Quanti di voi hanno visto “Shrek 2”?

So che sembra una domanda un po’ bizzarra, ma effettivamente c’entra tantissimo con l’argomento che tratteremo oggi. Nel finale di Shrek 2, la Fata Madrina, originariamente doppiata da Jennifer Saunders, canta una canzone che in italiano è intitolata “Cerco l’Eroe”, in inglese si chiama “I need a hero”(canzone di Bonnie Taylor del 1984).

La canzone, tralasciando l’analisi critica che, francamente, non sarei in grado di compiere, è una sorta di invocazione all’arrivo di un vero eroe, elencandone alcune caratteristiche. Cos’è che rende un eroe tale? (si, è una citazione a Hercules della Disney).

In verità, per quanto la figura dell’eroe sia ricercatissima e forse necessaria alla sopravvivenza della società umana, non è facile definire come un eroe, in una storia, dovrebbe essere strutturato. L’archetipo dell’eroe ha delle caratteristiche di base buone per tutti, questo è chiaro e lampante, ma all’interno di questo grande insieme si possono trovare le sfaccettature più particolari che possono aiutare a costruire un eroe utile e credibile.

Perché, tanto nella narrativa, quanto nella realtà, un eroe è tale perché in quel preciso momento riveste il ruolo e incarna gli ideali che servono da sprone alla coscienza collettiva. Si, spesso l’eroe è anche scomodo, quello che la civiltà che lo idea si merita ma di cui non ha bisogno (si, è un’altra citazione), ma molto più spesso l’eroe, anche nei suoi errori, incarna l’umano ideale, il simbolo della speranza.

Proprio da quest’ultimo spunto partiamo ad analizzare quello che in letteratura viene definito come “Eroe Classico”, figura le cui caratteristiche si possono riassumere con due semplicissime parole: Kalòs kai Agathòs.

Il greco non è casuale: probabilmente una delle mitologie più ricche di eroi è proprio quella greca e la tipologia prevalente di eroi è proprio quella del “bello e buono”, due caratteristiche una consequenziale all’altra.

Prendiamo in esame Achille: per quanto volubile e fiero, Achille ci viene descritto sempre come un BELLISSIMO principe dei mirmidoni, e in quanto tale anche ligio al dovere, all’onore, alle tradizioni e alle leggi (tant’è che la sua furia nei confronti di Agamennone viene proprio perché il re si impone con la sua autorità su quello che, teoricamente, è un bottino di guerra regolarmente acquisito da Achille stesso); ed essendo anche moralmente buono, da ciò deriva la sua prodezza in battaglia, specie nell’affrontare minacce che vanno oltre l’umano.

L’eroe classico è quindi l’eroe perfetto, senza macchia e senza paura, che affronta minacce impensabili e difende i deboli: molto banalmente, se quest’ultima caratteristica non risalta in Achille, di certo spicca in un’altra figura leggendaria sua lontana parente, ovvero in quella di Eracle.

Il figlio di Zeus è il prototipo perfetto di eroe classico: bello, anche colto, forte oltre ogni limite e strenuo difensore dei poveri mortali dalle insidie di briganti, ladri e creature mitologico poco simpatiche; quasi invincibile e dotato di armi fuori dal comune, Eracle è l’eroe che ha influenzato un po’ tutti gli eroi della cultura occidentale, ma di eroi simili ne abbiamo sparsi un po’ ovunque.

Spesso gli stessi dei diventano eroi culturali, e in quanto tale alcuni diventano i “World’s Finest” (è un’altra citazione, si, ma incredibilmente contestualizzata) della loro cultura: Horus, per esempio, diventa il re degli dei e il primo faraone non tanto perché le sue forze superino quelle dello zio Seth (su cui torneremo), ma perché al contrario dello zio ha una tempra morale e un’eticità superiore, e ciò lo eleva in quanto paladino del bene e del giusto.

Nel mito norreno invece il grande protettore, il grande eroe per eccellenza è Thor: uno degli dei più umani che siano mai esistiti, protegge i vichinghi dai giganti, ripara la gente comune dal freddo e dalle intemperie, aiuta anche nell’agricoltura e, soprattutto, spesso e volentieri Thor beve, mangia, ride e canta con gli esseri umani. Non sarà un esempio di virtù come lo intenderemmo noi “mediterranei”, ma nella cultura scandinava di certo Thor era uno dei più buoni dei ed eroi in generale. Non scordiamo poi Baldr, che è LETTERALMENTE definito da Snorri come “il più bello e il più buono” degli dei!

Il piccolo problema di questa tipologia di eroi, oggigiorno poco diffusa, in verità, è la noia: molti scrittori ritengono noioso che il loro eroe sia bello, bravo e buono e anche schifosamente forte, e quindi spesso si propende per altre caratteristiche, snobbando l’eroe classico.

L’esempio più lampante di ciò è Superman: l’azzurrone DC è odiato da tantissimi perché “eh, ma con lui è troppo facile!”. La verità, signori, è che ci vuole una certa classe per saper gestire personaggi simili. L’incapacità di rendere anche Superman credibile sta nella penna di chi lo scrive, e a meno che voi non siate Grant Morrison, difficilmente potreste saper davvero gestire un personaggio simile, che pure rimane l’emblema della categoria principale e più antica di eroe.

Ma poi arrivò il Romanticismo… e di questo ne parleremo nel prossimo articolo!