Conoscere i principi basilari della grammatica italiana va bene, va benissimo. Dovrebbero insegnarli alle scuole elementari. Dico “dovrebbero” perché non sempre (purtroppo) è così. I recenti casi di analfabetismo di ritorno ne sono l’esempio lampante, e sui social se ne vedono e se ne leggono di cotte e di crude. Ci sono cose che però la scuola non ti insegna. Se lo fa, le relega in una piccola nicchia dei programmi ministeriali. E non va affatto bene. 

Come si scrive una tesi? Come e in che modo utilizzare i vari registri linguistici all’interno di una lettera o di un C.V.? Che stili adottare? Come si scrive un discorso?

Di tutto questo però io non parlerò in questa sede. Non è di mia competenza, né tantomeno è il luogo adatto, in tutta sincerità.

Quello di cui posso e voglio parlare oggi è l’utilizzo della stramaledettissima (ohibò!) punteggiatura nei dialoghi. Perché non la azzecca nessuno, nemmeno io.

Partiamo dall’inizio.

Mettiamo caso che il vostro bel dattiloscritto sia stato scelto da una casa editrice. Dopo la firma del contratto vi verrà inviato un utile file con le norme redazionali da seguire per adeguare il testo agli standard. Le norme redazionali comprendono anche i principali segni di chiusura e apertura da utilizzare nei dialoghi, nonché la punteggiatura da conformare. Eh sì, avete capito bene: siete in un mare di

coriandoli.

Ogni casa editrice ha i suoi metodi e quindi non ne esiste uno universale ma è importante la coerenza. Per questo motivo in questo articolo userò un sacco di “solitamente”. La cosa assolutamente importante è, invece, che dovete attenervi a un principio basilare e utilizzare solo quello.

Sono tre i segni che delimitano i dialoghi:

  1. Le caporali «…»;
  2. Le virgolette alte “…”;
  3. I trattini lunghi —….—

Le caporali

O anche dette “sergenti” (no, non sto affatto scherzando). Non sono questi: <<…>> (segni maggiore e minore) ma queste: «…».

Poiché nella maggior parte delle tastiere non esistono, bisogna utilizzare alt + 174 del tastierino numerico per aprirle e alt + 175 per chiuderle. In alternativa esistono numerosissime soluzioni per Microsoft e Mac che reimpostano la tastiera allo scopo. C’è un simpatico articolo del collega Leonardo che spiega come fare:

Scrivere con una tastiera personalizzata – Tutorial

Le caporali vengono utilizzate da: Mondadori, Adelphi, Garzanti, Guanda, Minimum Fax, Salani e un altro mucchio di case editrici. Quindi state bene attenti.

Il vantaggio più grande di utilizzare le caporali deriva dal fatto che all’interno di esse si possono anche utilizzare eventuali virgolette alte per includere citazioni.

Esempi

«Sandro ha detto testuali parole: “mi piace la cioccolata”.»

«”Non sono capace”, dici. Cosa significa “non sono capace”?»

Nel discorso diretto

O, per capirci meglio: quando si va a capo.

Come detto, non esiste una regola universale alla quale attenersi scrupolosamente.

La cosa più importante di tutte è però che la frase deve essere necessariamente chiusa da un segno di interpunzione.

Quindi, sì:

«Andiamo a giocare.»

«Andiamo a giocare».

«Andiamo a giocare?»

«Andiamo a giocare!»

No:

«Andiamo a giocare»

Solitamente la punteggiatura non ferma (virgole, due punti, punto e virgola, parentesi, puntini di sospensione, punto esclamativo, punto interrogativo, barra obliqua e lineetta) deve essere inclusa dentro le caporali.

Per quanto riguarda il punto fermo invece il discorso è un po’ più complicato.

  • C’è chi lo include soltanto dentro le caporali.

Esempio

«Mi piace la pizza.»

  • C’è chi lo mette fuori dalle caporali nonostante la frase sia stata già chiusa da punteggiatura non ferma.

Esempio

«Come stai?».

Sono entrambe forme corrette, ma io personalmente preferisco la prima opzione. In ogni caso, quando scegliete un metodo, dovete utilizzare sempre quello per tutto il testo.

Nel dialogo introdotto da una frase (testo + due punti e aperte le caporali)

Il discorso qui non cambia moltissimo. La punteggiatura non ferma è inclusa dentro le caporali, il punto fermo può stare dentro come può stare fuori.

Esempio

Carlo disse: «Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione.»

Carlo disse: «Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione».

Carlo disse: «Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione!»

Carlo disse: «Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione?»

Carlo disse: «Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione?».

Carlo disse: «Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione!».

Anche in questo caso: attenetevi a un metodo e utilizzate solo quello.

Nella battuta semplice retta esternamente

Qui è importante utilizzare la virgola nel modo corretto. Agendo quindi in base alla logica.

Se la virgola è parte sintattica integrante della battuta, allora va dentro.

Esempio

Disse: «Vado a comprare le sigarette, Kelly» e si avviò fuori dalla porta.

Se invece è parte del periodo che comprende il dialogo allora va fuori.

Esempi

«Vado a comprare le sigarette, Kelly», disse avviandosi fuori dalla porta.

«Vado a comprare le sigarette», disse avviandosi fuori dalla porta.

In generale però tutti gli elementi come: disse, esclamò, commentò, dovrebbero essere preceduti da una virgola.

Nella battuta composta o spezzata da un inciso

Solitamente le virgole dell’inciso rimangono fuori dalle caporali, il punto va all’interno.

Esempio

«Se tutto va bene», disse lui, cadenzando, «riusciremo a fare un sacco di soldi.»

Se il punto è parte integrante dell’inciso, allora va fuori.

Esempio

«Guarda qua», disse Lucia. «Non crederai ai tuoi occhi.»

Le virgolette alte

O anche dette “inglesi”, vengono utilizzate da Feltrinelli, Bompiani e altre, variegate, case editrici.

All’interno delle virgolette alte, per evidenziare una citazione, bisogna utilizzare gli apici (‘…’) o il corsivo.

Esempi

“Sandro ha detto testuali parole: ‘mi piace la cioccolata’.”

Non sono capace, dici. Cosa significa non sono capace?”

Ora, badate bene, a volte mi ripeterò. Ma il metodo migliore, a mio avviso, per far cementare un concetto è farlo capire allo stesso modo anche attraverso le altre varianti. Quindi abbiate pazienza.

Nel discorso diretto

Come sempre: la frase deve essere necessariamente chiusa da un segno di interpunzione.

Quindi, sì:

“Andiamo a giocare.”

“Andiamo a giocare”.

“Andiamo a giocare?”

“Andiamo a giocare!”

No:

“Andiamo a giocare”

La punteggiatura non ferma (virgole, due punti, punto e virgola, parentesi, puntini di sospensione, punto esclamativo, punto interrogativo, barra obliqua e lineetta) deve essere inclusa dentro le virgolette alte.

Per quanto riguarda il punto fermo invece, solitamente va dentro.

Esempio

“Mi piace la pizza.”

Nel dialogo introdotto da una frase (testo + due punti e aperte le virgolette)

La punteggiatura, tutta, dovrebbe andare sempre all’interno delle virgolette alte.

Esempi

Carlo disse: “Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione.”

Carlo disse: “Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione!”

Carlo disse: “Oggi, guardando fuori dalla finestra, hai visto il procione?”

Nella battuta semplice retta esternamente

La punteggiatura, tutta, dovrebbe andare sempre all’interno delle virgolette alte.

Esempio

“Andiamo al mare,” disse Cecilia.

Nella battuta composta o spezzata da un inciso

La punteggiatura va solitamente, nella prima parte dell’inciso, all’interno delle virgolette alte.

Esempio

“Questo non è certo un buon segno ma,” cominciò lei, attorcigliandosi i capelli, “cosa possiamo fare?”

I trattini lunghi

Detti anche “lineette emme” sono questi: —…—; non questi: –…– (lineette enne, utilizzate nella separazione o nell’unione di dati e parole), né questi: -…- (trattini: servono per le parole legate), e nemmeno questi: −…− (segno meno).

ARGH!

Calmiamoci un po’.

Per il trattino lungo nei dialoghi dovete digitare Alt + 0151 del tastierino numerico.

Altrimenti, per facilitarvi la vita, vi riconsiglio l’articolo del caro collega Leonardo:

https://www.scripta.blog/scrivere-con-una-tastiera-personalizzata-tutorial/

Vengono utilizzati principalmente da Einaudi, ma anche da altre case editrici.

La cosa certa è che ci vuole sempre la spaziatura dopo il trattino lungo. E, ovviamente, la frase deve essere necessariamente chiusa da un segno di interpunzione.

Nel discorso diretto

Poiché si va a capo, e quindi la battuta non è retta da reggenti, il trattino di chiusura non serve.

Esempio

Com’è andata a scuola?

— La maestra mi ha messo una nota.

Nel dialogo introdotto da una frase (testo + due punti e trattino lungo)

Stesso discorso di prima: il trattino di chiusura non serve.

Allora lei, avvicinandosi, dice: — Cosa ti è accaduto?

Lui, quindi, risponde: — Mi è caduto.

Nella battuta semplice retta esternamente

Solitamente la punteggiatura va all’interno dei trattini lunghi.

Esempi

— Questo è certo, — disse Milly.

— Vai avanti tu! — lo esortò Benny.

Nella battuta composta o spezzata da un inciso

La virgola prima va dentro e poi va fuori dai trattini lunghi. Alla fine dell’inciso non bisogna chiudere i trattini.

Esempio

— Ora ho capito, — disse Rich, — ho capito una cosa molto importante.

Una volta che avrete finito di scrivere il vostro libro quindi, vi consiglio di adeguare il testo alle linee editoriali della casa editrice che avete scelto. Perché in ogni caso se non lo farete prima lo dovrete fare lo stesso poi. Ve tocca.

Spero di avervi chiarito, per lo meno, qualche passaggio di questa intricata situazione. In ogni caso l’unico vero consiglio che sempre posso darvi è: leggete, leggete, leggete!

Alla prossima!