Come ci sono arrivato qui? Sento dolore ovunque e ho freddo. Dove sono? Pensa. Pensa stupido idiota. Darhorst è la chiave per ritrovare il percorso. “Bimbo parti dal ricordo più vivido che hai, ripercorrilo e portalo qui. Dove sei ora.” Mi sento stupido. Il Buio mi pervade e non riesco più a vedere niente.
Guardati intorno. Cosa vedi?
La foresta più tetra che io abbia mai visto. Le fittissime file di alberi non permettono di capire quale ora del giorno sia. Devo assolutamente trovare una via d’uscit…
“Cosa diavolo ci fai qui, Gladius?”
La voce che sento in lontananza mi fa accapponare la pelle. Quella voce. Quella voce così rauca, estesa e gutturale. L’ho già sentita da qualche parte. Ma dove?
“Sai benissimo che devo farlo io, Gladius. Lasciami lavorare.”
“Se avessi saputo fare il tuo lavoro, non ci saremmo ritrovati qui, al calar del sole, a seguire tracce come segugi nella foresta più buia di Farayen!”
Sono troppo lontani per provare a vedere qualcosa nelle loro menti, non posso avvicinarmi. E non sono sicuro che stiano cercando proprio me. Potrebbe essere una coincidenza, una stupida coincidenza.
Daryn, se si tratta di una coincidenza, perché quella voce ti suona familiare?
“Gli ordini sono cambiati, in ogni caso, Myralgard.”
“Se hai nuovi ordini, seguili. I miei non sono variati.”
“È successo un fattaccio in città. Il tempo a disposizione non è stato molto. Chiedono la tua presenza.”
Non sento altri passi. Sono in due, Gladius e Myralgard. Mai sentiti nominare. Devo allontanarmi, si stanno spingendo troppo verso la mia posizione. Sto iniziando a sentire il ronzio sordo che emettono le loro menti.
Il ronzio, Daryn? Può voler dire una sola cosa.
Sono immuni? Persone in grado di deviare il controllo mentale? Certo, il controllo mentale non può essere fermato del tutto. Si vociferava sul fatto che L’Ombra, molti anni fa, avesse sperimentato misure difensive mentali. Credevo fosse una leggenda. Devo assolutamente escludere l’opzione che l’organizzazione sia sulle mie tracce.
Ma come? Se provassi a usare le mie doti, se ne accorgerebbero subito. Devo aspettare.
“Chi richiede la mia presenza?”
“Ragazzo…”
“Gladius, non posso fermarmi.”
Non devi fermarti. Vai via, segui i tuoi ordini.
“Sei sempre stato così. L’insubordinazione è sempre stata una tua dote caratteristica. Se sei dove sei ora, è solo ed esclusivamente grazie alla simpatia che lui prova per te.”
“Gladius, le tue parole non mi tangono. Se sono qui è grazie, soprattutto, a ben altre mie doti.”
Gladius ride e, per un momento, la tensione, che era salita in modo prorompente fino a quel momento, si affievolisce. All’ilarità si aggiunge Myralgard, che sghignazza sonoramente e addolcisce il passo, come per smorzare un momento di grande nervosismo. Un attimo è il tempo che ho avuto per allontanarmi dalla vicenda. Non ce l’ho fatta. Quella voce, quella risata mi riporta indietro, ai tempi di gioventù. Vedo una bottega, piccola ma con molte cose al suo interno. È la bottega di Darhorst. Lui mi guarda e sorride, cosa parecchio strana per un burbero come lui. La mia visione viene interrotta.
“Myralgard, si tratta di lei. È fuggita subito dopo la tua partenza.”
“Cosa?”
“Devi andare. Lui ha chiesto espressamente di te. Ci penso io qui.”
Ormai le voci si sono fatte più vicine. La marea di foglie secche e rami caduti non mi permettono di muovere un muscolo, ma loro sono a pochi metri. Il ronzio si sta facendo più pressante, diventa sempre più una fitta incontrollabile che martella la testa. L’Ombra è sulle mie tracce. Ma perché?
“Daryn è fuori controllo, Gladius. Sai benissimo che, se ci separassimo, non avremmo neanche il tempo di accorgercene.”
“Ti sottovaluti sempre, Myral…”
Un ‘crack’ è ciò che si sente quando, maldestramente, perdo l’equilibrio con il piede d’appoggio, andando a finire su un ramoscello secco che, in mezzo a tutto quel silenzio, sembra un rombo di tuono. Dovevo sporgermi per vederli in faccia ma sono riuscito a scorgere solamente la chioma rosso fuoco di uno dei due soldati. Ora, però, sanno per certo che non sono soli.
“Gladius, mantieni la mia sinistra. Daryn è qui.”
Adesso non ho nulla da perdere. Mi espongo nel tentativo di capire quale sia il loro piano d’attacco. Non sono qui. Dove sono and…
“Sta’ fermo, sterco.”
Mi hanno aggirato. La chioma rosso fuoco sta puntando la sua spada verso il mio petto ed è pronto a colpire. Dietro di lui, un concentratissimo uomo di mezza età è fermo immobile e impugna l’arco, con una freccia pronta a essere scoccata.
La mano del soldato trema. Se avesse voluto uccidermi, l’avrebbe già fatto. Non delle stesse intenzioni sembra essere l’arciere.
Confuso, incerto sugli avvenimenti e totalmente inerme. È ciò che sono in questo momento. Sicuramente non è la prima volta. Forse, c’è una via d’uscita.
“Signori, mi ritrovo totalmente impreparato su ciò che sta avvenendo in questo momento. In ogni caso, vi porgo i miei più sentiti omaggi.”
Silenzio. Il fruscio delle foglie cadute, che vengono fatte danzare dal soffio pacato del vento, sovrasta i nostri respiri.
Sei un boscaiolo.
“E va bene, lo ammetto! Signori, vi chiedo umilmente perdono. Lo so a cosa state pensando. Si muore di freddo durante l’inverno a Farayen e la mia piccola dimora non reggerebbe un’altra tempesta di neve. Con l’imminente arrivo dell’inverno, ho pensato di venir qui ma non ho l’autorizzazione di re Varayen. Siate clementi, volevo solo provvedere alla mia famiglia…”
Non credo la stiano bevendo. L’arciere, però, ha abbassato la guardia. Sta sorridendo, compiaciuto da ciò che ha sentito. A rompere il silenzio è proprio lui.
“Considerando l’ampiezza degli alberi, non vedo nessun tipo di attrezzatura adatta a svolgere tale compito. A dir la verità, non vedo proprio niente. Daryn, potevi di certo inventarti qualcosa di più credibile.”
“Messere, chi è questo Daryn? State cercando qualcuno? In tal caso, sarei felicissimo di aiutarvi nella ricerca del furfante. Avrei giurato, prima del vostro arrivo, di aver sentito dei passi verso quella direzione.”

Alzando il braccio sinistro, cerco di indicare la zona dove il bosco si infittisce ma, nel farlo, ricevo un colpo ben assestato sulla fronte con il pomolo della spada massiccia che sta impugnando la chioma rosso fuoco. Il colpo, secco e violento, fa schizzare la testa verso il tronco, il quale risponde con la ruvida e dura corteccia. Assestato il colpo, l’uomo si riposiziona, ancora una volta, con la spada puntata verso il mio petto, ma ora è più vicino.
Adesso sento dolore e mi accorgo che, con la botta, una ferita si è aperta nel pieno centro della mia fronte. Il sangue, che sgorga incessante, va verso i miei occhi, offuscando la vista, per poi andarsi a posare sulla barba ispida e incolta.
“È sufficiente. Adesso va’. Qui ci penso io.”
La spada, lunga e massiccia, viene ritratta. Cerco di non far notare troppo il lungo sospiro di sollievo. Non sono armato, ma di certo in inferiorità numerica non avrei potuto combinare nulla. Ora le cose potrebbero cambiare.

I due soldati si salutano con un cenno della testa. Gladius continuando a puntare il suo arco verso di me, si avvicina un passo alla volta, come se davanti ai suoi occhi avesse un orso che non ha mandato giù un boccone da almeno tre giorni. Mi pare di scorgere, nel suo sguardo, un lieve accenno di insicurezza e timore. Prima di arrivare qui, cosa avrò mai fatto di tanto estremo da spaventare un soldato dell’organizzazione?
“Strette ai polsi!” Esclama Gladius quando getta ai miei piedi delle corde voluminose.
Dopo aver ritratto l’arco, controlla l’effettiva tensione delle corde, accettando di buon grado il ‘lavoretto’. Decido di andare avanti con la mia versione.
“Gentile signore, può spiegarmi cosa succed…”
“Silenzio. Fosse dipeso da me, dopo gli avvenimenti delle ultime ore, avrei già appeso la tua testa nella mia taverna. Ma Myralgard è sentimentale. Voleva portarti in città. La sua idea era quella di fare di te una cavia da laboratorio, per studiarti e analizzarti. Io non sono dello stesso avviso. L’unico modo per liberarci del tuo problema è eliminare ogni possibilità di nuovi… ‘incidenti’.”
“Di cosa stai parlando?”
“Vedo che sei ritornato in te, Daryn. L’idea di vederti morire consapevole di ciò che sta succedendo mi fa saltare di gioia.”
Gladius, che fino a un istante prima era stato piegato sulle sue ginocchia e con la sua faccia attaccata alla mia, si alza ed estrae la sua spada, più piccola e sottile di quella di Myralgard. Sta puntando la spada contro il mio petto.
“Ragazzo, hai ucciso quattordici dei miei uomini migliori. Togliti dalla faccia quell’espressione da stupido e affronta le conseguenze delle tue azioni.”
Mi accorgo che la spada non è più a contatto col mio petto: è stata ritratta per caricare il colpo. Sto vivendo a rallentatore i miei ultimi istanti. Sto per morire. Ora è il momento di chiudere gli occhi.

È sorprendente come la paura di soffrire sia stata padrona dei miei ultimi istanti e di come, contrariamente a ciò che pensavo, la sofferenza sia stata l’unica emozione che non ho provato. Sento ancora la mia schiena appoggiata sul tronco ruvido della foresta, ma tutto è buio. Una lieve puzza di sangue mi giunge alle narici e mi suggerisce qualcosa.
Svegliati.
L’uomo con l’arco è appoggiato su un tronco, col respiro affannato e gli occhi sgranati. Sta blaterando parole sconclusionate, senza senso e forse mai esistite.
Mi accorgo che, nel mio raggio d’azione, le file fitte e incessanti di arbusti sono state curvate da un impatto. Un impatto molto potente considerando la stazza generosa degli alberi. Le foglie, che prima rappresentavano un letto vero e proprio che andava a ricoprire il terreno, svolazzano liberamente, per poi andarsi ad appoggiare dove capita.
L’impatto ha aperto un varco nella fitta rete di alberi che, prima, sovrastavano e non permettevano di vedere il cielo. Il colore arancio, che si mischia per poco nel grigio delle nuvole, mi suggerisce che prima o poi farà buio e che sarò costretto a passare la notte nel bosco. Forse più di una.
Daryn, se Myralgard avesse sentito?
Non posso perdere tempo. Gladius è ancora vivo, il rantolo affannato che esce dalla sua bocca si sente sempre di più. Il ronzio si è affievolito. Mi avvicino, lui mi guarda, vuole dirmi qualcosa. Non ci riesce. Si ferma. Fino a quel momento, non avevo notato tutto quel sangue. E non avevo notato neanche il ramo che lo trafigge lungo tutto il torso. Il respiro si fa sempre più lieve, i suoi occhi non mi stanno fissando più. Gladius cede, appendendosi a peso morto difronte me. Il ronzio è cessato.

La giacca di Gladius è bucata, insanguinata e madida di sudore, ma non ho alternative. Non è proprio della mia taglia e mi rimane troppo larga sulle spalle. Prendere la spada, o l’arco, potrebbero rallentarmi.
Di solito i soldati come lui nascondono sempre qualche cianfrusaglia nelle tasche. Cerco qualunque cosa mi possa ritornare utile, ma nei pantaloni non c’è nulla. Nella giacca, dopo aver controllato nelle tasche esterne, trovo un pezzetto di pergamena strappato e pregno di sangue nella tasca interna. Sul foglio, su un angolino, trovo uno scarabocchio. ‘Obiettivo aggiornato: Eliminare Daryn.’
Aspetta. Chi è Daryn?

 

Racconto di Simone Paggetti.