Eddy era un ragazzo giovane che adorava il calcio ed il baseball, suo padre, Oddy, gli aveva insegnato ad impagliare le capre venezuelane ricciolute ed ad oliare di grasso gocciolante la vanga ed il catino, od ogni cosa che valesse la pena odorare. Eddy adorava le capre, ed amava segretamente Ada, la timida pastorella del villaggio. Con lei aveva imparato ad esplorare i campi e, a mani intrecciate, ad esprimere senza timore i sentimenti. Si immergeva tra le fresche frasche rugiadose ed imprimeva le sue mani nel corpo di lei ad ogni suo gemito…

Poetico, sì?

No.

TERRIBILE!

Facciamo finta che al posto di questo testo, abbastanza nonsense e volutamente esagerato, voi vi trovaste di fronte a un libro regolarmente edito ma pieno zeppo di d eufoniche. Continuereste la lettura?

Ve lo dico io: no, lo lancereste dalla finestra. È un po’ quello che capita agli editori moderni quando, nel gran mucchio di testi che si trovano a dover valutare, leggono manoscritti di tale levatura “poetica”.

Ma facciamo un po’ di chiarezza. Cos’è la d eufonica?

Partiamo dall’etimologia.

Eufonìa, dal greco εὐϕωνία, composto di εὖ “bene” e ϕωνή “voce”. Ovvero: “bel suono”, “suono piacevole”. Può indicare il piacevole incontro di suoni all’interno di una stessa parola o in parole adiacenti.

È il contrario di:

Cacofonìa, dal greco κακοϕωνία, composto di κακός “cattivo” e ϕωνή “suono”.

La d eufonica è, appunto, quella d che si aggiunge alla preposizione a modificandosi in ad, e alla congiunzione e modificandosi in ed quando precedono parole che iniziano per vocale. (Ci sarebbe anche l’utilizzo di od, ma ormai è ampiamente, per fortuna, caduto in disuso).

Sempre dal punto di vista etimologico, la d eufonica è motivata dall’utilizzo in latino delle particelle ad, et, aut, quid. Per il fenomeno di sonorizzazione dovuto alla posizione intervocalica, la t si sarebbe trasformata in d.

Ma come si utilizza correttamente la d eufonica?

Dall’Accademia della Crusca:

«L’uso della ‘d’ eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.).»

Quindi, riassumendo:

  • E anche, non ed anche.
  • A ogni, non ad ogni.

E così via.

Eccezione particolare: ad esempio. Può rimanere così, ma molte case editrici tendono già a sostituirla con per esempio. Quindi attenzione!

Fatte queste dovute premesse: perché c’è ancora chi si ostina a utilizzarla in modo inesatto? Molti, moltissimi aspiranti scrittori, ma anche giornalisti e articolisti del web commettono questo errore grossolano. Alcuni credono che faccia figo. In tantissimi non sono stati istruiti a dovere nelle scuole (cattive, maestre! Cattive!). E altri, poveracci, sono semplicemente abituati così. La soluzione di questo intricatissimo enigma sta nell’uso spropositato fatto della suddetta fino a cinquant’anni fa. Se proviamo a leggere un libro scritto precedentemente agli anni ‘60 l’uso della d eufonica è comunissimo nei casi non previsti.

E quindi, se veniva utilizzata da Pirandello, Montale e Verga perché, direte voi, non possiamo più utilizzarla?

Semplice: perché la lingua italiana, sia scritta che parlata, è in continua modificazione. La lingua, esattamente come i suoi parlanti, è viva, si trasforma, accoglie neologismi. Negare il naturale processo di modificazione linguistica è come sbarrare la strada al progresso, trincerarsi nelle proprie becere e bigotte posizioni impolverate, non riuscire a vedere al di là del proprio naso. Credere di essere migliori degli altri in virtù di uno strano meccanismo di autoconservazione. Perché, pensateci un attimo, se la lingua non continuasse a modificarsi, a oggi comunicheremo ancora attraverso suoni inarticolati.

Quindi, scrittori miei, toglietele queste benedette d eufoniche (nei casi non previsti), depennatele, bruciatele. Perché altrimenti nessun editore, nessuno, vi prenderà poi tanto sul serio.

Chiaro?

Benissimo.

Per oggi è tutto ed anche tanto.

Domani andremo ad imparare qualcos’altro ed ad id od ud