Bentornati lettori!

Voglio iniziare questo nuovo anno con un articolo un po’ diverso, dandovi comunque uno spunto in riguardo alla costruzione dei vostri personaggi, utilizzando un canale differente, un ragionamento molto più ampio e molto più “reale”.

Mi piacerebbe fare un discorso che si basi molto di più sui nostri “tempi moderni” e sui grandi temi della nostra generazione. Perché questo? Perché vorrei mostrarvi come utilizzare i metodi di creazione dei miei personaggi e delle mie società, di cui ho scritto finora, prendendo però di peso alcuni elementi caratterizzanti dalla nostra vita attuale.

Io scrivo di Fantasy e forse il Fantasy, prima di tutto, nasce come strumento di critica della la società e/o di creazione per una nuova o migliore di essa. Il Fantasy, potremmo azzardare, nasce dalla sintesi dei generi precedenti che prima ne caratterizzavano i contenuti principali, ovvero il poema epico e la fiaba.

Il primo presenta valori quasi “maschili”, come la cavalleria, la battaglia, la forza come strumento predominante; il secondo mostra valori più legati al canone dell’universo “femminile”, come l’amore, l’astuzia ed il raggiungimento di un lieto fine condiviso. Il Fantasy unisce questi valori, perché la letteratura rappresenta il bisogno che si ha nella nostra cultura di manifestare un pensiero nuovo. La nostra è una cultura permeata di morte. La nostra è una cultura permeata di odio e di intolleranza, di sfiducia nel futuro e mancanza quasi totale di amore, di corruzione e violenza. Il Fantasy ricordiamo, citando la spumeggiante Silvana de Mari, scrittrice che si ispira alle parole di Kafka, “È il luogo dove mettiamo i mostri”. Ricordate Medusa? “Non puoi guardarla negli occhi o diventeresti di pietra!”. E proprio come il mostro mitologico, i mostri della nostra natura devono essere osservati attraverso una superficie riflettente, tramite lo scudo di Perseo che non ci esponga direttamente al pericolo di fronteggiarli. E questo specchio è, per me, la letteratura fantastica.

La letteratura fantastica contiene tutto ciò che di orribile e di eroico c’è nella nostra società moderna. Nelle fiabe abbiamo le metafore delle nostre paure e dei nostri valori. Prendiamo in considerazione la conosciutissima fiaba di Biancaneve.
Grimilde, la sua matrigna, trascorreva ore ogni giorno a fissarsi allo specchio, chiedendogli:
“Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”
E lo specchio, ogni giorno, le rispondeva:
“Sei tu la più bella, oh mia Regina”.
Vi viene per caso in mente qualcosa da poter correlare a questa situazione? Nulla?
E se vi dico selfie, like, cuoricini, e altre forme per gonfiare il proprio ego, servendosi di uno “specchio mediatico” come quello dei Social? Ovvio che all’epoca dei Grimm non esistevano tali tecnologie, ma il succo del discorso non è cambiato affatto nei secoli. La ricerca spasmodica della propria affermazione estetica e personale sopra gli altri.
Allo stesso tempo, però, in questo scritto si tratta approfonditamente anche di una figura molto valorosa, contrapposta a quella negativa della Regina: Il cacciatore, un uomo che si prende carico delle proprie responsabilità e preferisce morire, piuttosto che uccidere una bambina indifesa, disobbedendo così al comando della sua padrona.

Analizziamo anche l’opera di Cenerentola. Ella, come la maggior parte dei protagonisti delle fiabe popolari, si presenta come un’orfana abbandonata a sé stessa, ed i bambini non amati, abbandonati e dalle cui sofferenze scaturiscono in seguito grandi virtù, sono i veri protagonisti delle grandi fiabe. Il tema della sofferenza che genera virtù, è un’altra delle principali peculiarità dell’essere umano, che messo a confronto con i problemi tangibili e terribili dell’esistenza, si prodiga nel ridimensionare se stesso ed il suo ruolo all’interno dell’universo.

Ci sarebbero centinaia di racconti da sviscerare (e per questo vi consiglio vivamente di recuperare “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estes). Il mondo fantastico raccoglie al suo interno tutto ciò che ci rappresenta, il valore che diamo agli ultimi, alle donne, ai bambini, alle minoranze e anche a noi stessi.

La nostra società è un enorme gioco, e tutti lo sappiamo. Siamo personaggi di un racconto in cui non sembriamo avere libero arbitrio, in cui i valori primari a cui una persona può aspirare sono fin troppo spesso i benestare fisico e mentale prettamente personale, attraverso i soldi, la bellezza e la celebrità. La compassione e l’amore, diventano parole vuote e che va solo di moda pronunciare, tramutandosi nell’ennesimo strumento per accrescere la propria fama e la propria visibilità, il più delle volte mostrandosi con non necessaria teatralità agli occhi di molti. Viviamo in un mondo che ci costringe a seguire dei canoni che ci omologhino tra noi, ma al tempo stesso ci dividano moralmente dagli altri, “dividi et imperat”, il modo migliore che la società ha per controllarci.

I personaggi delle fiabe, e di conseguenza del romanzo fantasy, sono la rappresentazione dei nostri ideali; nella letteratura fantastica si parla di eroi, si parla di persone che sono pronte a morire per difendere ciò che c’è di più sacro, ma si parla anche di persone che non si fanno scrupoli a uccidere un innocente se questa azione può renderle finalmente “le più belle del reame”. Siamo nati e cresciuti all’ombra dei dei grandi genocidi del passato e dello sterminio delle minoranze.

Competizione, ambizione, invidia, superbia, sono tutti “disvalori” che caratterizzano la nostra società e ne costituiscono anche il motore di tutte le grandi guerre, con Il desiderio di avere di più o di avere ciò che non si possiede.
Non a caso, nella maggior parte della letteratura Fantastica si parla sempre di guerre, di stermini, di conquiste, ma anche di come ci sia sempre qualcuno pronto a sacrificarsi per riportare la giustizia e l’equilibrio nella storia. Il caposaldo del Fantasy è, e sarà sempre, la lotta eterna fra bene e male. Ma così come abbiamo ereditato i pensieri della società del Bianco e del Nero, oggi ci ritroviamo sbattuti dentro quella del Grigio. E quindi cosa è questo grigio? Nient’altri che l’essere umano in tutte le sue sfaccettature. L’animo umano, sempre trascinato in alto e in basso dai due cavalli, sempre in lotta con se stesso e con il mondo tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Nessuno avrà davvero la formula della verità tra le mani, ma la letteratura Fantasy ci vuole almeno provare. Vuole tentare di indagare l’animo umano usando come scenario un’ambientazione fantastica, creature mitologiche e mondi inventati. Perché? Perché il Fantasy è, appunto, “dove teniamo i mostri”. In un mondo immaginario, dove nulla ci può accadere e dove nessuno ci giudica o ci discrimina, noi scrittori possiamo dare spazio a tutti i nostri valori, che nella nostra società vengono ritenuti obsoleti e pericolosi, e al contempo anche alle nostre paure più profonde, perfino alle nostre perversioni. Lì, in un mondo sotto il nostro completo controllo, possiamo affrontare e abbattere i nostri mostri e i mostri della società in cui viviamo, vestendo i panni di persone (e sottolineo persone) eroiche, fragili ma al tempo stesso valorose, eroiche, che sconfiggono le proprie ansie e così facendo sconfiggono il grande male del mondo.

Ricordate sempre che io personalmente vi parlo di Fantasy perché il mio cervello funziona così, ma potete applicare queste informazioni (e soprattutto approfondirle) in qualunque genere letterario vogliate cimentarvi. Non possiamo creare personaggi di fantasia, senza basarci pesantemente sulla nostra realtà, ed è naturale. Dopotutto, anche la creazione dei personaggi si basa proprio sullo studio dell’animo umano. Ho sempre pensato che la letteratura fantastica, dalla semplice favola di Esopo all’epopea tolkieniana, sia una fonte di insegnamento e ispirazione dalle infinite interpretazioni. Da esse ci derivano date informazioni e anche avvertimenti per affrontare, oltre che la scrittura, anche la vita vera.
Le metafore contenute in esse sono lo scudo che ci permette di affrontare Medusa e la morale è quella Pegaso che nasce dal proprio sangue.

Osservate la realtà (lo so, lo dico sempre), osservate la società. Analizzate a fondo quello che succede nel mondo e in noi stessi, discernete con la vostra testa ciò che fate in modo consapevole e ciò che invece fate sotto imposizione. Create personaggi veri, credibili, e le persone crederanno in loro, gioiranno e soffriranno davvero con loro, anche se stanno combattendo contro un drago. Voi sapete cosa rappresenta quel drago, voi sapete cosa sta provando quel guerriero, voi sapete cosa significa la spada che tiene tra le mani. Voi lo sapete e anche i vostri lettori lo sapranno. Mostrate i grandi orrori della nostra società, mostrateli senza paura, siate politicamente scorretti, prendete a colpi di spada questa società fin troppo edulcorata, che trasforma la scuola in un luogo dove spegnere e manipolare le giovani menti, che porta i lavoratori a una competizione spietata, che cancella completamente la nostra autostima e la nostra consapevolezza di sé. Metteteci dentro i mostri nella vostra scrittura e metteteci dentro le armi per guardarli e sconfiggerli.

Racconteremo sempre storie per dare coraggio, come facevano i vecchi cantastorie per allietare masse di poveri speranzosi che non avevano nulla in cui credere, narreremo sempre le fiabe che, come sosteneva Einstein, “rendono intelligenti i bambini”.
Raccontare è nella nostra natura; insegnare, condividere, noi scrittori abbiamo questo pesante ma meraviglioso fardello, quello di piantare il seme che il nostro lettore, indipendentemente da noi, farà crescere. Dentro volute d’oro e d’argento nascondiamo i mostri e proteggiamo i valori, lasciamo libere le paure e gli antidoti che le sconfiggono. Noi scrittori abbiamo un compito molto più grande di ciò che immaginiamo e più saremo liberi di farlo, nonostante le critiche e le incomprensioni, più riusciremo a tramandare quella conoscenza che è l’unica vera arma che può proteggere la nostra libertà.