-Hai mai ucciso qualcuno?- domandò Tyrell. Teneva le braccia incrociate e si poggiava ad una parete, dando una spalla ad una delle finestre al primo piano della taverna. Shydow era seduto ad un tavolo, la mano destra che brillava di un acceso giallo con il palmo contro le braccia di Alyx. La luce rendeva difficile distinguere le varie ferite, che svanivano completamente quando la mano si spostava. Cicatrici, tagli, graffi… tutto svaniva nella luce tenue.

-Perché me lo chiedi?- chiese a sua volta senza distogliere lo sguardo dall’incantesimo.

-Perché non vuoi rispondere?-

-Anche se lo facessi, tu non saresti in grado di cambiare opinione su di me. Ti ci vorrà tempo, e anche parecchio.-

-Potrebbe volerci di meno se rispondessi alla mia domanda.-

La luce si spense e Shydow si alzò. Alyx rimaneva in silenzio, forse ancora troppo timida per parlare, e Lysandra era china su una grande marmitta a girare una minestra scura e densa, dietro il bancone. -Certo.- ridacchiò avvicinandosi a piccoli passi a Tyrell. -Ho iniziato con la mia famiglia: quando ottieni i poteri magici, hai un’implacabile voglia di usarli. E così ti chiedi: perché dovrei fermarmi? Chi sono loro per dirmi di smettere? Io sono superiore ad esseri così inferiori… così, una sera, li ho costretti a prendere un coltello a testa e ad uccidersi a vicenda, senza che potessero fare nulla.-

-D…davvero?- domandò il ragazzo deglutendo, quando ormai l’altro lo aveva raggiunto. I centimetri di differenza non erano molti, ma in quell’istante gli sembrava di star parlando con una montagna.

-Sì, come no, e poi sono venuto in un villaggio a dannarmi l’anima per far fuori un ciclope. Ma ti pare?! Da quando le persone con una treccina sulla faccia sono persone cattive?- chiese indicandosi il viso. -Non ho mai ucciso nessuno.- rassicurò poi tornando verso la ragazza. -Ci vorrà ancora molto?- domandò a Lysandra.

-È quasi pronta, sto aspettando che le patate finiscano di cuocersi.- rispose grattandosi la nuca.

-Fa male?- domandò titubante Alyx, una volta che Shydow si sedette di nuovo di fianco a lei. Si stringeva tra le spalle, continuando ad assecondare quell’istinto che le consigliava di farsi piccola il più possibile. -Fare la magia, intendo.-

-No, anche se mette una certa fame.- spiegò lui riprendendo quel sorriso rassicurante che aveva ogni volta che le parlava.

-Quindi… io sarei come te?- chiese Tyrell staccandosi dalla parete, avvicinandosi al tavolo dove i due erano seduti.

-Più o meno. Io sono molto più potente, come tu non sarai mai, ma in parole povere sì, sei come me.-

-E come potresti dirlo con tanta certezza?- domandò Lysandra, riempiendo una ciotola in legno con il contenuto della marmitta.

-“Basta” è una parola in Arkano, la lingua di tutti coloro che sanno manipolare l’energia magica.- spiegò Shydow verso la ragazza, inalando a pieni polmoni il profumo che veniva da quella direzione. Non ricordava di aver mai sentito un odore così buono. -Nello stesso istante in cui l’hai pronunciata, hai lanciato il tuo primo incantesimo.- aggiunse rivolgendosi a Tyrell. -Certo, non volevi. Hai visto tutta quella violenza e hai pensato “che sarà mai dire questa parola?”. Be’, gli Arkani non lo pensano mai, soprattutto quando stanno per urlare.

-E che cosa significa “basta” in Arkano?- A chiedere questa volta fu Alyx.

-Basta.- rispose Shydow con tono ovvio, quasi confuso dalla domanda. -Ma è un basta diverso da quello che avete presente voi. Si usa solo in momenti molto seri. Ad esempio se qualcuno ti sta versando acqua in un bicchiere, per fermarlo non si dice “basta”. Non in Arkano, per lo meno. È una lingua che quasi da subito si era deciso di usarla solo per il suo scopo: la magia. Non si parla in Arkano, altrimenti le conseguenze sarebbero inenarrabili.-

-Tutti gli incantesimi sono in Arkano?-

-Sì, Tyrell, tutti gli incantesimi. Nasce da un’unione tra la lingua delle fate e quella dei draghi, codificata in maniera da essere semplice.-

-Lo dici come se fate e draghi esistessero davvero.- commentò Lysandra lasciando il vassoio sul tavolo, posizionando tre ciotole di fronte a sé, Alyx e Tyrell, lasciando la quarta dov’era.

Shydow sospirò prima di prenderla. -Esistono eccome, ma se non mi credi non fa nulla.-

-Parlando di cose più serie: si può curare?- chiese il ragazzo, infastidito dalla situazione.

-La magia? No, non si può… curare. Puoi scegliere se imparare a controllarla o meno.-

-Ma io non l’ho mai voluta! Io non voglio essere… questo! Voglio solo essere Tyrell!-

-Perché? Perché dovresti voler rinunciare ad un dono?-

-Essere inseguito dalla Chiesa non mi sembra qualcosa di vantaggioso…- commentò in risposta.

-Be’… sì, ma la magia ne vale la pena. Soprattutto per chi ha talento, e tu sembri averne.- disse Shydow impugnando un cucchiaio. -Far svanire nel nulla un’evocazione senza nessun tipo di addestramento è qualcosa che oserei aggettivare come prodigioso, senza contare che i maghi di norma non possono lanciare incantesimi senza strumenti. Avete del pane? Lo preferirei bianco.-

-Cosa vuol dire aggettivare?-

-Descrivere, più o meno. Direi che quello che ha fatto Tyrell è prodigioso. Ha rivelato grandi capacità.- rispose a Lysandra. -Avete del pane? Lo preferirei bianco.-

-Cos’ha di bello la magia? È un peccato.- ribatté Tyrell, seguendo con lo sguardo la sorella diretta alla dispensa.

-È un peccato per la Chiesa, mica per me. Per me è peccato non usarla. Comunque, in molti la descriverebbero come un’arte profonda e che migliora la vita. Io credo semplicemente che muovere le cose senza toccarle sia una gran figata, e sono solo le basi.- Shydow sembrò accorgersi di una scintilla di interesse nello sguardo del ragazzo, quindi continuò. -Controllare le menti, lanciare magie in generale, vedere nel futuro, leggere i pensieri delle persone… dopo un certo livello vige la regola “il tuo unico limite è l’immaginazione”.-

-Tu… come hai imparato?-

-Una volta, molto tempo fa, c’era una scuola. Da lì partiva tutta l’energia magica del mondo, e fluiva in tutti i mari e tutte le terre.-

-Come se quest’isola non fosse l’unica terra del mondo. Anche io so che non ci sono continenti oltre il mare. Sono come le storie che dicono che la fine dello spazio sia più distante di trecento leghe dal suolo, o che la terra sia sferica.- disse Lysandra con tono ovvio avvicinandosi con una grossa pagnotta.

-Se ti dicessi quanto è davvero grande il mondo ti spaventeresti.- sogghignò. -Tornando sul pezzo, io vi consiglio di venire con me.-

-Perché dovremmo?-

-Quale pezzo?- chiese poi Tyrell dopo Lysandra.

-Credete davvero che vi guarderanno di nuovo come prima? Per loro ormai siete mostri, entrambi, per giunta. Non si può però dire lo stesso di me, altrimenti sarei un gran bell’ipocrita. So che tu vuoi imparare ad usare questi poteri e che tu vuoi proteggerlo e sì, ho letto i vostri pensieri, prometto di non farlo più.- annunciò annoiato alzando la mano e mostrando le dita distese. -Se cancellate completamente tutte le idee che la Chiesa vi ha infilato in testa dalla vostra nascita, sarà anche facile. Non guardatemi con quelle facce.-

-Non ci stai chiedendo qualcosa di semplice.- commentò Lysandra.

Shydow però, invece di ribattere, puntò lo sguardo verso Alyx, che continuava a fissare la scodella colma di minestra. -Non mangi?- le domandò alzando un sopracciglio.

Gli occhi di lei si riempirono di stupore. -Posso?!- chiese lei incredula.

-Ovviamente!- esclamò Lysandra. -Di certo sono più propensa ad offrirla a te che a… lui…- aggiunse accennando a Shydow.

-L’ha preparata per te. E poi, finché stai con me, non puoi mica saltare i pasti.-

Confusa afferrò un cucchiaio e, titubante, lo immerse nella brodaglia. Tirandolo fuori si trascinò dietro anche un grosso pezzo di carota. Lentamente, con mano tremante dall’emozione, lo portò fino alla bocca, inspirando a pieni polmoni prima di iniziare a masticare. Gli occhi le divennero lucidi un istante prima di ingoiare, per poi di continuare a mangiare con maggiore rapidità e meno cura.

-Uno che distrugge città secondo te potrebbe dire qualcosa del genere?- domandò Tyrell a Lysandra. Shydow allungò un sorriso, perdendolo quando però il ragazzo puntò il proprio sguardo su di lui. -E va bene, qualsiasi cosa serva, io la farò.-

-Fr…-

-Lysandra, ha ragione, e non dirmi che non hai mai nutrito qualche dubbio anche tu. Adesso siamo i cattivi, quindi non possiamo avere ragione in ogni caso.-

-Devo ammetterlo, sei riuscito a fare in pochi minuti quello che avevo previsto avresti fatto in mesi. Sbalorditivo.- si complimentò Shydow lasciando il cucchiaio. Come per magia, adesso la ciotola era vuota, anche se nessuno dei tre lo aveva visto mangiare. -E poi sì, ha nutrito dei dubbi. Non guardarmi così, i tuoi pensieri implorano di essere letti!-

Lysandra, ignorando l’ultima frase e capendo che ormai era diventato qualcosa di normale, sospirò, porgendosi in avanti. -Fammi capire: noi veniamo con te e tu ti assicuri che… non veniamo uccisi? Insomma, anche io credo che restare qui non sia una buona idea. Gazwig troverà un modo per contattare la Chiesa.-

-In realtà ho una vera e propria missione da portare a termine, ma durante il viaggio nulla mi vieta di proteggervi o insegnarvi. Se mi seguirete, vi assicuro che non ve ne pentirete, e potrete vivere una vita che in molti possono solo immaginare.-

-Io ho già accettato!- esclamò Alyx a bocca piena.

Tyrell e Lysandra si scambiarono un paio di sguardi. Aveva ragione: quello che diceva la Chiesa gli sembrava sempre più strano e netto ogni secondo che passava, anche se non avevano mai veramente pensato fosse completamente vero. Lei era insicura ma suo fratello no, come se fosse tutta la vita che ci stesse pensando sopra.

-Ci hai convinto, verremo con te.- acconsentì Lysandra riportando lo sguardo sull’Arkano.

Si alzò non appena vide gli occhi della ragazza, allungando un sorriso. -Il mio nome è Shydow Bryden Neyer, sono uno degli Arser più potenti di sempre, e ora potete considerarvi sotto la mia protezione e la mia tutela.-

-Dovevi dirlo per forza.-

-Certo che no, ma suona bene, non trovi?-

*

In una foresta molto più ad ovest di Bryamor, lontana dalla più vicina delle città, si potevano sentire distintamente alcuni bisbigli. Nessuno ricordava da quanto, ma girava voce che quella foresta fosse completamente invasa dalle fate, abbastanza da darle il nome stesso di “Bosco delle fate”. La Chiesa continuava a ripetere che quel nome era errato, data l’inesistenza di tali creature, e che il vero nome fosse “Foresta di Zhivanna”. Ciò che continuava a non spiegare erano però quelle voci che si potevano sentire quando si camminava in uno dei sentieri che lo attraversavano e che, di notte, erano perfettamente udibili anche al di fuori dello stesso.

E quel giorno sembrava essere un’eccezione, visto che le voci si riuscivano a sentire anche da pochi minuti dopo mezzogiorno. Bisbigli, confusi e frenetici, che viaggiavano più veloci del vento da un albero all’altro.

-Hai visto? Era senza vestiti!- esclamò una voce, che sembrava star cercando di trattenere le risate.

-Quindi sei riuscito a vedere i segni.- constatò un’altra in risposta, questa volta più adulta. -Quello lì è della Chiesa, ne sono sicura.-

-Sai cosa ha detto Mamma, nessuno può avvicinarsi.- continuò la prima.

-Secondo voi Billy dovrebbe saperlo?- domandò una terza timidamente.

-Se deve saperlo, l’Albero glielo avrà già detto, no?- rispose una quarta con tono saccente.

-Ma lo hai visto? Ha i capelli bianchi come Mamma.-

-È caduto dal cielo come una di quelle stelle che ogni tanto scendono di notte.-

-Ha ragione! Ha ragione!-

-E quando si sveglia?-

-Ma siamo sicuri che sia buono?-

-E se ci strappa le ali?-

Un solo verso e tutte le voci si zittirono all’improvviso. Un sussurro autoritario, come quello di una madre nei confronti di un bambino.

Lysandra rimaneva ferma, con le braccia incrociate, all’entrata della locanda. Fissava insospettita le provviste viaggiare da sole verso il carro appena “ottenuto” dal mercante che, la sera prima, aveva sfidato Shydow. Di tanto in tanto si univano anche oggetti che né lei né Tyrell avrebbero voluto lasciare lì. Disegni, lettere, piccole scatole… fluttuavano indisturbate e con grazia fino ad un posto ben preciso del mezzo, incastrandosi alla perfezione e limitando lo spreco di spazio. La gabbia era stata distrutta dall’Arser, che aveva utilizzato il metallo per rinforzare le ruote e creando quelle che lui chiamava “molle”. Si trovavano sopra le travi, ma lei non riusciva a capire a cosa servissero, per quanto le osservasse.

Al posto del conducente, sedeva Alyx, che guardava di fronte a sé tenendosi le ginocchia al petto, circondando le gambe con le braccia.

-Tutto bene?- domandò Lysandra alla ragazza, che annuì timidamente dopo essersi voltata verso di lei. -Ti chiami Alyx, giusto?- Annuì di nuovo. -Conosci quel Neyer.-

-No.- rispose sussurrando.

-Lui sembra conoscerti.-

-Mi… mi ha chiesto come mi chiamo, se mi avesse conosciuto… non l’avrebbe fatto.- borbottò.

-Be’, io non ho mai incontrato uno che fa tutta questa roba gratis. Uno così gentile non esiste né in cielo né in terra.- affermò massaggiandosi la nuca.

-Ti sei fatta male?-

-È da quando il ciclope è scomparso che ho uno strano dolore. Sono sicura che passerà con una dormita.- rispose facendo spallucce.

-Tutti pronti?- chiese Shydow uscendo dalla taverna. -Tyrell è in bagno, non dovrebbe metterci molto.-

Alyx annuì. -Perché lo fai?- domandò Lysandra.

-Che cosa?- domandò Shydow, voltandosi verso di lei.

-Anche ammesso che i maghi non distruggano per divertimento, nessuno è così gentile senza motivo.-

-Magari mi piace la compagnia.- rispose facendo spallucce. Il suo solito sorriso enigmatico si perse all’improvviso, facendo alzare un sopracciglio alla ragazza. -Tu eri qui ieri sera.-

-Ehm… già… sai, ci siamo incontrati qui.-

-Cosa succede?- chiese Alyx incuriosita avvicinandosi ai due.

-Qualcosa non quadra.- spiegò Shydow massaggiandosi il meno, come alla ricerca di qualche pelo in più nella corta barba non curata. -Tu dicevi alle persone che un ciclope sarebbe arrivato il giorno successivo, giusto?-

-Esatto.-

-E allora perché nessuno se n’è andato? Come facevi ad essere così calma?-

-Io… non lo so. Non sarebbe arrivato prima di mezzogiorno.- rispose lei con il tono di chi formula un’ipotesi.

-E come lo facevate a sapere? Con tutta questa precisione, tra l’altro. Non ci sono orologi in questo villaggio, una stima del genere sarebbe stata impossibile anche per un veggente.-

Lysandra ci pensò sopra per un paio di secondi, ma nulla. Detestava ammetterlo, ma aveva ragione. Quel che era successo, tuttavia, le sembrava così logico fino a quel momento. -Allora cosa sta succedendo?-

-Ho paura che qualcuno ci stia osservando. Che tutto quanto sia controllato, ma da qualcuno di inesperto. Scegliere come far avvenire eventi non è qualcosa di facile, e per lui deve essere la prima volta. Fa entrare un mostro in un villaggio con la precisione di un orologio di Kaminesh e si assicura che ci sia un bersaglio che pensi che tutto ciò è normale. Ma perché?-

-Hai idea di chi possa essere?- chiese Alyx.

-No. Mi viene in mente una sola persona, ma sono sicuro sia morto. E da parecchio tempo, aggiungerei…-

-Cosa è successo da parecchio tempo?- domandò Tyrell avvicinandosi al gruppo.

-Nulla.- rispose prontamente Lysandra, fissando Shydow con sguardo fermo. -Giusto?-

-La tua capatina in bagno, parlavamo di quanto ci stessi mettendo.- continuò l’Arser andando verso il carretto. Neanche Alyx disse una parola.

-Non vorrei essere colui che dice l’ovvio, ma non servirebbero dei cavalli?- chiese ancora Tyrell, notando l’assenza di animali d’avanti il mezzo.

-Cavalli? Dove andiamo noi non ci servono… cavalli.- rispose Shydow con voce profonda, sedendosi al posto del conducente e afferrando le briglie sciolte. -Se aveste visto quel opera stareste ridendo.-

-Quale opera?- domandarono i tre all’unisono.

-Non importa.- tagliò corto lui dando un colpo di frusta alle cinghie di cuoio, che si fermarono a mezz’aria come legate a destrieri invisibili. Ormai Tyrell e Lysandra stavano facendo l’abitudine a tutta quella magia, ma Alyx la osservò comunque meravigliata. -Partiamo.-

“Trenta giorni per tornare a casa…” pensò.

Circa trenta anni prima quella città neanche esisteva. La Chiesa aveva un metodo infallibile per capire dove costruire le loro “sacre” città: i cardinali uscivano nelle praterie con i loro bastoni, camminando con passo pacato, e, più o meno una volta per vita, il bastone affondava nel terreno di circa quaranta centimetri. Il terreno veniva consacrato e grazie ad ottimi architetti, operai eccellenti e qualche miracolo, la città sorgeva nel giro di un paio di mesi, pronta ad essere popolata. Era stato Zalomon, circa dieci anni prima, a consacrare quel luogo e ad invocare i miracoli che avevano fatto sorgere Zietra in meno di tre settimane.

La chiesa l’aveva fatta ergere dal terreno personalmente e completamente da solo, forse per mostrare a tutti cosa fosse veramente in grado di fare: pareti, vetrate, porte, campane… tutto usciva dal terreno lentamente come se scoperto dopo una lunga e silenziosa partita a nascondino. E proprio all’ultimo piano di quella chiesa, circa una decade dopo, Zalomon stava camminando a grandi passi, nel corridoio principale al piano più alto della chiesa, diretto alla camera dei moderatori. Era furioso. Il cielo si era annuvolato, non sapeva se per colpa sua o meno. In fondo, era di umore grigio.

-Chi non ha buone notizie per me, è meglio se cerca di lasciare l’isola.- affermò spalancando le alte porte di legno. I due moderatori si alzarono dalle poltrone al capo della tavola rettangolare e chinarono la testa, tenendosi le mani avanti. Alazog si passava due dita della mano destra sulla barba marrone scuro ben curata, massaggiandosi il mento. Teneva il volto puntato verso l’orizzonte, scrutandolo con attenzione attraverso la grande vetrata.

-Nessun purificatore o sacerdote riesce a capire come ciò sia potuto succedere.- cominciò Diz, il moderatore primario. -Non sappiamo come possa qualcuno aver lanciato un incantesimo con questa precisione nonostante la distanza.-

-Non ti ho chiesto di elogiarlo, ti ho chiesto buone notizie.- ringhiò Zalomon incredibilmente infastidito, lasciandosi cadere su una poltrona lato opposto della tavolata.

-Come se ce ne potessero essere.- interruppe Alazog senza voltarsi. Il suo tono era calmo, come se non lo riguardasse e non fosse nulla di serio. -Tuo figlio è letteralmente scomparso nel nulla dopo essersi trasformato in un Arkano. In una delle mie cerimonie private tra l’altro, temo di dovermi sentire offeso.-

-È una cosa seria, per l’amor del Tempo!-

-Sto attendendo istruzioni dal Sommo Parlatore. Anche tu starai facendo lo stesso, immagino. O devo immaginare che anche la tua fede vacilli di fronte a cose futili come l’amore nei confronti di un figlio?-

I due moderatori sgranarono gli occhi, lanciandosi a vicenda un’occhiata incredula cercando di muoversi il meno possibile. Una cappa di silenzio calò all’istante all’interno della sala, dove anche il battito dei cuori sarebbe potuto essere udibile. La tensione riusciva ad essere percepita in maniera distinta, come se i presenti fossero immersi al suo interno fino alle orecchie. Zalomon, con sguardo quasi vuoto e sereno, si alzò, e raggiunse Alazog con passo lento e cadenzato, scandendo il tempo, e lo guardò negli occhi. -Dillo di nuovo, e mi assicurerò che tutti i bastoni dei purificatori entrino per la loro interezza nel tuo sacro culo.- ringhiò in sussurro.

L’altro sembrò divertito, alzando le sopracciglia dallo stupore. -Bene, ti confermi di nuovo come l’unico cardinale non nato in una città, su un territorio sacro. Suppongo sia questa la vera natura che cerchi tanto di nascondere. Il tuo comportamento ortodosso è…-

-Qualsiasi cosa tu volessi dire, ormai ha smesso di interessarmi. Voi due, cosa credete di fare?-

Diz, l’altro moderatore, deglutì. -Pensavo di dire che il sacerdote Astryal è stato rapito da un Arser.-

-Certo, e poi inseriamo nella storia anche un drago.- ribatté Niz, il secondo moderatore. -Come reagirà il popolo sapendo che un diavolo è sulla terra? Nessuno potrebbe crederci, non importa se lo dice un parroco o il Parlatore. Per tutti non sono che una leggenda, sciocco. Quello che ci serve, è un potente stregone, che giustifichi l’uscita di una decina di purificatori dalla città.-

-Non dieci, uno.- corresse Zalomon con tono cupo, avvicinandosi ai due. -Sarò io ad occuparmi della situazione, personalmente. Chiunque altro interferirà ne dovrà rispondere direttamente a me, chiaro? Spargete la voce all’interno di tutta l’isola.-

-E cosa ne sarà della Chiesa, in tua assenza?- domandò Alazog con intenzioni di scherno.

-La gestirai tu, come sempre.- rispose sprezzante. -E non credo di dovervi dire che questa conversazione non è mai avvenuta.- aggiunse rivolgendosi ai due.

-Ai vostri ordini, eminenza.- conclusero Diz e Niz con un profondo inchino, allontanandosi a piccoli passi senza voltare le spalle.

Alazog, prima di parlare, attese che i due si fossero chiusi la porta alle spalle, e fossero a debita distanza per non sentire neanche una parola. -Cosa succederà quando te lo ritroverai davanti?- domandò senza distogliere lo sguardo dall’orizzonte.

-La conosci la maledizione dei purificatori, sai benissimo cosa succederà. Il mio corpo si muoverà da solo e io non sarò in grado di fare nulla.- rispose cupo Zalomon con il capo chino.

-Prima di benedire la tua missione, voglio sentirtelo dire.- Non c’era tregua o pietà in quel tono, solo odio verso la magia e un forte desiderio nel sentire quella previsione.

-Lo ucciderò, e mi verrà spontaneo farlo nel modo più doloroso possibile.-

Quello che nessuno dei due aveva considerato era la preoccupazione di Zenyth che, come nessuno sarebbe stato in grado di prevedere, si era appostato con l’orecchio sulla porta. Una mano sulla bocca, l’altra sul petto, per assicurarsi che fosse solo lui a sentire il suo cuore sul punto di esplodere. Ma anche lui era vittima della maledizione, e di intervenire non gli venne neanche in mente.