È una cosa comune, commentando questo o quel nuovo film/libro/racconto o comunque prodotto di fantasia, sentire la frase “nessuno inventa niente”. È vero che, dopo millenni di cultura umana, probabilmente tutte le storie che dovevano essere raccontata sono state effettivamente narrate più e più volte attraverso media differenti.

Ma ci sono opere che assurgono al ruolo di archetipo, o meglio, di contenitore di un numero quasi infinito di archetipi poi ripresi nei millenni successivi. Le opere di Omero sono fra queste.

Senza voler rubare il mestiere al collega Tiziano, che avrà il gravosissimo compito di terminare la sua gigantesca opera di analisi degli archetipi Junghiani, è indispensabile stabilire almeno un dato di fatto fondamentale: nelle opere omeriche ci sono praticamente tutti i sotto-archetipi della figura dell’eroe. Due di questi archetipi hanno poi fatto letteralmente la storia della figura eroica.

Da una parte, abbiamo l’eroe indiscusso dell’Iliade, colui che con la sua assoluta superiorità finisca ha dominato la Guerra e i versi dell’Iliade, ovvero Achille; dall’altra abbiamo la rivoluzione dell’eroe antico, non più il più forte e atletico, ma quello più scaltro, furbo e intelligente, oltre che fisicamente preparato, ovvero l’eroe eponimo dell’Odissea, Ulisse.

Il passaggio dall’eroe unicamente legato al concetto del “kalòs kai agatòs” (ovvero “bello e buono), che fa della sua prestanza fisica, spesso dipesa da natali divini, la sua arma vincente a quello invece che fa della sua umanità, dei suoi dubbi, della sua fallibilità ma anche del suo ingegno il punto di forza fu epocale e ha, da allora, segnato una netta ripartizione tra due categorie eroiche distinte e separate ma ancora oggi spesso interconnesse e, soprattutto, sempre attuali.

Perché se i greci del 1200 a.C. avevano creato le figure eroiche, unite e contrapposte, del formidabile Achille e del furbo e scaltro Ulisse, noi uomini contemporanei, da una settantina di anni a questa parte, abbiamo creato una nuova coppia di eroi che rispondono senza alcun dubbio a questa coppia di valori: Superman e Batman.

Sembrerà strano, e forse per alcuni anche sacrilego, paragonare Achille e Ulisse a due supereroi dei fumetti, ma in realtà mi sembra piuttosto scontato che queste due coppie rappresentino perfettamente quello che, dagli anni ’40 in poi, ha incarnato la serie fumettistica “World’s Finest”, che per l’appunto vede protagonisti Superman e Batman in team up che mettono a confronto le proprie abilità e i propri, opposti, modus operandi.

Un superuomo e un semplice umano, alleati eppure spesso in disaccordo, ognuno con le proprie “armi” e i propri valori, all’opposto eppure diretti in un’unica direzione… Se l’azzurrone e il cavaliere oscuro sono i “Migliori del Mondo” della contemporaneità, Achille e Ulisse lo sono stati per la cultura greca di quel tempo, senza ombra di dubbio.

Analizziamo ora però i punti di contatto tra i due “super” di questi gruppi e poi dei due “normali”, tenendo bene a mente una fondamentale differenza: se i supereroi tendono a non essere guerrieri feroci all’ultimo sangue, tanto Achille quanto Ulisse ammazzano persone e creature continuamente. Tempi e situazioni diverse prevedono morali diverse, che per forza di cose due eroi dei fumetti non possono condividere con due guerrieri dell’epoca del mito, o meglio, non possono condividerle sempre.

Detto questo, iniziamo a dare un’occhiata all’eroe perfetto, praticamente “divino”: egli è proveniente da una sfera esistenziale ben diversa dal comune mortale e proprio da questo suo retaggio eredita una capacità fisica e mentale superiore, nonché una resistenza fisica pressoché illimitata. La loro sola presenza può ribaltare le sorti di uno scontro altrimenti perso e nel cuore dei loro eserciti ispirano speranza per il futuro. Tuttavia, dal loro stesso retaggio e dalla loro stessa eredità divina ricevono anche la loro sola ed unica, e per questo mortale, debolezza.

Spero che le somiglianze siano evidenti: da una parte abbiamo Achille, di stirpe divina tanto da parte di padre (lontano nipote di Zeus) che da parte di madre, la dea del mare Teti; dall’altra abbiamo Superman, ultimo figlio di Krypton, mondo alieno dalla tecnologia avanzatissima che ha salvato il piccolo Kal-El dall’estinzione di massa, catapultandolo in un mondo il cui Sole avrebbe permesso al bambino di diventare sostanzialmente un dio.

Il sangue kryptoniano infatti regala a Superman, al secolo kyrptoniano Kal-El e a quello terrestre Clark Kent, la capacità di immagazzinare nelle proprie cellule l’energia dei soli gialli in modo da donargli una forza, una velocità e una resistenza ormai divenute proverbiali; il sangue divino regala invece ad Achille un’agilità senza pari e, stranamente vista la sua leggiadria, una forza spaventosamente alta, superiore a quella del gigante Aiace Telamonio, la cui forza era pari solo a quella di Ettore.

La loro presenza, anche solo simbolica, è cardinale per la risoluzione dei conflitti nei rispettivi mondi narrativi: solo l’armatura di Achille vestita da Patroclo risolleva il morale delle truppe achee  così come il simbolo di Superman, vestito da alcuni suoi sostituti (Superboy e Steel principalmente), mantiene viva la speranza nel mondo DC quando il kryptoniano muore per mano di Doomsday. In senso più materiale, l’enorme potenza di Superman e l’assoluta superiorità bellica di Achille sono un vero e proprio ago della bilancia a favore delle forze con loro alleate.

Achille, non avesse incrociato una volta di troppo il dio arciere Apollo, avrebbe potuto tranquillamente vincere le ultime resistenze troiane da solo, così come un Superman a vera e piena potenza potrebbe benissimo sconfiggere qualsivoglia minaccia.

Il loro punto debole principale deriva però proprio dalla fonte della loro forza: il rituale che rese invulnerabile Achille, avendo tralasciato il suo tallone, diede origine al suo unico punto vulnerabile, mentre lo stesso pianeta da cui Superman è riuscito a scappare prima che esplodesse ha dato origine, oltre che alla sua particolare fisiologia, all’unico materiale che quella fisiologia la può nullificare, la kryptonite. Ma di punti deboli possiamo parlare anche a livello psicologico, e qui però i due personaggi differiscono enormemente: per quanto entrambi i personaggi condividano una furia inestinguibile quando scatenata, Superman è di certo ben lungi dall’orgoglio smisurato, dall’arroganza e dalla volubilità di Achille quanto il figlio di Peleo è lontanissimo dagli eccessi di insicurezze e conflitti interni dell’azzurrone DC.

Terminato in soldoni di parlare dei Super, ora parliamo degli eroi “comuni” ma incredibilmente pieni di risorse.

Ulisse e Bruce Wayne non hanno natali divini (circa, Ulisse è per un sedicesimo divino), non hanno abilità superiori all’umano né magiche e innaturali invulnerabilità che li proteggono: sono semplicemente uomini, comunissimi esseri umani che, con le loro sole forze, hanno sviluppato tanto il fisico quanto l’intelletto al punto massimo raggiungibile.

Quello che contraddistingue questa tipologia di eroe non è la presenza di un potere inimmaginabile che eleva la loro figura dalla massa, ma il fatto che, pur essendo comuni mortali, hanno donato tutto il loro essere per servire il bene superiore, alle proprie condizioni, ferendosi e combattendo selvaggiamente.

Ulisse, tuttavia, ha una storia molto meno tragica alle spalle: la famiglia di Ulisse non è tragicamente perita per mano di un figuro malvagio, ma parimenti agli Wayne con il piccolo Bruce, Laerte e Anticlea hanno educato il loro figlio ad essere un buon re, non un nobile egoista ma una guida per la propria comunità.

Le motivazioni che spingono i due personaggi sono differenti e, per una buona parte della propria vita, Ulisse eviterà il conflitto in favore di una vita più riservata nella sua piccola isola, ma la famiglia sarà ciò che spingerà entrambi gli eroi a cominciare e continuare la loro lotta.

La voglia di vendicare la famiglia persa e preservare la nuova famiglia di vigilantes spingerà Batman a tenere sempre addosso il mantello, anche quando al limite delle proprie forze, così come la voglia prima di difendere e poi di ritornare dalla propria famiglia spingerà Ulisse a fare di tutto per ritornare a casa, persino in un disperato tentativo di raggiungerla su un’umile barchetta dopo aver perso flotta e bottino di guerra.

L’intelletto e la furbizia sono l’arma principale di questo archetipo di eroe: la forma fisica è un succedaneo, è un aiuto in più, ma la vera arma, di fronte a minacce ben superiori all’umano potere, è la rapidità di mente, la capacità di trasformare pochi, piccoli attrezzi in armi letali. Così fa Ulisse con Polifemo, così fa Batman elaborando strategie per abbattere nemici apparentemente imbattibili… come Superman stesso.

Un’ultima, incredibile comunanza tra i due eroi di questo archetipo, è la loro impossibilità dall’abbandonare il loro vero io: Ulisse, pur di mettere la firma sul suo geniale scherzo, confesserà a Polifemo e al mare di essere Ulisse di Itaca, conquistatore di Troia, inimicandosi il dio del mare per la brutta sorte riservata al suo ciclopico figlio, e sempre Ulisse a stento riuscirà a mantenere il suo divino travestimento quando troverà la sua dimora invasa dai proci; al contrario Batman si rende fin da subito conto quanto il suo vero io non sia il suo viso ma la maschera che vi pone sopra, una maschera che né una frattura vertebrale né la morte (circa) riuscirà a togliergli in via definitiva.

Mi si perdoni quindi questo paragone forse per molti triviale, ma spero si capisca quale sia l’intento: le storie antiche sono la base, e su questa base ancora oggi noi umani costruiamo Storie di Dei ed Eroi, di grandi gesta e grandi infamie, destinate a loro volta a fissare nel tempo gli archetipi di Eroi e Malvagi che ispirano i nostri sogni più fervidi e le nostre paure più recondite.

Che si chiamino Achille e Ulisse, Superman e Batman, Thor e Loki, Quetzalcoatl e Tezcatlipoca, la grande alleanza/conflitto tra eroe “fisico” ed eroe “mentale” è uno dei grandi punti fissi della fantasia umana. E, in definitiva, ogni era e ogni regione del mondo, ad un certo punto, ha avuto i suoi “World’s Finest”, Grecia antica inclusa!