Conflitto in senso stretto o in senso più metaforico a parte, dopo aver esaminato due importanti archetipi divini, oggi ci tocca parlare di un’altra categoria che riveste un’importanza quasi assoluta in ogni singolo mito e in ogni particolare branca della cultura umana. Oggi parliamo del Caos incarnato per eccellenza, il Trickster.

Come mesi fa il collega Tiziano ha spiegato, c’è una netta differenza tra l’archetipo junghiano dell’Ingannatore e la figura dell’Ingannatore divino. Non starò qui a spiegare la differenza, rimandandovi all’articolo apposito, e quindi diamoci da fare per definire la figura del Trickster.

E si, si comincia da Loki.

Sento già le urla dei puristi dell’antropologia criticarmi aspramente per aver selezionato come esempio principale il trickster giunto alla conoscenza delle folle grazie ai cinecomics Marvel, ma… sapete una cosa? Dovete starci! Se la cultura si basa sulla sua capacità di attecchire nella popolazione e nel girare, radicandosi come un meme nelle menti che compongono la società, la Marvel ha fatto un ottimo lavoro nel riportare in auge una figura divina di apicale importanza… un po’ meno nel rappresentarla.

Il Loki della Marvel, seppur combina-guai e per buona parte del tempo semplicemente un “malvagio”, è comunque servito per molti come sprone per esplorare la figura del vero Loki, quello dell’Edda e del mito norreno in generale, una figura che rappresenta in toto i caratteri della categoria divina di appartenenza.

Loki è uno jotunn reietto, che ha stretto con Odino (e non con Thor) un patto di fratellanza promettendosi aiuto reciproco e che quindi è entrato a far parte degli Aesir, senza mai esserne pienamente accettato. Un dio che non è un dio per fare cose che un dio normalmente non potrebbe fare.

Spieghiamo meglio: poniamo la categoria degli “Dei” come, genericamente, un insieme di entità superiori che devono però agire entro certi limiti, garantendo l’Ordine e l’Equilibrio. Ecco, il Trickster non è legato a questo. Se Odino, Thor e Freyja non possono uscire dai loro compiti e sporcarsi le mani con operazioni dalla dubbia moralità e dalle motivazioni ambigue, il Trickster può; quindi Odino trova, come sua controparte e spalla ideale Loki, un reietto con un piede in due mondi, che può fare cose altrimenti disdicevoli per un “uomo onorevole”.

Loki è l’unico che non si vergogna a trasformarsi in una cavalla e farsi montare da uno stallone pur di salvare Asgard dalle voglie di un gigante troppo desideroso di infangare l’onore della dea della fertilità, arrivando addirittura a generare un figlio dalla forma equina; Loki è colui che, nonostante gli insulti di tutti, non nasconde la sua ambiguità, anche sessuale, usando tanto la magia runica che quella del Seidr, legata solitamente ai riti sciamanici perpetrati anticamente solo da “sacerdotesse”; Loki aiuta Thor nelle sue avventure a caccia di minacce, ma a sua volta lo mette spesso in pericolo; Loki si sposa con una Aesir, Sigyn, e con lei ha due figli divini, Narvi e Vali. Ma Loki è anche quello che concupisce con la terribile Angrboda, regina dei lupi e strega della foresta di ferro (forse, delle volte la figura della regina dei lupi e quella della regina della foresta di ferro, chiamata delle volte Gullveig, sono separate), e con lei genera tre terribili creature: Hel, la dea della morte; Fenrir, il Grande Lupo; e Jormungandr, il Serpente di Midgard.

Loki è agente della creazione e della distruzione allo stesso tempo: secondo alcune versioni è lui a donare il calore agli esseri umani, ma tutte le versioni del mito lo vedono, alla fine dei tempi, alla guida dell’esercito dei dannati pronto a dare inizio al Ragnarok. Loki aiuta gli Aesir, spesso salva l’universo, ma viene spesso punito per la sua stessa natura e alla fine danneggia lo stesso ordine che ha preservato, uccidendo Baldr, la luce del mondo.

Ecco, il Trickster è tutto questo: Creazione e Distruzione rinchiuse in un unico corpo, come una miscela instabile pronta ad esplodere, e ogni cultura ha la sua buona dose di Trickster, chi più chi meno estremo del caro Trickster norreno. Tutti i Trickster sono abili trasformisti, bugiardi e ingannatori, e spesso usano il loro acume per divertirsi e seminare il disordine; ma, ancora più spesso, la loro malizia è asservita al proverbiale bene superiore, ma questo loro servire l’ordine spesso è più marcato in alcune culture piuttosto che in altre.

Se il norreno Loki forse rappresenta l’equilibrio instabile eppure perfetto tra Ordine e Caos, i Trickster greci sono forse quelli più orientati al bene e meno al caos. Basti pensare che l’Ingannatore principale del pantheon greco è Ermes, il messaggero degli dei!

Ermes ha una storia interessante, appena nato si diletta immediatamente nel furto delle vacche sacre al fratellone Apollo, coprendo ottimamente le sue tracce, ma scoperto viene subito perdonato tanto dal padre quanto dal fratello e diventa subito una delle risorse più utili di Zeus.

Egli può andare in ogni luogo del creato, anche l’Oltretomba, senza poter essere fermato da alcuna barriera; è il dio dei viaggiatori, ma anche dei ladri e dei predoni; è il dio della conoscenza, ma anche dei segreti; è il dio degli atleti, visto il suo fisico minuto ma in forma, eppure è anche colui che accompagna le anime fino all’entrata dell’Oltretomba.

Ermes incarna tutti gli aspetti dei Trickster tranne uno: il legame col Fuoco. Vista la natura sempre cangiante dell’elemento igneo, solitamente la figura del Trickster, multiforme per eccellenza, ne è a filo stretto legata. Ma nel mito greco è un altro l’Ingannatore legato al fuoco e, spero lo abbiate già capito, si parla ovviamente di Prometeo.

Prometeo, titano figlio di uno dei fedelissimi a Crono, Atlante, eppure alleato degli Olimpi: un titano dall’acume impareggiabile, che aiuta e fa da stratega ai giovani cugini dell’Olimpo, per poi ripudiarne l’operato quando considerano poco il genere umano appena creato tanto da arrivare il più sacro degli elementi, il Fuoco del braciere dell’Olimpo (o una scintilla della folgore di Zeus) per donarlo agli esseri umani, sbloccando loro il pensiero scientifico. Perché il Fuoco significa imparare a cucinare, a difendersi, a forgiare armi e utensili migliori, dando il via all’irrefrenabile caccia al progresso tecnologico del genere umano. Una scintilla di divino in mano ai mortali, per gentile concessione di un Titano ribelle che però, per questo, da buon Trickster, verrà punito, incatenato per sempre ad una rupe con un’aquila che gli mangia il fegato.

In altre culture il Trickster spesso riveste anche ruoli ben più importanti: basti pensare che Susano’o, uno dei più importanti dei dello shintoismo, è a tutti gli effetti un dio dedito agli scherzi, anche pesanti, e alle burle; oppure, gli stessi dei egizi Seth, Iside e Thot sono inseriti nella categoria perché dediti a tutta una serie di inganni politici che porteranno alla articolata vicenda che porterà all’abdcazione di Ra (voluta da Iside e realizzata con un piano a base di serpenti velenosi), all’assassinio di Osiride (ad opera di Seth) e all’incoronazione di Horus come successivo faraone d’Egitto (spinto un po’ da Thot e moltissimo dalla madre Iside).

Ma ritengo di dover chiudere questa umile disamina con la cultura dei nativi americani per rendere chiaro il concetto di Trickster ancora meglio che utilizzando paragoni con figure che forse tutti ben conoscerete.

Tra i nativi americani ci sono varie figure di Trickster e i principali sono il Coyote e il Ghiottone, o Volverino se preferite (si, è l’animale che da il nome al supereroe Wolverine), e hanno così tanti tratti in comune che, per amor di brevità, li analizzeremo come una singola figura.

Questi Trickster dall’aspetto canino assolvono principalmente a 3 funzioni molto peculiari: la prima funzione è quella di agente del disordine. Il Trickster combina guai anche senza volerlo e mette in moto una serie di eventi semi-disastrosi che comunque portano ad un cambiamento finale.

Il secondo ruolo è quello, stranamente, di dio della risata: pare che la risata fosse ritenuta molto importante dalle culture dei nativi americani, ergo avere un dio, quasi onnipotente, che poteva però arrivare ad umiliarsi così tanto da conversare e farsi ingannare dal suo stesso ano (come succede per Kuekuatseu, o il Volverino), era un modo sia per esorcizzare eventuali difetti umani, che per l’appunto potevano essere condivisi anche da un grande spirito, sia per diffondere la risata come un vero e proprio toccasana per l’anima. E visto che ormai è patrimonio comune che ridere ed essere allegri aiuta a rimanere sani anche nel corpo, possiamo dire che i nativi non erano così primitivi come potremmo pensare ad una prima, ignorante occhiata! Ma, tra l’altro, anche Loki che si lega i testicoli al collo di una capra o Anansi che ruba i testicoli di una tigre sono altri ottimi esempi di Trickster che si danno alla comicità fisica!

La terza funzione è quella di Dio Creatore: se nelle altre culture si è visto il Trickster come partecipante nella definizione di qualche dettaglio del mondo, nelle culture delle tribù native il Trickster spesso assurge a creatore assoluto o a salvatore della vita sul mondo. Il Coyote, infatti, se non accompagnato dal fratello maggiore, il Lupo, che per molte tribù è il Creatore e il Dio Supremo, è spesso lui stesso Creatore e Ingannatore; il Volverino invece non solo è avvalorato come dio creatore in pochissime tradizioni, ma c’è un racconto che lo vede come una sorta di Noè animale che salva molti suoi simili da un diluvio di proporzioni globali!

Questa è, per me, la piena descrizione del Trickster: Creatore, Distruttore e Gran Buffone del Cosmo, agente del Movimento, del Cambiamento e, in soldoni, della Vita intesa come uno stato di alterazione e di evoluzione continua.

Il Trickster è vita, è la scappatella che si fa quando si fa qualcosa di “sbagliato” per appagare un piccolo desiderio Egoista. Il Trickster è il sale della vita, è il divertimento in una vita fatta normalmente di assoluti, è la necessaria scala di grigi che permette di rendere la nostra esistenza in questo mondo più godibile e meno monotona.

Insomma… Lunga vita ai Trickster!