Prendendo per un attimo in prestito una parola tanto cara ad una delle rubriche su questo blog, la categoria dell’Archetipo, oltre le sue macro-classi più essenziali ed importante, è particolarmente sfaccettata. Ogni figura in un racconto, per quanto dettagliata ed unica nel suo genere, va a finire a rientrare in un particolare Archetipo. Gli dei delle varie mitologie non fanno eccezione.

Nei prossimi articoli quindi vedremo brevemente come, in varie culture, ci si possa costantemente imbattere in figure divine che ricoprono non solo ruoli omologhi ma, allo stesso tempo, ripropongono straordinariamente gli stessi caratteri di base, poi ovviamente calati in contesti culturali ben differenziati.

E oggi, andando a scomodare dalla tomba il buon vecchi Eraclito, parleremo di quello che per l’Oscuro filosofo greco era padre di tutte le cose: il Conflitto, la Guerra, ergo gli dei che ad essa fanno da patroni.

Prima di partire, diamo una definizione di base: la guerra è alla base della cultura umana. È una di quelle esperienze di cui la nostra specie non può fare a meno, così come le civiltà da noi costruite non hanno mai potuto fare a meno di associare il divino alla guerra.

Lo stesso Dio abramitico è chiamato nell’Antico Testamento come “Signore degli Eserciti”, definizione ben lungi dalla classica visione cristiana e recente del Dio buono e misericordioso.

Però questo ci introduce al concetto di Guerra come patronato di elevatissima importanza tra molti dei, anche dei solitamente riconosciuti come “Padri dei Cieli”, ruolo che andremo poi ad analizzare nelle prossime settimane.

Indra, signore dei Deva indù e portatore della Folgore, signore dei cieli e delle tempeste, è a sua volta un guerriero formidabile, costantemente in conflitto con gli spiriti furibondi; lo stesso Shiva è il grande dio deputato alla “violenza”, ma spiegare questo concetto impiegherebbe troppo tempo, e Vishnu, oltre ad essere lui stesso un valente guerriero, si è incarnato diverse volte in guerrieri dal tremendo talento guerresco, vedasi personaggi del valore di Rama, Krishna e Parashurama; nella cultura azteca, inoltre, il corrente Dio Sole, Huitzilopochtli, è nato con le armi già in pugno e conduce un esercito di anime valenti al combattimento contro i demoni dell’oscurità ogni notte.

Da questi esempi la funzione del dio guerriero sembra connaturata comunque ad una sorta di ruolo semplicemente da protettore: Indra sconfigge Rakshasa e Asura, creature legate alle catastrofi e alle malattie; Shiva svolge il suo compito di Distruttore; Vishnu si incarna per rispondere a gravi minacce del cosmo. Lo stesso dio della guerra Giapponese che rientra nel novero degli Shichifukujin, i sette dei della fortuna, e che risponde al nome di Bishamonten (figura derivata dall’indiano Vaisravana), è più una figura di guerriero che difende e protegge dal male che un guerriero assetato di sangue.

Ma la funzione del dio della Guerra non è così semplice: un Dio non influenza il suo patronato, bensì, almeno dal punto di vista della “costruzione” del suo carattere, ne è influenzato! Che caratteristiche ha il conflitto? Cosa contraddistingue la guerra?

Una guerra si combatte anche per proteggersi da una minaccia? Certo! Quindi ecco che un potente dio si spinge nelle tenebre e combatte i “demoni” che minacciano l’Ordine Cosmico.

Ma una guerra è anche tanto altro: la Guerra è violenza, morte, spargimento di sangue, odio, rabbia, paura, caos e tante altre cose parecchio negative; ma la Guerra è anche onore, disciplina, ordine, strategia, forza, resistenza, amore per la propria patria e tanti altri sentimenti che distinguono il guerriero dal macellaio, in poche parole.

Ecco che quindi arriviamo al punto cruciale: gli dei della Guerra, solitamente, non sono mai da soli nei loro Pantheon, ma hanno almeno un altro collega che rappresenta il rovescio della medaglia.

L’esempio più classico è ovviamente quello greco: Ares e Atena, entrambi figli di Zeus, entrambi dei della guerra, eppure con caratteristiche diametralmente opposte.

Ares va in battaglia praticamente nudo, furibondo carica nella mischia e semina Paura e Terrore (che sono letteralmente suoi figli, in greco Deimos e Phobos, attuali nomi delle lune di Marte); ammazza selvaggiamente, smembra e sparge sangue ovunque. Non c’è logica nell’agire di Ares e, a sua volta, essendo nudo, appena subisce una ferita tende a ritrarsi, quasi spaventato dalla stessa ferocia guerresca che lui semina nei cambi di battaglia.

Atena invece nasce già perfettamente protetta e armata: lancia, scudo, armatura ed elmo sono la sua difesa; la sua offesa è invece la forza al servizio della strategia. Atena è la signora della falange, della tattica; non c’è disonore nel sangue da lei versato, come non c’è esagerazione. La guerra è vista come un’arte e un male necessario, mai fine a se stesso, uno sforzo di tattica che mira all’eliminazione della minaccia con le perdite ridotte il più possibile. Non per niente è lei a guidare il carro della Vittoria, e non Ares, a cui interessa solo il sangue.

Ecco la differenza tra i tipi di guerra e di conflitto più in generale: c’è la guerra intesa come semplice spargimento di sangue, un evento terribile e latore di morte; e poi c’è la guerra strategica, fatta di generali esperti, di tatticismi, di risoluzione del conflitto con il minor numero di vittime possibili.

Guerra furiosa e Guerra strategica, ovvero Ares e Atena, in tutto il loro splendore.

Questa differenza cessa di esistere nel mito latino: Ares diventa Marte, e in ciò assorbe in sé la disciplina che fu di Atena perché, indubbiamente, i romani fecero della guerra una vera e propria arte; Minerva, invece, essendo una donna che doveva rimanere in cucina a preparare i panini (e si, sto scherzando… ma non troppo, in realtà) diventa la dea della Strategia, ma non della guerra, quindi è lontana dal campo di battaglia. In periodi più recenti però anche nella cultura romana apparirà una dea guerriera, Bellona, personificazione della guerra (il suo nome deriva per l’appunto da “bellum”, guerra).

Chiudiamo in bellezza con un ultimo esempio molto esemplificativo proveniente dal mito norreno, cultura presso la quale, udite udite, ci sono almeno tre diversi dei della guerra!

Odino, padre dei cieli norreno, è principalmente un dio guerriero, ma più o meno alla stregua di Ares: Odino è il dio della guerra, e anche della strategia, per carità, essendo onnisciente, ma la sua vera natura è quella di “Dio della Forca”. Odino è il patrono dello spargimento di sangue e assegna la vittoria anche agli immeritevoli per suo personale capriccio; Odino è colui che, con la sua benedizione, trasforma dei guerrieri invasati in macchine da guerra metamorfiche che più vengono barbaramente feriti e più colpiscono con forza; Odino è colui che ha insegnato le torture al genere umano.

Il dio della guerra giusta, quello che potremmo definire, con un anacronismo non indifferente, il “dio cavaliere” è in realtà Tyr: il dio monco è il paladino della giustizia, è colui che combatte per giusta causa, che difende i deboli e gli innocenti e la cui runa significa forza ma anche protezione e giustizia. Egli è lo scudo degli Aesir e non ama il sangue, piuttosto predilige la risoluzione amichevole e il sacrificio, cosa che il moncone sta a simboleggiare.

Tralasciando poi Vidarr, Vali, Hodr e persino il principino Freyr, tutti eccellenti guerrieri che però rispondono a diversi patronati, l’ultimo dio guerriero è ovviamente Thor, che però va a riprendere la categoria divina accennata ad inizio articolo: Thor è il protettore della brava gente di Midgard dalle minacce sovrannaturali; ammazza i giganti, allontana l’inverno e rende fertili i campi con la sua pioggia. Thor è il difensore della gente dal cuore (diciamo) buono, il cervello fino ma dal braccio grosso quanto una montagna!

Ci sarebbero tanti altri esempi da fare, ma si rischierebbe di scrivere libri interi sull’argomento se abbandoniamo la sintesi che dovrebbe contraddistinguere un articolo simile, quindi chiudiamo qui questa disamina sulla figura variegata del Dio della Guerra, sperando di averne delineato con sufficiente chiarezza i tratti peculiari, sottolineandone le somiglianze diffuse nelle varie culture.

L’appuntamento quindi è alla prossima settimana parlando di un altro archetipo divino particolarmente diffuso e importante: quello delle dee della fertilità. Piccolo spoiler: il sangue e la furia guerriera non mancheranno!