi si imporranno come signori del Cosmo, con Zeus sul trono di Custode dell’Ordine (per quanto Gaia poi si sarebbe comunque risentita della triste fine di suo figlio Crono, fatto in mille pezzi dai figli, tanto da lanciare contro i nipoti, prima suoi prescelti, il temibile mostro Tifeo, o Tifone).

Da questo punto in poi gli Olimpi, accanto ad alcune creature ancestrali che però diverranno solo “umili” collaboratori, daranno inizio al mondo ordinato e sorretto da Leggi che tutti noi conosciamo. Un’escalation complessa, tuttavia ordinata e lineare. Nel Mito Norreno invece le relazioni tra razze non sono così lineari, nemmeno tra razze divine.

Infatti, per chiudere, nel mito norreno gli dei non sono tutti della stessa razza, bensì sono principalmente divisi in due genie: Aesir e Vanir.

Gli Aesir di Asgard, il regno superiore, secondo molti sociologi rappresentano la concezione di civiltà incarnata dai primi insediamenti vichinghi: fortemente militarista, con una rigida gerarchia e un’attenzione particolare allo scontro ma anche agli sforzi tenaci di sopravvivere all’asprezza di quei luoghi così poco ospitali durante le stagioni fredde (questo spiegherebbe la poca propensione di Odino e soci a risparmiare i giganti di ghiaccio o comunque razze collegate ai freddi territori di Niffleheimr, Jotunheimr e Svartalfheimr).

I Vanir di Vanaheimr, regno rigoglioso e verde, sono invece dei della fertilità, forse legati, sempre secondo gli studiosi, ad una civiltà più legata alla simbiosi con la natura e a riti di carattere animista, forse anche con un’organizzazione tribale e matriarcale. Questo perché i Vanir sono dei della fecondità e dell’estate e la loro principale rappresentante è Freyja, una dea madre in tutto e per tutto.

Queste due razze sono presto entrate in conflitto per imporre il proprio concetto di civiltà e ordine sul cosmo (e su dei mondi che, francamente, poco consideravano quegli esseri come veri dei), ma di questo conflitto sappiamo poco: forse scatenato da una Vanir poco diplomatica, lo scontro fu sanguinoso e si protrasse per troppo tempo, tant’è che alla fine si risolse con uno scambio di ostaggi e una tregua.

Al costo della testa dello zio di Odino, Mimir, che comunque rimarrà rianimato come consulente personale del nipote, Aesir e Vanir si uniranno, accogliendo gli uni nei propri ranghi i principi degli altri, Njordr e i suoi due figli, Freyr e Freyja.

Più che uno scontro tra caos e ordine, quindi, uno scontro tra civiltà diverse, o meglio concetti di civiltà diversi, che rendono una mitologia apparentemente più semplice di quella greca capace di riportare sfumature di significato molto importanti per comprendere meglio la storia umana di quei territori in periodi dimenticati dalla storia.

Ma stabilito l’ordine, i conflitti fra razze e la loro esistenza non cessa di creare storie e disordini, ma delle razze che popolano queste mitologie parleremo nel prossimo articolo…