[…] Si potrebbe proseguire all’infinito nel parlare delle profezie sulla fine del mondo. Ne esistono talvolta due, tre o quattro in alcuni dei credi diffusi a sud, otto nel culto dei Dryen e dei loro dèi nascosti tra le nubi e sotto i flutti. Per la cancelleria ecclesiastica del Sommo di Adelweiss, il nome di questa fine è Apocalisse, e c’è già stata due volte. La prima, all’epoca della grande glaciazione, quella dopo invece all’inizio della terza era, e viene chiamata dai fedeli l’Ira di Dio, o la Furia Bianca.

Una cosa che però è comune in tutte le visioni, di cui si è discusso nel corso del volume, è la parte centrale che gli dèi giocheranno in questa caduta. Tanto nella mitologia del nord quanto in quella del sud, la lotta coinvolge sempre le divinità, e i mortali sono solo(!) chiamati ad aiutare. Eppure sono sempre questi ultimi a subirne le estreme conseguenze, venendo spazzati via o distrutti, a dare credito alle interpretazioni, oppure decimati e bisognosi di ripopolare la terra.

A tal proposito, è interessante notare come ci sia una sola testimonianza a noi pervenuta che tratti di una fine diversa, e che è profondamente legata al tema di questo volume.

Questa non esclude gli dèi, stranamente, ma gli uomini. Nel linguaggio in cui ci è arrivata, la leggenda parla di Deireadh, cioè “Fine” e Glanadh, “Purificazione” o “Pulizia”.

Sebbene non ci siano rappresentazioni grafiche a supporto del testo, la tavola, ritrovata presso il sito di scavo Thes Alta, nelle Terre Spianate, illustra la venuta prima della Fine, definita bianca e abbagliante, dal corpo nudo e gli occhi vuoti, e poi del passaggio della Purificazione. Riporto il passo alla lettera:

Con catene di serpi ella muove, e spazza, e strappa, e taglia, e macella. Bianca e abbagliante, passa e conclude, pone senso alla fine. Poiché quello è il nome con cui la chiameranno quando se ne accorgeranno.

È già successo. Succede in ogni dove. Ciò che ha inizio, ha Fine.

Dopo la fine viene il buio, il nero, che è la Purificazione. La sua spada di fuoco pulisce i resti, dissoda il terreno per i semi nuovi che verranno.

Perché così sarà.

Dopo il bianco viene il buio.

Dopo la fine si prepara l’inizio.”

È ancora dibattuto il significato reale della leggenda, riportata integralmente nel volume di Armonde Lunis “Le leggende perdute di Ystoriel, un’antologia critica.”.

Quello che importa ai fini della mia ricerca, cui pure il collega (e amico) Lunis ha partecipato con il suo prezioso contributo, è dimostrare l’unicità, oltre che l’importanza del caso qui analizzato, che rimane un unicum in tutta la nostra storia, almeno fino a ora.

La domanda che i maghi come me e Lunis non possono evitare di farsi è: che fine farebbe la magia se gli dei perissero, e rimanessero solo i mortali? […]

Estratto da: Cossus Vandrakhar, Le riflessioni sulla magia. Trentaquattresima edizione, Urwine, 1219

 

Racconto di Luca Vitali.