Ben ritrovati, amici e lettori! (Davvero, oramai mi è quasi impossibile incominciare ogni articolo che propongo, se non in questo modo!)

Potete biasimarmi per la mia cortesia?

Dopotutto credo di no, in fondo è d’uopo accogliervi calorosamente a ogni nostro nuovo incontro, mostrandovi quanta più assicurante e tiepida riverenza! (Cosa sta succedendo al mio lessico? Eh?)

Per quelli che mi seguono da tempo, oramai dovreste conoscere molto bene l’iter che propongo.

Da diverse settimane ci alterniamo assieme, una volta chiacchierando di Archetipi Junghiani nella nostra aula idilliaca e congeniale (finora abbiamo trattato il Mentore, il Guardiano della Soglia e il Mutaforme); e l’altra, invece, dilettandoci nel dialogo colloquiale, irriverente e divertito su molti irritanti Stereotipi legati alla letteratura di stampo Fantasy (di cui abbiamo discusso dapprima qui, poi qui e infine qui!).

Niente di nuovo sotto al sole starete pensando?

Ebbene, incredibile ma vero, oggi posso prendermi la libertà di affermare che il primo vero sconvolgimento dal tema consono e (più o meno) regolare degli scorsi appuntamenti, viene per un attimino scansato, in favore di un argomento “one-shot” che, pur distaccandosi nello specifico dai precedenti, rimane fortemente ancorato alle tematiche e ai temi trattati nel corso di questa nostra rubrica.

D’altronde, quando si affronta il tema della narrativa, per forza di cose si va a incappare in regole, schemi e stilemi abbastanza ricorrenti qualunque nome gli si voglia dare.

Con questo articolo quindi, non vi parlerò di nessun Archetipo Junghiano nel particolare, tanto meno mi divertirò a prendere in giro l’ennesimo Stereotipo di turno.

Oggi ritorno in modalità professorino Hipster del cavolo (mi sono anche trattato la barba dal mio barbiere di fiducia stamane) e vado a mostrarvi qualcosa che, forse ai più, potrebbe essere sfuggito nel corso del vostro percorso di studio e ricerca indipendente nel mondo della letteratura e della narrativa.

Le “Sequenze di Propp”

Con questo nome, o con l’alternativo “Schema di Propp”, si vuole intendere il sunto degli studi e delle ricerche su determinate funzioni svolte dalle fiabe popolari, portate avanti nel corso della sua vita dallo stimato antropologo, filologo e linguista russo, nonché esperto studioso di Folklore e leggende, Vladimir Jakovlevič Propp (1895 – 1970).

Come ampiamente mostrato all’interno della sua opera magna “Morfologia della Fiaba“, Propp decise di analizzare e sottoporre, quasi a un metaforico microscopio, più di cento fiabe native del proprio paese, scandagliando le stesse attraverso un rigorosissimo esame critico, volto all’analisi di tutti gli schemi di classificazione presenti al loro interno.

Propp osserva e scompone la struttura narrativa della fiaba, andando mano a mano a frammentarla in parti sempre più piccole (da morfemi a narratemi) fino ad arrivare alla codifica della struttura intrinseca delle stesse.

Da questa codifica Propp riesce a scovare ben trentuno funzioni narrative differenti, svolte dalla fiaba stessa attraverso le azioni perpetuate dai personaggi-tipo che la caratterizzano.

In seguito lo studioso analizza i ruoli principali rivestiti da queste figure tipiche all’interno della narrativa folkloristica, presentando ufficialmente sette personaggi-tipo presenti in qualunque componimento fiabesco esistente (vi ricordano qualcosa?).

Dopo tutti questi studi, queste analisi e queste ricerche, nasce infine lo Schema di Propp, il quale racchiude al suo interno sia la nomenclatura delle figure tipiche e dei ruoli da essi svolti, sia la spiegazione di come la narrazione si evolva all’interno della fiaba stessa.

Struttura che per Propp appare quasi imprescindibile.

Le Sette Figure Tipo

Elencandole, le sette figure presentate dallo schema sono le seguenti:

  • L’Eroe: Ha la funzione di protagonista del racconto, può essere ricercatore, avventuriero o vittima. Solitamente appare come figura vittoriosa dopo il completamento di un’impresa
  • L’Antagonista: Ha la funzione di opporsi all’Eroe, mostrandosi come il principale fautore del danno, rappresenta la difficoltà più grande da surclassare.
  • Il Falso Eroe: Ha la funzione di ingannare l’Eroe e di sostituirlo con l’inganno, prendendone spesso il posto.
  • Il Mandante: Ha la funzione di spronare l’Eroe all’avventura, invitandolo a partire e smuovendolo dalla sua consuetudine.
  • Il Mentore: Ha la funzione di guidare l’eroe e di aiutarlo donandogli oggetti magici.
  • L’Aiutante: Ha la funzione di aiutare letteralmente l’Eroe, accompagnandolo nel suo viaggio e facendo sì che compia la sua missione.
  • La Principessa/Il Sovrano: Ha la funzione di premiare l’Eroe, ponendosi o come ricompensa amorosa o come ricompensa onoraria. Inoltre ha lo scopo di individuare e smascherare il Falso Eroe.

Vi sarete resi conto di quanti parallelismi possano essere effettuati con i concetti espressi dagli Archetipi Junghiani (L’Eroe, l’Ombra, il Messaggero, il Mentore, il Mutaforme ricalcano alla perfezione i ruoli dell’Eroe, dell’Antagonista, del Mandante, del Mentore e del Falso Eroe di Propp).

D’altronde, volendo prendere per vere alcune considerazioni frutto degli studi del famoso psicologo/antropologo belga Claude Levi-Strauss (1908 – 2009), i miti e le leggende sono comuni a tutte le genie e a tutte le etnie della storia mondiale, il quanto il mito viene presentato a tutti gli effetti come un vero e proprio linguaggio, comune a ogni essere umano presente sulla terra. Una tematica e una visione molto simili a quelle sull’inconscio collettivo, presupposte dagli studi di Carl Jung.

Le Trentuno Funzioni

Era necessario presentarvi queste sette figure tipo, in quanto senza di esse non sarebbe stato possibile comprendere tutte le fasi delle sopracitate “Sequenze di Propp”, le quali sono le seguenti:

  1. Allontanamento: l’Eroe, o un membro della famiglia, si lascia alle spalle la sicurezza dell’ambiente iniziale. Questo evento ha lo scopo di causare tensione nella storia e generare l’evento scatenante che dà concretamente inizio alla vicenda. Questo può essere il momento in cui viene presentata per bene la figura l’Eroe, spesso ritratta come una persona del tutto normale.
  2. Divieto: all’Eroe viene posto un divieto, o in alternativa, egli viene allarmato su ciò che potrebbe accadere dalle conseguenze di una sua azione.
  3. Infrazione: l’Antagonista (o il Cattivo) subentra nella narrazione (poiché uno o più divieti sono stati infranti). Non necessariamente il Cattivo ha da subito un confronto diretto con l’Eroe in questa fase.
  4. Investigazione: il Cattivo cerca di raccogliere quante più informazioni possibili sull’Eroe (spesso sotto mentite spoglie), magari parlando con uno dei membri della sua famiglia o rubacchiando qualche oggetto personale legato all’Eroe.
  5. Delazione: il Cattivo riceve delle informazioni preziose sull’Eroe o sulla Vittima da poter adoperare contro di lui. Il Cattivo può, inoltre, entrare in possesso di altre informazioni quali la posizione di un tesoro o di una mappa.
  6. Tranello: Il Cattivo tenta di ingannare la Vittima/Eroe, cercando di rapirla o di rubarle qualcosa. Spesso utilizza proprio le informazioni accumulate nella fase di Delazione, ingannando il protagonista con un travestimento, oppure utilizzando la persuasione o la magia.
  7. Connivenza: La Vittima viene ingannata e finisce con l’aiutare il Cattivo a sua insaputa. Il tranello del Cattivo sortisce l’effetto desiderato e la Vittima (o l’Eroe) si tramuta in un suo ignaro burattino. L’aiuto che può offrire al cattivo può essere di varia natura, come per esempio fornirgli un oggetto molto importante (come una mappa o un oggetto magico), fino ad arrivare allo scontro diretto con altri personaggi di natura buona.
  8. Danneggiamento/Mancanza: il cattivo causa un danno irreparabile a un membro della famiglia (come un rapimento, un saccheggio, un incantesimo, un omicidio, un imprigionamento, un matrimonio forzato etc..). In alternativa, può capitare che a un personaggio della famiglia manchi qualcosa di importante o desideri qualcosa di importante. Queste due opzioni possono manifestarsi assieme o alternatamente all’intero della storia.
  9. Mediazione: il Danneggiamento viene reso noto all’attenzione dell’Eroe, il quale decide di proseguire nelle sue peripezie.
  10. Consenso: l’Eroe decide di agire in modo da risolvere la Mancanza o di rimediare al Danneggiamento. Per esempio avventurandosi alla ricerca di un oggetto magico, salvando così chi è stato catturato dal Cattivo, sconfiggendo in questo modo lo stesso. Questa è una delle funzioni più importanti, in quanto dona la vera svolta alla narrazione e getta le basi per la futura azione. Da questo momento, la figura protagonista passa da consueta a eroica.
  11. Partenza: l’Eroe decide di lasciare la casa o il villaggio d’appartenenza.
  12. L’Eroe messo alla Prova: la forza e la resistenza dell’Eroe vengono testate, egli viene attaccato o interrogato, in modo da divenire degno di poter ricevere l’oggetto magico che lo aiuterà nella sua missione oppure di incontrare l’aiutante/donatore che lo sosterrà nella sua impresa.
  13. Reazione dell’Eroe: l’Eroe reagisce attivamente alle azioni del futuro aiutante (supera quindi la prova, oppure libera i prigionieri etc…). In genere, in questo momento, l’Eroe supera in toto la sua prima prova.
  14. Acquisizione del Mezzo Magico: l’Eroe acquisisce l’oggetto magico o il potere necessario alla sconfitta dell’Antagonista, il quale può essere prestato, comprato, apparire di sua spontanea volontà, ingerito, oppure comparire sotto forma di personaggi che mettono i loro servigi a disposizione dell’Eroe.
  15. Trasferimento: l’Eroe viaggia ed è portato o condotto, in vicinanza dell’oggetto della sua ricerca o del luogo di dominio dell’Antagonista.
  16. Lotta: l’Eroe e il Cattivo si scontrano in maniera diretta, attraverso lotte fisiche oppure di astuzia.
  17. Marchiatura: l’Eroe viene marchiato per mezzo di una ferita, di una maledizione o di un oggetto (come per esempio un anello).
  18. Vittoria: il cattivo viene sconfitto (per esempio ucciso in combattimento, ucciso nel sonno, sconfitto durante lo scontro, scacciato via, etc…), perdendo quindi la sua Funzione negativa.
  19. Rimozione della Sciagura: l’Eroe viene liberato dal Danneggiamento oppure la Mancanza viene risolta.
  20. Ritorno dell’Eroe: l’Eroe ritorna nella comunità senza ulteriori indicazioni.
  21. Persecuzione: l’Eroe viene perseguitato da una forza ignota (animali, oggetti, etc…) e il persecutore tenta di ucciderlo, o di mangiarlo o di mettere a repentaglio sia la sua vita che le sue azioni.
  22. Salvataggio: l’Eroe si salva attraverso un trucco o un travestimento, solitamente da qui si procede  ai punti 30 e 31.
  23. Arrivo in incognito: l’Eroe ritorna al proprio paese sotto mentite spoglie. Non viene riconosciuto dai familiari e dai compaesani.
  24. Inganno del Falso Eroe: il Falso Eroe avanza pretese infondate sulla vittoria nei confronti del Cattivo.
  25. Prova Finale: all’Eroe viene imposto un ulteriore compito, un’ultima e difficoltosa prova da superare (come un enigma o una prova di forza).
  26. Soluzione: la prova viene conclusa con successo dall’Eroe.
  27. Identificazione: l’Eroe viene infine riconosciuto dai suoi cari.
  28. Smascheramento: il Falso Eroe (o il Cattivo) viene smascherato.
  29. Trasfigurazione: Aal’Eroe viene data una nuova apparenza (come per esempio dei nuovi vestiti, viene reso bello o le ferite gli vengono guarite).
  30. Punizione: il cattivo viene punito e sconfitto definitivamente.
  31. Lieto Fine: l’Eroe si sposa, oppure sale al trono o raggiunge l’obiettivo prefissato all’inizio.

Secondo lo studioso, ogni trama, ogni forma di narrazione, ogni vicenda orale o scritta, non può prescindere da queste funzioni.

Esse sono di fatto i mattoni di ogni forma di narrativa, a una differente composizione e utilizzo di queste funzioni, corrisponde una differente narrazione, o fiaba, o racconto.

Tuttavia, secondo Propp, l’ordine di queste funzioni è del tutto indissolubile e non può esistere una forma di narrazione differente dalla citata che non riproponga questi stilemi secondo il preciso ordine esposto.

Una prova di come lo Schema di Propp possa essere applicato a qualunque tipo di narrazione.

Considerazioni

Tutto sommato, va considerato come L’operato di Propp appaia incredibilmente notevole, e le sue affermazioni molto audaci.

Volendo rapportarci agli studi coniugati sia di Jung, di Propp che di Strauss, davvero possiamo parlare, oggigiorno, di originalità e novità di contenuti?

Queste strutture della narrativa pare siano impresse quasi nel DNA dell’essere umano, e da esse sembra non si possa sfuggire in alcun modo, come fossero radicate nella nostra anima.

Riguardo a questo, da molto tempo resto convinto del fatto che, nel corso della storia, ormai ogni parola sia stata già scritta, ogni canzone già cantata, ogni poesia già recitata, ogni storia già raccontata.

Essere originali è davvero, davvero complicato allo stato attuale delle cose e con il livello di conoscenza che giunge alla nostra portata.

Ciò che tuttavia può continuare a donarci personalità e peculiarità, risiede nel “come” decidiamo di narrare la nostra storia, tanto più che del “cosa” scegliamo di raccontare.

Che siano gli Archetipi, il Viaggio dell’Eroe, o lo Schema di Propp, non lasciate intimorirvi dal fatto che il vostro pensiero alberghi da secoli nelle radici della conoscenza comune e inconscia, già da molto prima della vostra esistenza.

Piuttosto utilizzate queste basi come solide fondamenta per i vostri racconti e le vostre opere, utilizzateli come traccia per i vostri componimenti e lavorate maggiormente sul modo in cui esprimere i vostri concetti.

Non crucciatevi per i punti in comune con le strutture citate, al contrario continuate a perpetuare nel vostro intento.

La vostra originalità emergerà in modi inaspettati, perché per quanto gli esseri umani abbiano sì un numero elevatissimo di fattori che li accomuna, è pur vero che ognuno di loro risulti totalmente differente rispetto all’altro.

Ed è proprio questa la bellezza in cui risiede il mistero.

In sostanza: continuate a scrivere!