Eccomi tornato Scriptiani, oggi ho deciso di fare un articolo un po’ particolare. In modo da darvi qualche consiglio diverso, ma sempre inerente alla Creazione di una ambientazione.
Oggi ho pensato di proporvi un elenco di libri che io considero decisamente essenziali per la creazione di ambientazioni, ovvero libri nei quali abbiamo un’ambientazione concreta, reale e logica che ci permette una totale immersione. Queste sono storie dalle quali non vogliamo uscire e alle quali non vediamo l’ora di tornare. Dalle opere che voglio presentarvi, mettendoci la giusta attenzione, si può imparare tutto ciò che c’è da sapere sulla creazione del proprio mondo.
Ma ora smetto di annoiarvi e vado ad iniziare questo elenco.

1. Il “Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien. Beh qui non ho bisogno di fare le presentazioni, l’opera di punta del Professore (come lo chiamiamo noi tolkieniani) ci mostra tutta la reale immensità di Arda e della Terra di Mezzo nello specifico. Questo mondo ha un livello di dettaglio al quale ognuno di noi Creatori di Mondi dovrebbe aspirare (con umiltà ovviamente), infatti ogni razza non solo ha una cultura di riferimento specifica, coerente e riconoscibile, ma anche una lingua propria. Per non parlare delle sottorazze che hanno un palese ceppo comune, ma comunque delle differenze motivate da eventi passati. Un esempio su tutti lo danno gli elfi, la cui divisione nasce sin da subito quando Orome (il Vala cacciatore) invita gli elfi risvegliatisi a Cuivienen (Acqua del Risveglio) e c’è la prima separazione tra Eldar (popolo delle stelle, coloro che seguirono Orome) e gli Avari (Riluttanti), questi ultimi insieme ad altri due gruppi (Nandor e Sindar) vengono definiti “Moriquendi” che significa elfi scuri, inerente al fatto che non videro mai la luce di Valinor. Vedete come solo con queste poche righe abbiamo già un dettaglio su questa razza così complessa? E questo vale per ogni dettaglio dentro Arda, dai Valar a Barbalbero, alla magia, alle aquile e così via. Questi alcuni dei motivi per i quali questo libro dovrebbe essere nelle vostre librerie, io consiglio inoltre di avere anche almeno una copia de “Lo Hobbit” e soprattutto del “Silmarillion”, in modo da approfondire una buona parte di Arda ed imparare dal Professore.

2. “Terramare” di U.K. Le Guin. Quest’opera oltre ad essere scritta magistralmente ed avere una caratterizzazione dei personaggi fuori dal comune presenta anche un’ambientazione forte. Ci troviamo catapultati in un mondo composto da un unico (gigantesco) arcipelago, questo si divide in Terre Interne al centro, con isole più fitte e di maggiori dimensioni, e Orizzonti, le zone più periferiche con isole più piccole e rade, al di là degli Orizzonti c’è soltanto l’oceano aperto. Già questo è un cambio di prospettiva non indifferente, il mondo è molto “piccolo” e ciò comporta un modo di pensarlo e muoversi differente. Inoltre è un fantasy ad alto contenuto magico, ma non scade mai nel banale o nell’incoerenza e riesce sempre ad avere il giusto equilibrio per mantenere una profonda Sospensione d’Incredulità. Quest’opera è riuscita ad insegnarmi come se venisse ben congeniata si riesciurebbe a mantenere in equilibrio anche un “dettaglio” molto difficile da controllare quale la magia in grande quantità.

3. La “Saga di Geralt di Rivia” di A. Sapkowki. Chi di voi non conosce questi nomi, beh dovrebbe immediatamente rimediare. Infatti, come ben saprete, Geralt di Rivia altro non è che lo strigo del videogioco “The Witcher” un altro fenomeno culturale. Fenomeno “causato” dalla particolarità dell’ambientazione di Sapkowski, la quale a differenza della maggioranza delle opere fantasy attinge al Folklore Polacco (terra di provenienza dell’autore), che rappresenta una ricca fonte di punti utilizzati magistralmente da Sapkowski. Ed eccoci in un mondo selvaggio dove i regni del nord sono quasi sempre in guerra tra loro e dal sud minacciano una grande invasione. Una ambientazione particolare che però non risulta essere mai troppo aliena, incoerente o illogica tanto che anche gli esperimenti per fare di geralt (questo vale per tutto l’ordine) uno strigo, ovvero un cacciatore di mostri, non li sentiamo fuori luogo. Questa saga ci mostra come non dobbiamo scadere per forza nei cliché del fantasy canonico, ma possiamo utilizzare con intelligenza ed originalità elementi di altri folklori per creare un’opera pregevole e di spessore.

4. “The Black Magician” di T. Canavan. Eccoci qui, forse questa è un’opera un po’ meno conosciuta, ma anche qui abbiamo un’ambientazione davvero ben fatta. Ciò che mi ha colpito di più è stata la capacità dell’autrice di inglobare alla perfezione l’alta presenza di magia nel sistema socio-politico dei regni. Abbiamo così una bassa presenza di forze armate dove un mago equivale a più di 10 soldati (ad essere buoni)questi praticamente sono inutili, questi maghi vengono istruiti in varie arti ed ora la magia viene usata anche per particolari costruzioni architettoniche. La magia di questo mondo ha varie sfaccettature ed è molto particolare il modo in cui è in alcuni Regni, che si fonde con la cultura di riferimento. Più di questo non vi dirò perché vale la pena davvero di leggere tutto il ciclo.

5. “La Battaglia del Corvo” di B. Hennen. Si anche questa non è un’opera tra le più famose, ma anche qui troviamo davvero un’ambientazione di rilievo e ben fatta, una storia coinvolgente e un metodo di scrittura poco usato. Questi elementi caratterizzano e ti fanno appassionare alla storia narrata, per non parlare dei personaggi che rimangono impressi nella memoria. Tornando al mondo preso in esame è sicuramente basato sulla cultura arabeggiante, il modo in cui questa viene mostrata, le tradizioni, le razze, la magia e la terra stessa, il modo in cui essa è descritta, mostrano un livello di dettaglio che dona un forte armonia al tutto quasi un ritmo di fondo che ti fa entrare in sintonia con questa cultura poco usata per il fantasy moderno (anche se ora inizia a prendere molto più piede).

6. I “Belgariad” di D. Eddings. Questa pentalogia è, a mio avviso (dal punto di vista dell’ambientazione) insieme all’altra sua pentalogia “I Mallorean”, una pietra miliare per la creazione di mondi. Qui ci troveremo a dover girare il mondo creato da Eddings in lungo e in largo e questo non ci deluderà mai. Abbiamo un’ isola all’estremo nord fredda e selvaggia che ospita un regno pseudo-vichingo, una foresta tropicale, una terra arabica al sud. Ci sono zone di ghiacci eterni e e isole sferzate da tempeste quasi perenni. Ciò che però ha reso a mio dire grande quest’opera (che avrò letto forse 5 volte tutti i dieci libri) è il sistema Divino. Infatti qui ci viene presentato un pantheon divino complesso e reale, dove ogni Divinità ha il suo scopo/ruolo e, nonostante siano presenti diversi interventi diretti degli dèi, non si scade mai nel “Deus Ex Machina” e i rapporti con i luoghi e le divinità sono straordinariamente stretti. Insomma anche qui c’è molto da imparare.

Ed eccoci arrivati alla conclusione di questo articolo, spero vi sia piaciuto, e soprattutto spero vi abbia aiutato a conoscere nuove possibili letture.
Bene utenti Scriptiani io vi lascio con un consiglio: Leggete!
Non esiste migliore maestro che lo studio di un opera che abbia avuto successo o comunque sia pregevole.
Con ciò chiudo e vi auguro una Buona Creazione!
Leggete!