“Una società (dal latino societas, derivante dal sostantivo socius cioè “compagno, amico, alleato”) è un insieme di individui dotati di diversi livelli di autonomia, relazione ed organizzazione che, variamente aggregandosi, interagiscono al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni.”

Siamo tutti d’accordo sul fatto che la società in cui viviamo abbia un’influenza quasi schiacciante sulla nostra psiche. Lo studio dell’influenza sociale mostra come tutti noi siamo condizionati da due fattori principali: suggestione e persuasione.

“Suggestione è generalmente inteso come il processo per il quale gli individui sono portati ad accettare in modo arbitrario (in assenza di convenienti basi logiche) opinioni, valutazioni e scelte senza tener conto delle loro qualità (in modo sostanzialmente cieco ed acritico). Con il termine persuasione ci si riferisce invece al processo attraverso cui si convince una persona ad adottare, e a fare quindi suoi, certi valori, certe credenze, opinioni e atteggiamenti. I due paradigmi, della suggestione e della persuasione, sono il prodotto di differenti orientamenti interpretativi dell’influenza e della natura stessa del comportamento sociale umano per quel che attiene alla diversa enfasi posta sui processi psicologici fondamentali che sembrano regolarlo: il primo, evidentemente, meno caratterizzato cognitivamente ed essenzialmente riconducibile a componenti emotive (il più delle volte viste come irrazionali); il secondo, come espressione di un’istanza cartesiana, e di tutto ciò che discende dalla concezione dell’uomo sapiens-sapiens come detentore della logica razionale. La distinzione tra i due paradigmi ha un suo chiaro rilievo se si considera la complessiva evoluzione della psicologia sociale ed  il ruolo guida assunto nei diversi periodi da quelle scuole e correnti che privilegiano lo studio del comportamento, delle percezioni, delle cognizioni, delle emozioni anche in termini di maggiore o minore reciproca integrazione. Per lungo tempo si è sostenuta una concezione suggestiva dell’influenza e, comunque, una concezione dell’influenza in cui il soggetto è essenzialmente mero bersaglio, target; successivamente, in particolare con l’avvento del cognitivismo, si è ipervalutata la capacità elaborativa, ripudiando o marginalizzando quelle interpretazioni che “svalorizzavano” la capacità dell’individuo di interpretare compiutamente le condizioni ambientali e le relazioni sociali, anche in termini di strategie ed obiettivi.” (Fonte https://psicosociale2011edu.wordpress.com/2011/10/19/linfluenza-sociale-tra-suggestione-e-persuasione/).

In base all’epoca in cui viviamo, queste due grandi ombre sono pronte a calare su di noi, in modo più o meno importante. Nel nostro lavoro di scrittori, qualunque sia il nostro genere, dobbiamo costantemente tenere conto della società in cui vivono i nostri personaggi e del grado di suggestione e persuasione presenti in essa. Il nostro compito sarà più semplice se dobbiamo attenerci alla nostra attuale società, più difficile se ci riferiamo a quella del passato e piuttosto arduo se la società la creiamo noi. In ognuno di questi casi, la nostra abilità nel ricreare in modo credibile la società in cui si muoveranno i personaggi renderà l’immersione nella storia molto più fluida. Il lettore potrà sentirsi parte di quella società, immedesimarsi anche, e riuscire a comprendere meglio i comportamenti e le idee dei singoli personaggi.

Pensiamo, per esempio, all’enorme differenza dalla società di adesso rispetto a quella di pochi decenni fa; tornando solo a poco prima degli anni Venti possiamo vedere quanto le caratteristiche di suggestione e persuasione siano diverse da quelle di oggi, anche se a mio parere il livello è molto simile. Ottant’anni fa il ruolo dell’uomo e quello della donna nella società erano ferrei e ben delineati fin dalla giovane età: non c’era molto spazio per le aspirazioni personali, soprattutto per la donna, e la vita era uno schema preciso che tutti dovevano seguire. Questo si protrae fino agli anni Cinquanta e in alcuni Paesi anche oltre. Le imposizioni e le aspettative della società influenzavano in modo soffocante la mente delle persone, ma al tempo stesso venivano prese come giuste e viste come l’unico modo in cui la vita poteva essere.

Nella nostra storia la società sarà un personaggio a sé stante, invisibile e al tempo stesso presente, che condizionerà il pensiero dei personaggi e delle comparse che, ricordiamolo, sono importantissime. Bisognerà aver chiaro lo status del nostro personaggio nella società, che sia quello ascritto (cioè che si ha dalla nascita, come il genere o l’etnia) e quello acquisito (che è quello che dipende da ciò che il personaggio fa, il suo ruolo). Dovremo capire in che tipo di società vive, a quale categoria o classe appartiene, come viene visto all’interno della società.

Un aspetto altrettanto importante da considerare è come la società influenzi la cultura (della cultura parleremo nel prossimo articolo). Ho trovato questo estratto su https://www.tesionline.it/v2/appunto-sub.jsp?p=51&id=862 che trovo davvero interessante:

“Sono due gli assi lungo i quali si costituisce il rapporto bidirezionale tra società e cultura: l’asse autonomia/dipendenza tra le due realtà e l’asse determinismo culturale/determinismo sociale.

Quattro approcci teorici:

Come già detto, la sociologia della cultura si occupa dei rapporti che esistono tra la cultura, intesa come un insieme di proposizioni normative e cognitive sulla natura, la società, gli esseri umani, e specifici contesti storico-sociali. Questi ultimi possono essere riferiti a diverse forme delle relazioni sociali, da quelle più semplici e limitate, come l’interazione faccia a faccia tra due o più persone, a quelle più estese e più complesse come gli stati-nazione fino alle reti sociali globalizzate del sistema-mondo.

I valori e i concetti, cioè gli strumenti con cui valutiamo e classifichiamo cose e persone, operano all’interno di contesti e forme di vita sociale che sono comprensibili solo se considerate come parti di un sistema più ampio. Come ci fa notare ad es Elias, le buone maniere nascono in contesti sociali particolari. La cultura influisce sulle relazioni sociali favorendo lo sviluppo e la diffusione di certi comportamenti.

Il rapporto tra cultura e società è dunque bidirezionale.

In riferimento a ciò, la tradizione sociologica ha sollevato delle importanti questioni, che possono essere raggruppate sotto 3 titoli principali:

  1. La dipendenza delle forme culturali dalle strutture sociali.

La cultura viene presa in considerazione come una “variabile dipendente”, cioè una variabile che può essere spiegata e compresa in base ad altri fattori. L’interesse maggiore è stato rivolto proprio ad esplorare questa direzione del rapporto, dalla società alla cultura, che implica lo studio dei modi in cui i contesti storico-sociali, influenzano la cultura;

  1. Il ruolo che le forme culturali svolgono nella determinazione dell’azione e dello sviluppo sociale. La cultura è intesa come una “variabile indipendente”, cioè una variabile che spiega altri aspetti e comportamenti sociali. Alcune tra le più significative ricerche sociologiche, come quelle di Weber sul rapporto tra etica protestante e capitalismo, hanno esplorato questa direzione del rapporto;
  2. I processi sociali in base ai quali la cultura viene trasmessa da una generazione all’altra, si diffonde e si trasforma. Questa terza questione riguarda i meccanismi attraverso i quali la cultura entra a far parte dell’universo soggettivo delle persone.

La sociologia, che nasce dai grandi dibattiti filosofici dell’800, è stata influenzata, ai suoi esordi, da prospettive filosofiche unidirezionali. Il rapporto tra società e cultura veniva inteso in diversi modi, secondo un rapporto di influenza reciproca, di autonomia, e di prevalenza dell’influenza dell’una sull’altra.

L’asse determinismo culturale/determinismo sociale riproduce a grandi linee l’alternativa filosofica tra l’idealismo e materialismo, che ha caratterizzato gran parte del pensiero filosofico fin dall’antichità. Da un lato, le teorie filosofiche idealiste pongono l’idea come principio del conoscere e della stessa realtà, dall’altro, le filosofie materialiste pongono a fondamento della realtà ideale la materia.

L’asse determinismo culturale/determinismo sociale, che ha dominato il dibattito scientifico agli inizi della sociologia, è stato ripreso negli anni 60 e 70 a seguito del rinnovato interesse per il marxismo, anche se la discussione scientifica si è pian piano spostata sull’altro asse: influenza reciproca/autonomia. Questo modo non è però sufficiente per spiegare le diverse teorie che nelle scienze sociali hanno cercato di rendere conto di questo rapporto e, in particolare, l’emergenza delle forme culturali. Non si tratta di teorie in senso stretto, ma approcci o modelli interpretativi, in quanto non riguardano proposizioni direttamente verificabili, ma diversi modi di affrontare il tema, ognuno dei quali presenta dei vantaggi e degli svantaggi.”

Vi aspetto con il prossimo articolo in cui parleremo, come anticipato, della cultura e di come questa possa condizionare, al pari della struttura sociale, i nostri personaggi.