Fa freddo. Questa sera il vento non si risparmia e noi di Scripta, che siamo distanti l’uno dall’altro come le stelle del firmamento, abbiamo deciso di condurre un’insolita intervista. Il bottone azzurro di Skype si illumina, la chiamata parte. È lei a rispondere dall’altro lato della rete. Sorride e sembra forse un po’ emozionata. Sul banner del suo blog si legge: “Da grande voglio diventare un colore: azzurropillin”. Ne avevamo parlato anche sul nostro canale Youtube, e adesso approfondiremo un po’ la sua vita.

Liliana: Eccoci con Silvia Pillin: in passato è stata correttrice di bozze, revisore di traduzioni, segretaria editoriale. Oltre a questo, è anche scrittrice di romanzi, di saggi e di manuali di scrittura, viaggiatrice del mondo (ti sapevamo a Vienna) e da tre anni si occupa di marketing in una piccola agenzia pubblicitaria. E adesso, invece, dove ti trovi?

Silvia: Adesso sono a Udine.

L: Cominciamo allora con le domande di rito: hai detto di lavorare nel marketing, in cosa consiste il tuo lavoro, nello specifico?

S: Sì, è una piccola agenzia pubblicitaria. I nostri clienti sono attività commerciali che hanno una sede fisica, come per esempio negozi di abbigliamento, gioiellerie, etc. Io mi occupo di scrivere i testi per le campagne pubblicitarie online: ads di Facebook e Google, con l’obiettivo di portare clienti in negozio, robe del tipo: “È natale! Vieni al panificio “X” a gustare i nostri panettoni!” e cose così. Poi mi occupo anche della parte più tecnica, ovvero il caricamento sulle piattaforme e di monitorare l’andamento delle campagne.

L: Premettendo che il Pandoro prevale sempre sul Panettone, parliamo invece adesso di quello che è stato il tuo percorso nel mondo dell’editoria. Come hai fatto ad accedervi? Quale è stato il tuo percorso? E di cosa ti occupavi?

S: Dunque, mi sono laureata in lettere a Padova nel 2006, poi ho fatto un colloquio per uno stage alla divisione Ragazzi di Mondadori (all’epoca la sede era a Verona – ora si trova a Segrate) e lì mi han presa e tenuta per 4 anni. Sostanzialmente ero la persona di riferimento per tutti i manoscritti in entrata e in uscita dalla casa editrice, non solo quelli italiani ma anche di agenti ed editori stranieri che Mondadori riceveva per decidere quali pubblicare e quali no. Diciamo che ero un po’ la “passacarte” (ride) per così dire. Oltre questo, svolgevo anche un lavoro di ricerca iconografica, per esempio per le foto sui manuali degli animali, e cose così. All’epoca avevo contatti per esempio con Getty Images, da dove acquistavamo le foto. Prima non c’erano tutti i siti di imagestock che ci sono adesso, la situazione era diversa.

L: Da “passacarte” come ti sei definita tu stessa ne avrai viste di cotte e di crude! Hai detto di aver lavorato con alcuni editor, hai per caso avuto anche modo di capire quelli che sono i criteri di selezione dei lavori più comuni? In base a cosa, dalla tua esperienza, un’opera può venire accettata o scartata?

S: Beh, ci sono diversi criteri in realtà,  nel senso che prima di tutto gli editor sono persone e, come a tutti, ciò che a un editor piace e un altro può non piacere. C’è sempre una componente di gusto personale imprescindibile, e ognuno si prende la responsabilità della pubblicazione anche in base ai propri gusti. Poi, ovviamente, c‘è anche una componente legata alla richiesta del mercato in quel momento. Per esempio adesso vanno tanto in voga le “bambine ribelli” e ci ritroviamo circondati di libri tutti simili a quello, tutti cloni che cavalcano l’onda del momento. In quel periodo, per esempio, andava molto “Twilight”! Direi che si cerca sempre un equilibrio tra commerciale e gusto personale. Può capitare che giunga un libro molto bello, ma molto di nicchia, e ciò che dici è “ok, questo è un libro molto d’elite, ma lo pubblichiamo lo stesso, pur sapendo che stiamo lavorando in perdita. In futuro compenseremo con un libro di gattini, che sicuramente farà più successo”. Diciamo che si cerca di bilanciare, ecco.

L: Trovare l’equilibrio tra mainstream e qualità, non è affatto semplice! Ma passiamo a un altro argomento, per quanto riguarda la narrativa da te prodotta, sappiamo che hai scritto due libri in self publishing, che sono “Non un romanzo erotico” e “Ti voglio bene lo stesso” e uno regolarmente edito da casa editrice, che è appunto “Aria e altri Coccodrilli”, edito dalla AUGH!. Inoltre, sappiamo (come detto anche prima) che  hai scritto due manuali legati principalmente a questi due aspetti editoriali, ovvero: il self e la pubblicazione regolare. Mi verrebbe da chiederti, come mai hai fatto questa scelta distinta di due libri in self e l’ultimo tramite casa editrice?

S: Prima una piccola precisazione, “Non un romanzo erotico” è stato pubblicato per due anni con la Delos Digital, quando il contratto con l’editore è scaduto ho riavuto i diritti e l’ho ripubblicato in self. Diciamo che sto esplorando un po’ tutte le strade per capire cosa funziona, cosa ci si può aspettare, come lavorano gli editori. Sono contenta del percorso che sto facendo perché è molto graduale, e mi permette di esplorare bene il mercato, di essere consapevole e spero che sia una progressione, sai, cominciare del self per arrivare all’editore grande e a un pubblico sempre più vasto.

L: Quindi secondo te è giusto iniziare dal self e passare a una casa editrice piccola, successivamente? Fare la gavetta, insomma, invece che puntare direttamente a una grossa casa editrice?

S: Difficilmente se parti dal nulla arrivi a pubblicare con un grosso editore. Quelli che vengono chiamati “esordi” in libreria e dai grandi editori, in realtà, non sono mai davvero degli esordi. Difficilmente il rigurgito letterario di un diciottenne diventa il “caso editoriale”.  Sicuramente adesso c’è la ricerca da parte degli editori di persone che hanno già un seguito, e a loro viene chiesto di scrivere un libro, o magari viene chiesto a un ghostwriter di scrivere un libro per quella persona. Un autore sconosciuto, che esce dal nulla, e che non ha un seguito, difficilmente pubblicherà il suo esordio con un grosso editore.

L: Quali differenze hai riscontrato nei due metodi di pubblicazione, self publishing e casa editrice?

S: Per quanto riguarda vantaggi e svantaggi, beh, la risposta potrebbe essere anche banale, insomma nell’auto-pubblicazione sei solo e devi fare da te tutto il lavoro, con un editore alle spalle sei più seguito, non necessariamente più tutelato, ma perlomeno non sei il solo a lavorare sulla tua opera, il lavoro grafico e di revisione viene fatto da dei professionisti (si spera) e non a tue spese (si spera). Ci sono meno preoccupazioni, per cosi dire. Poi la casa editrice spesso non fa molta promozione, quella ricade per lo più sulle spalle dell’autore, soprattutto se la casa editrice è piccola. Non è una grande sorpresa e non è una novità. Se si è bravi nel promuoversi da sé, la pubblicazione in self porta anche più introiti, rispetto a una pubblicazione con casa editrice regolare. Questo ovviamente se si è in grado di vendersi da soli.

L: Bene, dopo questa curiosa  parentesi, passiamo adesso al tuo romanzo “Aria e altri Coccodrilli”. Nello specifico, ero curiosa in merito al personaggio dello scrittore Guido Milaredo. È per caso ispirato a qualche personaggio o scrittore in particolare che ammiri?

S: (Sorride) Anzitutto fai caso a una cosa: Guido “MI-LA-RE-DO”, sono le note musicali della marcia funebre. Come Via Milaredo a Spilimbergo (dove sono nata), che è proprio la via che porta al cimitero. Il nome del personaggio è ispirato molto a Guido La-re-mi, (che però ha note diverse) del romanzo “Due di Due” di Andrea de Carlo, la personalità, invece, è ispirata a uno dei miei tantissimi insegnanti di scrittura, uno scrittore per ragazzi che ho conosciuto grazie a Tessitori di Sogni, un concorso che ho vinto nel 2012, organizzato da Atlantyca Dreamfarm, che poi è l’agenzia letteraria che gestisce i diritti di traduzione di Geronimo Stilton.

L: Dunque, mi verrebbe da chiederti: tu ti senti un po’ Aria?

S: È  difficile separare la realtà dalla finzione. Io dico sempre che un libro è come una torta: quando mangi una torta è difficile capire dove sta lo zucchero, l’uovo e la farina. È tutto mescolato, realtà, finzione, suggestione, persone incontrate, esperienze fatte, libri letti. Un tutt’uno.

L: La torta di “Aria e altri Coccodrilli”, lo sappiamo, è legata al tema dell’adolescenza, a quello del suicidio. Tuttavia, il tuo è anche un libro sulla scrittura. A un certo punto della storia Aria scrive un romanzo, e l’esperienza editoriale che ne segue si rivela molto, molto deludente (senza fare spoiler). La domanda che vorrei farti è: ce n’è un po’ (di disillusione) anche da parte tua, nei confronti dell’editoria?

S: Beh, in quel libro c’è disillusone un po’ su tutto, sopratutto c’era disillusione quando l’ho scritto! Io dico sempre che per me “Aria e altri Coccodrilli” è come “L’Urlo” di Munch, un quadro che è la rappresentazione di un attacco di panico. Lui ha preso i suoi attacchi di panico e ha detto “facciamone qualcosa di buono”. Io in quel periodo ero davvero disperata e ho detto: “ok, cerchiamo di tirane fuori qualcosa di buono”, ovvio che il mio libro non ha l’impatto e la rilevanza dell’Urlo di Munch, ma nel mio piccolo ho voluto trasformare qualcosa di molto negativo in qualcosa di vagamente positivo, per quanto sì, tutto il libro risente di quella disperazione, tanto che il finale originale, in realtà, era molto più cupo di quello attuale. Pensa solo che il titolo originale era “Aria e altri Suicidi”.

L: C’è una pagina di alcuni ragazzi che seguiamo molto, che tratta di scrittura (Cardiopoetica), e una volta hanno scritto: “Si comincia a scrivere partendo da una ferita, facendone la propria dimora, conoscendola. Non c’è altra strada”. Diciamo che questo è un po’ l’input di tanti scrittori. E ora, invece, quali sono i tuoi progetti futuri?

S: Grazie per questa bellissima domanda! Ho partecipato al premio Calvino, per cui a maggio dell’anno prossimo spero di avere buone notizie. Invece da pochissimo ho ricevuto una proposta di pubblicazione per un libro che ho scritto nel 2017. È un romanzo per bambini che parla degli stereotipi di genere e il titolo di lavorazione è “Maschiaccio e femminuccia”. Se tutto va bene uscirà per un editore meraviglioso nella seconda metà del 2020 (stay tuned).

L: Allora ti auguriamo un grosso in bocca al lupo per tutto! Per tutti i nostri lettori che si troveranno a conoscerti per la prima volta linkiamo qui il tuo blog personale: http://azzurropillin.blogspot.com/ e speriamo di risentirci al più presto!