Seguendo la linea dei miei precedenti articoli, rimanendo quindi in tema di “cose che stanno sotto“, oggi andremo insieme ad analizzare il funzionamento e l’importanza del Subplot.

La funzione generale del subplot, o sottotrama, è quella di aggiungere spessore alla sceneggiatura. Quando il protagonista è occupato a “fare” la storia, è troppo coinvolto nell’azione. Ma i subplot danno al protagonista l’opportunità di odorare i fiori, innamorarsi, divertirsi con un hobby, imparare un nuovo mestiere.

Fin troppo spesso capita, quando si racconta una storia, di focalizzarsi eccessivamente sulla cosiddetta “trama principale” (o main plot), tentando il più possibile di proporre una vicenda che appaia originale, accattivante e potenzialmente unica. Quello che comunemente viene definito il fulcro della storia, il suo cuore, il perno su cui poi ruotano attorno tutti gli elementi di costruzione che andremo a inserire. Spesso si tende a incanalare gli sforzi creativi nella riuscita di un buon main plot, nella pia illusione che questo garantisca il successo dell’opera, o che in generale ne garantisca l’apprezzamento da parte del pubblico. I motivi per i quali segnalare questa convinzione come errata sono davvero parecchi, ma magari mi ci soffermerò più avanti a parlarne.

Tante volte mi è capitato di aver a che fare con opere in grado di presentare idee parecchio originali, che tuttavia peccavano drasticamente nella messa in scena di queste stesse idee, presentando spesso storie che, per qualche ragione sconosciuta, apparivano piatte e prive di stimoli. Se davvero la base della buona narrazione è sempre il conflitto, allora state pur certi che servendovi di uno (o più) subplot ben congegnati, sarete perfettamente in grado di mostrare conflitti, sviluppi, evoluzioni, trasformazioni credibili e stimolanti, in modo tale da impedire che anche la vostra storia appaia piatta e senza un’anima.

Tralasciando, quindi, tutto il lavoro che potrebbe essere svolto sul plot, su cui bene o male possiamo ragionare tutti indipendentemente (di solito il plot parte da un’idea, l’idea si trasforma in soggetto, e il soggetto attraverso il trattamento evolve nella vicenda dell’opera che decidiamo di raccontare) voglio farvi comprendere come spesso la riuscita di un buon subplot possa essere molto più significativa e molto più complessa da realizzare, ma procediamo con ordine.

Fabula e Intreccio

Non si può parlare di plot e subplot senza prendere in considerazione la Fabula e l’Intreccio narrativo, in quanto i primi due elementi sono strettamente correlati, a livello strutturale, coi secondi. Nella fabula il plot è ampiamente presente, anzi potremmo dire che plot e fabula siano sostanzialmente la stessa cosa, in quanto la fabula potrebbe essere riassunta all’estremo come il “cosa” della storia che decidiamo di raccontare. La vicenda che porta i personaggi e gli eventi dal punto A al punto B, in modo semplice, chiaro e lineare. La fabula è sostanzialmente una panoramica sulla vicenda, è la visione di insieme chiara e senza filtri di quello che andrà a verificarsi nella storia che vogliamo raccontare.

Differentemente, se la fabula risponde alla domanda “cosa”, l’Intreccio è sicuramente legato al “come” decidiamo di raccontare la nostra storia. Dell’intreccio fanno parte tutti quegli escamotage narrativi come il flashback (analessi), il flashforward (prolessi), i point of view e (per l’appunto) i vari subplot dei personaggi e degli eventi.

Spesso una buona storia è tenuta su da un buon Intreccio, e spesso un singolo e limitato punto di vista è in grado di fornire una visione unica e interessante di una vicenda che, in alternativa, si presenterebbe come semplice e banale. In merito a questo aspetto, posso fare tranquillamente riferimento a un anime che ho recentemente recuperato, chiamato Ergo Proxy (della Manglobe) in cui la fabula, osservata semplicemente da una prospettiva onniscente, appare tutto sommato consona e odorosa di già visto.

Tuttavia, il criptico e personale punto di vista (PoV) offerto dalla serie intera, focalizzato principalmente sui tre personaggi protagonisti, rende la fruizione dell’opera davvero unica, riuscendo a tenere sulle spine lo spettatore fino allo svolgersi del finale. Il PoV è rafforzato da una scelta registica ben precisa, ovvero il mostrare solo la realtà per come è percepita dai protagonisti, e non per quello che è davvero, attraverso l’analisi della psiche dei suddetti personaggi, e non tanto attraverso i loro occhi fisici e obbiettivi. Qui, l’intreccio misterioso e a tratti poco decifrabile, rende la vicenda accattivante, intrigante, misteriosa e ricca di suspense.

Questo perché la prospettiva è fondamentale, spesso e volentieri detta lo scorrere e il fruire della storia stessa e dell’impressione che il pubblico avrà della suddetta.

Ma tornando al subplot. Avendo assodato, quindi, che esso caratterizza uno dei contenuti fondamentali allo sviluppo di un buon Intreccio, come possiamo fare per renderlo quanto più efficace possibile? Fidatevi se vi dico che, arrivati a un certo punto, vi renderete conto di come il subplot sarà in grado di evolversi e di vivere per conto proprio, spesso anche al di fuori della vostra logica e del vostro controllo.

Ma è necessariamente una cosa buona?

Il punto di forza di Ergo Proxy è il suo Intreccio così ricercato.

Applicazione del Subplot

Dunque, abbiamo appurato che il subplot può esprimersi in qualunque modo all’interno della narrazione, e che la sua funzione principale è quella di aggiungere spessore alla narrazione, aggiungere profondità e tridimensionalità laddove, altrimenti, esisterebbero solo piattume e una trama fin troppo prevedibile.

In relazione a questo argomento, citerò spesso Linda Seger e, per l’appunto, uno dei sui best seller più apprezzati: “Come scrivere una grande Sceneggiatura” in quanto (in merito alla spiegazione del subplot) l’ho trovato piuttosto semplice ed esaustivo (come ogni insegnamento dovrebbe essere).

I subplot possono trattare di qualsiasi cosa. Spesso sono una storia d’amore che rivela un’ulteriore dimensione del personaggio. A volte sostengono importanti tematiche individuali su identità, integrità, avidità o la “ricerca di se stessi”. A volte il subplot rivela la vulnerabilità di un personaggio. Lo vediamo spesso nei film gialli, in cui il detective macho deve essere fronte e pronto a tutto nella trama principale. Ma quando sta con la madre o la fidanzata, scopriamo il suo lato più vulnerabile.

Tuttavia, non necessariamente i subplot devono essere legati allo sviluppo intimo dei personaggi. Certo questi possono (per esempio) mostrarci il superamento (o il fallimento) di un personaggio, nell’affrontare il suo difetto fatale (fatal flaw), e allo stesso modo altri potrebbero essere legati allo sviluppo e all’evoluzione di una forza esterna alla narrazione, che influirà su di essa soltanto nel finale e nella risoluzione della trama principale. In merito mi viene in mente l’espediente narrativo degli Estranei nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (i libri, non la serie) in cui questa forza oscura si sviluppa costantemente al di fuori dalla vera e propria vicenda del gioco dei troni. Tuttavia, Martin ci lascia intendere come sia abbastanza ovvio che questo subplot andrà a impattare pesantemente con gli eventi mostrati nel corso della vicenda principale, andando probabilmente a ribaltare quasi del tutto le carte in tavola e le regole stesse della trama mostrata finora.

Allo stesso modo può capitare che i subplot di vari personaggi, prendano letteralmente il posto della narrazione principale, soppiantandola di netto.

Per esempio, il recente Titans, della DC Comics (parlo della serie televisiva in onda su Netflix) da questo punto di vista svolge davvero un ottimo lavoro. La serie (che ho recentemente recuperato con aspettative pari a sottozero) è stata in grado di stupirmi proprio per la bravura degli sceneggiatori a rendere utili, stimolanti ed evidenti i vari subplot.

In Titans la vicenda vera e propria si conclude a circa quattro episodi dal finale, mentre le varie sottotrame legate allo sviluppo e alla trasformazione dei vari membri della squadra, si portano avanti sin dalla prima puntata, mostrati con tutte le loro dinamiche, i loro problemi, le loro evoluzioni e, sopratutto, le loro conseguenze. Conseguenze che prenderanno possesso della vicenda in maniera drastica ed efficace, trasformandosi (di fatto) nel vero fulcro della storia.

Dunque, finora abbiamo compreso la natura del subplot, ma abbiamo compreso come fare per applicarlo in maniera efficiente, ed evitare gli errori più comuni?

La Sieger, a riguardo, ci suggerisce questo metodo:

Separatelo (il subplot, n.d.r.) dalla vostra storia principale, in modo tale da poter vedere chiaramente se funziona. Se non sapete bene qual è la vostra storia A e la vostra storia B, domandatevi: “Da dove viene il movimento della storia? Dove sta la maggior parte dell’azione?”. È possibile che questa sia la vostra storia principale. E poi chiedetevi: “Qual è il mio tema? Che cosa voglio dire? Quali linee di tensione mi aiutano a dirlo?”. È probabile che si tratti di un subplot.

E qui, Linda ci fornisce anche un’altra informazione utile legata all’utilizzo del subplot. Sempre tenendo fede a quanto detto nei miei precedenti articoli, il subplot deve essere necessario alla diffusione di un messaggio ben preciso e veicolato attraverso una o più allegorie o sottotesti (più o meno evidenti). Perché se il main plot (Fabula) ci aiuta a raccontare la vicenda, il subplot (Intreccio) ci è necessario a mostrarne il senso e l’obiettivo ultimo (un po’ come una morale fiabesca).

In merito a uno dei metodi possibili per capire se il (o i) subplot che abbiamo pensato di mostrare siano più o meno efficaci, la Sieger ci dice:

Far funzionare i vostri subplot è uno degli aspetti più importanti dello scrivere una sceneggiatura. Fatevi le seguenti domande mentre rendete più compatta la sceneggiatura che state scrivendo:

  • Ho bisogno di questo subplot? Aggiunge qualcosa alla mia storia? Si intrinseca con la storia principale? Da dimensione alla storia?
  • Quanti subplot ho? Se ne ho più di tre o quattro, ce n’è qualcuno che posso tagliare in modo da dare più chiarezza alla trama principale e ai subplot B e C?
  • Ho una struttura chiara per ogni subplot, con una premessa chiara, delle chiare svolte e un culmine chiaro particolarmente per le storie B e C?
  • La risoluzione del mio subplot, avviene al culmine della storia principale?

Se il vostro subplot è strutturato in maniera compatta, se dà dimensione alla storia, se si intrinseca con la trama principale, questo vuol dire che avete un subplot efficace e drammatico.

Questo elenco appare tutto sommato semplice, fruibile e potrebbe portarci a pensare che i subplot, in fin dei conti, non siano così difficili da trattare. Vero in parte, ma non possiamo di certo trascurare alcune problematiche comuni che, spesso, potrebbero presentarsi durante il lavoro.
Analizziamole assieme:

  1. Il Subplot non ha una struttura chiara

    Questo può capitare in quelle occasioni in cui non sappiamo bene che cosa vogliamo dire all’interno della nostra storia, oppure quando l’obiettivo del subplot non è preciso nella nostra mente, e spesso può far scaturire l’effetto di disorientare il pubblico, generando confusione e facendo confondere il lettore/spettatore tra quale sia la trama principale e quale sia, invece, il subplot. Risolvere questo problema, in realtà, è piuttosto semplice. Tenendo fede a quanto avete appena letto in questo articolo, cercate semplicemente di mettere (nero su bianco) tutti gli obiettivi, i sensi e i risvolti dei vostri subplot in chiaro. Fate molta costruzione, pianificate e strutturate la vostra storia su più livelli, e vedrete che tutto si risolverà automaticamente nel corso della stesura e del trattamento (in sostanza, non correte e non fate le cose di fretta!).

  2. Il Subplot non si intrinseca con la trama principale

    La sintomatologia più evidente di questo errore avviene quando lo spettatore non riesce a vedere il subplot fruire nella storia, e sebbene questo possa apparirgli anche a suo modo interessante, sembra quasi come essere del tutto sconnesso da ciò che egli sta guardando. Mi viene in mente, in merito a questo problema, ciò che è accaduto con la seconda storica stagione di Twin Peaks, dove il subplot legato a Windom Earle comincia a prendere piede a circa metà stagione, soppiantando di netto la vicenda legata a Laura Palmer e al suo assassinio. Quel subplot va a costruire una sottotrama invadente che poco ha a che vedere con quanto mostrato, a livello stilistico e concettuale, nella precedente stagione e mezzo di Twin Peaks (non a caso, da quel momento la serie è stata un flop commerciale). Il consiglio che posso darvi per evitare questo tipo di errore, è quello di non parlare mai di qualcosa che sia eccessivamente lontano (per tema e semantica) dalla storia che state raccontando, o al contrario fatelo solo ed esclusivamente se questa sottotrama sarà significativa per un finale inaspettato e sorprendente della storia (gli Estranei di cui sopra). Perché sviluppare molteplici trame, diversificate per senso e messaggio, all’interno della stessa opera, rischierebbe di rendere il tutto poco fruibile, difficoltoso da seguire, ma sopratutto confusionario nel suo sviluppo e nella sua fruizione. Insomma, applicate il concetto basilare del “Less is More“, mostrate meno trame, ma che siano molto più significative.

  3. Il Subplot ha un problema di posizionamento

    A volte può capitare di non riuscire a diluire il subplot nel corso della trama principale, e questo può portare spesso a una discordanza di percezione da parte dello spettatore. Per esempio, ciò potrebbe capitare se il subplot fosse presentato prima, della trama principale, e questa si svolgesse solo in un secondo momento, più in avanti nella narrazione. Ora, in realtà questo non è necessariamente un errore, se parte di una strategia ben delineata e precisa da parte dell’autore, un subplot inserito preventivamente come “bait” al lettore, e che poi viene distrutto ed eliminato, portando quindi la direzione della lettura verso uno scenario completamente differente, con al suo interno tutti gli eventi veri e propri della trama principale, di certo è in grado di generare uno spiazzante “effetto sorpresa” o per lo meno un colpo di scena destabilizzante. Portare un lettore in una direzione, per poi stravolgerla e condurlo da tutt’altra parte è un esercizio di stile notevole, e che personalmente apprezzo molto. Tuttavia, destreggiarsi in modo efficace all’interno di questa scelta, è spesso molto complesso. Il mio consiglio personale, se siete alle prime armi o alla vostra prima opera creativa, è quello di optare verso scelte più semplici, ma non per questo meno efficaci.

Bene, cari lettori, siamo arrivati alla conclusione di questo articolo.
Fatemi sapere nei commenti se lo avete trovato utile e se siete d’accordo con i miei suggerimenti e con le nozioni di Linda Siegler.

Come sempre buona lettura, e buona scrittura!