Stamane il professor Vantelsi indossa un gilet con fantasia di striatura e pois. Un clown-gelataio che dispensa massime e aforismi annaspando tra i banchi. E poi il suo stile espositivo è così… Pittoresco! Oggi sembra particolarmente ispirato.

«Ah beh certo, si possono dire un sacco di cose e al tempo stesso non dire nulla. Si chiama retorica a metà. Si può dire tutto con poco. Chiamiamola Retorica e basta. Sapete cosa significa percepire un sistema come valido solo perché dotato di una sua coerenza logica interna? Mi credereste se dicessi che il linguaggio è semplicemente tutto? Come reagireste alle seguenti affermazioni? “Il linguaggio configura la realtà. La realtà è finzione. La nostra realtà è una e una sola delle possibili invenzioni del linguaggio. Esso ci governa e determina di volta in volta la scenografia che sarà. In un palcoscenico cangiante tra il sipario e il proscenio, gli atti si susseguono senza logica né ordine, se non la logica e l’ordine di cui il linguaggio stesso si costituisce. Che suono può avere il legno quando sbatte addosso alle parole?»

Un cenno, una parola e

la tragedia s’è conclusa

Unico atto, unica scena

Un’emozione sola

L’aria, l’aria

Ma non si respira mai… Mai

 

L’ha recitata alla Carmelo Bene. Questo tizio mi fa troppo ridere 😀


Sapete poco di me e così voglio per adesso. Quando vi dirò cosa è successo nell’appartamento di una ragazza che conosco capirete il motivo per cui conviene aspettare e non correre frettolosamente in questa specie di confessio. Chissà come reagireste venendo a conoscenza di alcuni particolari che rivelerebbero la città in cui vivete un covo di stranezze, un groviglio di assurdità a metà tra Gotham City e Twin Peaks ma senza Batman o F.B.I. e senza possibilità di mettere in pausa. Io dico sempre: per fortuna c’è tempo (ma forse non è vero?)

Prestiamo l’orecchio per cinque minuti agli sproloqui dell’eccentrico Vantelsi.

«Vedete, la finzione è di gran lunga più vera della realtà.»

Un sottile rumorio serpeggia in mezzo al pubblico. Gli studenti dal terzo anno in poi (fuoricorso incalliti esclusi. Loro solitamente sono dei tipacci) non amano molto certe stramberie propinate con vaghezza. Pretendono chiarezza, per non dire “l’ovvio e scontato”, ansiosi di concludere gli studi come se fosse un dovere. «Aggiungerei, per i più sprovveduti, che il contrario di “vero” è “falso”, non “finto”.» Wow.

«Attraverso la finzione ci liberiamo di ogni filtro. Essa è gioco ed è invenzione. È la maniera più naturale per fare qualcosa. La più naturale per il nostro vero io. Quando fingiamo sciogliamo ogni vincolo, ogni convinzione. Evitiamo di sottostare alle convenzioni. Siamo nudi e vividi. Per mezzo dell’arte, forma suprema di finzione, diamo sfogo alle nostre propensioni più recondite, bloccate nel profondo dal misero costume degli uomini civilizzati.»

Progetto struttura d’etere

Che sia ma non esista

Predisposta senza destra né sinistra

In alto protesa

Avvolta d’ingegno e maestria sorregga

L’arte mutevole

Forma di sostanza

In somma

Qualcosa di bello

C’è un piedistallo, di questo

Ne sono certo

«Probabilmente questa poesia suscita in voi un sentimento mediocre. Se vi mostrassi l’oggetto materico da cui scaturirono queste parole non provereste sentimento alcuno. Bene. Nella prossima lezione vedremo qual è il nesso tra lo sviluppo cognitivo delle piante e le qualità logiche intrinseche del linguaggio simbolico. Il tutto sarà poi messo in relazione al fenomeno della fotosintesi clorofilliana. Buona giornata.»