Eccoci ritornati di nuovo qui, cari lettori. Già dalla copertina dovrebbe percepirsi uno strano senso di oscurità, una cupa atmosfera ornata da brividi di paura e gremita di terrore!
Lo so, lo so, la settimana scorsa ho saltato a pie pari il mio impegno (miserere di me) mentre nel precedente articolo pubblicato mi sono dilettato nell’affrontare un argomento esule sia da Archetipi che da Stereotipi in senso lato, ponendomi comunque in modo più “scolastico” rispetto ai toni scanzonati delle tematiche legate agli Stereotipi che, stando al calendario, avrei dovuto analizzare in questo nuovo appuntamento proprio oggi.

MA

Bisogna pur dire che l’articolo precedente (inerente ai funzionamenti e alle applicazioni dello Schema di Propp) è stato un po’ una piccola variazione dal mio ritmo solito, una specie di “easter egg“, un bonus “one shot” incastrato tra le parole e i periodi di questa rubrica che pian piano volge verso il suo termine.

Cianciando le bande a parte (?), oggi ho preferito parlarvi nuovamente di Archetipi, andandovi a presentarvene uno davvero, davvero intrigante.

Prima di incominciare con analisi e considerazioni, però, è necessario che io faccia i dovuti rimandi, il classico “ripasso della lezione” in riguardo a tutti personaggi analizzati sinora (skippate oltre se oramai siete familiari alla cosa).
Dunque, ricapitolando, il nostro Eroe è stato istruito e invitato all’azione dal suo saggio Mentore, il quale lo ha preparato affinché potesse avviarsi da solo verso la sua Prima Soglia. Una volta superata, l’Eroe si è ritrovato immerso nella sua nuova Realtà Straordinaria, incontrando nuove e varie difficoltà, tra cui la figura eclettica del Mutaforme. Ora, arrivato a questo punto, possiamo permettere al nostro protagonista di avere il suo primo vero contatto (ma non l’ultimo) con la più pericolosa e temibile delle figure archetipiche:

L’Ombra.

L’Ombra, una figura speculare

Mai titolo potrebbe essere più appropriato di questo. Abbiamo avuto modo di comprendere come ogni Archetipo rifletta parti della personalità dell’Eroe ben designate. Ogni figura esiste per proprio conto e al contempo non potrebbe esistere senza l’Eroe a confrontarvisi. Tra ognuna di esse, esiste un rapporto collettivo quasi simbiontico.

Ciononostante, nessuna di queste figure è così strettamente correlata alla volontà e all’anima del nostro Eroe come quella dell’Ombra. Essa è letteralmente uno specchio nero di tutte le peggiori emozioni del protagonista, un alter ego di ogni concezione negativa ed istinto represso dallo stesso, che prende forma fisica e si manifesta nella nemesi diametralmente opposta a tutti i valori e i pregi portati avanti dall’Eroe nel corso della sua crescita/formazione. L’Ombra, quindi, rappresenta tutto ciò a cui l’Eroe ha rinunciato, oppure che gli è stato negato. Rappresenta ciò che l’Eroe sarebbe potuto essere se avesse ceduto alle sue pulsioni più negative, invece di proseguire lungo il suo viaggio verso la diritta via.

Ma qual’è il ruolo dell’Ombra nel momento della narrazione quindi? Essa ha il compito di mettere in difficoltà l’Eroe, minacciandolo concretamente, sfruttando le sue paure, le sue ansie, le sue psicosi, contro di lui. In genere si identifica nella figura dell’Antagonista, imponendosi come incontro-scontro con l’Eroe e che permette alla vicenda di muoversi in avanti. Solitamente, più la figura dell’Ombra ci appare “umana” più è caratterizzata, complessa, credibile, sfumata, più profondo e intenso sarà il viaggio che il lettore intraprenderà nella sua riscoperta di sé, grazie al nostro Eroe e al nostro Antieroe narrativo.

Ora, caratterizzare questo tipo di figura può risultare abbastanza complesso ai più, data la sua natura così singolare, correremmo il rischio di avere un’Ombra o troppo stereotipata (come ad esempio il classico megacattivone irraggiungibile) o fin troppo vicina agli aspetti singoli e peculiari del nostro Eroe, ottenendo come risultato un nemico poco credibile e in cui ci identifichiamo eccessivamente, fenomeno da evitare nel modo più assoluto. Ricordiamo che, nonostante le similitudini, l’Eroe e l’Ombra sono due figure molto diverse l’una dall’altra. Potremmo affermare che l’una collima sull’altra, ed entrambe concorrono a formare una sorta di Yin e Yang necessario ai fini della storia, che però non presenta mai tratti palesemente affini tra le due personalità. Pensate (ad esempio) alle conosciutissime figure di Batman e del Joker, esseri diametralmente opposti, eppure così simili sotto gli aspetti fondamentali che ne caratterizzano i tratti più oscuri e condivisi, che le rendono entrambe due nemesi perfette tra di loro. Diversi ma vicini, come opposti che si attraggono in somma.

Tuttavia, mi sento di offrirvi qualche suggerimento ulteriore su come giocare con la figura Archetipica dell’Ombra e provare ad ottenere qualcosa di più peculiare ed intenso al contempo.

Fusioni tra differenti Archetipi

No, non stiamo parlando di Dragonball adesso (si, lo so, è una battuta becera che tutti voi vi stavate già aspettando appena visionato il titolo. Lo so, lo so, sono troppo prevedibile), tuttavia questa tecnica potrebbe risultare molto efficace da diverse prospettive. Abbiamo ribadito sino allo sfinimento di quanto ogni Archetipo rappresenti parti ben delineate della psiche dell’Eroe, e di quanto ognuno di essi possa essere inserito senza un’ordine ben preciso ad ogni costo, tentando di donar loro forme cangianti piuttosto che stereotipate oppure trite e ritrite. Ogni Archetipo coesiste assieme a tutti gli altri, pertanto, fondere più funzionalità archetipiche all’interno di un singolo personaggio, non risulterebbe affatto come una pessima iniziativa o un errore di scrittura, tutt’altro!

Ora, avete bene in testa il vostro Eroe, avete permesso a lui/lei di superare i suoi primi ostacoli, adesso come si procede per permettergli di avvicinarsi all’Ombra, senza che questa risulti troppo evidente o banale al suo sguardo e a quello del lettore?

Ma procediamo per esempi.

Recentemente, mi sono imbattuto in una serie tv Netflix molto, molto bella. Personalmente non apprezzo tanto le produzioni originali della piattaforma, perché fin troppo spesso rivolte ad un pubblico giovane, con vicende dal ritmo incalzante e fin troppo dinamico, che non lasciano spazio ai giusti tempi di approfondimento introspettivo e psicologico, che invece apprezzo particolarmente, e che riscontro spesso, nelle serie tv di stampo HBO. Tuttavia, questa in particolare vale davvero la pena di recuperarla, proprio per la sua incredibile differenza dai contenuti “cugini” di serie originali della piattaforma di streaming a noi tanto cara. L’opera in questione trattasi di Godless, ideata da Steven Soderbergh e Scott Frank. I temi e le ambientazioni sono quelle del Western più canonico (di cui sono un grande amante) e la vicenda si concentra principalmente sulla fuga del giovane Roy Goode dalle grinfie del suo padre adottivo Frank Griffin, leader spietato di una banda di briganti sanguinari e dal grilletto facile. Ora, senza spoilerare nulla a nessuno, il fatto che Griffin sia, letteralmente, il padre adottivo di Goode (quindi il suo Mentore) e al contempo anche il suo nemico numero uno, è un fatto noto dal prima metà del primo episodio.
Senza scendere nei particolari, il dinamismo ed il rapporto esistente tra Goode (l’Eroe) e Griffin (Il Mentore/Ombra) si mostra quanto mai come qualcosa di incredibilmente forte, drammatico, antitetico e potente. So bene che questa non è affatto la prima opera a proporre questo tipo di situazione, ma vi invito a recuperare la stagione proprio per trarre ispirazione da questa fusione di Archetipi così funzionale e ben resa.
Accade quindi che il Mentore e L’Ombra si fondono in uno, mostrandosi contemporaneamente come qualcosa da combattere perché, anche in questo caso, diametralmente opposto ai bisogni e alle virtù dell’Eroe e come qualcosa da cui risulta difficile staccarsi. Qualcuno da cui si è stati istruiti e preparati alla vita, da cui ci si è imparati a difendere, con cui si è cresciuti. In pratica, l’Eroe e l’Ombra in questo caso combattono ad armi pari, anzi, forse l’Eroe potrebbe addirittura essere in forte svantaggio, considerato il fatto di essere stato preparato e addestrato dall’Ombra stessa.

Il personaggio di Frank Griffin in uno dei momenti più intensi della stagione.

Ma non fermiamoci qui.

Dopo aver fuso queste due figure archetipiche, vi invito a considerarne un’altra molto simile a livello di funzioni narrative svolte dall’Ombra, ma al contempo molto differente da essa: Il famigerato Mutaforme.
Volendo quindi unire le due schematiche analizzate sinora (ovvero l’Ettagramma Junghiano e lo Schema di Propp) potremmo identificare il Mutaforme come la figura del “Falso Eroe” di Propp. Ovvero, qualcuno che ostacola il cammino del nostro protagonista e che si pone come suo nemico e come una delle sue molte difficoltà da fronteggiare, ma che fin troppo spesso, però, non ne rappresenta l’avversario più temibile.
Per spiegarvi al meglio il prodotto della fusione di questi due Archetipi, prendiamo ora in analisi il personaggio di Randall Flagg/Walter O’Dim, ovvero uno dei nemici più temibili dell’immaginario horrorifico/fantastico di Stephen King.

Flagg viene presentato il più delle volte da King nel corso di varie sue opere, prima fra tutti la saga della Torre Nera, come un comune essere umano. Un povero viandante vestito di jeans, giacca in palle, spille hippie e stivali da cowboy. Flagg, in questo caso, assume il ruolo del Mutaforme, perché ha il compito di seminare il dubbio nel lettore/Eroe e al contempo di porsi come nemico e avversario del nostro protagonista, mettendogli i bastoni tra le ruote. Quello che molti non sanno, però, è che Flagg in realtà appare (secondo alcune teorie non negate dallo stesso King) come un’impersonificazione di un demone/dio molto potente dal nome Nyarlathotep, preso di peso senza troppi convenevoli, dalla mitologia legata ai Grandi Antichi tipica della letteratura e dell’immaginario di H.P. Lovecraft. Egli si presenta come un araldo degli Dei Esterni, manifestandosi a tutti gli effetti come un’entità divina (e malvagia) celata nei panni di un comune brigante da strada (che a volte, solo in alcune opere, si pone nei confronti dei protagonisti come un potente stregone oscuro). In pratica il male incarnato (l’Ombra) confinato nel corpo di un comune brigante (il Mutaforme).
Quest’accoppiata permette di fondere le due figure Archetipiche, in un essere dalla spropositata potenza e dalla grandissima pericolosità, presentando forse una delle tipologie di antagonista più temibili che esistano. Il Mutaforme, quindi,  con l’inganno trascina l’Eroe verso la sua tela, tentandolo con i suoi vizi ed i suoi lati negativi (che l’Ombra conosce molto bene) trascinandolo affondo verso di lui e avendo infine la meglio sopra la sua anima (se questi non sarà in grado di resisterli).

Il personaggio di Randall Flagg per come viene mostrato nella miniserie TV “The Stand” del 1994

Conclusioni

In generale, fondere più Archetipi può rivelarsi come una buona strategia per introdurre personaggi che appaiano complessi, articolati e poco scontati. L’Ombra è, e sarà sempre, la nemesi del protagonista. Questo però non significa che bisogni sempre e comunque rappresentarla in modo netto, evidente, ponendo i due personaggi opposti sopra dei piedistalli separati e marcando di netto la linea che li differenzia. Questo tipo di scelta può ovviamente essere adoperato, sia chiaro, ma tanto più il nemico sarà studiato e ben caratterizzato dal narratore, tanto più l’opera acquisterà interesse e valore, tanto da voler permettere ai lettori di sapere come l’Eroe avrà la possibilità di avere la meglio su di una figura a lui tanto vicina e tanto lontana.

Con questo articolo spero di essere riuscito a fornirvi qualche elemento in più di analisi legata a questa importantissima figura. L’Antagonista (che si conoscano o non si conoscano gli Archetipi) è di certo un ruolo importantissimo all’interno della vicenda, e sono abbastanza sicuro che gli scrittori più attenti avranno già effettuato le loro doverose ricerche in merito e avranno di certo approfondito molti e molti ragionamenti in relazione ad esso.
Spero soltanto di essere riuscito a donarvi qualche ulteriore spunto di riflessione, oltre a quelli già presi in considerazione da voi stessi.

Con questo vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo.
Buona lettura/scrittura a tutti voi!