Durante i miei studi sul teatro, ho deciso di approfondire anche l’analisi di altri generi differenti dalla prosa, tra cui il musical.

Come oggetto della mia tesi di laurea ho scelto il musical su Pinocchio, scritto e musicato dai Pooh e diretto da Saverio Marconi, regista della Compagnia della Rancia.

Non avendo a disposizione molto materiale su questo spettacolo, eccetto un buon numero di articoli di giornale redatti dalla critica, come guida per la stesura del mio lavoro ho impiegato le mie interviste fatte a Roby Facchinetti e Saverio Marconi e una serie di informazioni estrapolate dai libri sulla storia dei Pooh che, da buona fan, avevo a casa.

Di seguito, quindi, voglio raccontarvi cosa ho scoperto riguardo la nascita di Pinocchio – il Grande Musical.

Già a partire dal titolo si percepisce quanto fosse ambizioso il progetto; Saverio Marconi, infatti, mi ha raccontato quanto tutti ci tenessero a far sì che lo spettacolo fosse epocale, una risposta made in Italy a Broadway.

Siamo nel periodo che segue l’enorme consenso del pubblico riscosso da Notre Dame de Paris, musicato da Riccardo Cocciante, e in Italia si diffonde l’impulso incontenibile di produrre sulle scene spettacoli di tale genere. Marconi in persona contatta i Pooh per esporre loro la sua idea: l’intenzione è quella di ripetere, più o meno, la stessa esperienza che aveva portato gli Abba a mettere in scena il musical Mamma Mia. Il lavoro progettato dal regista, però, non è di facile realizzazione e, nemmeno dopo aver raccolto ed ascoltato tutta la discografia dei Pooh, la storia riesce ad essere assemblata per via della varietà tematica di cui si compone ciascuna canzone.

Anche il successivo tentativo di Stefano D’Orazio, ex batterista dei Pooh, di abbozzare una sceneggiatura intitolata Amici per Sempre, fallisce.

È a questo punto che, in seguito ad un incontro tra con l’editore Roberto Maggi, lo stesso Facchinetti apprende che Pinocchio è il terzo libro più letto al mondo e trova il soggetto per la sua commedia musicale.

Il tempo per la produzione dello spettacolo è piuttosto lungo: inizia con il primo incontro tra gli ideatori avvenuto nel 1999 e si conclude con la data della prima, il 14 marzo 2003.

La formazione del cast prevede il reclutamento di 30 artisti, selezionati all’interno dei quasi 1000 giovani accorsi da tutta Italia alle audizioni, dove il punto più cruciale delle selezioni è quello di dover individuare l’attore più adatto per la corretta interpretazione del personaggio, capace di recitare, cantare e ballare allo stesso tempo.

musical

Dal punto di vista drammaturgico, invece, si tratta di un proposito del tutto inedito per i Pooh, per il quale non è sufficiente riuscire a scrivere una storia, ma si ha la necessità di mettere insieme un racconto che abbia un senso teatrale, che possa essere seguito con i tempi corretti attraverso l’inserimento della battuta giusta nella scena che meglio delle altre lo richieda, creando un connubio perfetto con l’elaborazione delle musiche. Sono i suoi che creano le atmosfere, le emozioni e comporre seguendo una storia è la più grande difficoltà.

Durante le mie ricerche mi sono imbattuta in un’affermazione di Dodi Battaglia, ex chitarrista dei Pooh, che concretizza in un esempio quanto appena scritto:

“Di solito compongo musica senza preoccuparmi d’altro; in questo caso, invece, componevo pensando al grillo parlante o a Mangiafuoco, avevo in testa qualcosa di preciso da rappresentare musicalmente”

Ma la grandiosità di Pinocchio – il Grande Musical non si limita soltanto all’aspetto artistico.

È proprio nel 2003 che viene progettato e realizzato il Teatro della Luna di Milano, il primo nato intorno ad un musical e l’unico che, grazie alle eccezionali dimensioni di stage e backstage, riesca a raccogliere grandiose scenografie proprio come a Broadway.

Il palcoscenico raggiunge, infatti, una superficie di ottocento metri quadrati, necessari per farci entrare la balena. Inutile, quindi, dire che le scene siano state concepite in grande; per manovrare tutte queste macchine (l’albero da cui nascerà Pinocchio, la Balena, il Circo e il Paese dei Balocchi) e per far muovere gli attori dietro le scene, sul palcoscenico sono necessarie circa 40 persone tra macchinisti, attrezzisti, sarte e assistenti.

A questo punto, non ci resta che andare a vedere più da vicino quello di cui stiamo parlando. Se non conoscete lo spettacolo in questione potete aiutarvi con l’adattamento televisivo del 2005, facilmente reperibile in versione integrale su YouTube.

Poco fa, vi ho descritto lo spazio teatrale con l’intenzione di parlarvi delle scenografie ideate da Antonio Mastromattei, che è stato capace di dotare il musical di quasi una ventina di cambi di scena. Il prologo, riproduzione fedele dell’incipit del romanzo collodiano – “C’era una volta…” “Un re!?” “No! Un pezzo di legno” – apre il primo dei due atti di cui si compone il musical ed è recitato dal narratore che fa il suo ingresso in uno spazio caratterizzato da una fitta vegetazione: gli alberi occupano quasi tutto lo spazio calpestabile e sono collocati, per la maggior parte, su carrelli che ne consentono il movimento. L’elemento caratterizzante di questa apertura è un temporale, che si abbatte sul palcoscenico, reso realistico da effetti ottici di stampo cinematografico, durante il quale un fulmine spezza il tronco da cui Geppetto ricaverà il pezzo di legno con cui darà alla luce Pinocchio.

Il primo brano è C’era una volta, al termine del quale il bosco si divide a metà, collocandosi agli estremi del palcoscenico; è il primo cambio di scena e nella penombra si intravedono le sagome di alcuni attori che convergono tra di loro trascinando a mano degli oggetti di scena – un tavolo da lavoro, un arcolaio e una macchina da cucire – che danno luogo al laboratorio di Geppetto. Si tratta di una scenografia piuttosto spoglia, ma assai funzionale al numero di canto e ballo nel quale il falegname e i suoi collaboratori costruiscono il burattino.

La volontà di realismo è perseguita lungo l’intero svolgimento dello spettacolo e si manifesta ancor di più in alcune sequenze: ne è un esempio evidente il paese che non ha la sola funzione di fondale, ma viene costruito tridimensionalmente con tanto di ponte sospeso, così da permettere agli attori di passeggiarci sopra, di uscire ed entrare dalle porte delle case, di salire e scendere le scale. In più, sempre con l’espediente dei binari, una porzione di questo piccolo borgo medievale viene fatta ruotare di quasi trecentosessanta gradi, svelando l’interno dell’abitazione di Geppetto; un armadio divento un letto a ponte e alcuni elementi d’arredo – il frigorifero e il forno – lasciano ben pochi dubbi sulla collocazione temporale della storia: è, infatti, il decennio che abbraccia il
passaggio dagli anni Cinquanta agli Sessanta in cui si registrano i primi elettrodomestici entrati in possesso delle famiglie italiane.

Sempre collocato sui binari, all’apertura del secondo atto, si trova un enorme pullman rosso, capace di contenere e trasportare gli attori da un estremo all’altro del palcoscenico: è lo scuolabus che accompagna Pinocchio, Lucignolo e i loro amici a scuola. Un’infedeltà di Marconi? Assolutamente no, anzi; ci troviamo di fronte ad un’innovazione drammaturgica apportata al testo originale: il luogo in questione è proprio il Paese dei Balocchi e il regista sceglie di rappresentarlo in questo modo perché è l’unico luogo in cui con i bambini non ci sono i genitori. Si tratta di una scuola particolare, in cui l’intervallo – come viene spiegato dal brano Sballo – dura tutto l’anno.

Insieme alla bravura dello scenografo, va evidenziata quella della costumista Zaira de Vincentiis: se prendiamo la scena del fondale marino notiamo come non sia presente quasi nessun elemento di scena, salvo qualche scoglio sparso sul palco; infatti, il solo abbigliamento degli attori – unitamente al gioco di luci che ricrea il movimento delle onde – basta a suggerire il luogo in cui si svolge l’azione. Ed ecco alghe, coralli e sirene che intonano il brano Galleggiando, mentre dall’alto Pinocchio si addentra nelle acque del mare e, dietro di lui, compare il muso della feroce balena.

Un ultimo sguardo è da rivolgere all’inserimento, nel corso dello svolgimento del musical, di due momenti di metateatro, collocati circa a metà di ciascuno dei due atti. Marconi decide di interrompere la narrazione con queste due sequenze per coinvolgere direttamente il pubblico in sala. Nel primo caso, il regista colloca il proprio artificio nella sequenza del teatro dei burattini di Mangiafuoco. La scena ha inizio con la presenza sul palco di Arlecchino che si rivolge in prima persona agli spettatori prima che il siparietto si apra mostrando un fondale posticcio su cui è rappresentata Venezia. Pinocchio assiste alla scenetta dalla platea del Teatro della Luna e, prima di raggiungere i suoi compagni marionette, prende in braccio una bambina e dialoga con lei, domandandole il permesso di salire sul palcoscenico. Il secondo caso, invece, riguarda l’apertura dello spettacolo che si svolge al Circo dove il direttore si rivolge agli astanti:

“Buonasera! Buonasera a tutti! Benvenuti nel mio circo! Sono orgoglioso di poter presentare la più grandi attrazioni del mondo in questa città e ora, direttamente dalla scuola superiore dei somari, una stella della danza con il diploma in obbedienza: il super asino Pinocchio e i suoi quattro ciuchissimi!”

Per quanto riguarda le musiche, non essendo materia di mia competenza, posso solo dirvi che Il paese dei balocchi è il brano che è stato scelto dai Pooh come singolo rappresentativo del musical, anticipando il debutto dello spettacolo, perché, a loro avviso, quello è il luogo collodiano per eccellenza nell’immaginario degli italiani. Altri brani degni di nota sono La notte dei miracoli, ispirato dall’ambientazione lunare e onirica, e Gatto e Volpe S.p.A. che richiama il clima di Broadway grazie alla mescolanza di jazz e blues.

Infine, prima di prendere in esame la fase della scrittura drammaturgica del musical, credo sia opportuno tener presente che con l’approdo sulle scene di questo lavoro dei Pooh e di Marconi si registra l’apertura di una nuova fase per il teatro musicale italiano: la volontà, infatti, è quella di realizzare una struttura stabile anche per la commedia musicale.