Ecco, in ogni avvicendamento seriale che si possa definire racconto, ci sono sicuramente particolari troppo importanti per essere taciuti, ed io di questi, nel dinoccolante procedere della mia narrazione, ne ho taciuti molti.

Eventualmente, sarà fatta luce su alcuni avvenimenti. Ma ora -data la totale incertezza riguardo gli sviluppi delle circostanze correnti- non posso. Molti fra voi lettori vivono proprio qui, nella stessa città in cui io ed altri diffondiamo un certo “nuovo atteggiamento” (permettetemi temporarily di esprimermi sommariamente). Ho già detto troppo, ne riparleremo. Adesso cercate di capire dove voglio andare a parare.

Non studio botanica, o almeno, non ufficialmente. Diciamo che vago di facoltà in facoltà ricercando lezioni realmente utili ai miei scopi. E ne ho scoperte certe belle… Infine no, non ho l’aura dello studente modello, l’avrete visto/intuito. Però sto imparando tante cose da quando frequento questo luogo fertile e fantasioso. Certo le mie pratiche non sono quelle di un damigello a corte, chiaro. È che la giovinezza partorisce fantasmi e illusioni. Ti solletica, dà corda ai tuoi capricci. Tifa gli estremismi della mente semi-vergine. Oggi la odio perché mi fa inciampare addosso alle cose a cui tengo di più. Domani la rimpiangi. E s’inventa l’amore, te lo fa sentire… Dovranno arrivare altre persone per farti rinvenire. Comunque… io ci provo a migliorare le cose!

Intanto sono seduto su di un cubo posto appena fuori il porticato. Come al solito scrivo al telefono, è comodo e poi non voglio passare per uno di quegli pseudo-intellettuali che girano con l’agenda. Sarebbe controproducente. Devo sembrare uno qualunque. Devo sembrare uno di voi… Scrivo al telefono e invio direttamente alla redazione. In realtà non è una redazione vera e propria. Piuttosto la chiamerei “setta”… Ahah, no, siamo… Ehm, semplicemente amici che progettano di cambiare (il) mondo. Tempo al tempo e capirete, spiegherò tutto!

Osservo il graffito stagliato sulla parete esterna della sede 2 in via Gagliò. Preso singolarmente può risultare piacevole, sempre che l’occhio osservante non sia avvezzo ad esperienze spirituali quali Klee, Botticelli, Pissarro, Kubrik… In questo caso risulterebbe una poltiglia di vernici da ferramenta. Ma in un contesto simile… Mi spiego. Tu, artista en plein air che ti accingi a imbrattare la facciata dell’edificio storico, stai sovrascrivendo un’opera d’arte senza tener conto del contesto. Stai applicando forme dalle tinte forti e accese su uno sfondo color beige pastello. Stai gettando fango sul concetto di armonia. Stai violentando le leggi gravitazionali inderogabili dell’equilibrio. Bernini e Palladio non ti piscerebbero addosso perché sono certo fossero dei signori (per la cronaca: il caos di Pollock è un caos equilibrato). E tutto ciò tralasciando ogni possibile argomentazione volta a confutare il significato di quello che hai scritto:

“RIVOLTATI CONTRO I POTENTI”

Come si combatte un “potente”? Ma… Cos’è la potenza? Allora, non voglio fare il Piero Angela della situazione imitato dal Maccio Capatonda di un contesto più ampio. (Eh?) Tralasciamo improbabili etimologie. Se X intendesse per potentia qualcosa tipo prestige social ovvero “influenza (feeling?)”, in poche parole: cash & posizione… Be’ risponderei che qui c’è un problema di cognizione. Se X mi chiedesse invece consigli pratici su come affrontare questa società/scacchiera di iene, ortica e dinosauri proverei a rispondere all’incirca:

«Per combattere i potenti non c’è da far tanto chiasso. Anzi… Bisognerebbe raccogliersi in un silenzio sacrale: lo definirei così ma potrei chiamarlo anche otium senecano. Nell’ombra, attraverso lo studio delle grandi opere, è possibile contrastare il corso apparentemente inarrestabile degli eventi. Attraverso la conoscenza è possibile svelare i segreti più reconditi della mente e sviluppare una suprema forma di ragione.»

Forse ho esagerato un poco. Forse ho semplicemente dato un po’ troppa enfasi alle parole. Forse no.

«Nell’ombra nascerà la “vera” resistenza, nell’ombra gli uomini troveranno la luce…»

No, questa è troppo. Concluderei: «Se vuoi cambiare veramente incomincia da te. Non sono certamente il primo a dirlo. Desideri cambiare il sistema politico oppure quello accademico-universitario? Studia, entraci, conquistalo, cambialo.» Ok, ora la smetto. Fine.