Mi rendo conto che l’eroe perfetto può risultare noioso: essere senza macchia e senza paura tende spesso a svogliare tanto il lettore quanto lo scrittore, e l’esempio di Superman è quanto mai calzante.

Tutti difatti si lamentano di quanto Superman sia un eroe noioso da leggere è impossibile da scrivere, per quanto io continui e continuerò a ripetere che ogni personaggio può donare grandi soddisfazioni se si ha la giusta forma mentis tanto per leggerlo quanto e forse soprattutto per scriverlo. Grant Morrison è il suo “All-Star Superman” ne sono la prova lampante.

E tuttavia, mi duole ammettere che effettivamente l’eroe classico, bello e buono, esempio massimo delle virtù del popolo che gli ha dato i natali… è in fretta venuto a noia proprio a quel popolo! Non sono infatti dovuti passare nemmeno troppi anni per vedere l’emblema eroico rappresentato da Achille cedere il passo a quello rappresentato da Ulisse.

Laddove, infatti, Achille ha rappresentato forse l’ultimo grande esempio di eroe “bello e buono” nella cultura classica, Ulisse rappresenta il primo fulgido esempio di “eroe romantico”; mi si perdoni l’uso improprio del termine, poichè molti di voi, ben più edotti di me in letteratura, sapranno che tale categorizzazione risale, per l’appunto e grossomodo al Romanticismo, ma i caratteri dell’eroe romantico, di certo, non è una figura relegata al solo romanticismo.

Vediamo infatti, ben presto, fiorire una pletora di eroi che sono sì buoni, ma la loro psiche non è piatta come il mare in bonaccia: al posto dell’austero, violento e formidabile Achille, arriva Ulisse, un eroe non fortissimo ma molto furbo, fatto di momenti di orgoglio e di disperazione; la curiosità, il voler superare i limiti, il voler provare a combattere contro il destino che sembra remargli contro, affrontando minacce ben al di fuori della sua portata… ecco cosa rappresenta Odisseo. E forse non è un caso che i Romani optarono a tradurre proprio l’Odissea dal greco al latino, segnando il passo epocale di una cultura agricola e militare che entrava nel fino ad allora (e per alcuni decenni avvenire) tanto odiata cultura greca.

Tale complessità di caratterizzazione è la chiave per il successo di questi personaggi: non più semplici ideali di essere umano irraggiungibili e da utilizzare come modelli per un percorso di perfettibilità, bensì uomini imperfetti, deboli eppure coraggiosi, ingegnosi e colmi di dubbi e rimorsi.

Passiamo da Ercole a Giasone, umano normalissimo che, tra mille sotterfugi e circondato da eroi e potenti guerrieri, tradendo e anche ingannando riuscì nella sua impresa; da Achille a Ulisse, ingannatore e fine pensatore per eccellenza, che grazie alla sua prodezza tanto fisica ma soprattutto mentale, riuscì a sconfiggere tutte le macchinazioni di dei, mostri e creature mistiche; da Thor a Freyr, difensore che per amore della sua anima gemella abbandonò ogni sua arma, ogni suo vantaggio per il Ragnarok, preferendo una vita mortale con la sua dolce Nanna piuttosto che l’immortalità e l’austerità; da Superman… a Batman.

Eh sì, ritorniamo al mondo dei fumetti, paragonando le due grandi colonne del fumetto DC: è ovvio e scontato che Achille e Ulisse siano perfettamente riproposti, in quanto a dinamiche, nelle due figure di spicco di questo universo, con un Batman che è un eroe perfettamente umano. Perfettamente imperfetto e fallibile che fa del suo ingegno più che della sua prodezza fisica la vera arma vincente.

L’universo Marvel, invece, fa del canone base dell’eroe romantico il canone di TUTTE le sue figure: il motivo del successo della Marvel, e di quel pazzo genio egocentrico di Stan Lee, pace all’anima sua, sta proprio nell’aver voluto puntare alla figura “nuova” del supereroe con problemi calati nella vita di tutti i giorni, non solo nella sua carriera supereroistica.

Tornando con un balzo deciso in tempi antichi, quell’idea “nuova” di Stan Lee fu più che apprezzata e molti eroi furono cambiati e influenzati proprio da questa nuova logica di eroe imperfetto: con le prime avvisaglie già in Oreste, anche Eracle, col passare degli anni, specie in periodo ellenistico, si tinge di sfumature umane, specie nei racconti delle Argonautiche, in cui lo vediamo struggersi per amore dopo la perdita del fido Iolao (sì, Eracle aveva una relazione omosessuale col suo scudiero, parimenti ad Achille e Patroclo).

Nel mondo più orientale abbiamo invece l’esempio di Karna, uno dei protagonisti dell’immenso Mahabarata, che in una schiera di eroi e “malvagi” perfetti, ligi alle regole e all’onore (insomma, anche il demone cattivone dell’opera ci tiene alle regole e all’onore, fate un po’ voi…), Karna è colui che per errore combatte coi suoi fratelli, si strugge nei dubbi, combatte per un posto nel mondo che non sia vincolato dal sistema delle caste e si spoglia persino della sua immortalità per aiutare i bisognosi.

È ovvio che una figura simile abbia un appeal maggiore dell’eroe perfetto: anche solo a livello di scrittura, una figura imperfetta e in evoluzione offre molti più spunti narrativi allo scrittore tanti quanti sono i punti di comunanza con il lettore, che meglio si può identificare in un essere imperfetto piuttosto che nel Superman di turno.

Eppure c’è un ulteriore step che ha reso molti eroi culturali ben più importanti e famosi, specie in tempi recenti, dei colleghi perfetti e anche perfettibili, ma di questo ce ne occuperemo nell’ultimo articolo di questo trittico…