Il Blocco dello Scrittore è uno dei momenti topici della carriera di ogni storyteller, o in generale di ogni persona che si sia prodigata (almeno una volta nella vita) nella creazione di contenuti artistici. La fucina di idee spesso si inceppa, e per essere alimentata a dovere richiede passione, dedizione e creatività costante, o almeno idealmente.

Ma che fare quando queste mancano?

Sul “webbe” sono già presenti tutta una serie di articoli su questo argomento, sparsi qua e là tra i vari e molteplici portali dedicati alla causa creativa, e ognuno di loro offre, a modo proprio, spunti di riflessione più che validi e argomentazioni e metodi più disparati su come prodigarsi per poter superare questa “notte del pensiero“. Alcuni di questi consigli offerti, li ho sperimentati in prima persona e  li ho effettivamente trovati utili e stimolanti al risolversi della questione. Tenterò, tuttavia, di offrivi una mia personalissima visione del Blocco dello Scrittore e di cosa rappresenta per me, delle cause da cui scaturisce, di come ci si rapporta a esso e infine di come ci si può liberare dal suo carico di fiacchezza e pigrizia intellettuale.

I 4 consigli di Scripta su come arginare o superare il Blocco dello Scrittore

Ci sono tantissime ragioni per cui un creativo, nel corso della sua carriera, può arrivare a imbattersi, una o più volte, in un’esperienza deleteria come il Blocco dello Scrittore. Ognuno di noi, in merito, sperimenta le sensazioni e le emozioni più variegate, frutto di esperienze soggettive e del modo intimo di assimilare le informazioni dal mondo attorno a sé, di conseguenza potremmo dire che non esiste una vera e propria regola aurea per combattere questo fenomeno tanto seccante. Tuttavia, mi sento di poter tranquillamente raggruppare le cause principali del Blocco, in queste quattro semplici macro-categorie:

  1. Ossessione di perfezione
  2. Senso di inconcludenza
  3. Difficoltà a concentrarsi
  4. Mancanza di stimoli    

Seppur questi siano solo una parte delle molteplici motivazioni che possano indurre un autore come un altro verso il baratro oscuro del buco nero delle idee e che potrebbero portarlo (erroneamente) a pensare di essere un pessimo scrittore (o una pessima persona), o di essere poco motivato, oppure di non credere a sufficienza nel proprio lavoro e di sentirsi in difetto rispetto ad altri colleghi che magari questo blocco non lo hanno mai sperimentato (e chi lo dice mente sapendo di mentire), resterete sorpresi nel constatare quanto tutte le varie sfaccettature soggettive legate al Blocco possano essere racchiuse in questi quattro semplici concetti.

Ma stiamo divagando.

Volendo analizzare nel dettaglio ognuno di questi quattro punti elencati, andiamo adesso a vedere come poterci adoperare per risolverli assieme e uscirne in maniera (più o meno) definitiva.

1) Sentitevi liberi di scrivere porcherie

Ebbene sì! Avete proprio letto bene!

Questa (forse) è fra tutte la causa più comune legata al fenomeno del Blocco, ovvero quella di sentirsi insoddisfatti dal proprio modo di scrivere, andando a incartarsi in riflessioni pazzesche in merito a un periodo scritto male o a un avverbio poco accattivante, il tutto perché “quello che ho scritto non mi convince e potrei fare di meglio“.

Chiudersi in un ideale di perfezione assoluta e gettare pagine e pagine di stesura, solamente perché siamo consapevoli del fatto di poter dare di più,  arrovellandoci sul pensiero di non riuscirci in quel preciso momento, è quanto di più sbagliato e deleterio possa capitarci, e rappresenta la prima anticamera verso il Blocco, quella dall’accesso più facile. Fissarci col pensiero sulla sintassi o sulle scelte grammaticali, adoperare parole evocative piuttosto che altre, sentirsi delusi dalla propria carenza di lessico e di pensiero, sono tutti fattori che contribuiscono alla perdita progressiva di autostima e stimolo per proseguire.


Tutto questo processo non fa altro che rallentare il flusso naturale della scrittura, che così perde la sua componente fondamentale: la spontaneità.


La soluzione, come in molte cose della vita, risiede nella semplicità. Perché, per l’appunto, la scrittura altri non è che un vero e proprio Flusso. Un atto di creazione e di trasformazione, un processo volto a mutare ciò che si cela in potenza, verso l’atto. Un procedimento incentrato sul raccattare pensieri sparsi dal mondo metafisico delle nostre idee per gettarli di prepotenza su carta o su schermo, tramite parole, lettere o battiture digitali. E come ogni buon flusso che si rispetti, la cosa migliore da fare è sempre quella di lasciarlo scorrere, di non interromperlo, di evitare di deviarlo o bloccarlo con le nostre insicurezze, le nostre ansie, congetture o artifici letterari figli della nostra poca autostima che ci ostacolerebbero e rallenterebbero.

Io per primo sono ben conscio di potermi collocare dentro questa categoria, in quanto sono ossessionato dalla forma, dal tono di un periodo, dallo stile narrativo e da tanti cavilli che hanno fatto sì che la mia opera richiedesse molto più tempo del previsto per essere ultimata. Ciononostante, quelle volte in cui mi sono sentito bloccato dalla cosa, ho volontariamente deciso di andare avanti e basta, non curandomi della qualità, della forma, del tono, non curandomi di qualunque fosse il costo da pagare, tanto meno del risultato ottenuto. Per sistemare il tutto, ci sarebbe stato tempo in futuro.

Perché, alla fine, è ovvio che ciò che abbiamo partorito inizialmente necessiti di una rifinitura, garantendo così un risultato finale che dovrà essere, per forza di cose, migliore di quello vomitato su carta nel momento della prima scrittura. Perché dovete ricordarvi sempre che il processo scrittorio si suddivide in due fasi principali: La Stesura e la Revisione.

Concedetevi una pessima stesura, quindi, e lavorate su un’ottima revisione. Credetemi, avrete tempo a sufficienza per limare i contorni smussati della vostra opera come meglio crederete, ma almeno all’inizio, buttate giù concetti su concetti, parole su parole, lettere su lettere. Non interrompete quel flusso spontaneo che fuoriesce dai vostri lombi, dedicatevici e affidatevi alla passione che nutrite verso la vostra opera o verso questo mestiere.

Concludo la riflessione su questo punto lasciandovi con un video che dice molto sull’argomento e che mi ha ispirato più volte nel corso della mia fase di apprendimento.

2) Finito non vuol dire Perfetto

Dal primo punto giungiamo inevitabilmente al secondo in questione. Immagino che molti di voi avranno avuto la sensazione di sentirsi lontani, dal proprio prodotto, come se il fine ultimo apparisse irraggiungibile, quasi un miraggio. Chi si è cimentato nella scrittura di un romanzo che vada dalle 300 alle 600 pagine, deve avere di sicuro passato quella famosa fase in cui, a un certo punto, si è sentito semplicemente esausto. Il termine della propria opera sembra non giungere mai, la tua sola presenza e il tuo unico giudizio non sono sufficienti a coprire quel vuoto di motivazione che sopraggiunge a metà strada.

Ho conosciuto diverse persone che, tra una cosa e l’altra, hanno impiegato alle volte più di sei anni per lavorare al proprio romanzo d’esordio, ritrovandosi infine con un nulla di fatto tra le mani perché non soddisfatti del proprio prodotto. Molti, purtroppo, si perdono spesso in questo miasma di sconforto che intercorre nel processo creativo, in questa sensazione che può racchiudersi in “sto facendo tanta strada senza arrivare mai da nessuna parte e la cosa comincia a stancarmi“. Questo ragionamento, il più delle volte, porta alla decisione di abbandonare il proprio progetto, prede della fatica e della disillusione. Queste due motivazioni del Blocco, come vi ho detto, sono entrambe motivate dalla stessa matrice di fondo, ovvero quella della rincorsa verso un ideale di perfezione.

Potrebbe accadere che, anche se riusciate a giungere alla conclusione della stesura del vostro componimento, dopo numerose ore trascorse e revisionare il vostro figlioccio cartaceo per tentare di fargli assumere la forma a voi più congeniale, vi ritroviate per le mani un qualcosa che, comunque, non vi soddisfi al 100%. Vi sentirete di conseguenza tentati di allungare, di tagliare, di aggiungere, di risistemare e rileggere, rileggere, rileggere all’infinito.

L’ossessione di creare il vostro grande e unico capolavoro e il processo di modificarlo più o meno costantemente per garantirgli quella forma perfetta che tanto agognate, se perpetuato senza controllo, vi condurrà verso una sola e inevitabile conclusione:


La vostra Opera non vedrà mai la luce!


Accade così, quindi, che molte persone tengano celate all’umanità (dentro i loro piccoli cassetti), sfilze e sfilze di idee, romanzi, sceneggiature, fumetti e chi più ne ha più ne metta. Bene…

NON FATELO MAI!

Piuttosto mettetevi in gioco e non trascurate mai il potenziale e l’anima che avete riversato all’interno del vostro lavoro!

Datevi pace!

Invece che tenere il vostro “capolavoro a metà” rinchiuso nella vostra cassaforte presentatevi al mondo con qualcosa di FINITO anche se a voi non sembra PERFETTO, perché tanto la perfezione non la otterrete mai! Anche se vi cimentaste nella stesura della vostra migliore opera, crescendo e maturando il vostro stile,  sarà inevitabile che questa vi appaia come una vera e propria schifezza al vostro occhio e giudizio futuro, anche se all’epoca ve ne ritenevate soddisfatti.

La perfezione non esiste e non la raggiungerete mai! Ma potete godervi, invece, tutto quello che si trova nel mezzo! Non lasciate più che il vostro processo creativo vi soffochi nell’insicurezza, piuttosto sperimentate, buttatevi a capofitto, abbracciate le critiche, soffrite, rallegratevi, mostrate al mondo il frutto del vostro pensiero e vedete come esso reagisce, in modo da capire meglio anche voi stessi e i punti dove dovrete migliorare!

È vero, il mondo è pieno di schifezze e opere mediocri, ma non è detto che la vostra debba essere per forza la prossima. Provate, mettetevi in gioco, sarà la vostra crescita e la vostra maturazione professionale e fare il resto.

Anche qui, in merito al punto discusso, vi lascio con un video che mi è tornato utile vedere e rivedere parecchie volte!

3) No a telefoni, chat e social network!

Adesso abbandoniamo la sfera di influenza legata ai nostri fattori interni, quali l’insicurezza, la paura, la mancanza di motivazione o l’ossessione della perfezione. Andiamo ora a considerare quali sono, invece, i fattori esterni che fin troppo spesso influenzano negativamente il processo creativo.

La scrittura richiede una mente attenta e concentrata, una mente che si focalizzi sul lavoro svolto e che non ceda troppo facilmente a biechi escamotage di distrazione. Ora, laddove un tempo questi escamotage erano rappresentati, per esempio, dal farsi lo spuntino e la bevuta di turno, dal risistemare i quadri storti appesi alla parete, dal catalogare in ordine alfabetico tutti i libri della nostra biblioteca (e molti lo fanno tuttora), o da qualunque altra assurdità fosse necessaria a svagare il pensiero dal compito prescritto, oggi tutto questo accade alla velocità del suono e a portata di un dito tramite internet e i social.

Basta davvero un momento, un rapido istante in cui stacchiamo le dita dalla tastiera del nostro pc, o dalla penna, che queste subito vanno a finire addosso, quasi in maniera molesta, al primo smartphone di turno, scorrendo quindi tra commenti, messaggi e conversazioni di varia natura circa la consistenza dell’aria o il sesso dei pianeti…

La distrazione fa parte del creativo, è inevitabile ed è inutile negarlo, pertanto il procedimento della perdita dell’attenzione è diverso da mente a mente, da persona a persona. Proprio per questo ognuno di noi dovrebbe essere più o meno consapevole di tutto ciò che lo induce in tentazione durante la fase (“chedovrebbeessere”) ontologica della stesura di una qualunque opera. Ma se non si è integerrimi e risolutivi, come si fa a non lasciarsi afferrare da questi inganni della mente? Ingannandola a nostra volta!

Avevo incominciato dapprima con la musica, ma poi mi sono accorto che in alcuni momenti essa contribuiva a distrarmi esattamente come facevano molte altre cose prima di essa, pertanto, sotto consiglio di un’amica, ho sperimentato la pratica dell’ASMR (acronimo di “Autonomous Sensory Meridian Response”, che potrebbe tradursi con “Risposta autonoma del meridiano sensoriale”) tramite alcuni video YouTube legati all’argomento.

In pratica, gli ASMR sono dei suoni specifici di oggetti della nostra vita quotidiana,  veri e propri “trigger” sonori che si attivano attraverso il tocco, lo sfioramento o il graffio. Ovvio che la cosa è molto più ampia di così, ma vorrei illustrarvi, più che altro, la mia esperienza soggettiva con essi. Laddove, infatti, molti utilizzano questa pratica per rilassarsi, addormentarsi, o in generale provare una sorta di sensazione di “piacere” simile a quella sperimentata durante una carezza o un solletico, io ho scoperto quanto questa stimolazione sensoriale, al contrario favorizzi in modo incredibile la mia concentrazione.

Tramite questi suoni rilassanti sono in grado di isolare i miei pensieri dalle distrazioni e di focalizzarli interamente su ciò che decido, senza divenire preda di essi nei momenti meno opportuni, quali lo svolgimento di un lavoro creativo. Ovvio che, per esempio, anche la musica occupi un ruolo molto simile e che molti riescono a utilizzarla per concentrarsi a focalizzare l’attenzione (l’ho detto, ognuno di noi reagisce in modo diverso), tuttavia per me la musica è risultata utile più nei momenti di pathos, pertanto l’ho utilizzata e la utilizzo spesso quando devo buttare giù idee in merito a un evento specifico o a una situazione particolare. Gli ASMR mi aiutano, invece, a rimanere concentrato in quei tediosi “momenti di transizione” in cui l’attenzione dello scrittore può venire meno.
Provare per credere.

Bisogna dire che la carenza di concentrazione sia una bestia davvero strana: sappiamo bene cosa stiamo scrivendo, sappiamo dove vogliamo arrivare e come vogliamo arrivarci, siamo consapevoli del nostro successo nel momento dell’avvicinarsi della conclusione, siamo motivati ad andare avanti e a terminare il nostro lavoro quanto prima, eppure, all’improvviso il colore bianco di una parete assume molto più significato di quanto avessimo mai creduto, così come l’assume la bacheca del social network di turno, con i fatti spiattellati del primo egocentrico di turno, oppure il giocherellare a qualche “Geometry Dash” di passaggio tra un paragrafo e l’altro, intervallandoci magari nella visione di un video del nostro YouTuber preferito.


La carenza di concentrazione è un inganno della mente, sta quindi a noi ingannarla a nostra volta, nella maniera e nei metodi che ci appaiono più congeniali.


Pertanto, è nostro compito impedire a qualunque pensiero superfluo di ingannarci la percezione, ingannandoci a nostra volta mediante un qualche trucchetto come potrebbe essere quello degli audio ASMR.

4) Create l’ambiente adatto per la scrittura

Volendo rimanere sempre fermi su fattori influenzali di tipo esterno potrebbe capitare che, nonostante la nostra arguta concentrazione, la nostra prontezza di spirito e di volontà, ci ritrovassimo infine in una situazione dalla quale non sentiamo per niente l’esigenza di voler scrivere in quel dato momento.

Magari dopo qualche giorno di scrittura intensiva, o dopo una forte soddisfazione in merito all’opera che state realizzando, oppure da quel piccolo pensiero di superbia che vi fa dire le paroline magiche “Oggi posso concedermi del riposo“.

Il riposo (va detto e non condannato) è sacrosanto, e nessuno qui vuole affermare il contrario. Tuttavia, dovete fare molta attenzione a non abusare di questo concetto e a far si che esso vi travolga e vi crogioli nell’autocompiacimento, che non porta mai a nulla di buono.

Come fare, quindi, per non cedere a questi beceri esercizi di individualismo? Un buon metodo per mantenere alto il livello di concentrazione e di motivazione potrebbe essere quello della condivisione di obiettivi con il prossimo. Se vi sentite demotivati nell’andare avanti o, se semplicemente, siete pigri, aggregatevi assieme ad altre persone che, come voi, in quel momento stanno tentando di raggiungere un obiettivo molto simile al vostro.

Diverse volte mi è capitato di andare a scrivere in Biblioteca Universitaria, circondato da persone che, pur non scrivendo romanzi fantasy, fossero impegnate nello studio d’una materia d’esame o nella stesura della loro tesi di laurea. Ne è derivato di conseguenza che sentirmi parte di un obiettivo condiviso mi ha garantito sempre un alto livello di concentrazione, di attenzione e di stimolo per andare avanti.

A questo fattore di aggregazione, possono aggiungersi anche sfumature parallele. Alcuni potrebbero, infatti, trovare piacere dalla competizione che intercorre nel momento in cui ci si dirige verso un obiettivo condiviso. È ciò che accade nelle famose “Word War” adottate, il più delle volte, da alcuni circoli di scrittura online. Diverse volte queste “guerre buone” hanno aiutato molte mie conoscenze a sbrogliarsi dalla matassa di inconcludenza tipica del Blocco dello Scrittore, garantendo così l’uscita dallo stesso senza che il diretto interessato nemmeno se ne accorgesse.

Per chi non ha idea di cosa io stia dicendo, in sostanza le Word War altre non sono che sessioni di scrittura condivisa, in cui un gruppo di persone si “riunisce” virtualmente e si dà un tempo limite di un’ora, tentando di scrivere in quel lasso di tempo limitato quante più parole possibili, “vincendo” metaforicamente nel momento della conclusione della “guerra”.

Ne deriva che, che sia per condivisione o per competizione, quando ne avete la possibilità non esitate a sperimentare, ad aggregarvi e a crearvi un ambiente in cui poter convivere assieme ad altri che, come voi, si stanno sforzando per raggiungere un obiettivo non molto dissimile dal vostro, ovvero la conclusione di un percorso di lavoro lungo, atto a garantirvi il frutto dei vostri sforzi non appena esso venga terminato.

Una Biblioteca è il perfetto esempio di luogo di stimolo e condivisione di un obiettivo comune

Conclusioni

Con questi consigli spero di avervi fornito degli strumenti utili al superamento del vostro blocco. Come già citato, su questo argomento è stato scritto molto e tutti si sentono di dover dire la loro, proprio perché ogni creativo ha sperimentato questa sensazione almeno una volta nella propria vita.

Ho voluto soffermarmi più che altro su elementi che mi hanno riguardato di persona e che mi hanno aiutato non poco durante il processo di superamento dei miei vari blocchi.

Spero possano fare lo stesso con voi!

Detto questo, appuntamento al prossimo articolo cari Scriptiani! E mi raccomando, fate una buona scrittura!