Tirare le fila di una storia, visti tutti i dettagli pregressi, è sempre una grossa sofferenza, letteralmente! Qualche sottotrama deve per forza essere sacrificata, qualche personaggio deve per forza essere messo in secondo piano e qualche lettore deve rimanere per forza deluso. Cercare di ovviare a queste situazioni spesso porta gli autori a perdersi in dettagli spesso non veramente utili alla trama generale, o a dilazionare troppo nel tempo le proprie opere, allungandole enormemente rispetto al progetto iniziale (ogni riferimento a George Martin è perfettamente voluto)

Omero evidentemente non si è posto il problema e, piuttosto che dare una risoluzione all’enormità di vicende gravitanti attorno alla Guerra di Troia, preferì concentrarsi su pochi eventi cardine: infatti, come già anticipato, che l’Iliade narra solo 50 giorni di guerra quando invece la tradizione, e numerosi altri autori, ci riferiscono che la guerra è invece durata ben 10 anni.

Di questi 10 anni però non sappiamo praticamente nulla, a parte alcuni frammenti riferitici da altri autori, frammenti la cui veridicità è messa ancora più in dubbio di quella dell’opera omerica.

Alcuni studiosi, infatti, ci dicono che addirittura la guerra sia durata meno di un anno, e ciò giustificherebbe la mancanza di informazioni, tuttavia ci sono vari espedienti che permetterebbero di spiegare il mastodontico assedio lungo dieci anni. In primo luogo, i greci non si sarebbero immediatamente impegnati ad assediare la città di Troia, ma avrebbero attaccato, razziato e conquistato le città limitrofe sia per privare Priamo di alleati, sia per poter rifocillare le scorte di viveri degli achei stessi.

La carenza di viveri, a pochi giorni dagli eventi dell’Iliade, divenne così grave che addirittura ci fu una ribellione tra i ranghi achei e solo l’intervento di Achille placò la rivolta. Ciò spinse Agamennone a rapire le quattro figlie di Anio, sacerdote di Delo, le cosiddette Vignaiole, in grado di far scaturire dal suolo l’olio, il grano e il vino necessari per l’approvvigionamento.

philoctetesA parte i problemi di viveri, abbiamo altre storie riguardanti i primi anni di guerra e persino immediatamente precedenti all’arrivo degli achei sulle coste. Parliamo innanzitutto di Filottete che, lungi dall’essere il simpatico satiro del film Disney doppiato da Magalli, era un eroe che, in gioventù, era stato grandissimo amico di Eracle, il quale in punto di morte gli aveva affidato il suo arco invincibile e le frecce intinte del veleno dell’Idra. Una risorsa essenziale, quindi, per l’esercito acheo, non fosse che durante una sosta sull’isola di Crise un serpente lo morse, procurandogli una ferita infetta che emanava una puzza così orribile che Agamennone fu costretto a lasciarlo indietro.

Prima dell’arrivo sulle coste di Ilio, i greci si fermarono su un’isola che si trovava a pochissime leghe dall’obiettivo degli achei, Tenedo, dove regnava Tenete, figlio o protetto di Apollo. Teti aveva raccomandato suo figlio di non uccidere Tenete per non inimicarsi il dio, ma si sa, i figli non ascoltano mai le madri e ciò costerà ad Achille la furia imperitura del dio.

I greci arrivarono dunque a Troia, ma da questo momento in poi le loro dei greci diventano nebulose e si perdono nelle nebbie del tempo.

Ci furono diverse campagne di razzie e conquiste, molto famose sono quelle di Achille e anche Aiace, talmente forti e consapevoli della loro abilità da mettersi a giocare nel bel mezzo di una battaglia senza curarsi dei turchi inferociti che volevano ammazzarli senza pietà. Fu Atena a salvarli, ma l’intervento divino non instillerà il timor deibus nei due eroi, poco ma sicuro!

Di queste campagne, a parte i nomi delle isole conquistate, sappiamo due particolari importantissimi: Achille prenderà come suo trofeo la bella Briseide, schiava che diventerà la sua amante preferita; Agamennone invece rapirà Criseide, figlia del sacerdote del dio Apollo Crise, il quale maledirà i greci invocando il suo dio.

A questo punto inizia l’Iliade: Apollo, già infuriato con gli Achei, invierà una pestilenza nel campo acheo e richiederà la liberazione di Criseide. Agamennone, per compensazione, sottrarrà Briseide ad Achille, il quale, preso dalla famigerata “ira funesta”, abbandonerà l’assedio insieme ai suoi mirmidoni.

Preferisco tuttavia non dilungarmi su quanto avviene nell’Iliade perché già ampiamente noto e questa è una retrospettiva, non un racconto pedissequo.

Andremo quindi avanti solo accennando alle prime vittorie dei troiani; al duello tra Menelao e il pavido Paride, che fu addirittura tratto in salvo dalla dea Afrodite mentre cercava di scappare a morte certa; agli dei che scesero in campo accanto ai loro beniamini, rimanendo addirittura feriti in battaglia; all’epico scontro tra Ettore e Aiace, i più forti dei loro schieramenti, che durò un intero giorno senza che nessuno dei due venisse sconfitto; alla morte di Patroclo e la furia di Achille; al duello  finale con Ettore e lo scempio del suo cadavere; la sua seguente restituzione dopo l’accordo e il tristissimo appello di Priamo al principe acheo.

immortals-free-fall-ancient-fighting-aerial1_480_posterCome avrete potuto notare, ed è una cosa su cui mi soffermo perchè da molti è sottovalutata, gli dei hanno avuto un ruolo estremamente attivo anche nel bel mezzo della battaglia.Da principio Zeus, che comunque da molti viene identificato come vero ideatore del conflitto, aveva ordinato agli dei di astenersi dall’intervenire, ma visto che sistematicamente i figli violavano quel divieto, regolamentò, diciamo così, l’intervento. Da quel momento in poi vedremo dunque Apollo guidare frecce e lanciarle a sua volta, Ares, Atena, Poseidone e altri intervenire direttamente, piombando sul campo di battaglia. Gli interventi divini decideranno poi la fine e il destino futuro degli eroi coinvolti, primo tra tutti lo stesso Achille.

Il Pelide infatti morirà, dopo aver trionfato contro il potente e valoroso Ettore, per mano del ben più pavido Paride che, dalla distanza nel mezzo di una battaglia, scaglierà fortunosamente una freccia la quale, guidata dal rancoroso Apollo, centrerà il suo unico punto debole, il tallone.

280px-ajax_suicide_bm_f480Da ciò deriverà la lotta tra Ulisse e Aiace su chi di loro avrebbe ereditato le armi, di origine divina, di Achille; la scelta ricadde su Ulisse, e Aiace Telamonio, preso dal disonore, si suicidò impalandosi sulla sua stessa lancia. Alcune versioni però ci dicono che furono gli dei, addirittura Atena, a favorire Ulisse (protetto di Atena in effetti) facendo rincitrullire Aiace per farlo sfigurare di fronte alla figura del furbo re di Itaca.

A questo punto della battaglia, un oracolo consigliò agli achei di far richiamare dalla Grecia il figlio di Achille, Neottolemo, e recuperare Filottete dal suo esilio forzato. I medici achei, figli di Asclepio, riuscirono a curare Filottete, rimuovendogli la carne incancrenita dopo averlo sottoposto a quella che è una delle prime, se non la prima, testimonianze di anestesia; Ulisse andò poi a recuperare anche Neottolemo, forte quasi quanto suo padre ma, secondo alcune tradizioni, molto meno nobile.

Ultimo tassello della guerra fu l’idea del Cavallo di Troiainstillata in Ulisse dalla sua dea protettrice, Atena. L’idea ebbe un successo sbalorditivo, ma i troiani combatterono strenuamente per difendere la città, costringendo i greci ad atti crudeli e inenarrabili, ai danni anche di sacerdoti e templi degli dei, cosa che costerà loro molto caro.

Il destino di coloro che tornarono dalla guerra infatti fu segnato dalla sciagura proprio a causa dei loro atti contrari a qualsiasi decenza, umana e divina: Aiace Oileo, che arrivò a stuprare Cassandra sull’altare di Atena, fu dapprima colpito, mentre navigava, dalla dea stessa armata con la Folgore di Zeus e poi, miracolosamente sopravvissuto, fu inabissato da Poseidone; Agamennone, tornato in patria, troverà la moglie, ancora rancorosa per il sacrificio della figlia Ifigenia (in realtà ancora viva in Tauride) pronta ad ucciderlo con l’aiuto del suo amante, Egisto, dando inizio agli eventi dell’Orestea; di Ulisse tutti sappiamo il destino, impegnato nella lunghissima Odissea; tra i pochi che sopravvissero ci fu proprio Menelao, che tornò, sebbene dopo un lunghissimo viaggio, passando anche per l’Egitto, a Sparta con sua moglie Elena al seguito, e qui vissero per lungo tempo. Alla fine Menelao verrà addirittura “assunto in cielo anima e corpo” come premio per aver vissuto tanto e abbastanza nobilmente.

Il destino non fu molto più favorevole ai troiani: Neottolemo uccise il neonato figlio di Ettore, Astianatte, come a perpetrare lo scontro dei rispettivi genitori, ed ebbe come schiava/moglie Andromaca, la quale però gli sopravvivrà; le altre donne troiane furono tutte uccise o rese schiave, come testimoniato anche da una tragedia greca, “Le Troiane” di Euripide; tutti i figli di Priamo furono in pratica sterminati, compreso Paride che, poco dopo aver ucciso Achille, fu colpito da Filottete e da una delle frecce di Eracle di cui era in possesso.

Solo Enea si salvò: secondo alcune versioni fu risparmiato per la sua giustezza, secondo altri fu la dea sua madre, Afrodite, a proteggerlo, in ogni caso il giovane troiano, con l’anziano padre Anchise sulle spalle, intraprese un lunghissimo viaggio che, alla fine, lo porterà a quella che un giorno diventerà la città di Roma.

Questo è solo un piccolo dettaglio, anche abbastanza stringato, delle cose che avvennero durante e dopo la celeberrima guerra e che non sono incluse nell’Iliade, ma se vorrete nel futuro parleremo più approfonditamente delle singole vicende in appositi articoli.

Per il momento non vi posso che ringraziare per l’attenzione, sperando di avervi illustrato dei nuovi dettagli su una delle opere più famose e antiche della storia dell’Umanità.