(immagine in copertina di Saverio Ferrara)

Zodd. Alba di Sangue” è un romanzo fantasy grimdark scritto e pubblicato in self da Gabriele Campagnano, creatore della pagina e del blog Zhistorica (Precedentemente Zweilawyer). Oggi mi servirò del suo protagonista, Zodd, per esprimere un’opinione personale sulla figura di Eroe e Antieroe. Non voglio parlare dell’opera in sé, non è questo il fulcro della mia riflessione, ma ci spenderò due parole veloci.

Zodd è un combattente di professione, un soldato di due metri e passa che brandisce uno spadone alto come lui, un po’ alla Pier Gerolfs Donia (Della cui esistenza ho imparato grazie proprio a Zhistorica). Nel corso del libro si ritroverà ad affrontare un’invasione di demoni di ispirazione lovecraftiana, se il Solitario di Providence avesse giocato a Dead Space. Zodd è stato presentato come un vero e proprio Villain dallo stesso autore e pare che, per molti lettori, il suo punto di forza sia questo. Apprezzo molto il tentativo di proporre un protagonista fuori dagli schemi di Eroe e Antieroe classici, cosa che io stesso amo ricercare e fare, ma è proprio per questo che sento di dover dare un giudizio negativo su questo personaggio.

Non ho empatizzato con Zodd.

La mia convinzione è che, in una buona opera, sia fondamentale empatizzare con il protagonista (tralasciando il caso di alcuni tipi di commedia). È uno dei pilastri che rendono quell’opera buona. Ma Zodd, purtroppo, non funziona. Zodd, nel terzo capitolo, violenta una ragazzina di 14 anni che aveva precedentemente “salvato” durante un’incursione(semplificando), per il semplice motivo che non aveva voglia di spendere al bordello. Ho vari problemi, anche personali, con lo stupro (e ci mancherebbe), ma posso starci. Posso apprezzare anche il cannibalismo, anzi, quello è solo interessante per una mente deviata come la mia, e posso restare incuriosito dal mangiare demoni e mettere in atto torture ridicolmente complesse solo per compiacere esseri di altre dimensioni.

Ma ci posso stare solo se so il perché, solo se conosco l’origine di tanta violenza, se la comprendo. Zodd ha appena un paio di momenti di flashback del suo passato da bambino, ma sono, almeno per me, troppo poco. Sei, sette righe al massimo, in tutto il libro. Per spiegare i disturbi di un personaggio così evidentemente malato, ho bisogno di più. E mentre scrivevo la prima bozza arrabbiata e pretenziosa di questo articolo, ho iniziato a pensare all’antieroe per eccellenza, e all’opera a cui appartiene, ricordando che hanno influenzato moltissimo Campagnano stesso nella stesura di Zodd, tanto da dare il nome al protagonista.

Sto ovviamente parlando di Guts e di Berserk, manga di Kentaro Miura.

Ma andando a rivedere il manga, ho capito la differenza abissale che intercorre tra Zodd e Guts, non solo in termini di bravura degli scrittori ma anche in termini di costruzione del personaggio. Guts è un antieroe, Zodd non vuole esserlo. Zodd a me è parso il classico mini-boss del cattivo finale, di solito dotato di nome corto (come Zodd, in effetti), che serve solo a dare un guardiano della soglia semplice da battere, un muro da scavalcare quando si è pronti, più che un cancello che si deve capire come aprire.

L’esempio più calzante che mi viene è il pelatone cattivo de “I mercenari 3

Quindi, usare Guts come contraltare era sbagliato. Opere diverse, medium diversi, personaggi troppo diversi. Poi, una sera, tornato a casa, il mio fratellino (anche se ormai mi dà una spanna in altezza), mi dice che aveva appena letto un mio fumetto, e che gli era piaciuto tantissimo. Ed ecco la soluzione: Khaal.

La copertina integrale di “Zodd. Alba di Sangue”.

Khaal, cronache di un imperatore galattico” è un fumetto di Louis e Valentin Sècher, edito in Italia da Mondadori, che ha un Villain come protagonista.

Khaal è (facendola breve) un tiranno che non esita a imprigionare i suoi fratelli, squartare chi gli porta brutte notizie, tenere uno schiavetto mezzo animale che sbrana i suoi nemici, ingannare, uccidere per divertimento, usare la violenza anche a letto (sebbene in realtà non lo si veda mai stuprare qualcuno). Ah, e alla fine diventa anche uno stramaledetto schifoso leader di alieni simil Tirannidi di Warhammer 40000

E io lo adoro.

Anche qui, il suo passato è trattato giusto in un paio di tavole, roba tutto sommato breve. Eppure, funziona per me molto meglio di Zodd.

Perché?

Mi sono arrovellato su questo punto per un bel po’, e sono alla fine giunto alla conclusione che non si tratta di una cosa sola, ma di una commistione. La prima cosa importante è il Titanismo. Khaal, a differenza di Zodd, ha un piano, un piano importante che lo porta a lottare contro tutto e tutti, senza una facile soluzione. Zodd sopravvive a demoni orrendi come gli riesce, Khaal vuole diventare un imperatore del suo mondo prigione e schiavizzare le altre razze, lotta contro due fazioni potenti e agguerrite. E poi arrivano i wannabe Tirannidi, per dire.

Secondo, Khaal mostra di avere un’etica, per quanto brutale e meschina. Zodd invece disprezza tutto e tutti, e alla lunga la cosa stufa. Mentre Khaal tiene al suo animaletto da compagnia squartapersone come a un vecchio giocattolo, e lo usa letteralmente come carne da cannone, ha per lui delle attenzioni che denotano un livello di follia inequivocabile, come il concedergli di banchettare con le carni dei suoi nemici. Non è il classico cattivo che gode nel metterlo in ridicolo, semplicemente lo considera come un animale, e come tale lo tratta. Anche il rapporto che ha con i fratelli è tirannico e denota una mania di controllo ossessiva, ma è coerente col personaggio.

Terzo, il suo passato è più chiaro di quello di Zodd. Quest’ultimo ha dei flash sfocati di bambini che lo picchiavano e gente che lo torturava. Troppo veloci da poter capire ed empatizzare. Khaal, al contrario, ha un passato ancor meno empatizzabile, ma è molto chiaro. Lo vediamo da piccolo, rannicchiato in un angolo, fingersi debole per attirare in trappola un bestione di tre metri per poi saltargli in faccia e cavargli gli occhi a mani nude. Il gigante gli crolla addosso e lo intrappola sotto il suo peso, e quando i suoi fratelli lo trovano (è la prima volta che si incontrano) e lo liberano concedendogli (per varie cose di trama) una forza immensa, lui parte in quarta e cerca di ammazzarli. È una persona molto disturbata, e lo capiamo subito. E capiamo che, se anche un matto come lui vuole cose terrene quali potere e donne, allora dai, non è così male. E ci sentiamo vicini a lui, ma anche migliori, al tempo stesso lo ammiriamo e lo disprezziamo.

Quarto, Khaal ha molto da perdere, Zodd no. Non ho praticamente mai temuto per la vita di Zodd, nel libro, vuoi perché non è mai stato in evidente difficoltà, vuoi perché (appunto) non aveva nulla di particolare da salvare, nessuna donna, casa o obbiettivo. Khaal, di controparte, ha da perdere la sua dignità, il suo impero, la sua forza, la sua libertà, la fiducia che la gente ripone in lui e via così. Questo fattore accentua il titanismo, quando guardo la battaglia che sono sicuro Khaal vincerà e vedo arrivare dal niente i simil Tirannidi e squartare tutti, rimango scioccato. Mi chiedo cosa cavolo potrà fare il mio pelatone preferito (dopo Riddick) contro questa minaccia.

Copertina di “Khaal. Cronache di un imperatore galattico” dell’edizione edita da Titan Comics

Potrei andare avanti a parlare per moltissimo, ma rischierei di annoiarvi, e questo articolo, tutto sommato, è già abbastanza lungo.

La conclusione che mi sento di trarre è che, per creare un Villain come protagonista, si debba necessariamente creare un Antieroe. Credo sia quasi impossibile creare un Villain complesso (secondo me) senza renderlo automaticamente un Antieroe, per il semplice fatto che un bel Villain ha delle motivazioni precise, che a lui sembrano quantomeno giuste. Quindi, se vediamo la storia dal suo punto di vista, sono ovviamente tutti gli altri ad essere malvagi, o stolti, e a non capire.

E ci sta. È perfetto così, e Zodd (per come l’ho percepita io) non ha avuto la costruzione del Villain, ma più che altro della sua spalla, del suo sgherro.

Spero molto che con il secondo libro si venga a creare una situazione più interessante, perché l’idea, comunque, per me era buona. L’immaginario, la descrizione dei combattimenti e gli altri personaggi mi sono piaciuti parecchio, specie quelli legati ai “buoni” che fanno nascere mostruosi ibridi uomo-demone per combattere i demoni stessi.

E si sa, la speranza, in questi casi, è l’ultima a morire.