Una copertina “cringe” che sembra sputata fuori direttamente dai primi anni 2000. Una raccolta di esercizi di stile senza pretesa, di freewriting camuffato da racconto. Una mia personalissima collezione di riflessioni e di pensieri che tutti facciamo, e di cui tutti discutiamo. Un’idea che ho in testa da diverso tempo e di cui ho già parlato con diversi amici fedeli. Una strizzata d’occhio a “Black Mirror”. La fantascienza e la distopia usati come mero pretesto per parlare di altro, per parlare di emozioni, sensazioni, di paure e di ansie. Un fluire di parole irregolari e sicuramente discontinue, pubblicate con cadenza sbagliata e mai puntuale. Una pausa dai miei lavori principali, uno sfogo, un ceppo per il fuoco della mia creatività che, appena ne ha la possibilità, fugge via a gambe levate.
Tutto questo è Dark Matters, se avete voglia di leggere, accomodatevi pure.

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