“Buongiorno, mio signore.”

“Esatto. Sono arrivato questa mattina.”

“Li ho già visti, sì.”

“Lo abbiamo fatto per… ottimizzare i tempi, signore.”

“Tomm era certo che non gli servisse il mio aiuto, perciò mi sono occupato della carovana.”

“Se ne stava nascosto tra i Balkari, il pezzo di merda!”

“Soltanto quelli che lo hanno difeso.”

“No, signore.”

“Non l’ho incontrata. Probabilmente si trova già a Indar.”

“Non lo so. Mi sono fermato a Yeglea il meno possibile.”

“Tecnicamente non siamo ancora in guerra, no, ma di certo non ci vedono di buon occhio.”

“Sì, il ragazzo vi sta aspettando.”

“Certamente. Si tratta dell’incarico a Illhebron?”

“Ho parlato con le nostre guide. Ci attendono a Urwine, tra quindici giorni da oggi.”

“Allora a più tardi, signore.”

“Siete qui, finalmente! ”

“Certo, lo so. È che siete sempre tanto impegnato.”

“Sì, ho dormito… un pochino.”

“Solo ogni tanto.”

“È come al solito. Lo sapete che non cambia mai.”

“A volte va un po’ meglio, ma a volte è come se io non… esistessi, come se ci fosse solo…”

“Cerco di trovare un pensiero su cui concentrarmi. Mi dico che, se riesco a trovare
un pensiero e a resistere, tutto passerà. Solo che i pensieri non ci sono più, c’è solo la… sensazione… e un tanfo di morte nella bocca e il dolore che mi morde e che…”

“Scusatemi.”

“Certo che sono contento. Di vedervi e di essere qui. Soprattutto di vedervi.”

“Sto bene con loro, davvero. Mi trattano bene.”

“Me ne accorgo, sì”

“Beh, parlano piano e si muovono più… lentamente.”

“Lentamente, sì.”

“Come se avessero paura di rompere qualcosa.”

“Vogliono proteggermi, o proteggersi. Credo.”

“Grazie.”

“Ma ne abbiamo già parlato ieri…”

“Vi ho detto tutto, davvero. Non ho scordato nulla.”

“Solo la pergamena. L’ha presa Tomm.”

“Non lo so. Io non l’ho letta.”

“No, nient’altro.”

“Non ve la direi mai una bugia.”

“Siete arrabbiato con lei?”

“Lo so, però non è successo.”

“Beh, io credo… che la perdonerei.”

“Era infuriato e hanno litigato…”

“Certo. Lui le ha detto di non fare mai più la pazza. Di obbedire a voi.”

“Io non lo so. Penso che le voglia molto bene. Anche a me ne vuole.”

“Perché è buono con me.”

“Una notte si è seduto sul mio letto e mi ha stretto il braccio, per lasciarmi riposare…”

“Per un po’. Non lo so per quanto.”

“Però per voi è diverso. Voi non sentite male, lui sì.”

“Non intendevo questo…”

“Lo so.”

“Sì, ve l’ho promesso.”

“Un regalo? Per me?”

La storia della foresta di Illehbron tra congetture e certezze, scritto e illustrato dalla Savia Gatta Mewthilde. È… bellissimo! Grazie!”

“Moltissimo! Lo leggerò questo pomeriggio”

“No! Sono felice, invece! È solo che… non voglio che Jack sia punita.”

“Però non le accadrà nulla, non è vero?”

“Sì, signore.”

“Grazie, signore”

“Volentieri.”

“È molto buono. Siete un intenditore.”

“Smorfia? Oh no, è che… in realtà preferisco la birra, signore.”

“Ahahahahah! Già, avete ragione.”

“Bene. È andata bene. Gli uomini di Arden erano impreparati.”

“Sì, stupidi mišev. Male armati e male addestrati. È stato facile.”

“Topi, signore”

“Non saprei, signore. Può dipendere da tante cose.”

“Credo che si sentisse troppo al sicuro.”

“Intoccabile, esatto.”

“Cosa intendete dire?”

Mòz… Chi ve lo ha detto? Il Grigio o Moccioso?”

“Era soltanto un graffio. È già guarito.”

“No, qui è stato in una zuffa, signore. Niente di importante.”

“Grazie. Ho fatto quello che dovevo, signore”.

“Ero lì per coprirle la fuga. Ho rispettato il piano.”

“No, lei doveva solo uccidere Arden ma…”

“Vi prego, signore, se voi conosceste Jackie…”

“È così importante il modo in cui la chiamo?”

“No, signore.”

“Ho detto di no.”

“Scusate, signore. Non avrei dovuto alzare la voce.”

“So quali sono le priorità.”

“Sì, signore.”

“E voi dovreste sapere che vi sono leale.”

“Grazie, signore.”

“Ricordatele che è in debito con voi. Non farà altre sciocchezze.”

“Non ce ne sarà bisogno, signore.”

“Allora addio, signore.”

“Volevate parlarmi, Eminenza?”

“Posso immaginarlo.”

“Sì, signore.”

“Non sapevo dove fosse, in realtà. Ho solo tirato a indovinare.”

“Non ne ho avuto il tempo, mi hanno scoperta quasi subito.”

“È la verità.”

“Lo so, mi sono sopravvalutata.”

“Non gli ho chiesto io di intervenire, signore, ne sarei uscita da sola.”

“È un buon agente.”

“Certamente. Non avrei mai voluto metterlo in pericolo.”

“Non ci saranno altri… incidenti.”

“All’Accademia è stato diverso…”

“Come potete pensarlo? Siete ingiusto!”

“i-io… non intendevo mancarvi di rispetto, signore”

“Vi prego, signore, non fatelo! Preferirei morire, che tornare laggiù.”

“No, è che io… vi prego, non fatelo, signore.”

“Lasciatemi andare a Urwine con gli altri.”

“Moccioso? Davvero vi ha detto questo?”

“È la verità, signore! I-io non farei mai del male a Markov. A nessuno di loro. Mai.”

“Ve lo prometto. Non accadrà più. ”

“Vostra Eminenza”

Aye, ma certo.”

“Un ritratto, dite? Fatemi un po’ vedere.”

“Ah! Non mi stupisco che si sia contrariata. Quello non saprebbe dipingere neanche un pezzo di formaggio.”

“Non faccio eccezioni, mio signore, neanche per Sua Altezza Imperiale.”

“Ho dipinto troppe facce di ricchi. Roba da rovinarsi la vista, per non parlare del resto.”

“Mandate a chiamare Joan Varmar da Arvika, piuttosto. L’Imperatrice ne sarà più che contenta.”

“Sì, saremo pronti a partire tra una settimana.”

“Illehbron non è il tipo di avversario a cui siamo abituati. Ci occorre il tempo di prepararci.”

“Aye. I ragazzi hanno bisogno di svagarsi un po’ e David deve riposare.”

“Non sapevo che ve lo avesse raccontato. Ha iniziato Squalo a chiamarlo così.”

“Ehi, moccioso, ti ci vuole un nome di battaglia. Così gli ha detto. E Moccioso è rimasto.”

“È in gamba, il ragazzino.”

“No. Questa volta farò in modo che tutti seguano le istruzioni”

“Specialmente lei, signore, specialmente lei.”

“Se accadesse, so cosa devo fare. Non dovete preoccuparvi di questo.”

“Aye. La segretezza è la cosa più importante, lo so. Fidatevi di me, in questo il migliore sono io.”

 

Racconto di Melissa Negri.