Procediamo con la nostra passeggiata lungo la storia del teatro e, dopo un bel salto temporale, fermiamoci alla metà del Cinquecento.

Siamo a Padova, precisamente nel 1545, dove viene ritrovato il più antico documento a testimonianza della costruzione di una compagnia di professionisti: un contratto notarile in cui venivano fissate delle norme di carattere pratico ed economico per regolare la vita di una società. È l’insieme di regole che sancisce la nascita della Commedia dell’Arte.

Perché proprio la Commedia dell’Arte come fonte da cui trarre spunti e idee per la nostra drammaturgia?

Oltre a essere stato, prima in Italia e poi in tutta Europa, un fenomeno di grande fortuna per almeno trecento anni, personalmente ritengo che da questo genere teatrale si possano estrapolare alcuni dei punti cardine per farli diventare un buon esercizio di scrittura per un aspirante drammaturgo. Inevitabilmente questa “manomissione” potrebbe scontrarsi con la realtà storica del genere ma, come anticipatovi la scorsa volta, il mio compito non è quello di impartirvi delle lezioni di storia del teatro.

Di seguito, dunque, capiamo quali sono gli aspetti che si prestano ad essere decontestualizzati per ottenere un prodotto finale originale, che abbia anche solo un vago richiamo al modello cui ci siamo ispirati.

Cos’è la Commedia dell’Arte?

Analizziamo l’espressione “commedia dell’arte”: questo termine non ha nulla a che vedere con l’aspetto estetico che il linguaggio odierno tende ad attribuire al lemma “arte”. “Arte” in italiano antico significa “mestiere”, pertanto in questo caso parliamo di una commedia prodotta da chi appartiene alla professione, da chi esercita il mestiere di attore. Altre interpretazioni, invece, hanno attribuito alla parola “arte” il significato di “talento”, “abilità”
riferendosi, quindi, ad una commedia della bravura, in cui è solo grazie alla capacità dell’attore che
viene prodotta l’opera teatrale.

In entrambi i casi, comunque, si evince come l’attore sia il nucleo della Commedia dell’Arte.

Perché proprio l’attore?

Iniziamo con il dire che la Commedia dell’Arte affonda le proprie radici nell’ambito commerciale, dove i ciarlatani erano soliti recarsi nelle piazze per vendere elisir e altri prodotti di vario genere. La tecnica della vendita consisteva nel raccontare storie per attirare l’attenzione dei passanti e, con il passare del tempo e con l’aumento del numero dei venditori, questi ciarlatani iniziarono a farsi concorrenza dando il via a veri e propri momenti di spettacolo. Non solo: alcuni, per sbaragliare i concorrenti, decisero di ricorrere a figure femminili per attirare maggiormente
l’attenzione del pubblico.

Nonostante l’inserimento della donna, almeno in un primo momento, fosse solo una strategia di mercato inevitabilmente consiste in una grande novità per la storia del teatro. Negli anni Sessanta del Cinquecento entra in vigore la professione di attrice che permette alle donne non aristocratiche di avvicinarsi ad un lavoro gratificante e ad una libertà di comportamento mai verificatasi prima di allora.

E così, le scenette create dai ciarlatani e dalle servette diventano lo schema portante della Commedia dell’Arte, una struttura ben consolidata e fissa in cui, di volta in volta, varia unicamente la trama.

Se si analizza come viene composta la commedia, si trova sempre la stessa struttura: abbiamo una storia in cui un giovane ama una donna e viene ostacolato dai Vecchi, anch’essi innamorati della fanciulla. Gli Zanni sono, invece, gli “strumenti” che servono agli Innamorati di porre rimedio all’ostacolo. A volte può anche capitare che questi diventino i protagonisti di una seconda vicenda, all’interno di quella principale, grazie allo sviluppo di una storia d’amore con la servetta.

Vediamo più nello specifico i ruoli e le maschere.

Le compagnie della Commedia dell’Arte si compongono generalmente di 8-10 attori, a ciascuno dei quali viene assegnato un ruolo ben definito che recita per tutta la vita artistica. In fase di assegnazione, quindi, è fondamentale anche rispettare le caratteristiche fisiche e le capacità di ogni interprete.

I ruoli sono suddivisi nelle seguenti categorie:

– gli Amorosi o Innamorati: due attori (o a volte quattro) giovani e di bell’aspetto, il cui obiettivo, all’interno della vicenda, è di coronare il loro progetto d’amore. Essi sono soliti esprimersi in un linguaggio toscaneggiante e aulico, che attinge al repertorio della poesia lirica, e comunicano attraverso sonetti che rievocano Petrarca. Recitano a volto scoperto per mostrare, appunto, la loro bellezza e per comunicare i sentimenti attraverso le espressioni facciali. I loro nomi richiamano la classicità e provengono dalla letteratura (Leandro, Beatrice etc.). Indossano abiti eleganti, nobili e cappelli piumati, sfoggiano spade e acconciature ricercate, si muovono in modo aggraziato che, però, talvolta risulta ridicolo, seppur involontariamente.

– due Vecchi spesso identificabili con il Magnifico e il Dottore. Essi si differenziano a seconda della provenienza e sono facilmente riconoscibili perché parlano in dialetto (in veneziano Pantalone, in napoletano Tartaglia, in bolognese Balanzone). Tra i due Vecchi, la figura dominante è quella di Pantalone, o del Magnifico, caratterizzato da una maschera di cuoio, una calzamaglia rossa, un mantello nero, dalle pantofole, la barba e la gobba. Anche il Dottore indossa la maschera insieme a un costume nero che richiama l’abbigliamento accademico. Singolare è la sua parlata, che fa uso frequente della paronomasia (= stravolgimento della parola con una semplice storpiatura o la
trasformazione in un’altra parola di significato differente), che risulta assurda e incomprensibile. I due ruoli sono ben definiti dalla tirchieria e dalla lasciva propensione per le giovani fanciulle nel caso di Pantalone, e dalla pedante saccenteria per il Dottore.

– due servi o Zanni identificati con Brighella, il più astuto e saggio, e Arlecchino (o Pulcinella), quello sciocco e guidato dalle pulsioni fisiche. Gli Zanni hanno una funzione decisamente comica all’interno dell’azione e contribuiscono a risolvere la situazione, arricchendola con gag gestuali o verbali. Tipico del ruolo dello Zanni è il lazzo, una gag mimica spesso addirittura ginnica o acrobatica (in base alle capacità fisiche di ogni singolo attore). Come per i due Vecchi, anche in questo caso i personaggi si contraddistinguono grazie alla parlata dialettale (per Brighella il veneziano, per Arlecchino il bergamasco e per Pulcinella il napoletano). Entrambi indossano la
maschera.

– la servetta: è un personaggio popolare, che parla il dialetto di provenienza (ad esempio Colombina parla il veneziano) ed è caratterizzata dalle movenze e dal costume provocante. Solitamente è divisa tra le attenzioni lascive del vecchio padrone e quelle giocose e tenere del secondo Zanni. Non indossa la maschera.

– il Capitano: un ruolo mobile e non sempre presente che permette all’attore che lo interpreta di costruire la propria immagine; si può scegliere di essere un gentiluomo, un soldato, una caricatura. Anche la lingua non è prestabilita e, quindi, è possibili incontrare sulla scena un Capitano che parla italiano, spagnolo, oppure uno spagnolo italianizzato o qualche dialetto. L’unico tratto che li accomuna è il vanto. Come i Vecchi e gli Zanni, anche il Capitano indossa la maschera.

Ed ecco che, raggruppata la compagnia e distribuiti i ruoli, si può iniziare a pensare al copione.

Come recitano i comici?

Il punto di forza della Commedia dell’Arte è la capacità di produrre teatro senza ridurre l’azione che si sviluppa sul palcoscenico alla semplice traduzione della parola scritta in precedenza da un autore, spesso totalmente estraneo al lavoro di messinscena.

Come ho sottolineato poc’anzi, il ruolo centrale è ricoperto dall’attore che è l’autentico creatore dello spettacolo e che genera un linguaggio universale, caratterizzato da una forte gestualità non meno significativa e importante delle parole pronunciate.

Questo non significa che la parola venga bandita dalla scena, anzi resta una componente essenziale dell’espressività di alcuni ruoli (si pensi ai duetti degli Innamorati, o ai giochi di parole degli Zanni). La differenza principale con la recitazione accademica, però, sta proprio nella riscoperta di una recitazione basata su una forma particolare di improvvisazione. Non ci riferiamo, infatti, al senso proprio del termine, ma a un modo di improvvisare guidato da una serie di momenti e di elementi prestabiliti.

Mi spiego meglio: l’improvvisazione, per i comici dell’arte, è frutto di un lavoro metodico e scrupoloso ottenuto dal continuo esercizio svolto sulla scena. Con il trascorrere del tempo, quindi, ogni attore sviluppa una straordinaria perizia tecnica che consente di comporre direttamente in scena la commedia, muovendosi a partire da uno scheletro predefinito (il canovaccio) composto da un repertorio di brevi testi e singole battute che vengono memorizzati e combinati di volta in volta. Si intuisce, così, come i ruoli interagiscano tra loro all’interno di una libertà solo apparente. In caso contrario, se gli attori fossero lasciati allo “sbaraglio” il gioco scenico non potrebbe funzionare.

È solo a questo punto che si inizia a trascrivere il testo dello spettacolo.

Non possiamo parlare di scrittura drammaturgica vera e propria, ma si tratta comunque di annotazioni utili alla messa in scena e alla realizzazione della pièce.

Il generico, o zibaldone, contiene i repertori dei vari ruoli. Quelli degli Innamorati, ad esempio, possono riportare i momenti di disperazione, le liti per gelosia, i dialoghi sentimentali. Quelli dei Zanni, invece, gli scambi comici, i giochi di parole, gli equivoci e i doppi sensi scurrili. Il rapporto con i colleghi e le prove continue con la reazione del pubblico consentono di capire l’efficacia di un determinato momento, scegliendo di riprodurlo o meno, e di fissare le scene più riuscite o i dialoghi più efficaci. Gli attori studiano costantemente i testi e custodiscono gelosamente il
proprio zibaldone, arricchendolo progressivamente con le loro esperienze. Inoltre, accanto allo zibaldone verbale, ogni comico costruisce un’analoga versione gestuale.

Accanto a queste indicazioni della trama troviamo il catalogo delle robbe, una specie di “parente alla lontana” delle nostre didascalie. Si tratta di un elenco del fabbisogno di scena, una fase primordiale del piano di regia redatto dal corago, uno degli attori della compagnia, magari quello con le doti interpretative più scarse, ma dotato di una grande capacità organizzativa. È lui, infatti, che si occupa di organizzare lo spettacolo, coordinare i ruoli e adattare i repertori.

In ultimo, per quanto riguarda la scenografia è possibile affermare che fosse per lo più di natura urbana. Le compagnie della Commedia dell’Arte erano solite recitare nelle piazze radunando folle di spettatori. A volte si avvalevano anche dell’utilizzo di un piccolo palchetto.

Con questo, credo di avervi fornito tutti gli elementi necessari per comporre la vostra drammaturgia.

Sentitevi liberi di utilizzare il periodo storico che più vi aggrada; infatti, come dicevo all’inizio, potete ambientare il vostro spettacolo in un periodo storico indefinito (a partire dal Cinquecento) o, perché no, trasporlo ai giorni nostri, attualizzandolo.

Perciò, non vi resta che individuare una compagnia di attori capace di lavorare in sinergia sia con
voi che tra di loro e potrete dare libero sfogo alla vostra fantasia.