Art by Cristiana Leone

Il giovane Stelvan non l’aveva ancora compreso. Troppo ebbro di gioventù per rendersene conto. Troppo abile nello scivolare sopra i problemi, dal doverne fare un peso. Ma per quanto nei suoi occhi io non avessi colto traccia di timore alcuno, al contrario il ragazzo pareva essersi reso conto di come, nei miei, questo trapelasse del tutto. Erano bastate sole quattro parole dalla Corrispondenza di Mewlbert, rapida, timorata, priva di encomi prolissi. “Gli Angeli sono tornati” aveva detto. Il Savio teneva alla forma e alla cortesia tanto quanto me, ma se n’era infischiato di entrambe, quella mattina. Non c’era nulla da discutere, nulla da obiettare, forse solo da recriminarsi. «Il Ciclo è concluso.» Se i Sette erano tornati per davvero, non poteva essere altrimenti. Gli Dèi erano morti. Il Macellaio aveva compiuto il suo dovere. Solo che non aveva tenuto conto degli Invasori. «Stupido essere, senza saperlo c’ha condannati tutti.» Stelvan mi si fece vicino, preoccupato da quel mio mormorare solitario e insensato alle sue orecchie. «Mastro Meandor, vi sentite bene? Qualcosa nella Corrispondenza del Savio Mewlbert che vi ha turbato?» Cosa avrei dovuto rispondergli? Cosa avrei dovuto promettergli? Il cielo aveva già mutato colore. Sarebbe stata solo questione di tempo, prima che fossero giunti anche da noi.
«Prepara le tue cose, ragazzo. Dobbiamo andarcene da qui.»