Quando tutto diventa nitido, i miei occhi fissano lei. Un tuffo al cuore mi avvolge. Poi, un sospiro di sollievo. Lei è bella, la donna più bella di tutto il regno. La sua chioma biondo cenere la avvolge e crea un’aura lucente che le illumina il volto. Le sue forme, sontuose e perfette, fanno tutto il possibile per distrarmi. Sorride. I suoi occhi chiari, raggianti, umidi e magnetici, mi fissano. Sembrano contenti di vedermi. E io di vedere loro.
“Clara.”
“Amore mio. Ti ho aspettato a lungo.”
La sua voce è soave, ipnotizzante. Surreale il suo timbro. Rimbomba chiaro e leggero nell’atmosfera.
Cosa aspetti? Va’ da lei.
Non riesco a muovermi. Ogni singolo muscolo delle gambe non risponde ai miei comandi.
“Dopo tutti questi anni, non riesci ancora a capire come funziona. È molto buffo.”
“È forse un crimine volerti di nuovo abbracciare? Non c’è niente di buffo.”
Il suo sorriso mi riempie, rappresenta un anestetizzante. Il momento passa e le sue labbra ritornano a posto, il suo viso non è più radioso. Il sorriso è scomparso.
“Daryn, non abbiamo molto tempo. Devi ascoltarmi attentamente.”
“Non potremmo parlare dopo?”
“L’Ombra è tutto. Tutto e niente. Trova il tutto. Trovalo. Promettimelo.”
“Sono stanco, amore. Non potremmo riposare?”
“Tutto e niente.”
Clara viene colpita in testa da un martello. L’uomo che ha sferrato il colpo non ha un volto ma mi sta guardando. La ferita che si è aperta sul volto di Clara sta facendo sgorgare fiumi di sangue. Il suo sorriso non c’è più. Buio.

*

Quando tutto diventa nitido, i miei occhi non stanno fissando più lei. Era da molto tempo che non veniva a trovarmi negli incubi. Questa volta è stato diverso. Di solito si limita a guardarmi, sorridermi, baciarmi. Adesso mi ha parlato.
L’ombra è tutto. Tutto e niente. Cosa vuol dire?
Non lo so. Ma è stato reale. Credo fermamente in ciò che ho visto. Sono molto preoccupato: l’uomo senza volto mi è familiare. È come se lo conoscessi già. E quel colpo è stato particolarmente violento.
Che sia in pericolo? E se fosse troppo tardi?
“Ti sei svegliato!”
Un urlo è tutto ciò che esce dalla mia bocca. Senza accorgermene, scatto in piedi in posizione difensiva. La persona sta ridendo. Pian piano inizio a rendermi conto di cosa mi circonda: sono in una stanza – precisamente una soffitta – di legno, sulla destra ritrovo un letto che ha preso perfettamente la mia forma. La camera è piena di cianfrusaglie tutte impolverate, fatta eccezione per una grossa fetta di pavimento, occupata da una montagna di fieno. Seduto su una sedia ai piedi del letto, c’è un uomo che mi sta fissando, divertito dalla scena. Guardandolo in viso direi che ha più di cinquant’anni ma, un uomo di mezza età, quel fisico non può permetterselo. È robusto, i suoi occhi sono chiari e la sua chioma, avvolta da un laccio, va a formare una coda. Il colore della barba e dei capelli è molto particolare: rosso fuoco.
“Eravamo molto preoccupati.”
“Cosa… Cosa è successo?”
“Beh, amico, eri messo molto male. Se non fosse stato per le mie bambine, molto probabilmente… Ma non parliamo di queste cose, hai bisogno mangiare!”
“Chi sei tu?”
“Io? Un semplice boscaiolo. Datti una pulita, amico, e scendi quando hai finito. Mia moglie ha preparato la cena.”
Dopo una piccola pausa, fa per alzarsi. Dice che devo sistemarmi e che risponderà a tutte le domande. Da seduto potrebbe apparire come una persona normale, ma, in piedi, è imponente. È alto almeno una testa più di me. In altri frangenti, avrei avuto paura di ritrovarmi da solo in una stanza con lui ma, almeno per ora, non sembra avere brutte intenzioni.
E se stesse mentendo? Sei assolutamente sicuro di non conoscerlo?
Non posso essere sicuro di nulla, non posso mettere in pericolo nessuno e devo assolutamente andarmene da qui.
‘Le mia bambine’. Daryn ha delle figlie.

*

Appena sceso, sono stato accolto dalle due piccoline come uno di famiglia. Dicevano di essere felici del mio risveglio e che non vedevano l’ora di conoscermi. La moglie mi ricorda molto Clara nei suoi atteggiamenti: un sorriso naturale e disinvolto è sempre stampato sulla sua faccia, è dolce e gentile, soprattutto con ‘rosso fuoco’. Deve amarlo molto.
Devi scappare.
“Non è giusto! Questa è la mia vita, il mio lavoro e il nostro sostentamento. Gina, capisci la gravità della situazione?”
“Capisco. Sono sicura che sopravvivremo, ma di più sul fatto che non dovremmo parlare di queste cose a tavola, Mero.”
Finalmente ha un nome. Il ‘rosso’ si chiama Mero. Mai sentito.
“Bambine, da brave, ora a letto.”
Nessun lamento, nessun piagnucolio, nessun ‘ti prego mamma, vogliamo rimanere ancora per poco’. Le bambine si alzano, salutano i genitori e spariscono, come se non fossero mai esistite. Tutto questo è davvero strano.
Tutto e niente, Daryn. Devi trovare Clara.
“Dove sono?” Le parole mi escono dalla bocca come se fossero state lanciate da dentro. Voglio sapere cosa è successo negli ultimi giorni e scappare.
Mero, che fino a un momento fa sembrava essersi scordato della mia presenza, ora mi sta fissando.
“Daryn, te l’ho detto. Ti abbiamo trovato ritornando a casa dall’udienza con il re. Eravamo in città, volevamo chiedere clemenza per i nuovi regolamenti messi in atto dal re. Come ti ho già accennato, sono un boscaiolo. Taglio la legna, vivo di questo. E vengono a dirmi che ora serve un’autorizzazione speciale che dipende totalmente dalle decisioni del re. Non sono mai stato un ruffiano. I Krut sì. Alla notizia si sono precipitati a palazzo, portando con loro una promessa: fornitura gratuita per l’autorizzazione esclusiva. E indovina un po’ come è andata?”
Mero ha cambiato totalmente espressione. Il suo pugno è serrato, il suo volto inquieto. Come biasimarlo? Se tutto ciò è vero, come farà questa famiglia ad andare avanti? Varayen… Non c’è mai stata una volta che abbia pensato ad altro se non al tornaconto personale.
“Mero, sono sicuro che al nostro ospite di questioni come queste interessi poco. Ti chiedo scusa da parte sua.”
“Sì, sì… ehm… scusami tanto. Dunque. Dove ero rimasto? Ah, sì. Tornavamo a casa, eravamo appena usciti dalle mura cittadine quando abbiamo sentito uno scoppio assordante dietro di noi. Veniva da una delle vie principali. Ho fatto accelerare il passo a tutt’e tre. Siamo tornati a casa ma le bambine volevano rimanere fuori a giocare. E come contraddirle. Ore e ore di cammino, per poi essere ricevuti solo pochi minuti dal re. Poco dopo sono ritornate urlando, ci hanno detto che avevano trovato un uomo sulle rive del fiume e che dovevamo aiutarlo. Non avevi un bell’aspetto.”
“Per quanto tempo rimasto privo di sensi?”
“Poco più di due giorni. Avevamo deciso che ti avremmo portato in città per affidarti ai medici. Poco dopo, ti sei svegliato.”
La moglie mi fissa. Vuole chiedermi qualcosa ma ha paura di chiederlo. I suoi occhi parlano al posto suo.
Quell’esplosione. Quante possibilità ci sono che non c’entri nulla, Daryn?
“Vi ringrazio. Se non fosse stato per voi sarei morto. Sarò sempre vostro debitore. Devo…”
“Non così in fretta, amico. Ho risposto alle tue domande. Ora devi rispondere alle mie.”
“Mero…”
“Non vuoi sapere chi è, Rita? Non vuoi sapere se l’esplosione è a causa sua?”
La moglie. Daryn, non si chiamava Gina?
“Sì.”
“Fatti da parte allora. Il tuo buonismo da quattro soldi ora non serve.”
L’ambiente conviviale di qualche minuto fa è svanito.
“Le risposte che vuoi non posso dartele. Ma devo ammettere che se non ti fossi tradito, avresti potuto farmi ciò che volevi. Persino uccidermi.”
Con un solo gesto, con la mano destra ribalta il tavolo, indirizzandolo il più possibile verso me, mentre con la mano sinistra si appresta a sfoderare la spada, facendola apparire da non so dove.
È più rapido di quanto si possa immaginare. I suoi movimenti sono leggiadri, veloci e scattanti e tutto questo rende ancora più letale il suo corpo robusto. Non sono riuscito a muovermi dal momento in cui ho dovuto schivare il tavolo che, come un bolide, è sfrecciato da un lato all’altro della stanza, andando a sbattere contro la parete. Impegnato nell’evitare l’impatto, non mi sono reso conto che stava sfrecciando verso di me. Mi spinge, facendomi cadere a terra, tenendomi fermo con il suo piedone che preme sul mio petto.
“Cosa mi ha tradito?” La sua voce è cambiata. È metallica, lontana. Soprattutto furiosa.
“Non ti ho detto il mio nome.”
Buio.

*

Quando tutto diventa nitido, i miei occhi non stanno guardando niente. Sono coperto da una stoffa che puzza di sangue, legato a una sedia sulla quale sono seduto. Il mio olfatto viene ostruito forzatamente dal fetore che emana lo straccio. Sento dei passi pesanti, metallici e decisi al piano di sopra.
L’ennesima prova che non ci si può fidare di nessuno. E se Clara fosse una di loro?
No. Mi rifiuto di credere a una cosa del genere.
I passi si sono fermati. Stanno scendendo giù per le scale. Ci siamo.
“Ti sei svegliato!” La voce parrebbe quella di Mero, ma ha qualcosa di diverso. Questa volta è più gutturale e rauca. Cosa diavolo è successo?
La luce mi acceca, sento le tempie esplodermi dentro. Tenere gli occhi aperti è la cosa più difficile a questo mondo in questo preciso momento.
“Sai, Daryn? Stavamo realmente facendo progressi. Ma non posso darti colpe, ovviamente.”
Se prima ero pronto ad affrontare ciò che mi sarebbe aspettato, ora sono terrorizzato. Mero non è più Mero. È una sensazione strana: è come se già conoscessi questa faccia. Mero aveva il naso largo e lentigginoso; i suoi occhi erano scuri; la sua bocca, ricoperta totalmente di barba, da quel poco che si poteva scorgere, era larga e storta.
L’uomo che ora mi è davanti presenta caratteristiche totalmente diverse: un naso sottile, occhi verdi e bocca morbida e delicata. La barba è sparita ed è come se non ci fosse mai stata.
Chi è quest’uomo?
“Dov’è Mero?”
“Oh, amico, ce l’hai proprio davanti!” L’uomo si lascia andare a una fragorosa risata. Ride e ride di gusto, come se avesse aspettato questo momento da anni. E molto probabilmente è così.
“Hai una minima idea di cosa hai fatto?”
“Non so di che cosa stai parlando.”
“E come potresti, con tutte quelle allucinazioni e amnesie.”
“Chi sei? Come sai delle…”
“Silenzio.”
Tutto tace. La sua calma, la sua serenità, la sua pacatezza mettono a disagio. Mi fa male la testa e, per di più, ora si è aggiunto un lieve ronzio.
Daryn! Il ronzio!
“Come dici? Come abbiamo fatto a nascondere il ronzio? Così!”
Una valanga mi travolge. L’uomo si scaglia verso di me, sferrando a ritmo regolare pugni che sembrano sassate. Uno, due, cinque, dieci, venti. Violenti, travolgono tutta la mia parte superiore. Il sangue schizza, sto per cedere…
“Myralgard!”
Una voce decisa, seguita da piccoli passi veloci, irrompono nella stanza.
“Cosa diavolo credevi di fare? Ci serve vivo!”
Il silenzio che segue è interrotto dall’affanno dell’uomo. La sua calma è sparita. D’altronde, come il ronzio.
Sento un profumo avvicinarsi. È molto attraente. Le mani delicate mi toccano, controllano che tutto sia in ordine. Ne segue la delusione. Probabilmente tutto ciò che hanno toccato è rotto.
“Devi andartene. Sei troppo coinvolto.”
“Oh, andiamo! Sai bene che non succederà mai niente! In tutti questi ann…”
“No!”
L’urlo della donna riempie la stanza. L’uomo è spaventato e offeso a tal punto da tirarsi indietro. Subito dopo, sferra un pugno sulla parete, aprendo una voragine.
“Fuori di qui.”
La donna è inamovibile nella sua decisione. Non esita, non ritratta. In silenzio aspetta che il suo ordine venga eseguito. Ed è sicura che non dovrà aspettare per niente. Come un cane con la coda fra le gambe, l’uomo si ritira cercando di far vedere il meno possibile quanto sia contrariato.
“L’hai provocato?”
Non sembra essere arrabbiata. Sembra più preoccupata per quello che mi sarebbe potuto succedere se non fosse intervenuta.
“Non posso aiutarti se non aiuti me, Daryn.”
“Ah! Aiuto? È così che aiutate?”
“Vivi di assolutismi. Stai sbagliando, lasciaci entrare. Potrai ritornare da Darhorst, alla tua vita normale. La desideri tanto in questo momento, lo percepisco. Potrai ritornare da Clara.”
“Darhorst è morto! Voi l’avete ucciso!”
Tutta la rabbia che avevo trattenuto in quel momento si scatena. Uno sputo esce dalla mia bocca. Muco e sangue si spargono per terra.
“Va bene, vuol dire che prenderemo la strada più lunga.”
Buio.

*

Una stanza, del fieno la occupa a metà, l’altra metà è piena di cianfrusaglie impolverate e un letto che ha preso la mia forma. Davanti ho un omone che ride. Dice di sistemarmi e di scendere sotto. Tutte le mie domande avranno risposta una volta sceso. La cena è ottima. La moglie dell’omone mi ricorda molto Clara nei suoi atteggiamenti. L’uomo sta parlando del fatto che, con le nuove leggi del re, non potrà più provvedere al sostentamento della famiglia. Le bambine vengono mandate a letto. Ora mi stanno dicendo tutto ciò che è successo nei giorni passati: erano in città per un’udienza dal re, hanno sentito uno scoppio provenire dal centro e, ritornati a casa, mi hanno trovato sulle rive del fiume. Li ringrazio sinceramente ma mi dicono di non correre così in fretta. Ora devo rispondere alle loro domande.
Daryn, cosa sta succedendo?
Devo essermi sbagliato. Credevo che queste scene le avessi già vissute, mi si presentavano nitide in mente. Ora non più. Stiamo ridendo e bevendo, festeggiando e cantando. L’ottima birra, presa dall’uomo in città, ci sta mettendo tutti di buon umore. Posso fidarmi di questa gente. Mi dicono che posso rimanere quanto voglio. E io non ci vedo nulla di sbagliato.
Mi chiedono se risponderò alle domande che mi faranno, aggiungendo che non ho nulla da preoccuparmi. Vogliono solo sapere se le bambine sono in pericolo.
Lo sono, Daryn?
Non riesco a ricordare i particolari ma decido di raccontargli tutta la mia storia. Mi chiamo Daryn, non ho mai conosciuto i miei genitori e sono stato cresciuto da Darhorst, uno degli artigiani più famosi di Farayen. Insieme a… mio dio come si chiamava? Darhorst, prima di me, si era già occupato di un altro ragazzino. Aveva i capelli rossi ma non ricordo altro. Io e il ragazzo siamo cresciuti insieme. Un giorno si sono presentati alla bottega dei soldati che volevano portarmi da qualche parte, non ricordo dove. Darhorst si oppose ma venne ucciso proprio dal ragazzo. Solo dopo venni a scoprire che si era unito all’organizzazione già in tenera età, con l’obiettivo di prendersi cura di me. Il perché, ancora oggi, non so dirlo.
Mi portarono sulle montagne, dove il fiume inizia. Ero totalmente inconsapevole del fatto che lì, nascosta tra il freddo e la desolazione, ci fosse…
Chi diavolo è? Che sia…
“Ha capito. Riniziamo.”
Buio.

Mi sveglio. Un uomo mi dice che è ora di mangiare. È stanco. Scendo al piano di sotto, la famiglia sta tenendo una conversazione sul sostentamento. Sono stato ritrovato qui vicino un paio di giorni fa. Mi hanno accudito, aspettando che mi svegliassi. Gli sono molto grato. Sono preoccupati per le bambine e come dargli torto. Una buonissima birra mi viene servita, inizio a pensare che siano tipi a posto e che magari a qualche domanda potrei rispondere. Mi chiedono da dove vengo ma, quando inizio dicendo che sono stato cresciuto da un uomo che si chiama Darhorst, vengo subito fermato. L’interesse per la mia infanzia è poco, vogliono sapere cosa è successo nell’ultimo anno e mezzo. Stavamo tenendo degli esperimenti su delle persone la cui morte non avrebbe recato fastidio a nessuno. Testavamo una pianta… Già lo sanno. Dicono di andare più avanti. Ricordo una carneficina, non so quanti corpi morti che fissavano il vuoto. Qualcosa è andato storto, una sorta di procedimento sperimentale che stavamo studiando. Avevamo scoperto un metodo rivoluzionario. Ho deciso di ucciderli. Tutti. Il nuovo metodo donava alla persona una nuova…
Adesso basta.
Luce.

Deve essere un sogno, anzi un incubo. Quello che sto vedendo in questo momento non può essere vero. L’uomo e la donna fluttuano nell’aria, con le mani alla gola. Non riescono a respirare. La stanza è scomparsa. Al suo posto solo luce. Una luce accecante, incontrollabile.
“Credevate davvero che io non avessi lasciato delle contromisure al controllo mentale?”
Una voce da dietro mi assale. Mi giro. Deve essere uno scherzo… non può essere… me!
Sono io ma più giovane. I capelli sono curati, così come la barba. Il corpo non è più rachitico e molle ma robusto e tonico. È vestito con gli abiti tipici dell’organizzazione.
“Tu. Alzati. Guarda come ti sei ridotto. Mi fai pena.”
Disprezzo. Sdegno. Pena. È ciò che sta provando Daryn in questo momento quando mi guarda. Ora si rivolge ai due.
“Ascoltatemi bene, non abbiamo molto tempo. Siete dei falliti, dei piccoli goblin che non sono stati capaci di controllare ciò che hanno creato. Un esperimento andato fuori controllo e, poi, la genesi. Mi ricordo le facce stupide che avevate. Non riuscivate proprio a capire cosa stesse succedendo. E non ci riuscite neanche ora. La verità è che vi ho ingannati. Volete i miei studi? Non riuscirete mai a prenderli. Ci sono io che li difendo.”
Fa una breve pausa. Poi sputa.
“Aprite bene le orecchie: gli omicidi, le torture, i giochi mentali, tutto ciò che ho fatto, lo rifarei ancora. Sceglierei mille volte di sterminarvi tutti. E tu,” si rivolge all’uomo con ancora più disprezzo di quanto ne abbia avuto di me, “Myralgard. Il tuo nome mi fa vomitare. Sei un traditore, un infame. In tutta la tua vita sei sempre stato un vigliacco, un voltagabbana, un buono a nulla. Vorrei ucciderti tra atroci sofferenze, ma avverto che anche tu hai adottato qualche misura difensiva. Non che sia un problema per me superarle. Ma voglio farlo di persona. Ti lascio una promessa: scappa, corri, nasconditi. Una volta ripreso il controllo del mio corpo, perché credimi un giorno lo farò, verrò da te. Ci divertiremo un sacco.”
Con un semplice gesto della mano, scaraventa i corpi contro il soffitto.
“Sterco. Non so quando avremo… l’onore di vederci ancora. Rimani vivo fino a quel momento. Ti ho dato un po’ di vantaggio. Scappa.”

 

Racconto di Simone Paggetti.