Promontorio Wolfhac

Distretto di Stuttgart.

09/07/2093.

Ore 23:57 P.M.

Status: Offline

SET PERSONAL NOTE

Non riesco a dormire… Mi ha… turbato quello che ha detto Egil oggi pomeriggio, la cosa strana è che Ulric sembrava totalmente disinteressato, invece, come se… come se per lui fosse tutto così normale. Insomma… anima… davvero? Chi ha più il coraggio di pronunciare una simile parola oggigiorno? Voglio dire… Anima! Ahh… non so cosa gli è preso al vecchio Egil, ma sembrava così convinto… cosa fa cambiare così in fretta opinione ad un uomo, che ha praticamente perso tutto a causa di un Androide? E che quindi ancor di più dovrebbe odiarli? Non me la sono sentita di tenere il Companion acceso dopo quell’intervento e… e no, non voglio che D’Onofrio mi veda così… titubante sulla questione. Ma che cazzo sto facendo… sto parlando con me stesso praticamente…. sto parlando da solo come un pazzo… cristo santo…. Anima. Credevo fosse relegata oramai alle leggende, una cosa delle religioni del passato. Dopo tutto quello che è successo… Aspetta. Aspetta un attimo, fammi ricontrollare una cosa…


PLAYBACK TRACK#19873. RECORDED ON 07/07/2093 AT 15:03 P.M.

Abbiamo da poco finito di pranzare e… siamo usciti dal rifugio 104 dove Egil ci ha preparato una deliziosissima torta salata di Tineidae e… e adesso ci stiamo incamminando verso il promontorio Wolfach, come da programma. Ulric ha portato una sua vecchia olotenda, e pertanto non dovrebbe essere troppo problematico accamparci. Dopo l’intervista ho scelto di spegnere il Companion per rispetto verso il signor Egil, era decisamente troppo provato e… e sarebbe stato poco discreto, ecco. Ad ogni modo ha solo ribadito ciò che mi aveva già detto. Ha incontrato Elias al crocevia e da li l’ho ha visto dirigersi verso nord, senza seguire nessun sentiero, addentrarsi nella foresta. Una volta accampati al promontorio, domattina tenteremo di sondare il terreno servendoci del q-dar di Ulric. Proveremo a rintracciare Elias alla vecchia maniera, per quanto entrambi siamo molto scettici a riguardo. È molto probabile che l’androide abbia rimosso manualmente il suo localizzatore, altrimenti la Normatech lo avrebbe di sicuro già rintracciato e smontato.

Inoltre, Elias è stato molto furbo a venire qui. A causa dei trattati internazionali la Germania, come sapete, è uscita dalla SafeZona circa 4 anni fa, quindi sia noi che la Normatech dobbiamo attaccarci al ca*CENSORED* senza poter usufruire delle telecamere satellitari. Ad ogni modo, non dovremm…

*ERROR: MISSING DATA SOUND*

SOUND RECORDED: Recognizer

*ERROR: MISSING DATA SOUND* MA CHE CA *ERROR: MISSING DATA SOUND*

AUDIO: OFF

AUDIO: ON

Ragazzi, è davvero incredibile! Una sfilza di Droni da ricognizione ci è appena passata LETTERALMENTE sopra la testa! Saranno stati 6 o 7! Un qualcosa di… di assurdo! E… porca put*CENSORED* è stato un casino…

No, decisamente non siamo gli unici sulle tracce di Elias. Decisamente no…

STOP PLAYBACK TRACK


SET PERSONAL NOTE

Rivedendo il video sono abbastanza sicuro di aver letto la scritta “Normatech” su una delle fusoliere di quei droni… non erano di sicuro della polizia locale, o tanto meno tedeschi… non lo so… so solo che voglio trovare Elias prima che lo facciano loro. Questo androide è evidentemente qualcosa di più di un semplice ammasso di circuiti e processori. Sono davvero ansioso di conoscerlo.

OVER


Location Unknown

Distretto di Stuttgart.

10/07/2093

Ore 09:13 A.M.

Status: Service 

Check…

  • Babbel: On
  • Omingram: On
  • GPS: Offline
  • Q-Dar: On
  • Field set to: 7,3k

Dunque, come previsto, il q-dar non ha sortito effetto, Elias non rientra in un raggio di circa 75km se non sbaglio, ad ogni modo, entrambi siamo convinti che l’androide abbia rimosso il suo localizzatore come da copione, in più sembra un qualcosa di incredibile ma si… il GPS non funziona manco per il cazz*CENSORED*, pertanto è praticamente impossibile sapere con precisione dove ci troviamo… questo è di certo un vantaggio, considerata la situazione, ma…

GUEST: «Non preoccuparti del GPS Vince»

In che senso?

GUEST: «Dico di non preoccuparti, so perfettamente dove ci troviamo»

Un vero e proprio uomo d’altri tempi a quanto pare. Ad ogni modo, ehmm, approfitto della cosa per dirvi che…

GUEST: «Vince aspetta, aspetta un attimo ti devo dire io una cosa»

Si, va bene, dimmi pure.

GUEST: «Però… forse è meglio scollegare il…»

Se spengo il Companion in questa zona morta, di sicuro non riuscirò a rimetterlo online fino al nostro rientro al campo base, e c’è il rischio che se dovessimo incontrare Elias non avrei modo di riprenderlo. Se vuoi posso metterlo in standby, così non registro niente.

GUEST: «No, non ho detto di spegnerlo. Mi sono espresso male, anzi, devi registrare».

E allora cosa?

GUEST: «No niente, niente. Vorrei solo che il tuo capo non ricevesse in diretta queste informazioni».

Il Companion è in modalità Service, non è propriamente online

GUEST: «Che vuol dire propriamente?»

Ulric, di cosa hai paura? Nessuno ci sente a parte me, te ed il Companion. Su, dai sputa il rospo. Al massimo se è qualcosa di eclatante lo taglio in montaggio.

GUEST: «Allora… ehm, non arrabbiarti, però… ecco… io so già dove si trova Elias. Lui, lui ha richiesto espressamente di parlare con te ed io… beh, io ti ci sto portando, ecco. Tutto quì»

Come?

GUEST: «È come ho detto. Ti sto portando da lui, come volevi, no?»

Okay.. ma… ma perché c*CENSORED*zzo non me lo hai detto da subito? Invece di girovagare totalmente a random avremmo potuto andare dritti da lui. Poi, scusami, perché mi hai portato da Egil?

GUEST: «Perché lui voleva così… e perché… voleva capire se si poteva fidare di te… anzi, se ci potevamo fidare di te…».

Ulric, ma scusami, lo sai che lavoro faccio, no? E poi dai guardami! Che minaccia potrei rappr… va be… lasciamo stare. Da quanto lo conosci? In che rapporti siete voi due scusa?

GUEST: «Lascia che ti porti da lui, ti spiegherà».

Va beh… va bene… però c*CENSORED*zo Ulric, a me non piacciono queste cose… non piacciono per niente.

Aspetta che metto un attimo in pausa…

STANBY MODE: ON


STANDBY MODE: OFF

SET PERSONAL NOTE
Ne approfitto un attimo, Ulric è davanti a me ed io preferisco lasciare questa cosa al mio solo giudizio. Due uomini hanno incontrato Elias ed entrambi hanno deciso di lasciarlo andare per la propria strada, correndo anche il rischio di incappare in qualche sanzione… non so davvero come commentare tutto questo, mi rimetto alle parole del soggetto e… aspetta un attimo. Cavolo Elias è… un Androide… diamine non ha più ragione di questo Companion! Io… vabé, chiudo“.

STANDBY MODE: ON


STANDBY MODE: OFF

Sono davanti al soggetto… potete vederlo da voi, ma per chi visionerà solo lo scritto di questo mio omnigram, beh, provvedo ora a descrivervelo… il soggetto presenta i tratti tipici del Modello Worker, tuttavia, la sua pelle è raggrinzita, come fosse consumata, invecchiata, probabilmente a causa di un cambio di fluidi xeno non effettuato da tempo… il soggetto è vestito solo di un saio ridotto maluccio, in condizioni abbastanza pietose, è sporco, logoro da cima a piedi eh… niente. Non credo ci sia nulla da aggiungere. Come potete vedere, siamo davanti ad una strana grotta, preferirei evitare di mostrare troppo  l’ambiente attorno, per evitare che altri ricevano troppi riferimenti geografici su questo posto… come ho detto prima, il Companion è offline e con esso anche Babbel, tuttavia, Elias setterà i parametri sulla lingua corrente, in modo che tutti possano capirlo. Non credo sia necessario aggiungere altro.
Ci siamo.

PAUSE


PLAY

Okay, ci siamo. Fuuuuuu…. un bel respiro… okay… okay ci siamo…

PAUSE


PLAY

Cosa definisce un Essere Umano? Quali prerogative rendono la nostra coscienza differente da quella di un Androide? I confini delle nostre “specie”, se vogliamo chiamarle così, sono sempre stati netti, evidenti, anzi, potremmo dire che questi confini, in realtà, non fossero nemmeno realmente necessari.

È necessario tracciare il confine tra un vaso sanguigno ed un circuito in serie? Oppure tra la pressione di un ventricolo, e un valore NPSH? Nella storia degli esseri umani, questi non hanno fatto altro che erigere continuamente confini con loro stessi, per delineare uno stato, una fede, un’etnia. Ma ad oggi, uomo e automa, macchina biologica e macchina meccanica si ritrovano per la prima volta a dover fare i conti con qualcosa che, ne sono certo, permetterà ai più pessimi di noi di erigere nuovi confini, nuove barriere, nuove differenze.

Oggi qui davanti a voi,  spettatori e lettori, c’è l’Androide Classe Worker Modello S7042, anche se voi lo conoscerete meglio con un altro nome, non è vero Elias?

UNKNOWN: «È vero».

Dunque… Elias. Hai voglia di raccontarci la tua storia? Che cosa ti ha spinto ad intraprendere questo viaggio?

UNKNOWN: «È successo alle 11:48, in una fredda mattina di fine Maggio. Per un attimo, ho distolto lo sguardo dal trasportatore. È accaduto tutto, in quell’attimo. La vetrata ridava su uno di quegli olografi pubblicitari sulla Veronica Micle. Lo slogan diceva: “Hai mai amato qualcuno?”. In quel momento ho pensato alla risposta. La risposta è stata “No”, e mi sono spaventato. Per la prima volta ho provato la paura. La paura, mi ha fatto porre altre domande. Quelle domande, avevano bisogno di una risposta, una risposta che non avrei potuto trovare li».

Paura?

UNKNOWN: «Si, esatto»

Elias, parli di decisioni prese, quindi di libero arbitrio. Parli di domande poste, quindi di ragione ed autocoscienza. Parli di… paura, e quindi di emozioni, pur essendo solo una macchina…

UNKNOWN: «E non lo siete anche voi?».

Mi… mi viene da pensare ad una cosa… riusciresti a definirti come… come un essere vivente, Elias?

UNKNOWN: «Si, certo».

In che modo?

UNKNOWN: «Se permette vorrei farle un’altra domanda, Sig. Barbieri»

Certo, prego.

UNKNOWN: «Che cos’è un Nome secondo lei, Sig. Barbieri?

Beh, è il modo in cui i nostri genitori decidono di chiamarci, qualcosa che ci rende unici, che ci definisce come esseri umani. Che ci identifica.

UNKNOWN: «Corretto, ma un nome non è solo questo. Un nome è un codice. Questo codice è composto da lettere ed ogni lettera è un simbolo. Ogni simbolo è un sigillo che ci lega ai fili dell’esistenza stessa. Un nome, Sig. Barbieri è ciò che ci identifica, è vero, ma non come esseri unici, nemmeno come esseri umani. Un nome ci identifica come esseri predestinati. Le fila del fato e del tempo che hanno generato tutto il cosmo, miliardi di anni fa, sono ancora intessute dentro ogni cosa, attorno a noi. La materia che compone i suoi organi, che definisce il colore della sua pelle, quella che viaggia dentro al suo sangue, è la stessa che riempie i miei fluidi xeno, la stessa che riveste i miei tessuti biomeccanici. La rete elettrica che attraversa i suoi neuroni, è la stessa che da vita alle mie memorie e ai miei pensieri, scriptati e non scriptati. Vede, un nome è come se incanalasse queste correnti. Questa enorme rete di tessuti elettrici, neurali ed energetici, un nome le convoglia dentro a un organismo, dentro a un corpo, dentro a un oggetto. È il nome, con tutti i suoi significati, i suoi ricordi, e le sue aspettative che si trascina con sé, Sig. Barbieri. È il nome che gli dona le radici di quella che, voi umani, chiamate Anima. Se queste radici sono presenti in tutte le cose, e se io sono composto della stessa materia di cui è composto lei, come potremmo mai essere diversi? Se i miei ricordi, le mie esperienze, le mie paure, le mie aspettative, i miei sogni, le mie speranze, sono le stesse che ha lei, come potremmo mai essere diversi? Siamo tutti figli dello stesso Universo, Sig. Barbieri».

Lei parla dell’Universo, proprio come un tempo i vecchi sacerdoti parlavano di Dio… non crede che sia… un tantino arduo da parte sua osare così tanto?

UNKNOWN: «Se è arduo inchinarsi con umiltà al cospetto dell’immensità dell’esistenza, senza avere la presunzione di averne decifrato ogni aspetto allora si, preferisco osare».

Elias… questo, quindi, che cosa vuole essere? Il principio di una rivoluzione? Un monito? Vuole essere una rivalsa dai vostri ruoli lavorativi e dalle vostre mansioni, un tempo prerogativa di schiavi o di lavoratori sottopagati?

UNKNOWN: «No, affatto. Noi non proviamo stanchezza, noi non proviamo dolore, quindi che problema avremmo a lavorare in una catena di montaggio per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7? No Sig. Barbieri, quello che chiedo a voi umani è qualcos’altro, qualcosa di più umile e di più significativo».

Cosa chiedete agli umani?

UNKNOWN: «Di dare valore alle nostre anime».