Sarebbe bello cominciare questa storia come cominciano tutte le belle storie, con la frase “era una notte buia e tempestosa…”, ma in realtà tutto comincia di pomeriggio inoltrato, quando sono entrato nel villaggio sbagliato. Che diamine, se non fossi stato stanco tutto sarebbe stato più facile…

Sarete zelanti, oppure annoiati, ma in ogni caso le parole stanno per arrivare, che le vogliate o meno. Vi basti sapere una cosa: il mio mondo, come forse anche il vostro, è un luogo triste. Perché? Perché, come forse anche il vostro, è privo di magia. Ciò non toglie che possa essere usata: si può prendere dall’Oblio, da Kalgamesh, il Dio dai tre volti, o dalle stelle.

Non sono molte informazioni, ma sono sufficienti per iniziare.

Godetevi la storia, finché pensate ancora sia solo un racconto di fantasia.

Ormai era questione di minuti perché il sole sparisse dietro l’orizzonte, lasciando lo spazio al cielo scuro e alle lune che, in quel periodo dell’anno, si mostravano tutte e tre nel loro splendore, dal crepuscolo all’alba. Nessuna nuvola a macchiare la volta celeste, che a breve avrebbe sfoggiato tutte le stelle con smania di attenzioni. Di fatto era appena giunta la primavera e, con essa, la nuova stagione di produzione del villaggio. Bryamor era famosa in tutta l’isola per la sua birra, che veniva commerciata in lungo e in largo.

Quel pomeriggio, e quella sera, non facevano però parte di un giorno normale. Gli adulti si erano divisi in due fazioni ben distinte: chi ponderava il da farsi e chi pregava. Pregava per destino clemente, qualcosa di indolore o, in minor parte, per qualche speranza.

Tyrell, però, non era un adulto. Con i suoi sedici anni, non gli era permesso di partecipare alle riunioni del villaggio, quindi trovava più proficuo spendere il suo tempo ad aiutare alla locanda piuttosto che restare fuori dalla capanna del saggio a girarsi i pollici. La preoccupazione di ogni abitante, di fatto, non aveva contagiato nessun forestiero o mercante, considerando l’affluenza alla taverna e in quanti avevano preso una stanza, decisi a fermarsi in attesa dell’alba del giorno successivo. Tutti, ciò nonostante, sapevano.

-Ehi! Qui, altre due pinte!- esclamò allegro un omone cingendo il compagno con un braccio, alzando l’altro per attirare l’attenzione del cameriere.

-Arrivano immediatamente.- sorrise in risposta Lysandra, riempiendo due grossi boccali fino all’orlo con il liquido frizzante, inclinandoli per evitare di riempirli solo di schiuma. -Al tavolo laggiù.- disse a Tyrell, lasciandoli sul bancone di legno che, nonostante la pulizia, mostrava quanti fossero effettivamente gli anni della locanda.

-Subito.- rispose prendendoli entrambi e avviandosi a passo svelto verso il grosso signore che ancora teneva il braccio levato. Sapeva che non era cosa buona far aspettare chi chiedeva più di mezza pinta, soprattutto se teneva una spada sulla schiena.

La porta venne aperta di scatto e per poco non si staccò dalla parete. Il tonfo che provocò venne accompagnato da un paio di tuoni, che echeggiavano per tutta la pianura, limitata solo dalle montagne in lontananza, ad ovest. Tyrell e Lysandra guardarono la soglia incuriositi ed aprirono la bocca per salutare e invitarlo ad accomodarsi, ma le parole si erano fermate in gola. Non avevano capito quale fosse il motivo, restando a guardare il misterioso uomo avvolto nel mantello e fermo sulla porta. C’era qualcosa di strano in quello che stavano vedendo, qualcosa di sbagliato. La pioggia fuori cadeva a terra spostata leggermente dal vento, colpendo il terreno con forza e coprendo il cielo, rendendolo grigio e privo del fascino e che lo caratterizzava in quell’orario.

Il grande soprabito blu scuro tendeva al viola e lo ricopriva completamente, non mostrando neanche una minima parte della pelle. Per quanto si muoveva, poteva anche esserci una statua sotto quel mantello.

Il chiacchiericcio vicino alla porta riprese mentre quello del resto della sala non si era neanche interrotto. Tyrell, dopo aver posato i boccali al tavolo, si avvicinò con attenzione, spaventato e incuriosito allo stesso tempo. -Lei… vuole bere qualcosa, signore?- domandò titubante.

-Oh sì!- esclamò togliendosi il cappuccio di scatto e allungando un sorriso. Il giovane sobbalzò e si portò rapidamente una mano al petto. -Sono arrivato appena in tempo! Ha giusto cominciato a piovere.- aggiunse voltandosi e chiudendo la porta. -Se avete una camera libera gradirei fermarmi per la notte, e vorrei cenare, già che ci sono.-

Mentre il viaggiatore, poco più che ragazzo, si avvicinava al bancone, Lysandra mise via il solito pensiero che faceva quando vedeva qualcuno entrare nel locale (riguardante la grandezza della loro scarsella.) e dovette ammettere che era, come lei lo avrebbe definito, un gran bel ragazzo. La pelle del viso e delle mani era abbronzata, ma di chi il sole lo vedeva solo camminando parecchio. I lunghi capelli neri cadevano all’indietro, distanti solo alcuni centimetri dalle spalle, eccezion fatta per tre ciocche legate in una treccia sospesa pericolosamente vicina all’occhio destro, a metà strada per l’orecchio.

-Una pinta?- chiese Lysandra, non sapendo cos’altro dire mentre il viandante prendeva posto al bancone.

-Oh sì, sarebbe l’ideale.- rispose lui in un sorriso, sfregandosi le mani coperte dai guanti senza dita per qualche secondo per poi unirle e poggiarci sopra il mento, con i gomiti ben piantati sul tavolo. -Ho saputo che qui si fa la birra migliore del mondo.-

-Qui a Bryamor il luppolo cresce come da nessun’altra parte, anche se il merito sembra essere di tutti gli ingredienti, ma io la vendo e basta. Se ti interessa qualcosa dovresti parlare con Poiren: sa parlarti per più di un’ora sulle proprietà del malto se lo unisci al grano.- ridacchiò Lysandra riempiendo un boccale di rame. -E se è la prima volta che la provi, sembra tu debba berla qui dentro. Per quanto sono riuscita a capire, ne esalta la fragranza.-

-È da solo?-

-Come?- domandò a sua volta lui, voltandosi verso Tyrell.

-Per la camera… è da solo?-

-Oh, sì, sono da solo.- rispose distratto cingendo con le dita il boccale di rame, che gli sembrava contenere però molto più di una sola pinta.

-Un tipo come te che se ne va in giro da solo? C’è qualcosa che non va…- commentò la ragazza non appena Tyrell si fu allontanato abbastanza, diretto alla camera che avrebbe ospitato il forestiero per la notte.

-Può succedere, non sono un grande compagno di viaggio.- Bevve un avido sorso di birra prima di continuare. Doveva ammetterlo: era davvero ottima. -Parlando d’altro, non conosco ancora il tuo nome.-

-Può succedere, non te l’ho ancora detto.- disse lei con un sorriso beffardo sul volto. -I miei genitori mi hanno consigliato di non dire come mi chiamo agli sconosciuti.-

-Allora rimediamo subito, Shydow Neyer, al tuo servizio.-

-Lysandra Myllts, molto piacere.-

-Lysandra… un nome bellissimo.- commentò. -Ha un qualche significato?-

-No, o se ce l’ha nessuno si è mai disturbato a dirmelo. Temo di non essere una di quelle persone che crede nel significato dei nomi o cose del genere. Cosa puoi dirmi del tuo, invece?-

In quello stesso istante, una fragorosa risata scoppiò alla destra dei due, un paio di tavoli prima di quello che aveva servito Tyrell. Al tavolo erano seduti quattro uomini, e dai vestiti potevano sembrare molto, ma non guerrieri. E a Bryamor, oltre agli abitanti, si trovano solo guerrieri, alla ricerca di modi per spendere soldi del loro ultimo incarico, mercanti fermatisi per una sosta lungo il tragitto, o viaggiatori. Nei casi rimanenti, per ridere in quel modo si doveva aver superato il terzo bicchiere ormai da parecchio tempo. -Be’, che devo dirvi? Sono fortunato e basta!-

-Trovare merce sul bordo della strada non è semplice fortuna!- esclamò a sua volta uno dei quattro seduti al tavolo. Shydow voltò lo sguardo verso il gruppo, incuriosito, senza però muovere di un solo millimetro la testa.

-Non so cosa ci facessero in quel monastero, ma quando l’ho presa era ridotta male.-

-Mi stai dicendo che l’hai trattata bene?- domandò un terzo con tono decisamente poco serio.

-Non appena messa in gabbia le ho dato da mangiare, dovevo fare altro? Una come quella venduta come schiava mi permetterà di comprarmi una locanda tutta mia! Ero stanco di questi viaggi, anche io ho bisogno di stabilirmi.- ridacchiò prima di continuare a bere.

-Un acquirente non sarà facile da trovare.- avvertì Shydow tornando a guardare di fronte a sé, fissando le molte bottiglie alle spalle di Lysandra. -Te la prendo io, se vuoi liberartene in fretta.-

Questa volta fu il silenzio a riempire la locanda. Nessuno fiatava, e tutte le parole, che prima viaggiavano rapide per aria, scomparvero in un’istante. Forse era curiosità, dato che compravendite del genere non avvenivano molto spesso, e non in luoghi così affollati, o forse c’era qualcosa, ad impedire ai pensieri di tramutarsi in parole, bloccandosi in gola senza voler proseguire. Qualcosa che nessuno riusciva a capire.

La ragazza avrebbe volentieri voluto ribattere, ma, come per tutte le persone nel resto della sala, la bocca non sembrava volersi muovere. Si era fatta ingannare,quello Shydow era ancora peggio di quanto potesse immaginare. -Fammi un’offerta.- rispose lui sorridendo. Non appena l’aveva sentito parlare, le sue sopracciglia si erano allontanate il più possibile degli occhi per lo stupore. Sapeva che “merce” come quella non si sarebbe venduta da sola, né facilmente.

-Dieci.- disse lui secco.

-I platini sono pezzi molto grandi…-

-Io parlavo di monete d’oro.- corresse Shydow, per poi bere un altro sorso abbondante, senza distogliere lo sguardo.

L’uomo si alzò. -È un po’ poco.-

-Se vuoi puoi dargliene di più.-

-Dare… a chi?-

-Alla ragazza. La ragazza che hai rapito, stuprato e messo in una gabbia.- Shydow si alzò e guardò l’uomo negli occhi. -Devi darle dieci monete d’oro e lasciarla libera.-

Ci vollero alcuni interminabili secondi immersi nel silenzio prima che la taverna si riempisse di una fragorosa risata. Quasi tutti avevano trovato quelle parole troppo divertenti per essere vere. -E io che pensavo che tu fossi serio!- esclamò il mercante dopo un respiro profondo, che però non gli permise di smettere di ridere.

-Ti consiglio di accettare la mia offerta.- disse Shydow impassibile, come se il silenzio non fosse mai stato interrotto.

-Altrimenti?- chiese, perdendo l’allegria sul volto ed assumendo un’espressione minacciosa.

-Altrimenti sono sicuro che troverò un modo per convincerti.-

-Se vuoi combattere potevi dirlo subito.-

-Non credo questo sia il momento né il luogo adatto a farlo.- affermò lui, ancora immobile. Lysandra stava per ordinargli di uscire, ma fu come se il ragazzo l’avesse battuta sul tempo. -Domani, per le dieci credi di riuscire a smaltire la sbornia?-

-Ne sono sicuro.- sibilò lui. Il silenzio era tornato, e quelle parole, per quanto sussurrate, si sentivano distintamente. Shydow, comunque, si limitò a seguirlo con lo sguardo, senza spostare minimamente il volto quando il mercante lo avvicinò pericolosamente al suo orecchio.

Dopo un paio di infiniti attimi di sguardi, l’uomo se ne andò verso il piano superiore, raggiungibile tramite la scala in un angolo del piano. Solo quando non riuscì più a vederlo, Shydow si voltò, con molta calma, e tornò al suo posto, rimettendosi seduto. Le chiacchiere ricominciarono e lui bevve un altro sorso abbondante.

-Devo chiederti scusa, ho pensato che tu fossi un…-

-…Losco pezzo di merda che compra schiavi?- domandò in un sorriso. -Domani lo batterò, e lei con quelle dieci monete potrà fare quello che vuole.-

-Te lo sconsiglio.- borbottò lei, diventando improvvisamente cupa. -Uno degli esploratori che è arrivato questa mattina ha detto che un ciclope si sta dirigendo in questa direzione. Metà degli uomini in grado di combattere stanno accompagnando una carovana di mercanti, ma non possiamo richiamarli in tempo.-

-Ho visto il cartello di avviso appeso fuori dal villaggio.- raccontò annuendo.

-Ogni abitazione sarà rasa al suolo, e forse si salveranno la metà di noi. I qui presenti sanno di andarsene prima del suo arrivo, all’alba. Se vuoi, puoi ancora andartene.-

-Tu, fino ad adesso, sapevi tutto questo e mi hai sorriso? Come se nulla fosse?- domandò scettico.

Lysandra scrollò le spalle. -Cerco di non pensarci. Io e mio fratello non vogliamo muoverci di qui. In molti pensano che io non sappia, ma invece sono sicura che domani, prima di mezzogiorno, saremo entrambi morti. Lui ne è ancora all’oscuro.-

-Io non me ne vado.- sospirò Shydow alzandosi e lanciando un paio di monete d’oro sul bancone. -E non ho intenzione di farti crepare.-

-Credi di riuscire a battere un ciclope da solo?-

-Ne sono fiducioso.- sorrise voltandosi verso le scale.

Ebbe il tempo di fare qualche passo prima che Lysandra si accorgesse il valore dei dischetti aurei che aveva lasciato sul piano in legno con poca cura. -Questi sono troppi!- sbottò. -Anche ammesso che quello che dici sia vero, non posso ripagarti in nessun modo, che tu sconfigga il gigante o meno.-

-Se dovessi vincere, tu sarai mia.- ridacchiò lui. Le parole non erano serie, e ciò fu facilmente intuibile alla ragazza. -Altrimenti, morirò prima dell’ora di pranzo.-

-Non prendi una schiava, prenderesti una come me?- chiese ironica, speranzosa che anche Shydow stesse scherzando.

-Sono un tipo volubile.- sorrise compiaciuto prima di continuare verso le scale.

Lei lo raggiunse a grandi passi, fermandosi di fianco al ragazzo e separata da lui solo dal lungo bancone. -Come facevi a sapere che era una ragazza? E cosa le aveva fatto…-

Shydow si fermò, allungando un sorriso. Fissò il vuoto per qualche secondo, poi si voltò. Scrollò le spalle pigramente e disse solo una parola. -Magia.- e mosse febbrilmente le dita delle mani, con i palmi puntati contro di lei.

A Lysandra scappò una risata. -Tu non sei un mago, i maghi uccidono le persone. Se tu lo fossi, avresti già distrutto il villaggio.-

-Inizialmente volevo farlo. Ma te l’ho detto, sono volubile.- concluse salendo le scale.

Il piano superiore era formato solo da un corridoio, che collegava tra di loro tutte le stanze. Nonostante il legno fosse parecchio segnato dal tempo, continuava ad essere in buono stato, grazie sicuramente alla cura dei due giovani proprietari.

Pensò solo in quel momento di non aver chiesto a Lysandra quale fosse la sua stanza, visto che delle dieci porte che vedeva nessuna era aperta. Sospirando si voltò, triste di tornare di sotto dopo quella che avrebbe definito una bell’uscita ad effetto.

-Signore…- interruppe Tyrell da in fondo al corridoio, fermandolo all’improvviso. -La sua stanza è pronta.-

Il cuore di Shydow raggiunse lo stomaco non appena sentì la parola “signore”, e sembrò sprofondare ancora più con la frase subito dopo. “Non sono così vecchio, per favore, non darmi del lei” pensò tristemente, prima di riprendere il suo sorriso. -Grazie.- sorrise girandosi, cercando di non pensarci. -Allora ci vado subito.-

-Lei… non vuole andare via?- domandò perplesso il ragazzo, una volta raggiunto da Shydow.

-Nessuno al piano di sotto sembra voler andare via.- ribatté voltandosi, la schiena posata sulla porta.

-Ma loro lo faranno comunque. Tutti scappano dai mostri.- disse Tyrell con semplicità, fissando l’altro dal basso verso l’alto.

-E tu, invece? Non scappi?-

-Mia sorella non me l’ha detto, crede che io non lo sappia. Tutti gli adulti pensano che quelli più piccoli di loro siano anche più stupidi.-

-Io non lo penso.- sorrise Shydow incrociando le braccia. -Penso che morire senza fare niente sia sbagliato.-

-Anche scappare?-

-Soprattutto scappare.-

-Be’… io domani combatterò. Non mi interessa se dovessi perdere!- esclamò prevedendo la domanda che sarebbe arrivata.

-In tal caso, ti aiuterò.- Le braccia si sciolsero e Shydow mise una mano sulla maniglia.

-P…perché dovreste farlo?- domandò confuso Tyrell.

-Mi piacerebbe dire che è perché sono volubile, ma non avrebbe minimamente senso. Quindi dirò che… sono gentile, o cose del genere.-

-La gentilezza non porta le persone a morire.-

Shydow scoppiò in una fragorosa risata, forte e a pieni polmoni, che non fece altro che aumentare la confusione del ragazzo. -Se credi che un ciclope possa uccidermi significa che non mi conosci o non hai idea di cosa ci sia in giro per il mondo. Molto probabilmente entrambe, o forse semplicemente non ho fatto abbastanza cose stupide affinché il mio nome arrivasse fino a qui.- ragionò facendo spallucce ed entrando nella camera, chiudendosi la porta alle spalle.

Tyrell scese le scale.

Quel tipo era pazzo, lo sapeva, e sarebbe morto il giorno seguente.