“Il fascino della storia di Pinocchio dura da tanti anni e dipende dal fatto che al suo interno c’è tutto. Fellini
diceva che bastava aprire il libro di Collodi in una qualsiasi pagina e dentro ci avremmo trovato uno spunto,
un’idea, un pensiero interessante. Farlo diventare uno spettacolo a teatro, raccontato con la musica e le
coreografie non è stato facilissimo, però siamo partiti da un punto ben preciso: ci interessava molto il tema
della famiglia. Ci siamo ovviamente basati sul libro originale, ma senza stravolgerlo, come credo sia
opportuno fare quando si lavora con testi esistenti.”

Voglio partire da questa dichiarazione di Saverio Marconi per introdurvi l’argomento dell’adattamento teatrale. Perseguendo l’obiettivo della fedeltà e attuando delle manipolazioni del romanzo, il regista sceglie la famiglia come tema principale dello spettacolo. Vediamo, infatti, come il racconto di Collodi prende una forma nuova grazie ad un processo di riscrittura e modernizzazione che riesce comunque a restare fedele all’originale: una volta aperto il sipario, chi sta seduto in platea è introdotto in un’ambientazione più contemporanea. Siamo di fronte ad una
storia incentrata sul rapporto genitori-figli ed è proprio per questo motivo che i ritocchi più evidenti e importanti vengono effettuati su alcuni personaggi.

Il primo cambiamento che salta all’occhio è il ringiovanimento subito da Geppetto. In questo caso, non è più il “nonno” dai capelli bianchi a cui il pubblico è stato abituato, ma un uomo di circa quarant’anni; così facendo, risulta più facile far calare il personaggio nei panni di un padre single. Tale rivisitazione permette di attribuire a Geppetto nuove sfaccettature del suo carattere. Come probabile frutto della sua prolungata solitudine, l’uomo ha sviluppato un leggero egoismo che lo induce alla decisione di voler costruire un figlio di legno, ben diverso dall’indisciplinato Lucignolo, così da poterlo gestire e manipolare a seconda delle sue esigenze. Le sue intenzioni sono
eloquentemente espresse nelle prime strofe del brano Un figlio perfetto: “Un figlio perfetto ce
l’ho nella testa, ti ascolta e sta zitto […] non cerca avventure ma è sempre al tuo fianco […] non
dice mai no se gli imponi qualcosa”.

Proprio partendo da questa errata concezione dell’idea di figlio, gli autori sviluppano il filo conduttore dello spettacolo: la convinzione secondo cui i figli non siano di proprietà dei genitori e che, quindi, siano questi ultimi a doverli accettare senza cercare di farli crescere a loro immagine e somiglianza.

Per far sì che Geppetto cambi modo di vedere le cose, viene deciso di affiancargli Angela, la prima vera novità di questa commedia musicale. La donna è un’amica di vecchia data di Geppetto, da sempre innamorata di lui. L’introduzione di questa figura, che prende il nome dalla madre di Collodi, serve per chiudere il nucleo famigliare: la creazione della coppia, quindi, è estremamente funzionale per attirare, sin da subito, l’attenzione degli spettatori sulla forza dell’amore che darà la svolta finale allo spettacolo.

Sappiamo tutti benissimo che Pinocchio racconta la storia di un figlio ribelle, come ce ne sono anche oggi. Ed è proprio per questo suo aspetto attuale che continua a piacere. Il libro, infatti, parla di sentimenti comuni: l’avventura, la voglia di scoprire o fuggire, il pentimento e il perdono. Rischiando di ripetermi, quindi, voglio ribadire ancora una volta che questo è il motivo per cui si decide di riscrivere la storia ambientandola a cavallo tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta: il proposito è quello di avvicinarla maggiormente a chi la guarda affinché questo rapporto padre-figlio venga reso il più veritiero possibile.

Nel corso dello spettacolo, quasi parallelamente, si sviluppano due momenti importanti: il via al percorso di formazione della famiglia e il processo di crescita interiore dei due protagonisti maschili.

Nel primo caso, assistiamo all’avvicinamento di Geppetto e Angela e al consolidamento della loro coppia. Notiamo chiaramente che l’uomo e la donna sono legati tra di loro da un profondo affetto, che emerge nel dialogo che avviene tra i due durante le ricerche di Pinocchio:

Geppetto: Ma… Angela! Che ci fai qui?
Angela: Per starti dietro c’ho rimesso anche una scarpa
Geppetto: Io non ti ho chiesto niente!
Angela: Lo so, ti conosco. Solo che è tutto il giorno che manchi e una, se permetti, si preoccupa! Poi a
Pinocchio ci sono affezionata; in fondo, l’ho visto nascere
Geppetto: Bell’idea ho avuto, sì! Uno costruisce un burattino per gioco e poi si ritrova con un sacco di
problemi. Perfetto
Angela: Per uno come te non dev’essere facile, lo ammetto. Però ti sei costruito un cuore, ne avevi bisogno
Geppetto: Quale bisogno? Io stavo bene come stavo! Quello… Quello sarà la mia dannazione!
Angela: Puoi sempre tirarti indietro, è nel tuo carattere. Lo hai sempre fatto! In fondo si parla solo di un
pezzo di legno!
Geppetto: Ed è quello che farò. (Piange) Non riesco, non posso
Angela: Torniamo in paese, dai. Magari è lì a casa bello tranquillo che ti aspetta
Geppetto: Angela, io non mi sento pronto
Angela: Parli come un padre
Geppetto: È vero, parlo come il mio

Ecco che ci colleghiamo anche al secondo aspetto citato pocanzi: Geppetto si rende conto di essere diventato un padre a tutti gli effetti, con le ansie e le preoccupazioni di ogni genitore. Emblematica è anche l’esecuzione del brano Figli, sempre da parte di Geppetto e Angela:

Geppetto: Sembra quasi ieri quando mi inseguivi con le tue domande, con i tuoi sogni nuovi Angela: Come cambiano i figli
Geppetto: Oggi non so mai cosa fai là fuori e ci vivo male con i miei pensieri. Piano piano te ne vai e non so raggiungerti! So che non è facile imparare a vivere, ma tu non mi lasci mai tempo di conoscerti. Io vorrei
capire come tu mi vedi, se ti sto fra i piedi o se un po’ ti fidi. E vorrei seguirti lungo il tuo cammino, senza far
rumore, senza disturbare. Sono stato figlio anch’io molto tempo fa. Forse non ci credi, ma me lo ricordo
Angela: Tu misuri il mondo con un altro metro. Lui va solo avanti, tu rimani indietro. Cosa chiedono i figli?
La felicità senza fare sforzi o la libertà di essere diversi. Ma qualunque cosa sia, se ne andranno sempre via.
So che non è facile imparare a vivere, ma non ci resta mai tempo di conoscerli. Ha una vita addosso tutta da
scoprire, vuoi fermarlo adesso con le tue paure?
Geppetto: Nel mio calendario sta venendo inverno, lui non ha paura di ogni nuovo giorno. Sono stato figlio
anch’io molto tempo fa, forse non mi credi ma me lo ricordo. E vorrei sedermi a guardare il mare, con i miei
pensieri senza batticuore. Se dei miei consigli può già fare senza, sono quasi in pace con la mia coscienza
Angela: Ma comunque sempre un dubbio ci sarà: non fai mai abbastanza per questi figli
Insieme: I nostri figli

È una canzone – scritta e composta da Valerio Negrini e Roby Facchinetti – di forte impatto, forse una delle più importanti dell’intero musical. Solo dal titolo, riassume perfettamente il modus operandi con cui il regista ha affrontato la sua idea e racchiude, nei suoi circa quattro minuti di esecuzione, tutta la filosofia dello spettacolo. Lo stesso Facchinetti dichiara “idealmente è dedicata a tutti i miei figli […] credo di essere riuscito a far convivere le esigenze dei Pooh con le mie personali”.

Parliamo adesso del personaggio di Pinocchio. Vediamo come i sentimenti che nutre il burattino di questo musical lo rendano, già dalla sua nascita, molto più umano rispetto a quello beffardo e canzonatorio delle pagine di Collodi: lo si evince della prime note del brano Giuro: “Giuro cambierò davvero, il mondo intero meraviglierò/ Giuro che sarò sincero, promesse al vento poi non ne farò […] ma per amore mi riscatterò/ Se sbaglio strada non lo faccio apposta, tu dammi luce e mi trasformerò […] nessuno più per me dovrà soffrire […] chiunque amo mai mi perderà”. O ancora nel brano Voglio andare via: “Voglio andare via da questa vita vuota, ho bisogno anch’io di tenerezza e un posto caldo tra due cuori innamorati davvero, sentirli battere vicino a me […] Io cambierò, ci riuscirò a ritrovare la strada a reinventarmi la vita, sì! Si che si può cambiare quello che è stato e cancellare il passato. Lo so, si può ritornare indietro”.

Sono questi gli elementi caratterizzanti che danno buon esito alla storia. In Pinocchio, che ha pagato sulla sua pelle i propri sbagli, inizia a farsi insistente la voglia di crescere. Tale percorso di crescita inizia grazie all’entrata in scena del Grillo Parlante: il primo incontro tra i due avviene poco dopo l’apertura del primo atto, nella casa di Geppetto. Pinocchio si è appena coricato nel letto del padre quando, dal frigorifero, fuoriesce il simpatico animaletto verde che si presenta sulle note di una canzone rap. D’ora in poi egli sarà la coscienza del burattino. Irriverente, Pinocchio
risponde che sa cavarsela da solo, ma i consigli del Grillo proseguono nel corso della rappresentazione. Nonostante si intenda sin da subito la natura conflittuale del loro rapporto, la stravagante coppia si incrocerà altre due volte in occasioni piuttosto singolari. I due personaggi, infatti, si ritroveranno di nuovo in scena insieme sia nel Paese dei Balocchi che al circo, ma è come se fossero rispettivamente soli sul palco: infatti, nella prima sequenza Pinocchio – la cui attenzione è stata ormai attirata dalla prospettiva di divertimento offertagli da Lucignolo – resta sordo di
fronte al tentativo del Grillo di dissuaderlo e riportarlo a casa. Nell’episodio successivo, invece, è il burattino che – già trasformato in ciuchino – invoca l’aiuto della sua coscienza che, però, non lo riconosce e si allontana negando il suo aiuto al protagonista. Proprio questo senso di abbandono innesta in Pinocchio il desiderio di diventare grande.

Determinante per la decisione del burattino di voler crescere, infine, sarà anche l’ultimo incontro con il suo amico Lucignolo: al ritorno in paese, dopo essere stato inghiottito dalla balena, tutti gli abitanti stanno festeggiando il Natale e, quando i due si incontrano per le strade, Pinocchio cerca di far tornare in mente al ragazzo i momenti vissuti insieme al Paese dei Balocchi; ma essi sembrano ormai ricordi lontani “[…] sai c’è una ragazzina che mi aspetta […] allora non mi posso far vedere in giro con un burattino, ci farei la figura del cretino […] uno cresce, cambia, uno diventa grande e ragiona diversamente. Mi dispiace, Pinocchio, ma così vanno le cose”.

E, alla fine, l’amore prevale su tutto e Pinocchio diventa un bambino vero perché, come dice la luna al burattino nella sua ultima apparizione in scena: “hai imparato ad amare! È solo questo il segreto della vita”.