Ed eccoci di nuovo quì, cari lettori, con il nuovo appuntamento della rubrica dedicata agli Archetipi e agli Stereotipi.

La volta scorsa ci siamo soffermati sull’analisi dei Sette Archetipi Junghiani, focalizzandoci principalmente sulla figura del Mentore e provando al contempo a fornirne un’analisi volta all’inserimento, più o meno consono, all’interno della storia che desiderereste raccontare.

Se non avete la più pallida idea di cosa io abbia appena detto (mandria di zuzzurelloni) potete recuperare l’articolo QUI.

Premesse

Oggi si cambia completamente, seppur rimanendo in tema di Stereotipi (piuttosto che di Archetipi).

Un particolare avviso per i lettori più edulcorati: in questo articolo adopererò un registro linguistico decisamente diverso da quello mostrato nei miei precedenti articoli/opere (insomma, fate finta di essere tutti assieme a me al bar, a prenderci un caffé), condito pesantemente di ironia e irriverenza e con una buona dose di bieco egoismo che non fa mai troppo male.

Siete avvisati!


Bene, avete oltrepassato la linea, siete finiti! (No, vabé, questo no).

Oggi si chiacchiera con molto unilateralismo (quanto sono simpatico) di tutta una serie di Stereotipi presenti nella narrativa di genere Fantasy e che personalmente mi hanno davvero stremato! (Uuuuh il Fantasy, ma che novità Tiziano).

Sì, lo so lo so, placate i vostri calori.

Senza voler essere ridondante, personalmente per me il Fantasy è lo scenario nel quale riesco a destreggiarmi meglio e dove posso permettermi di esprimere pareri più o meno azzeccati, senza sembrare un completo idiota (anche se sono sulla buona strada).

Vi sottoporrò una mia personale lista di tre stereotipi (+1 bonus) presenti in molte, moltissime, troppe, decisamente troppe opere del genere.

Questi cliché potevano in effetti avere un senso nel lontano 1985 (dove ero ancora impegnato nel navigare per l’Iperuranio), ma risultano totalmente fuori contesto in una società di consumo dove oramai è stato detto e mostrato di tutto (sigh, mi sto mettendo i bastoni tra le ruote da solo).

Eh! Ma Tiziano! Su queste cose ci hanno scritto di tutto e di tutti! – cit. chiunque.

Ma infatti, caro chiunque, proprio per questo motivo mi sento ancora più in dovere di DIRE LA MIA! (adesso immaginatevi fanfare di trombe e stelle filanti).

Okay, basta (non è vero), prima di mandare definitivamente all’aria tutta la parvenza di serietà che mi stavo costruendo in questo periodo (notare il passato), procedo nel mostrarvi il mio personalissimo elenco.

Tre stereotipi del Fantasy che davvero non si possono più vedere!

Sembra il titolo di un film di Maccio Capatonda, ma credo renda bene l’idea.

#1: La Bikini Chainmail!

Iniziamo facile facile.

Per quei (spero) pochi che non hanno idea di cosa sia una Bikini Chainmail (poveri voi), questo termine viene adoperato per indicare un’ “armatura” per gentil donzelle, molto generosa dal punto di vista estetico, ma non tanto da quello pratico.

Lasciate che vi descriva una situazione.

Immaginatevi di far armare la vostra protagonista per un’importante battaglia o (peggio ancora) per un lungo e aspro viaggio verso le fredde lande nordiche.

La ragazza si desta di buon mattino dalla sua branda; raccatta dalla rastrelliera il suo grande spadone (altro stramaledettissimo stereotipo, che tuttavia non tratterò oggi); infila i  suoi ampi stivaloni di cuoio rivestiti in ferro, magari coi bordi superiori adornati di pelo di lupo/capra/orso/Jackson; poi indossa un bel mantellone di pelle, bello spesso, di quelli che vendono a Ikea, in previsione delle gelide temperature e dei “rigori dell’inverno”; e finalmente spalanca l’uscio della sua camera con risolutezza, per avventurarsi spavalda a fronteggiare gelo, buio, mostri, morte, draghi e bestie di Satana, armata di tutto punto del suo fantasmagorico bikini alla brasiliana, con tanto di anellini in maglia che fanno rizzare lo sguardo ai lettori più voyeuristi.

Ok. Tutto molto bello. MA PERCHÉ!?

Come puoi tu, autore, giustificarmi una roba del genere? Avanti, sto aspettando.

Io dal canto mio già ne ho pensata qualcuna.

Possiamo ipotizzare che suddetta guerriera provenga da una tribù di amazzoni del nord, abituate alle gelide temperature e temprate a fronteggiare i propri nemici in modo impavido?

O magari la donzella è l’ultima di una antica civiltà, la cui divinità padrona vieta l’utilizzo di indossare armature in battaglia, perché poco onorevoli? (Che forse è anche il motivo per il quale si sono estinti?).

Oppure ancora, parliamo di una guerriera Elfa del fuoco che sente sempre caldo in qualunque momento della giornata e in qualunque luogo del mondo?

Così che la poverina si vede costretta a gironzolare mezzanuda tutto il tempo, per non cadere stremata di fatica a terra?

Discorsi sessisti e femministi a parte (ne ho pronte anche per loro, ma non oggi) la verità è che questo cliché (come tanti altri stereotipi) oltre ad aver fatto oramai il suo corso (ciao anni novanta), sia stato talmente tanto abusato, che qualunque giustificazione gli si voglia donare, apparirebbe sempre e comunque come una mera forzatura.

Il realismo di fondo verrebbe di forza spezzato da una figura che si aggira a zinne e terga da fuori per tutto il tempo.

Poi per carità, se la vostra opera vuole mostrarsi palesemente ironica, ben vengano le Bikini Chainmail, a patto però che riusciate a trovare un escamotage divertente alla situazione, come la vignetta comica del buon Stjepan Sejic!

#2: La Magia che risolve ogni problema!

Altro argomento frequentissimo e su cui ci si può facilmente scannare.

Ragazzi, seriamente. Siate onesti.

Ma che divertimento ci trovate a inserire una fonte magica che sia in grado di poter risolvere tutti i problemi facilmente e senza nessuna conseguenza?

Come si potrebbe venir meno a fattori che, presi da soli, sono in grado di generare intere storie semplicemente esistendo?

Vi butto due considerazioni lì a caso, le prime che mi vengono in mente: teletrasporto e magia curativa.

Volendo prendere per buone queste due componenti e provando a calarle in un contesto semiserio, ci ritroveremmo catapultati in un mondo in cui i mezzi di trasporto non avrebbero motivo di esistere, e dove la morte e la malattia apparirebbero solo come una lontana e perduta leggenda.

Quando si decide di inserire una forte presenza di magia all’interno della propria opera, bisognerebbe fare moltissima attenzione alle conseguenze che tale magia produrrebbe nella società e nel costume!

Per l’appunto (prendendo in considerazione i due fattori elencati sopra) potremmo dire che:

Un cavaliere indomito! Armato di corazza e lancia scintillanti, si avventura verso la Rocca di…” no.

Non esisterebbe nessun cavaliere, al massimo un “teletrasportiere”.

Così come non esisterebbero ospedali, case di cura, medici e con loro tutti i drammi esistenziali del caso! Verrebbe di meno una delle componenti fondamentali in qualunque opera: la componente umana.

Ma volete mettere la buona vecchia ferita da battaglia? I tipacci c***uti con la benda nera sopra l’occhio?

I Pirati, gente! I Pirati! Non si è mai visto un pirata senza uncini o gambe di legno! (evviva gli stereotipi!).

Tutto questo svanirebbe! Tutte queste componenti a noi così vicine non esisterebbero.

In un romanzo fantasy dove la magia vige sovrana, vige sovrana anche un’altra cosa: la noia.

Sembra paradossale ma è proprio così.

Personalmente mi sono ritrovato a scartare tutta una serie di opere (parlo di esordienti) che avevano buone basi ma che nel corso della narrazione si sono manifestate come un mix abbastanza pessimo tra Dragonball, Dungeons and Dragons e Shannara Chronicles, con gente dai “fenomenali poteri cosmici” (usati tra l’altro malissimo) e pozioni miracolose a portata di mano nel borsello. Soluzioni facili e tempestive atte a risolvere ogni minimo problema con una trincata!

Con questo non voglio dire che non si possa scrivere in modo accattivante di un’ambientazione High Magic, solo che (e questo è un dato di fatto) quanto più ci si provi ad allontanare dalla realtà che viviamo, tanto più risulti difficoltoso regolarne la coerenza e la logica interne, spesso con esiti disastrosi.

Le opere in grado di regalare un’uniformità globale, mostrandoci una magia dal livello abbastanza importante, sono davvero poche (la saga di Sapkowoski forse è l’unica che io abbia letto).

Quindi, riassumendo: BASTA CON LA MAGIA!

#3: Il cattivo perché sì!

Eh, quanto è abile questo Tiziano, un intero articolo giocato in casa. Chapeau.

Okay. Adesso vi scrivo una cosa e ditemi voi:

“Nella Landa Oscura di Baal-Fazur, l’Oscuro Signore dei Demoni, Tenebrol, si è finalmente risvegliato da un lunghissimo esilio impostogli dagli antichi re che lo avevano sconfitto diecimila anni prima. Ora, la terra di Ghalavar trema sotto i tamburi da guerra del Signore dei Demoni, che furibondo ha radunato tutti gli eserciti abissali dalla Dimensione Oscura e si prepara a scagliare la sua terribile vendetta contro l’umanità”.

Mh.

Maa… per dire eh, se Tenebrol una volta libero se ne fosse tornato nella Dimensione Oscura da famiglia e amici per farsi una bella grigliata in compagnia dopo diecimila anni di solitudine?

Se (dato che è così potente) avesse viaggiato nell’aldilà per vendicarsi degli antichi re che lo avevano esiliato, prendendosela con i diretti responsabili piuttosto che con gente che manco sapeva della sua esistenza

E se si fosse scelto un nome diverso da Tenebrol? Voglio dire, non è una parola che passa inosservata, non ci chiameresti mai il pescivendolo “Tenebrol”. Sembra un nome abbastanza scontato per uno che di mestiere fa il signore dei demoni.

Sul serio amici, ma quanti plot simili a questo troviamo nel retrocopertina di tantissimi romanzi Fantasy? Ma poi perché sempre co sti demoni? Ma avete un’idea di che diamine di bestia è un demone? Non sono solo orde di pipistrelloidi senza cervello capitanati da un “Overlord” (puntualmente rivestito da una mega armatura super figa e piena di spine) che li manda avanti al macello manco fossero degli Stomtrooper.

Un demone è un essere proveniente da un’altra dimensione, è malvagità allo stato puro! Qualcosa che da solo dovrebbe disintegrare il creato con un semplice starnuto!

I cattivi sono probabilmente le figure che necessitano di maggior cura e approfondimento rispetto a moltissime altre, almeno da parte dell’autore. Se questo approfondimento, poi, non viene mostrato ma solo fatto percepire, ancora meglio!

Dietro al cattivo voglio vedere il conflitto, la motivazione personale, la follia, l’introspezione, una cerca di redenzione, un tornaconto, del bipolarismo.

Il Villain oscuro, che irraggiungibile si erge sulla sommità della sua torre nera a mandare avanti i suoi sgherri in battaglia, è una figura che anch’essa (secondo me) ha fatto il suo tempo.

Personalmente, questa immagine del “Cattivone” oscuro e dominatore è nata ed è morta con Tolkien, e tentare di replicare il senso di oppressione e terrore che Sauron incuteva è, a mio parere, un esercizio di imitazione perso in partenza.

Bonus: Le copertine con tizi incappucciati.

Questo è un punto che mi preme particolarmente.

Davvero… basta. BASTA. B A S T A.

Non ne posso più di girare nei reparti Fantasy delle librerie o negli e-store di amazon e affini, per trovare OVUNQUE queste copertine TUTTE UGUALI.

Con questi energumeni incappucciati che grugniscono o se ne stanno in posa tutti seri e pomposi dall’alto del loro TOTALE ANONIMATO!

Non è affatto un modo per invogliarmi a comprare! Fidatevi!

A me non interessa per niente vedere chi c’è sotto quel cappuccio! Anzi, mi allontana dall’acquisto ancor di più! Il cappuccio non mostra nulla! È sterile!

Non mi invita e non mi accattiva!

Ok, ok. Sono calmo adesso. Perché per alcuni è importante affermare che un libro non si giudica mai dalla copertina.

C A V O L A T A

La copertina è il primo ingresso che abbiamo all’opera, e per quanto possibile, in essa deve essere mostrato tutto il necessario! Gli elementi essenziali dovrebbero essere tutti lì, davanti a te ma nascosti allo stesso tempo.

So bene che molti non possono permettersi di farsi realizzare una copertina ad hoc per la propria opera e devono arrangiarsi con quello che trovano su internet, ma vi prego, qualunque cosa va bene, basta che non siano ste robe qua! Pietà…

 

Conclusioni

Niente, basta, ho già parlato troppo e sono stanco.

Spero vi siate fatti due risate a leggere questo articolo, esattamente come me le sono fatte io nello scriverlo!

Appuntamento al prossimo pezzo!