«Posti di combattimento!» L’ordine del capitano Blaylock venne ripetuto dagli ufficiali e il rullo di tamburo richiamò gli uomini del turno di riposo dalle brande. Il capitano si trovava a prua tenendo il cannocchiale di ottone lucido puntato come un moschetto sul bersaglio, seguendo il lento moto ondoso. La lente dello strumento riportava l’immagine tremolante di due vascelli di medie dimensioni accostati, uno portava la bandiera della Marina Reale Mercantile, l’altro mostrava un vessillo nero con le bianche mascelle di uno squalo. «Morsodisqualo Jackville…» mormorò Blaylock, sapendo che gli uomini erano in trepidante attesa di ordini.
Il comandante era amato dal suo equipaggio, insieme avevano dato la caccia a pirati di ogni risma e mare. La ferrea disciplina che imponeva veniva ben ripagata dai successi e dal bottino recuperato, gli uomini avrebbero seguito ovunque quell’uomo dalla stazza solida, con il volto leonino e i capelli biondi, come l’oro dei dobloni confiscati ai pirati e delle spalline che indossava sulla sua uniforme blu notte.
«Li abbiamo presi con le brache calate» convenne il primo ufficiale Parks, di fianco a lui, dalla faccio aguzza e lo sguardo intelligente, anche lui intento a studiare la scena attraverso un cannocchiale.
«Come si conviene a ogni pirata che si rispetti, aumentare la velatura e portare in batteria i cannoni di dritta!» aggiunse il comandante, avevano il vento a favore e in poco tempo avrebbero coperto le poche miglia di azzurro mare che li separavano. L’ordine venne seguito dal trillo del fischietto del nostromo che trasmetteva in maniera precisa le istruzioni ai marinai appollaiati sui pennoni a parecchi metri di altezza sopra di loro.
La Invitta era una fregata armata con ventisei cannoni e manovrata da poco più di duecento ottimi marinai della Marina Reale, correva veloce e leggera sull’acqua grazie alle sue forme slanciate e ai tre alti alberi carichi di bianche vele rigonfie. Il famigliare sciabordio dell’acqua, tagliata dalla prua, e le vibrazioni del sartiame, bastavano al comandante per fargli capire che stavano andando tra i sette e gli otto nodi grazie a un bel vento teso di giardinetto. Le condizioni non potevano essere più favorevoli.
Come ogni mattina, su quel fazzoletto di mare era calata una spessa nebbia che solitamente si diradava un paio d’ore dopo che il sole era sorto e come ogni mattina, il capitano Blaylock si era appostato con la Invitta come un lupo nel bosco in attesa di avvistare una preda. Quasi un anno addietro aveva ricevuto l’ordine tassativo di ripulire quella zona di mare, si trovava soltanto a duecentocinquanta miglia dall’Arcipelago del Relitto Verdeggiante, ma si trattava di un passaggio obbligato per i mercantili e perciò uno dei più pericolosi.
«Passaparola per il timoniere, virare di una quarta a dritta, facciamo passare il mercantile alla nostra sinistra.»
«Sissignore» rispose pronto il primo ufficiale.
La lente del cannocchiale era ancora puntata sui due vascelli, i pirati avevano fatto in tempo a sganciarsi dalla preda e a spiegare qualche vela ma non avrebbero fatto in tempo a fuggire, lo scontro era inevitabile. Gli ultimi strascichi di nebbia fluttuavano pesanti a pelo d’acqua qua e là, facendo sembrare ai marinai di stare navigando su una nuvola.
La virata fu pressoché impercettibile ma sufficiente a portarli sulla giusta traiettoria.
A quel punto si erano avvicinati abbastanza da non aver più bisogno dei cannocchiali e il comandante lo diede al suo fidato e attempato famiglio. Fece scorrere lo sguardo sul ponte di coperta e osservò con orgoglio i suoi uomini. I cannonieri si occupavano degli ultimi accorgimenti ai pezzi della batteria di dritta, tenendo già in mano scovoli e spugne per caricare il colpo successivo e continuando a guardare il vascello nemico per cercare di stimare la distanza; correggendo l’alzo di conseguenza.
I fanti di marina si stavano preparando innastando le baionette, mentre i loro migliori tiratori andavano ad appostarsi sulle coffe per falciare il nemico dall’alto con precisione. Il mastro carpentiere Hollard osservava con fare nervoso che tutto fosse in ordine, pronto a intervenire non appena ci fossero stati dei danni da riparare insieme alla sua squadra. Sul ponte sabbia e segatura erano state cosparse con grande meticolosità, avrebbero assorbito il sangue, impedendo a chi calpestava il ponte di scivolare.
Erano pronti, quegli uomini temprati da una vita durissima non aspettavano che dar prova per l’ennesima volta del loro valore agli occhi del loro capitano e dei loro nemici.
Il mercantile appariva inanimato, non si scorgevano danni lungo le murate o nella velatura, dovevano essere stati colti completamente di sorpresa. Il comandante sperava di essere arrivato in tempo per salvare l’equipaggio ma non nutriva molte speranze, la ferocia di Jackville era ben nota. Quella dannata canaglia gli era già sfuggita due volte mostrando un’astuzia fuori dal comune. Gli altri vascelli di pirati e corsari, che aveva incendiato o affondato nel frattempo, non erano riusciti a consolarlo, lui era un cacciatore e Morsodisqualo la preda più ambita, il trofeo da appendere sopra il camino di casa e da mostrare con orgoglio agli ospiti.
Arrivati abbastanza vicino alla poppa del mercantile che portava il nome Syren, scritto sotto la vetrata di poppa, il comandante fece tuonare la sua voce abituata a sovrastare il frastuono di uno scontro: «Ehilà della Syren!» Aspettò con pazienza una risposta per qualche secondo e sentì un marinaio dire a mezza voce ai suoi compagni: «Morsodisqualo ha colpito ancora.»
«Silenzio da prua a poppa!» Ordinò con veemenza il comandante e null’altro si sentì se non l’acqua scorrere. Avvicinandosi sempre più al mercantile, Blaylock poté notare che non c’era alcun graffio dovuto ai rampini d’arrembaggio sulla vernice azzurro chiaro del vascello, né sangue sul ponte di coperta.
«Capitano!» Urlò il primo ufficiale con sorpresa, vedendo il vascello di Morsodisqualo compiere una stretta virata verso di loro.
«Che diamine…» quando erano ormai affiancati al Syren, sentirono da lì provenire un boato di bellicose grida e sulla fiancata del mercantile si alzarono dei portelli rivelando una fila di cannoni.
«È una trappola!» Urlò qualcuno, dopodiché si scatenò l’inferno.
La prima bordata mirò ad azzopparli, le fiammate e il rombo delle cannonate investirono la Invitta insieme alle palle incatenate che ne dilaniarono l’alberatura. Bozzelli, cime e schegge di legno piombarono sul ponte di coperta ferendo e uccidendo.
«Alla batteria di sinistra, rispondere al fuoco!» Urlò il comandante, stimava che avrebbe avuto il tempo sparare due bordate prima che venissero assaliti dalle due navi, tre con un po’ di fortuna. Gli uomini scavalcarono i compagni feriti e le macerie approntando i pezzi con velocità e perizia, cercando di ignorare le pallottole nemiche che piovevano come grandine. La squadra guidata da Hollard, si era già messa all’opera per permettere alla nave di manovrare.
La segatura era intrisa di sangue e i corpi senza vita vennero gettati in mare per non essere d’intralcio. Il fumo acre della polvere nera esplosa faceva tossire gli uomini.
Il comandante poté vedere tutto quello mentre raggiungeva il cassero, fermandosi vicino al timone, da dove si mise a lanciare ordini con voce stentorea.
Mentre la nave di Jackville risaliva il vento, la Syren stava spiegando le vele per poter abbordare la Invitta, il cui rombo di cannoni si unì al crepitio dei moschetti. Blaylock poté vedere che i suoi cannonieri stavano martellando con precisione il mercantile, aprendo buchi nella fiancata e ribaltando i cannoni avversari. La Syren doveva ancora acquistare velocità e raggiungerli, mentre Morsodisqualo si trovava davanti a loro a dritta, il capitano si rivolse al timoniere dicendo: «Signor Lever, virate trenta gradi a sinistra, faremo fuoco con entrambi i bordi» Il piccolo ma nerboruto timoniere fece roteare con maestria il pesante timone e la Invitta cominciò lentamente a virare.
«Batteria di dritta, fuoco al mio comando!» Se avessero fatto abbastanza danni, sarebbero riusciti a far desistere i pirati i quali non erano propensi a scontri di lunga durata; la nave di Morsodisqualo puntava verso di loro e non poteva rispondere al fuoco.
Con grande lentezza la Invitta virò, gli uomini ai pezzi smaniavano per dare fuoco alle polveri ma sapevano che il comandante avrebbe scelto il momento giusto per dare l’ordine. Attraverso i portelli vedevano la prua della nave di Jackville, la cui polena era adornata da un grosso squalo intagliato nel legno con le fauci spalancate, spostarsi da sinistra a destra e quando i cannoni furono tutti puntati su di essa Blaylock tuonò con rabbia: «Fuoco a volontà!»
I cannoni spararono in rapida successione da prua a poppa, dalla fiancata della Invitta eruttarono lingue di fuoco rossastre e fumose, una pioggia di ferro si abbatté sulla nave Pirata dilaniando e frantumando tutto ciò che incontrava. Un’acclamazione di euforia eruppe dagli uomini appena il fumo si fu diradato e poterono vedere lo scempio creato.
Lo scontro, tuttavia, era lontano dall’essere vinto, dai portelli della Syren rispuntarono le bocche di fuoco, caricate e pronte; stavolta miravano basso.
«Al riparo!» Urlò il primo ufficiale e il fragore delle detonazioni spazzò via ogni altro suono, le schegge di legno e ferro schizzarono impazzite in ogni direzione, sotto i suoi piedi il capitano Blaylock poté sentire le vibrazioni della sua amata nave che incassava i colpi.
Gli spruzzi creati dai colpi non andati a segno si alzavano alti nel cielo per essere trasportati dal vento, dando un po’ di refrigerio agli uomini impegnati nel combattimento.
«Signore, non riesco a governare» disse preoccupato il timoniere di fianco a lui, la ruota girava libera dalla barra del timone.
«Signor Hollard! Il timone è danneggiato» disse al carpentiere che stava lavorando febbrilmente a pochi passi di distanza. «Mi metto all’opera comandante.»
Blaylock vide che la Syren stava guadagnando terreno su di loro e che i pirati sul ponte stavano già preparando i rampini. Il capitano volse allora il suo sguardo al primo ufficiale, senza timone non potevano andare da nessuna parte. «Signor Parks, distribuire sciabole e pistole, questo scontro non verrà deciso dai cannoni.»
«Sissignore!» L’ufficiale si diresse sottocoperta con un drappello di uomini per recuperare le armi e distribuirle all’equipaggio.
La batteria di sinistra dell’Invitta restituì una bordata ma la Syren era ormai troppo vicino per pensare di riuscire a fermarla e la nave di Jackville si stava mettendo in posizione per sparare con i suoi cannoni di dritta. Non c’era possibilità di fuga ed erano in grossa inferiorità numerica, il capitano Blaylock fece fatica ad accettare i fatti.
La nave di Jackville vomitò fuoco spazzando il ponte con colpi a mitraglia, centinaia di sfere di piombo maciullarono gli uomini allo scoperto. In quel momento il capitano sentì un grido acuto provenire a pochi passi di distanza e posò gli occhi su un ragazzino, rannicchiato contro l’affusto di un cannone ormai inservibile. Al collo portava appese le latte per portare la polvere nera. Aveva i capelli castani scarmigliati e schiariti dal sole mentre la pelle era abbronzata, teneva le mani, annerite dalla polvere, premute contro le orecchie e gli occhi serrati con tanta forza da deformargli il volto. Cosa poteva dire a quel ragazzino per spingerlo a battersi in una battaglia persa?
D’improvviso il ragazzo aprì gli occhi e fissò quelli del capitano.

Porter aveva già visto quello sguardo, una volta sola, quando il vecchio Moses era stato tranciato in due da una palla di cannone qualche mese prima, non era morto sul colpo. Aveva avuto il tempo di realizzare che stava per morire e che non c’era nessuna speranza che potesse salvarsi, mentre sangue e budella si riversavano in abbondanza sul legno del ponte.
Negli occhi del capitano Blaylock, il leggendario capitano Blaylock, temuto dai nemici e invidiato dagli amici, trovò quella stessa consapevolezza mista a rassegnazione.
I rampini morsero il legno e le tre navi si ritrovarono affiancate. Lo scontro non durò a lungo, i pirati si riversarono sul ponte della Invitta come mosche su una carogna e portarono morte in ogni angolo della nave. Attorno al timone si strinse l’ultima feroce resistenza, Porter venne nascosto dal cadavere di un suo compagno che gli rovinò addosso e da lì osservò il macabro spettacolo che i pirati avevano scelto come gran finale di quell’orrido spettacolo.
Soltanto Blaylock era rimasto in vita, nella destra stringeva la sciabola insanguinata con l’elsa dorata e nella sinistra teneva una pistola per la canna, sul pomolo dell’impugnatura c’erano grumi di capelli e cervella; zoppicava e respirava pesantemente. Come una belva imprigionata i pirati intorno a lui si divertivano a stuzzicarlo incerti se dargli il colpo di grazia, anche perché un paio dei loro ci avevano già provato rimettendoci la vita.
Porter era ipnotizzato da quella scena e immobile vi assisteva senza che la sua mente potesse elaborare alcun pensiero, sentì Blaylock urlare: «Fatevi sotto figli di buona donna!»
«No… no… no…» Porter non riuscì a vedere chi pronunciò quelle parole, ma sentì i suoi passi cadenzati, solenni come il rintocco di una campana, avvicinarsi senza fretta. «Questo non è un linguaggio che si addice a un capitano della Marina Reale, un gentiluomo.»
«Jackville, mi chiedevo se avresti avuto il fegato di affrontarmi.»
Porter poté infine vedere il famigerato Rowley Morsodisqualo Jackville che disse: «Ogni suo desiderio è un ordine capitano» nel dirlo pronunciò un esagerato inchino togliendosi il capello e provocando le risa nei suoi uomini. Aveva lunghi capelli neri striati di grigio raccolti in una disordinata coda di cavallo, sul volto sudato c’era un ghigno inquietante attraverso il quale si distingueva il luccichio di un paio di denti d’oro. Ciò che più colpiva, però, erano gli occhi, scuri come le profondità degli abissi. La manica sinistra della sbrindellata giacca che portava era appesa al petto.
«Smettila di fare il buffone e facciamola finita» replicò secco Blaylock, stringendo saldamente la sciabola.
«Suvvia capitano, certi momenti vanno assaporati fino in fondo, non credi?»
«Ciò in cui credo non conta più»
Il pirata annuì beffardo, nessun altro fiatava, erano tutti imbambolati da quel momento che sapevano avrebbero raccontato nelle taverne e nei bordelli per il resto della loro vita, registrando ogni particolare che avrebbe reso ancor più interessante il loro racconto.
«Hai passato mesi a darmi la caccia, sei stato bravo lo ammetto, per due volte sei andato davvero vicino all’acciuffarmi» dalla voce del pirata traspariva una genuina ammirazione.
«Promisi che se ti avessi incontrato una terza volta, quella sarebbe stata l’ultima» replicò Blaylock.
«Allora non hai infranto la tua promessa, a volte bisogna stare attenti a ciò che si desidera, capitano. Ultime parole?»
«Risparm…» uno sparo seguito da un abbondante sbuffo di fumo interruppe il capitano, una macchia rossastra andava allargandosi sul suo petto e Blaylock guardò incredulo Jackville che ancora teneva la pistola puntata su di lui, dopodiché crollò a terra privo di vita. Una grave silenzio appesantì l’aria attorno a Jackville, il quale si guardò attorno facendo spallucce tenendo il della mano destra rivolto verso il cielo e con fare sornione disse: «Che c’è? Siamo pur sempre pirati no?» A quel punto la ciurma scoppiò in una fragorosa risata, quasi isterica, il nome di Blaylock aveva tormentato le loro vite per lungo tempo e ora era tutto finito. Era il loro modo di esorcizzare la paura provata.
«Portate a bordo tutto quello che c’è di valore e poi date fuoco alla Invitta!» Ordinò Jackville, che rimase a contemplare il cadavere di Blaylock.
Porter sentiva il cuore pulsargli nelle orecchie con tale forza alla vista di tutta quella scena che neanche si accorse di aver emesso un singhiozzo.
Morsodisqualo si voltò di scatto verso di lui e scorse i suoi occhi spaventati sotto il cadavere di un uomo. «A quanto pare i miei uomini non hanno finito il lavoro, eh?» Spostato il cadavere, Porter sentì il peso dello sguardo del pirata su di lui, lo stesso di un uomo affamato che è indeciso se macellare un agnello.
«Non mi è mai piaciuto uccidere dei ragazzini, ma dopotutto ho la fama di non lasciare indietro alcun sopravvissuto e la fama è tutto nel mio mestiere, non credi?»
Porter, senza sapere bene il perché, annuì con veemenza.
«Sei sveglio ragazzo, di un po’ che ne diresti di far parte della mia ciurma? Tu avrai salva la vita e io potrò dire di non aver risparmiato alcun uomo della Marina Reale, così vinciamo tutti.»
Porter sentiva di non avere abbastanza fiato nei polmoni per rispondere e fece rimbalzare lo sguardo dal cadavere di Blaylock agli occhi del pirata e viceversa.
«Non ho tutto il giorno» lo incalzò Jackville appoggiando la mano sull’elsa della spada.
«Accetto!» Disse con prontezza il ragazzo, anche se negli occhi ci si poteva leggere una gran confusione.
«Come ti chiami ragazzo?»
«Porter.»
«No no…» Disse scuotendo la testa. Il ragazzo avrebbe dovuto dimenticare presto le formalità della Marina Reale. «Come ti chiama tua madre?»
«Jim, signore.»
«Signore? Io?!» Il pirata proruppe in una fragorosa e sincera risata e prese sottobraccio il ragazzo per presentarlo al resto della ciurma.

In quella lurida bettola si respirava la stessa pesante afa di quel giorno di tanti anni fa, il vecchio lupo di mare fece scorrere soddisfatto i suoi occhi sui volti degli astanti, sazi del racconto appena udito ma avidi di particolari truculenti e di sapere come continuava quella storia.
«E questa signore e signori» disse il vecchio. «È come iniziò la leggenda di Jim Manonera Porter.»

 

Racconto di Umberto Pestarini