[…] Su una cosa possiamo essere d’accordo, ovvero che la magia naturale è intrinsecamente legata alla vita. Visto che, a scopo illustrativo in questo volume, sono state date svariate definizioni di Magia Naturale, permettetemi di spiegare con precisione quale intendo. Con Magia Naturale intendo quella che non è derivativa di una particolare condizione, come la possessione di spiriti o demoni, né tantomeno quella di specifica origine divina o artificiale, dovuta quindi a un oggetto magico o a un’intercessione con i sommi piani degli dèi, o a qualunque altro essere. È questa il tipo di magia che si trova naturalmente in un essere vivente, in questo caso senziente, in misura tale da permettergli di usarla in maniera conscia per influenzare il mondo esterno.
Giacché ho aperto questa parentesi, ci tengo a precisare che sono favorevole all’interpretazione del Consiglio di Aurig sull’origine comune dei rituali magici, ed è mia opinione, per quanto impopolare negli ambienti accademici, che ogni essere vivente, e forse persino i minerali, possiedono un certo grado seppur minimo e infinitesimale di magia.
Detto questo, arriviamo alla trattazione principale del capitolo, ovvero il legame che intercorre tra un corpo defunto e la magia.
Questa pubblicazione non è intesa essere un grimoriucolo da due soldi per lerci negromanti in cerca del segreto per imbottigliare la morte, pieno di fallacie ed errori. Questa pubblicazione prenderà a riferimento solo gli studi acclarati e accettati dalle maggiori accademie di stregoneria e arcanismo di Ystoriel, quali il Sacro Collegio di Adelweiss, l’alta Accademia di Magia dell’impero di Asgàil, il direttivo per gli affari magici della Stella, l’alto Conclave di Vester, il coro Yi-jihon-to del Sommo Celeste di Ylang e ovviamente il Collegio degli Incantatori delle Terre Piane, che finanzia al mia ricerca qui a Urwine.
Ci dilungheremo più avanti sugli elfi Vesterith e sulla loro naturale immunità alla magia in entrambi i sensi, così come sulla classificazione e gli esempi di quali oggetti possano garantire poteri magici esterni.
In questo breve paragrafo voglio invece fare cenno alla condizione di quanti sono tornati dalla morte e hanno manifestato poteri magici.
Mi riferisco al caso di Alberich il Vanaglorioso e al fenomeno delle creature denominate Lich.
Un Lich o Litch che dir si voglia, è un non morto capace di utilizzare la magia. A lungo si è creduto che i poteri di queste piaghe viventi fossero dovuti a uno speciale passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti che segnava un individuo su diecimila, donandogli oscuri poteri.
La realtà però è ben diversa. Con i dati raccolti nel corso della mia ancor breve carriera, che ho segnato nelle note finali, vi illustrerò quali sono i modi che un Lich può avere e ha, nella storia di questa terra, avuto, per compiere incantesimi.
Il primo è senza dubbio alcuno quello dell’oggetto magico, un modo assai semplice ma altrettanto efficace per ottenere poteri e scagliare incantesimi. Non sono molti gli oggetti magici che non abbisognano di un legame con il portatore per funzionare, ma il caso che più viene alla mente in questa situazione è quella del Cavaliere di Ferro, Lord Utrecht di Bronnisbaughn. Questo nano, razza per natura poco confidente nella magia, utilizzava la famigerata spada Hettrigan, la quale aveva la capacità di sfruttare la forza vitale delle vittime uccise per generare incanti di portata anche considerevole, come nel caso della distruzione delle mura di Forge.
Attualmente la spada è conservata nel museo di Magia Oscura di Forge, città nella quale è stato stampato il libro che narra della sua storia e della distruzione di Lord Utrecht, cui il collega e amico Armonde Lunis ha lavorato per una recente riedizione corretta, che consiglio a tutti.
Il secondo modo è quello del favore divino. Creature di potenza divina, come Baruk, signore dei diecimila inferni, o Galitham, Colei Che Tutto Contorce, sono note per i loro interventi diretti nelle faccende mortali riguardanti l’argomento da noi trattato. D’importanza singolare è l’esempio di Otalomsaarr Grigavn, nome assunto dal Lich Dryen Vynicius Corr. Il suo nome significa, in antico dialetto Dryen, “Colui che serve Grig Sotto-ai-Flutti”, il dio affogato della cultura Dryen. La dedizione al culto di Grig da parte di Corr è oramai storia, così come anche la capacità del Lich corsaro di scatenare orde di non morti affogati e maree di energia spettrale addosso alle coste o alle navi avversarie.
Per maggiori informazioni sulla storia di questo individuo, la cui fine è ancora incerta e dibattuta, consiglio il volume “Il culto sommerso” di Kelath Kon Krell, maggior esponente Dryen degli studi sulla cultura di quel popolo all’infuori dell’Impero di Asgàil.
In ultimo, il terzo caso in cui può esistere un non morto capace di usare poteri magici è quello della possessione. Questo parrebbe essere il caso di Alberich, più che altro per assenza di prove che confermino i due casi precedenti e viste anche le peculiari capacità magiche del Vanaglorioso, che non parevano limitate da nessun tipo di scambio fisico-magico. Questa tuttavia è solo un’ipotesi personale, che per quanto azzardata trovo la più coerente. Che si tratti di demoni o spiriti o addirittura geni, vi è in realtà poco da dire, vista la scarsità di ricerche sull’argomento, che confido non tarderanno però ad arrivare (Al costo di doverle condurre io stesso.) […]

-Estratto da: Cossus Vandrakhar, Le riflessioni sulla magia. Trentaquattresima edizione, Urwine, 1219

 

Racconto di Luca Vitali.