La pausa di Coronnilio si era prolungata più del dovuto e il maggiordomo già lo cercava, affacciato a una finestra con un cannocchiale da filibustiere premuto sull’occhio migliore. Il sole cominciava a scomparire e non era sicuro starsene lì fuori al buio, ma non sapeva che l’ospite era in compagnia del felice Scalpello e non avrebbe quindi rischiato di perdersi. Il cane non aveva molte occasioni di giocare con un umano e si stava divertendo; il Conte e il maggiordomo erano l’uno troppo vecchio e l’altro troppo indaffarato per corrergli appresso, Dolbanno ne aveva paura e fuggiva sempre. Coronnilio sembrava disposto a lanciare qualche pigna per lui, ma a ogni tiro si allontanavano dalla casa, e a un certo punto raggiunsero uno dei limiti della proprietà di Branavanghe.

Per un certo tratto il muro che circondava la dimora del Conte si interrompeva, lì dove lo strapiombo era un deterrente molto più valido a eventuali intrusioni, e più ancora alle fughe. Da quel balcone di roccia bianca Coronnilio poteva ammirare un bellissimo paesaggio che, forse per i complimenti o forse per il sole che tramontava, era velato da un certo rossore. A turbare quella visione c’erano però certe nuvolacce che parevano avanzare verso Montenarchio, e Coronnilio pensò bene di tornare a casa. Ordinò al cane di ricondurlo indietro e quello cominciò a fare strada piuttosto mestamente, con una pigna tra le fauci. Tutti quegli alberi – molti dei quali secchi – e la luce crepuscolare cominciavano a mettere Coronnilio in una certa suggestione. Temeva che da un momento all’altro qualche vecchia strega sarebbe caduta da un albero per vendergli funghi velenosi grazie alla sua formidabile retorica, o che uno scheletro infreddolito sarebbe uscito dal terreno per rubargli la pelle. Ovviamente non accadde nulla del genere, ma mentre egli era distratto dai suoi ridicoli timori il cane lasciò andare la sua pigna e cominciò a ringhiare verso gli alti rami di un pino. Coronnilio pensò subito al peggio, quando avrebbe potuto pensare anche a una cornacchia, e scattò di corsa. Non ebbe però l’intelligenza di cambiare direzione e, passando sotto l’albero sospetto, attivò una trappola posta in quel luogo il trenta di novembre. Uno scheletro ingiallito gli cadde addosso sfracellandosi e lui rotolò all’indietro, finendo sopra un mucchio di foglie morte. Scalpello ebbe la prontezza e il coraggio di contrattaccare e afferrò un omero del aggressore, poi corse a sotterrarlo chissà dove, lasciando Coronnilio a terra.

Lo spavento lo aveva paralizzato come una capra, ma un paio di piedi sbucarono dal mucchio di foglie e lo calciarono su. Appartenevano a una donna della terza età vestita di nero che saltò fuori ridacchiando. Non pareva certo una strega, altrimenti avrebbe avuto una ramazza e quelle foglie sarebbero state spazzate come si deve. Non lo era affatto, ci tenne lei stessa a specificarlo, dopo aver augurato a Coronnilio un buon Halloween. Evidentemente aveva aspettato un po’ troppo che qualcuno capitasse sulla sua trappola, perché quella festività era già passata da un pezzo e, oltretutto, non apparteneva neanche al folklore melmerigiano. Così parlava, con ancora un po’ d’ebbrezza addosso, Coronnilio, ma l’altra ammutolì il suo pedante blaterare usando le mani a mo’ di anatre mangiaparole. Un giovane imberbe come lui (la vecchia aveva più peluria in viso e se ne vantava) non doveva azzardarsi a giudicare il suo operato, piuttosto pensasse al guaio in cui si era ficcato.

Coronnilio cominciò a confondersi e molte domande sbucarono come talpe nel suo cervello. La donna cercò di calmarlo spiegandogli alcune cose. Era una vecchia saggia di nome Baniplomma e se era capitata sul suo cammino era molto probabile che c’era qualcosa dal quale metterlo in guardia. Ci rifletté un attimo mentre lui si toglieva aghi di pino dai capelli, e concluse che aveva sicuramente a che fare col suo lavorare per il conte Branavanghe. La vecchia aveva bisogno di tempo affinché le tornasse la memoria, ma alla fine ricordò tutto quanto.

Baniplomma era giunta nei dintorni della proprietà del Conte otto anni prima, attratta da un bassissimo livello di sconfinferatezza. Effettivamente c’era da preoccuparsi in quel posto: vecchio un po’ stordito vive in una casona isolata circondato da antichi oggetti probabilmente intrisi di maledizioni e sfiga. Era stato quello il suo primo rapporto sulla situazione, ma ovviamente gli altri vecchi saggi avevano fatto finta di nulla. Lei però aveva continuato a indagare, scoprendo cose assai inquietanti, per esempio che le zucche dell’orto erano tutte spaventate. Questa non pareva affatto una cosa inquietante, ribattè Coronnilio, trovava più strano che non ci fosse neanche una decorazione natalizia, nonostante la festa fosse molto vicina. Baniplomma si coprì la bocca stupita, ma non era di quello che si doveva preoccupare il ragazzo, piuttosto del misterioso ospite del Conte. No, non era nessuno dei suoi colleghi, era qualcuno che non avrebbero mai visto gironzolare per casa. Se ne sarebbe accorto quella notte! Coronnilio le assicurò che avrebbe dormito con una mazza da guerra sotto il cuscino, ma secondo la vecchia saggia non gli sarebbe servita a nulla.

Ecco cosa voleva dire Baniplomma: qualche tempo prima, mentre rubava un po’ di rosmarino dall’orto della signora Anepocchia, aveva sentito una discussione tra lei e il maggiordomo. Guai a dirle che fosse una ladra e una spia! Le vecchie sagge e i vecchi saggi avevano sempre goduto di certi privilegi, appropriarsi del cibo e dei segreti altrui erano due di questi. Comunque, continuò lei, la domestica del Conte si lamentava dell’ennesima nottataccia, del sonno mancato e degli incubi. Era “quello là” che non faceva dormire nessuno. Manco gli ospiti, ecco perché se ne andavano via tutti a un certo punto. Coronnilio alzò le spalle, sicuramente il Conte avrà avuto qualche figlio illegittimo deforme in soffitta, o un gemello malvagio e pericoloso. Non gli pareva un gran problema, lui aveva già i suoi a dormire. In ogni caso, ringraziò la signora per averlo messo in guardia e fece per tornarsene in casa, perché cominciava a fare freddo e non voleva finire come Dolbanno, ma lei non lo fece scappare via subito. La sconfinferatezza, la sentiva a malapena, si era abbassata molto da quando era arrivato lui. Agitò un dito come monito al ragazzo, e gli diede dei funghetti secchi avvolti in un lurido straccio. Gli sarebbero serviti in qualche modo, ma non era sicura manco lei come. I vecchi saggi della Melmerigia hanno sempre qualcosa da dare ai viandanti.

Finite le cose da dire, la vecchia Baniplomma si alzò la gonna e scomparve in un turbinio di foglie secche. Qualcosa di magico ce lo aveva, a quanto pareva. Coronnilio si grattò la testa si guardò intorno alla ricerca della strada per tornare indietro. Non sapeva dove andare, ma Scalpello venne ad aiutarlo, indicandogli la strada puntando una mano scheletrica che teneva in bocca.