La cancellazione di "The Shannara Chronicles" è la prova che il pubblico non ha più bisogno del solito Fantasy - Scripta
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La cancellazione di “The Shannara Chronicles” è la prova che il pubblico non ha più bisogno del solito Fantasy

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by Tiziano Ottaviani

Buonasera, cari lettori Scriptiani.

Ne avevo accennato molto brevemente, e in modo ironico, in QUESTO articolo sugli Stereotipi di molte settimane fa, manifestando in modo nemmeno troppo velato, la mia antipatia verso quest’opera.

Pertanto, a oggi, la notizia (oramai di qualche giorno fa) non mi coglie affatto impreparato, né tanto meno mi sorprende in modo eccessivo.


Dopo due discutibili stagioni, il network Spike ha annunciato la cancellazione dello show Fantasy “The Shannara Chronicles” ispirato alle opere di Terry Brooks, in particolare al suo secondo ciclo di libri “Gli Eredi di Shannara” e al romanzo “Le Pietre Magiche di Shannara“.

Ora, prima di proseguire con il mio personalissimo giudizio su questo evento, andrei dapprima a delucidare e a fare un poco di chiarezza sui lavori letterari dell’autore statunitense, accennando in primis alla sua opera in toto, per poi giudicare le scelte stilistiche e creative intraprese da MTV (e da Spike successivamente), arrivando infine a discutere delle reazioni avute dal pubblico in merito a questo adattamento televisivo.

Da sinistra a destra: Wil Ohmsford (Austin Butler); Amberle Elessedil (Poppy Drayton) e la nomade Eretria (Ivana Baquero). Il trio protagonista della prima stagione

Terry Brooks (piacevole o non piacevole alla lettura che sia) rappresenta di sicuro uno dei maggiori esponenti del genere Fantasy (per come lo concepiamo) attualmente in vita. Probabilmente, tra i suoi primati, potrebbe rientrare anche quello dello scrittore con (dati alla mano) il maggior numero di opere legate a questo genere mai pubblicate.

E questo, a prescindere da tutto, è un dato di fatto.

Partendo dal ciclo della “Spada di Shannara”, proseguendo per gli “Eredi”, poi cimentandosi nel “Ciclo di Landover”, i “Figli di Armageddon” e molte altre saghe o opere singole, Brooks ha sicuramente fatto la storia di questo filone, spaziando e affrontando diverse storie e tematiche. Evolvendo concettualmente assieme a esse, prendendosene spesso gioco in modo auto-ironico e auto-referenziale pur non allontanandosi, tuttavia, mai dalla sua macro-ambientazione fantastica inglobante il nostro stesso mondo, scenario delle vicende riguardanti Wil Ohmsford, il Druido Alannon e la principessa Amberle.

Siamo nell’epoca dei Reboot, dei Remake e di tutta una serie di cose che incominciano con “R“, quando MTV, improvvisamente, decide di andare controcorrente e investire su un’opera Fantasy conosciuta da tutti e apprezzata da molti, promettendo quindi un qualcosa di nuovo nel panorama audiovisivo riguardante il genere a noi tanto caro.

Ogni appassionato di sicuro sarebbe dovuto esplodere di gioia e aspettativa nell’udire il suddetto annuncio. Tuttavia, il sottoscritto, immaginava già a quali problemi si sarebbe potuti incappare non appena la serie sarebbe stata messa in onda. Il tentativo di MTV (e Spike) di “svecchiare” la serie non ha di certo favorito il successo delle cose, anzi, tutto il contrario.


Cio che è stato presentato da MTV come un “Game of Thrones” per adolescenti si è rivelato essere poco più di un mix pessimo tra un Fantasy stereotipatissimo e un Teen Drama degno del peggior episodio di “Dawson’s Creek”.

Per quei (spero pochi) che alzeranno le lame verso di me, ci tengo a precisare che, personalmente, ho visionato tutta la prima stagione durante un singolo lunghissimo giorno di febbre, mentre ero senza internet e impossibilitato a uscire, (ringrazio le maratone Sky per questo).

Pertanto, per quanto mi fossi già fatto un’idea piuttosto solida e definita della cosa, ho deciso di dare una seconda chance anche alla nuova stagione, visionandomi le prime due puntate.

Ovvio che poi io abbia dovuto interrompere, o altrimenti ne sarebbe andata della mia sanità mentale o del mio buonsenso.

A ragion veduta, posso prendermi la libertà, se non altro, di parlare con un minimo di cognizione di causa, facendomi balzare all’occhio almeno quelle differenze eclatanti che sono intercorse tra l’opera filmica e quella scritta, o perlomeno di quelle che riesco a ricordare (dopotutto avevo solo 13 anni quando lessi il libro la prima volta, e nemmeno lo apprezzai particolarmente, non me ne vogliate!).

Incominciando, quindi, dal cambio di caratterizzazione dei personaggi, molto più vicino a un pubblico giovane  e “Teen Friendly” e ben lontano dalle linee guida tracciate da Brooks nei suoi libri, passando poi per le discutibili sessioni “Filler” (la puntata coi fanatici della storia umana che rievocano una situazione simil ballo scolastico di fine anno è qualcosa di osceno e terrificante) e concludendo, infine,  con momenti di narrazione e risvolti di trama spesso totalmente diversi (*cough* Il Camaleonte *cough*), la serie si è presentata come un totale fallimento su più fronti, ovviamente tutto questo senza andare a considerare le questioni tecniche inerenti alla messa in scena fine a se stessa. Come per esempio una pessima capacità attoriale del giovane cast, o dei tempi narrativi un po’ così, e dei cliffhanger davvero “meh” che mi hanno fatto rimpiangere i finali di puntata di Xena: Principessa Guerriera.

Uno dei momenti tratti dal peggior episodio della prima stagione

A ogni modo non voglio prevaricare i confini di questo articolo limitandomi a parlar male della Serie TV in sé, senza aver suscitato in voi le giuste riflessioni in merito.

Dobbiamo domandarci il perché del fallimento di questa tipologia di narrazione fantastica e capire anche perché essa non appaia più evidentemente appetibile per i gusti del pubblico.

Capire che non è cambiando il look dei personaggi o ringiovanendo il “mood” e l’atmosfera dell’ambientazione che se ne riescono a salvare i contenuti.

Svecchiare dei canoni è qualcosa di molto complesso e che il più delle volte viene svolto in maniera abbastanza pessima, preferendo di soffermarsi fin troppo spesso sulla forma, quanto che sulla sostanza delle cose.

Rimanendo in ambito Scripta.blog, potremmo dire che tutta la mia personale rubrica su “Archetipi e Stereotipi” nasce con l’obiettivo e l’intento di invitare a una de-strutturazione di tutti quei topos sacri della letteratura di genere, e di fornire tutta una serie di accorgimenti e riflessioni a quei futuri scrittori, creatori di contenuti o aspiranti tali, che desiderano proporre un prodotto differente dal resto.

Tento di spiegare come arginare, al meglio possibile, degli errori comuni abusatissimi e che fin troppo spesso continuano a essere presenti nella stragrande maggioranza delle opere legate a questo filone.


“The Shannara Chronicles” è uno spartiacque tra chi il Fantasy lo conosce e chi non ha idea di cosa sia.

Sì, perché gli uni, seppur non sufficienti, sono stati in grado di apprezzarne i contenuti, ritrovandosi sotto mano l’ennesimo prodotto di intrattenimento leggero, semplice e di facile e rapida fruizione.

Nella storia di Shannara abbiamo quasi tutti gli elementi archetipici del caso, che oramai permettono anche ai più lontani da questo mondo e da queste conoscenze, di apprezzare l’opera e di riconoscervisi all’interno in modo inconscio.

C’è il malvagio Signore degli Inganni (L’Ombra), c’è l’Eroe Wil Ohmsford, c’è il  Mentore/Guardiano della Soglia Allanon, c’è la principessa (guerriera) in difficoltà (Amberle), c’è la aitante e seducente “bad girl” (Mutaforme) Eretria, la quale tenta e seduce il protagonista più volte. Infine c’è un triangolo amoroso, una storia d’amore, ci sono i combattimenti, la magia, i demoni e gli effetti speciali (a volte blandi, ma sufficienti per una produzione televisiva che non sia targata HBO).

The Shannara Chronicles ha al suo interno tutti gli elementi che permetterebbero a un’anonima e semplice platea di farsi apprezzare.

Perché questa cosa, invece, non è accaduta affatto?

Perché i responsabili del Marketing di MTV e di Spike hanno toppato malamente nei loro propositi?

La risposta, in realtà, è molto semplice: il pubblico sta cambiando. Anzi, forse il pubblico è già cambiato e nemmeno ce ne si sta accorgendo.

La verità è che oggi di Fantasy si parla tanto, forse anche troppo.

Questo genere è tornato prepotentemente alla ribalta e all’attenzione del famigerato “Grande Pubblico“, dopo il suo giusto spazio (per quanto di nicchia) riserbato nella propria “Classic Age” durante il folle decennio degli anni 80.

Tenendo quindi in considerazione l’utente/spettatore/lettore medio di oggi (internettaro, nerd, gamer o lettore assiduo che sia), bisogna comprendere bene come questo nuovo pubblico abbia dalla sua una fruizione molto più elaborata di quanto non si pensi.

Oggi, nella vera manifestazione del “Villaggio Globale”, abbiamo avuto modo di espandere le nostre conoscenze e di venire a contatto con molti più aspetti del “sé” e del mondo che ci circonda.

Prerogativa del Fantasy, dopotutto, è sempre stata quella di permetterci di evadere dalla realtà, pur non allontanandoci troppo da essa e dai suoi punti fondamentali a noi familiari e consueti.

In una società come la nostra, molto più complessa, grigia, poliedrica, cangiante, liquida per l’appunto, in cui abbiamo riscoperto aspetti della realtà e della nostra persona molto più complessi di quanto si era mai fatto prima d’ora, è inevitabile dover proporre una formula di intrattenimento che rispecchi tutte queste prerogative, che non si limiti a mero rumore di fondo da tenere acceso la sera, mentre mangiamo il nostro hot dog (o spaghetti alla carbonara), sfogliando distrattamente le pagine virtuali dei nostri smartphone.

Con l’uomo cresce anche la consapevolezza e la ricerca di un “qualcosa di più“, che ci dia quello spunto di riflessione a cui non avevamo pensato, che ci offra una scappatoia selvaggia, fantastica ed esotica, pur non trascurando l’affronto dei problemi con cui abbiamo a che fare ogni giorno nella nostra privata vita quotidiana.

Eventi come il fallimento di una serie semplice alla “The Shannara Chronicles” e il successo sfrenato di una, al contrario, molto più articolata e complessa come quella di “Game of Thrones“, dovrebbero essere già di per sé abbastanza eloquenti, e ci dovrebbero far interrogare su cosa il pubblico realmente ricerchi all’interno di un’opera d’intrattenimento odierna, quando decide volontariamente di accendere il proprio pc, o la propria tv, per dedicare parte del suo tempo alla visione e alla comprensione di una buona storia che gli trasmetta qualcosa.


Con il pubblico è necessario che anche il Fantasy cambi, distaccandosi dalla sua componente di mero intrattenimento e offrendo nuovi spunti di riflessione che gli donino il giusto spazio che gli spetta, al fianco di tanti altri generi letterari e mediatici.

Ovviamente mi sono tenuto su questa riflessione, ignorando il fattore “cinematografico” in quanto volgente in una direzione quasi opposta, laddove prodotti di pessimo gusto attirano la critica, ma non sembrino intaccare minimamente gli incassi e il ricavato economico delle Major (cosa che per me è equiparabile a un mistero della fede).

Per quanto, in realtà, la cosa non dovrebbe sorprendermi affatto, considerando che i due media si fondano su meccanismi di molto differenti e dalla differente fruizione.

Laddove il film al cinema si trasforma in “un evento da condividere con gli amici” (garantendo così il successo a tutta una serie di mediocrità assortite che altrimenti avrebbero visto l’oblio quanto prima), la lettura di un libro, di un fumetto, o la visione di una serie televisiva, appaiono come un qualcosa di molto più “intimo“; una scelta che decidiamo di intraprendere da soli e spesso in maggior autonomia.

Pertanto il successo (o l’insuccesso) di un prodotto di questo tipo, rappresentano in modo molto più eloquente – secondo me – le tendenze di un pubblico vasto, spogliandolo di tutte le componenti superflue e concentrandosi solo sugli aspetti fondamentali della narrazione, ovviamente con le dovute eccezioni e i dovuti casi straordinari (ancora mi chiedo come cavolo faccia la gente a seguire The Walking Dead).

Detto questo, cari lettori, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo!

Buona lettura e buona scrittura!

 

  • Daniel

    2 anni ago

    Mi pare che fosse una serie troppo da teenager e fin troppo commerciale se la avessero fatta un po’ più alla lo hobbit sarebbe stato meglio

  • Tiziano Ottaviani

    2 anni ago

    La base di Brooks era una base discreta, sicuramente se fosse stata sviluppata meglio, le cose sarebbero andate in modo diverso. Il problema è stato tentare di svecchiare la serie in modi totalmente sbagliati, puntando su fattori come un’estetica da teenager e un comparto da serie young adult, che ha creato solamente un obrobrio che non aveva ne arte ne parte!

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