“Il termine cultura deriva dal verbo latino colere, “coltivare”. L’utilizzo di tale termine è stato poi esteso a quei comportamenti che imponevano una “cura verso gli dei”, da cui il termine “culto” e a indicare un insieme di conoscenze. Oggi si può dare una definizione generale di cultura, intendendola come un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare; un’eredità storica che nel suo insieme definisce i rapporti all’interno di quel gruppo sociale e quelli con il mondo esterno.”

Una delle cose che più amo mentre leggo, è riuscire a immergermi completamente nella cultura o nelle culture presenti nel romanzo: adoro quando vengono descritte usanze, celebrazioni, culti e tradizioni che affondano le radici in tempi lontani. Arcane credenze, miti, rituali, conoscenze: tutto questo sarà per lo scrittore un enorme lavoro di ricerca. Nel nostro romanzo potranno essere presenti più culture, reali o fantastiche, e in entrambi i casi dovremo fermarci e iniziare le ricerche: conoscere alla perfezione i culti e le tradizioni presenti nel mondo che abbiamo creato ci faciliterà le cose e saremo in grado di descriverle senza intoppi o incoerenze, facendo così immergere completamente il lettore nell’atmosfera da noi ricreata.

Uno dei fattori più importanti che influenzano la nostra vita è la religione: è parte integrante della nostra quotidianità e molto spesso ci influenza molto più di quanto riusciamo a controllare. Le religioni hanno fatto parte della storia dell’uomo fin dai suoi albori, creando le culture di ogni paese, plasmandone le tradizioni e influendo sulle menti. Se nel nostro romanzo esisto culti, dovremo essere in grado di descriverli in modo esaustivo e soprattutto dovremo capire come questi culti influenzano i nostri personaggi.
Se, per esempio, il nostro genere è il fantasy (parlo di questo perché è il più vicino a me in questo momento) cominciamo con il creare le nostre religioni. Quindi, vediamo insieme quali sono le maggiori classificazione religiose del mondo in cui viviamo per capire quali possibilità di scelta abbiamo.

Animismo
“Animismo” (dall’inglese animism, a sua volta dal latino anĭma) è il termine introdotto nello studio delle religioni primitive dall’antropologo inglese Edward Burnett Tylor (1832-1917) che, nel 1871 nel suo Primitive Culture: Researches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Language, Art and Custom, lo utilizzò per indicare quella prima forma di credenza spirituale (“anima” o “forza vitale”) che viene riscontrata in oggetti o luoghi. In tal senso la teoria di Tylor si opponeva a quella di Herbert Spencer (1820-1903) che invece poneva nell’ateismo le convinzioni degli uomini primitivi[37].
La teoria “animistica”, già messa in discussione da Marcel Mauss (1872-1950) e da James Frazer (1854-1941), è rifiutata oggi dalla maggior parte degli antropologi.
Tuttavia, come nota Jacques Vidal[38]
« in mancanza di altre espressioni l’uso del termine rimane frequente. »
Carlo Prandi[39] nota anche come tale termine venga utilizzato per indicare le credenze religiose dell’Africa subsahariana, quelle afrobrasiliane e quelle attinenti alle culture dell’Oceania.

Deismo
Il termine “Deismo” (dal francese déisme, a sua volta dal latino deus[40]) fu coniato dal teologo calvinista svizzero di lingua francese Pierre Viret (1511-1571) che nella sua Instruction chrétienne ((Ginevra, 1564) lo utilizzò per indicare un gruppo che si opponeva agli “ateisti”, ma Viret descrisse questo “gruppo” come di coloro che pur credendo in un Dio unico e creatore rigettavano la fede in Gesù Cristo.
Il poeta inglese John Dryden (1631-1700), in Religio Laici del 1682 definì il “Deismo” come la credenza in un Dio creatore rifiutando qualsivoglia dottrina propugnata dalla tradizione e dalla rivelazione.
Con la pubblicazione del Dictionnaire historique et critique (Rotterdam, 1697) di Pierre Bayle (1647-1706), che riprese la nozione di Déisme (s.v. “Viret”), il termine si diffuse ampiamente nella cultura europea.
Tuttavia il significato di “Deismo” ha posseduto, di volta in volta, connotazioni diverse. Allen W. Wood[41] ne ha identificate quattro:
credenza in un Essere supremo privo di tutti gli attributi di personalità (come intelletto e volontà);
credenza in un Dio, ma rifiuto di qualsiasi cura provvidenziale da parte di questi per il mondo;
fede in un Dio, ma negazione di ogni vita futura;
credenza in un Dio, ma rifiuto di tutti gli altri articoli di fede religiosa.
Molti filosofi e scienziati, per lo più illuministi del Settecento, sostennero tali posizioni; varianti istituzionalizzate del “Deismo” sono il Culto dell’Essere supremo durante la Rivoluzione Francese e la spiritualità della Massoneria.

Enoteismo
“Enoteismo” (dal tedesco henotheismus, a sua volta dal greco εἷς eîs + θεός theós “un dio”) fu il termine coniato dal Friedrich Schelling (1775-1854) in Philosophie der Mythologie und der Offenbarung (1842) per indicare un “monoteismo ” rudimentale sorto durante la preistoria della coscienza e precedente al “monoteismo evoluto” e al politeismo.
Successivamente, l’indologo tedesco Friedrich Max Müller (1823-1900) utilizzò questo termine[42] per indicare una pratica propria del Ṛgveda consistente nell’isolare una divinità rispetto alle altre durante le invocazioni rituali.
Nel suo significato storico-religioso, “enoteismo” occorre ad indicare quella forma di culto per cui una divinità viene, durante il rito, momentaneamente isolata e privilegiata rispetto alle altre, assurgendo così a divinità principale.

Monoteismo
Il termine Monoteismo (neologismo greco, dal greco μόνος, mónos = unico, solo e θεός theós = dio) caratterizza quelle religioni che propugnano l’esistenza di una singola divinità.
André Lalande (1867-1963) ha così descritto, nel suo Vocabulaire technique et critique de la philosophie, revu par MM. les membres et correspondants de la Société française de philosophie et publié, avec leurs corrections et observations par André Lalande, membre de l’Institut, professeur à la Sorbonne, secrétaire général de la Société (2 volumi) Parigi, 1927, il termine “monoteismo”:
« Dottrina filosofica o religiosa che ammette un solo Dio, distinto dal mondo »
Il tema, controverso, è quali possano essere le religioni ascrivibili a questo contesto.
Dopo una disamina di tale problema, Paolo Scarpi così chiosa:
« In questa prospettiva, pertanto conviene limitare l’uso del termine monoteismo alle forme religiose che storicamente si sono affermate come tali e che hanno elaborato una speculazione teologica finalizzata alla dimostrazione dell’unicità di Dio »
Intendendo in questa prospettiva sostanzialmente l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islām. Di tutt’altro avviso è invece, ad esempio, Theodore M. Ludwig che nella Encyclopedia of Religion nata dal progetto internazionale proposto da Mircea Eliade include, sia nell’edizione del 1987 che nella seconda edizione del 2005, nella voce Monotheism[43], altre religioni oltre quelle qui sopra citate come lo Zoroastrismo, la Religione greca nella forma di alcuni culti e nel pensiero di alcuni teologi greci, la Religione egizia del culto di Aton, il Buddhismo nella forma della Terra Pura, l’Induismo in alcune sue particolari manifestazioni e il Sikhismo.

Panteismo
Il termine Panteismo (dall’inglese pantheism a sua volta dal greco παν pan + θεός theós = tutto Dio) letteralmente significa “tutto è Dio”. Tale termine fu derivato da analogo termine, pantheistic, utilizzato dal filosofo irlandese John Toland (1670-1722) nel suo Socinianism Truly Stated. By a pantheist (1705), ed ebbe larga diffusione in Europa durante le polemiche inerenti al Deismo.
Oggi il termine “Panteismo” occorre come termine tecnico-descrittivo per individuare quei credi religiosi, o filosofico-religiosi, che individuano una divinità che abbraccia ogni cosa, ovvero Dio che compenetra ogni aspetto e luogo dell’universo rendendo così sacro ogni aspetto dell’esistente, anche quello naturale[44].

Politeismo
Il termine “politeismo” è attestato nelle lingue moderne per la prima volta nella lingua francese (polythéisme) a partire dal XVI secolo[45]. Il termine polythéisme fu coniato dal giurista e filosofo francese Jean Bodin, e quindi utilizzato per la prima volta nel suo De la démonomanie des sorciers (Parigi, 1580), per poi finire nei dizionari come il Dictionnaire universel françois et latin (Nancy 1740), il Dictionnaire philosophique di Voltaire (Londra 1764) e, l’Encyclopédie di D’Alembert e Diredot (seconda metà del XVIII secolo), la cui voce polytheisme è curata dallo stesso Voltaire. Utilizzato in ambito teologico in opposizione a quello di “monoteismo”; entra nella lingua italiana nel XVIII secolo[46].
Il termine polythéisme, quindi “politeismo”, è formato da termini derivati dal greco antico: πολύς (polys) + θεοί (theoi) ad indicare “molti dèi”; quindi da polytheia, termine coniato dal filosofo giudaico di lingua greca Filone di Alessandria (20 a.C.-50 d.C.) per indicare la differenza tra l’unicità di Dio nell’Ebraismo rispetto alla nozione pluralistica dello stesso propria delle religioni antiche[47], tale termine fu poi ripreso dagli scrittori cristiani (ad esempio da Origene in Contra Celsum).
Tale termine indica quelle religioni che ammettono l’esistenza di più dèi a cui destinare dei culti.
(Fonte https://it.m.wikipedia.org/wiki/Religione)

E non dimentichiamoci ateismo e agnosticismo: l’ateo non aderisce a nessuna religione, perché non crede nell’esistenza di alcun Dio; mentre una persona agnostica afferma di non conoscere se Dio esiste o non esiste, dunque non è sicuro della propria spiritualità.

Ispirandoci a ciò che conosciamo, possiamo creare religioni più o meno antiche e più o meno influenti. Ciò che è importante sarà come questi culti influenzeranno la cultura, la società e le menti delle persone, compresi i nostri personaggi.

Oltre alla religione, le tradizioni e costumi saranno dettagli fondamentali per la creazione del nostro mondo e di chi lo vive: il mondo in cui viviamo è pieno di spunti e lo dico con cognizione di causa perché le terre del mio romanzo sono ispirate alle nostre culture, come quelle orientali, o native americane oppure italiane.

Che dobbiate inventare un mondo nuovo o ambientare la vostra storia nel nostro, è ugualmente importante conoscere le culture e le religioni e il loro impatto sulla mente, le visioni, le credenze, le superstizioni e gli ideali dei nostri personaggi.

Quindi, il mio piccolo consiglio è sempre quello di osservare e ricercare, capire il mondo che ci circonda in profondità e portare nel nostro lavoro ciò che abbiamo appreso e vissuto.