Oggi si conclude il Festival del Cinema di Berlino che, per il 70° anno assegna l’orso d’oro. Non è una novità che, sul finire di un evento, c’è qualcuno o qualcosa che mette a tappeto idee e sensazioni per, magari, trionfare inaspettatamente.

Anche a Berlino si sta creando una situazione del genere con la pellicola There is no evil di Mohammad Rasoulof: film composto da quattro storie che sono un vero pugno allo stomaco al regime iraniano. Di scena la pena di morte in un regime e la responsabilità individuale.

Un film dunque che pare stia mettendo in crisi la giuria che, dal canto suo, si trova a dover scegliere tra questi film in gara:

  • Dau. Natasha di Ilya Khrzhanovskiy e Jekaterina Oertel;
  • Never rarely sometimes always di Eliza Hittman;
  • Undine di Christian Petzold;
  • My little sister di Stéphanie Chuat e Véronique Reymond;
  • Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo;
  • Volevo nascondermi di Giorgio Diritti;
  • Never, rarely, sometimes always di Eliza Hittman;
  • Siberia di Abel Ferrara.