Scava! Scava! Il tramonto si avvicina, seppelliscila, seppelliscila! La preda bracca il cacciatore al calar del sole. Scappa, corri! L’ora è giunta e l’incarico incompiuto. È buio, non vedi?
Osserva.
Ascolta, ne percepisci la gelida presenza? Ne odi gli strascicati passi?
Non la senti? È qui, vicino a te, voltati! Quel liquido che cola dai tuoi occhi, non è sangue.
Il tuo cuore accelera mentre corri, mugugni soffusi.
Stai pregando? Piangi? Non ti abbiamo mai visto farlo.
Cosa c’è, hai paura?! Fuggire dici? Ah…
Ascolta quel sibilo, il lieve respiro gelido sulla tua pelle, oh sì, ora hai capito, ora la vedi, la notte è giunta, il bosco è buio. Non puoi fuggire.
Vendetta!
I morti cercano sempre vendetta in queste terre, non lo sapevi Straniero?
Eppure, noi te lo avevamo detto, il sangue versato richiede un tributo altrettanto grande prima della fine.

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Le voci, le sentiva ovunque, non l’abbandonavano mai. Lui lo sapeva, riusciva ormai a distinguerle da quelle esterne. Non gli davano pace, parlavano, parlavano, parlavano e non c’era un momento di tregua. “A continuare così” dicevano, “diventerà pazzo”.
Ma chi lo diceva?
Non dava troppo credito alle voci esterne.
Cosa volevano, chiedete?
Beh, non è tanto che volessero qualcosa da lui, spesso parlavano del più e del meno, commentavano il mondo circostante, era come se quella fosse casa loro, e trovandosi bene a vivere lì in quel luogo oscuro e confuso, non avevano nessuna voglia di andar via.
Ma che non si pensi a loro come degli ospiti indesiderati, anzi erano tenuti in gran conto dal proprietario di casa. Non sapendo come e cosa fare nel mondo esterno spesso rimetteva le decisioni ai loro ”saggi” consigli.
Cosa gli consigliavano?
Beh, vediamo, un po’ di tutto: cosa dire, come comportarsi, chi uccidere.
Inquietante, dite?
No, no, non credo, è cosa comune questa tra gli esseri come lui. In fondo chi di noi non ha mai pensato, anche solo nell’angolino più buio e riservato della propria mente, all’omicidio per risolvere i propri problemi? O per riparare a qualche torto? Reale o percepito che sia, ben inteso.Ma vediamo, se non sbaglio la prima volta che cominciò a sentire quelle voci, aveva circa tre anni. A quell’età si pensa sia normale avere degli amici immaginari, soprattutto se dove si vive ci sono veramente pochissimi canditati per amici, per così dire, “reali”. Crescendo, smise di parlare ad alta voce, almeno in pubblico. Poteva, infatti, capitare di tanto in tanto che lo si sentisse borbottare tra sé e sé, ma nessuno gli diede troppo peso. Insomma, tutti borbottano di tanto in tanto, non è indice di pazzia, no? Poi però volle provare. Non mancarono lunghi discorsi intrattenuti in privato, molto seguiti e partecipati.

Cos’era il male? E come faceva sentire provocarlo?

La prima vita che prese fu quella del gatto domestico. Un giorno, così dal nulla, lo prese tra le braccia e dopo qualche carezza durante le quali il mal capitato cominciò, come di consueto fanno quelle opportunistiche creature, a fare le fusa, lui strinse la sua mano sinistra attorno al collo del piccolo felino. In un primo momento questi lotto, muovendo le sue zampette artigliate contro quell’inaspettato aggressore. Si contorceva e si dimenava, ma poco dopo, quasi come se si fosse arreso al suo fato, lasciò cadere le zampe e chiuse i suoi grandi occhi verdi.
Fu proprio in quel momento che il ragazzo, con un brusco movimento delle braccia, gli spezzò il collo.
Ci volle un attimo, un crack, e tutto finì.

Lui, non provò nulla.

Non vi dico le reazioni della sua famiglia quando lo scoprirono. I fratellini più piccoli piangevano, e frignavano così forte da spaccare i timpani, il padre gridava adirato, la madre sbigottita lo osservava a bocca quasi spalancata. Odiava quel frastuono, li avrebbe uccisi tutti se avesse potuto, pur di trovare pace. Ma no, non era abbastanza forte.
Dieci anni dopo morirono tutti in uno sfortunato incidente che contemplava l’utilizzo di un accelerante e del fuoco. Fortuito, invece, fu il suo ritrovamento due giorni dopo nel bosco vicino, del tutto illeso ed in buona salute.
Loro non sapevano, e a caro prezzo avrebbero pagato quell’ignoranza in futuro.
Sorvoliamo però sulla natura e il carattere delle altre morti da lui provocate: la religiosa del paese, la bella Ari, il severo rettore dell’istituto, e ce ne sarebbero molte altre ancora, ma sono davvero troppe e mi mancano tempo e voglia per raccontarle tutte.
Sappiate solo, che furono davvero molte, e raffinate sempre più come metodi, e ad ogni morte le voci erano sempre più insistenti e numerose.
Un giorno, poi, quando fu del tutto cresciuto, in un bosco o una foresta, ora non ricordo con precisione, incontrò una strega.
Ora, al contrario di quello che i vostri pregiudizi su donne di tal fatta vi porteranno a pensare, quest’ultima aveva buon cuore, e vedendo quella figura in pena, che vagava tormentata, senza meta ne anima, volle compiere un’azione caritatevole, e invitò il giovane nella sua dimora con l’intento di aiutarlo.
Le voci a quel punto impazzirono e mentre la strega preparava i suoi intrugli di erbe e chissà cos’altro, il nostro uomo si alzò dal letto su cui riposava, si spostò alle sue spalle e con una lama, incautamente dimenticata su di un mobile nei paraggi, le tagliò la gola da parte a parte.
Per tutto il resto del giorno la lasciò appesa a testa in giù, penzolante da una trave, in modo che tutto il sangue ne potesse scorrere via.
Poi, qualche ora prima del tramonto si apprestava ad aprirle il ventre per estrarne gli organi, come aveva sempre fatto con le sue vittime femminili. Proprio mentre stava per praticare l’incisione sul corpo esangue della sua nuova vittima, gli parve di udire una voce, una strana però, le altre erano dentro di lui e lo sapeva, quelle che venivano da fuori anche era in grado di riconoscere, ma questa…

Quest’ultima voce era come se provenisse contemporaneamente da lui e da fuori, da un luogo lontano e sconosciuto.

“Inquietante” pensava mentre il sangue cominciava a raggelarglisi nelle vene. Tentò di cacciarla, ma questa si faceva sempre più forte dopo ogni suo tentativo di farla tacere. Ripeteva sempre e solo queste esatte parole:

“Scava, scava, il tramonto si avvicina. Seppellisci, seppellisci! La preda bracca il cacciatore al calar del sole. I morti cercano vendetta in queste terre!”.

L’uomo corse nel bosco per seppellire il cadavere della strega, ma la terra era dura e piena di radici, la notte lo colse.

“Corri! Corri cacciatore! La notte è buia e piena di rumori! La preda sbrana il carnefice poco accorto!”.

E il cacciatore corse, nel tentativo di salvarsi corse, ma il tentativo fu vano e la voce era sempre lì con lui a ripetere quella litania. Poi arrivo anche il resto, un respiro gelido, e dove una volta c’era un cacciatore di uomini, non restavano che un mucchio di ossa appese a testa in giù, e un po’ di carne a colar sangue.

Per quale motivo vi sto raccontando questa storia? Beh, vediamo, ci sono svariati motivi. In primo luogo per dirvi di non andare soli per boschi, poi… vediamo, per dirvi di non mettervi mai contro una strega… ehm, terzo motivo, se lo fate assicuratevi che sia morta. Quarto, beh, assicuratevi nuovamente che sia morta e fuggite lontano, non senza prima aver dato tutto alle fiamme, ben inteso.
E infine per dirvi di non dare mai retta alle voci nella vostra testa.
Aspettate, come sarebbe a dire che non le senti??

Ce forse qualcun altro che ti ha parlato sino ad ora?


Racconto ad opera di Primiano Dell’Aquila