Una breve introduzione

Ebbene, rieccoci di nuovo qui cari lettori, ancora una volta, con il nostro consueto appuntamento della rubrica “Archetipi e Stereotipi”. La settimana scorsa mi sono dilettato in un articolo dai toni esasperati e ironici su tre (+1) stereotipi abbastanza abusati nei romanzi Fantasy della generazione più recente (potete recuperare l’articolo cliccando QUI).

Il pezzo ha riscosso un discreto successo (ma guarda un po’, non lo avrei mai detto), pertanto ho preso la decisione di alternare settimanalmente la rubrica, l’una parlandovi degli Archetipi e dedicandomi quindi alla loro presentazione e spiegazione, esplicandovi inoltre le loro peculiarità e suggerendovi come inserirla nelle vostre opere, e l’altra alla presentazione di uno o più Stereotipi, trattando quindi dei luoghi comuni della letteratura di genere con tono provocatorio e irriverente.

Vi piace questa formula? Fatemelo sapere nei commenti!

Detto questo, oggi si torna seri e scolastici! (indosso gli occhialini da hipster).

Abbandoniamo l’umorismo e l’irriverenza della volta scorsa e assieme a essi anche il focus sulla letteratura di genere (il Fantasy in questo caso) tornando a parlare di Narrativa generica, con tutti i suoi stilemi più o meno consoni.

Oggi vi introduco alla figura Archetipica del “Guardiano della Soglia“, il terzo dei sette Archetipi Junghiani.

Una figura peculiare e di importanza cruciale per la rivelazione/salvezza interiore dell’Eroe dei nostri componimenti.

Un passaggio obbligato verso la sua maturazione spirituale. Potremmo dire, quasi un rituale di crescita.


Prima di cominciare, se non avete idea di cosa sia un Archetipo e di quali temi stia trattando la rubrica, vi consiglio di recuperare il mio primo articolo a questo LINK.


Chi è il Guardiano della Soglia?

Come sempre, procediamo con ordine, andando a rispondere alla domanda dapprima con una mera spiegazione del termine in sé, di cosa rappresenta e a cosa ci si riferisce quando se ne parla.

Il Guardiano è letteralmente colui che mette alla prova l’Eroe, generando ostacoli e difficoltà che il protagonista deve prepararsi a fronteggiare.

Il Guardiano ne testa quindi la volontà, la forza e la sopportazione.

Questo Archetipo, il più delle volte, viene presentato all’apparenza come un nemico, seppur prerogativa del Guardiano sia in realtà quella di apparire solo esternamente come tale, pur non essendolo nell’intento.

Il Guardiano si dimostra, alla concretezza dei fatti, come un crudo e freddo istruttore (nel senso che istruisce) che è solo temuto esternamente dall’Eroe e dai suoi dubbi, in quanto manifestazione fisica dei suoi demoni interiori.

Ciò non impedisce però al guardiano di manifestarsi anche come entità malvagia fine a sé stessa, magari nella forma di un protettore oscuro affrontabile solo tramite un duello o di una sfida in cui uno dei due contendenti deve necessariamente essere distrutto dall’altro.

Spesso e volentieri il Guardiano si mostra al limite di un importante sbocco del viaggio dell’Eroe, mostrandosi come il primo vero ostacolo che intercede tra la partenza dal Mondo Ordinario, verso la meta nel Mondo Straordinario.

Il Guardiano necessita di essere letteralmente “conquistato” dall’eroe, se egli si mostrerà degno di superare questa prima prova, sarà in grado di acquisire il dono della multiprospetticità, ovvero la capacità di entrare e ragionare secondo la logica di un altro individuo.

Non un individuo qualunque, sia chiaro, ma ciò che più rappresenta la forma  dell’incomprensibile, del diverso, del male e dell’oscuro recesso di paure recondite nel nostro protagonista.

Nella mitologia classica e nell’immaginario collettivo legato ai miti antichi e alla credenze popolari, il Guardiano più delle volte si mostra letteralmente come un mostro: una sfinge, un drago, un serpente gigante, spesso la manifestazione fisica di un qualcosa di grottesco e spaventoso, che però ne mantiene intatta solo la superficie, celando al suo interno una fonte di grande conoscenza e di sprono al cambiamento per il protagonista.

Il ruolo della Sfinge e ciò che rappresenta


“E sai cosa emanano gli occhi della Sfinge? Tutti gli enigmi del mondo. Per questo le due Sfingi non fanno che guardarsi in faccia. Perché solo una Sfinge può sostenere lo sguardo di una Sfinge”.


Questo piccolo estratto da “La Storia Infinita” di Michael Ende, un classico che probabilmente tutti conoscete, sintetizza al meglio ciò che questa peculiare figura mitologica rappresenta.

Su questa affermazione potremmo stare a chiacchierare ore, analizzandone ogni parola se non addirittura ogni lettera.

La sfinge, secondo Ende, rappresenta “tutti gli enigmi del mondo“, che si manifestano all’interlocutore dal momento dell’apertura dei suoi occhi.

Ne deriva di conseguenza che quegli enigmi indecifrabili sono già racchiusi intrinsecamente dentro di lei.

Enigmi che, se venissero messi a conoscenza di un comune essere umano, ne garantirebbero la follia e la morte istantanea.

E cosa sono gli enigmi, se non il totalizzante e immanente mistero della conoscenza?

Cos’è l’incapacità di decifrarli, se non quella di non saper decifrare l’intricato groviglio di sé stessi?

Quale incredibile paradosso è la cultura, che tanto più ci fornisce gli strumenti per decodificare il mondo attorno a noi, e tanto più ci fa accrescere dubbi, paure e insicurezze a ogni conquista raggiunta.

La sfinge allora ci appare mostruosa, imponente, autoritaria.

Tutte prerogative legate direttamente al grande mistero dell’esistenza

Essa pone indovinelli e domande al nostro protagonista, esattamente come il nostro inconscio e le nostre paure ci bombardano il cervello a ogni ora del giorno e della notte.

Essa impedisce il passaggio verso la meta ambita, verso il reale segreto della vita stessa, finché l’eroe non diventa consapevole di se stesso e del suo reale potenziale celato.

Finché l’eroe non è pronto a fronteggiare quei dubbi e a sormontarli.

“Conosci te stesso” è il memento presente sull’incisione all’entrata del tempio Apollineo di Delfi, dove si narra risiedesse il divino oracolo.

Mitologicamente parlando, l’oracolo era sorvegliato giorno e notte dal serpente Pitone, che Apollo uccise con la sua lancia per poter raggiungere (per l’appunto) la conoscenza, in modo tale da adoperarla per fondarvi il suo tempio.

In questo caso il serpente esprime quasi letteralmente il Guardiano della Soglia.

Si presenta all’eroe come un ostacolo mostruoso che mette alla prova il suo temperamento, guidandolo infine verso la ricerca personale della conoscenza, che non può esser mai realmente compresa, se non passando per sofferenza, paura e sfida.

Quindi la sfinge, il serpente Pitone, o il drago Fafnir del mito norreno “Il Canto dei Nibelunghi“, rappresentano tutti la paura intrinseca che l’uomo nutre verso il dubbio e l’incertezza, verso il buio della sua ignoranza, verso il dilemma di ciò che non conosce e non comprende.

L’Eroe giunge ad affrontare queste paure tramite un ostacolo difficile da sormontare, ma che tuttavia gli garantisce, a sfida conclusa, la trasformazione di cui necessita.

Inserimento e de-strutturazione

Dunque, abbiamo compreso il ruolo di questa figura archetipica, abbiamo compreso la sua struttura, le sue caratteristiche e le sue peculiarità, e adesso ci ritroviamo a doverla inserire coscienziosamente dentro la nostra opera.

Prima di proseguire però, ci tengo a ricordarvi che tutti gli Archetipi (non solo questo) non devono essere necessariamente rappresentati in ogni componimento scritto.

Tuttavia, come detto anche nel primo articolo, essi rappresentano in realtà degli aspetti fondamentali della personalità dell’Eroe.

Potremmo quasi dire che gli Archetipi in realtà sono l’Eroe, e che l’Eroe incarna ogni Archetipo.

Senza di essi difficilmente riusciremmo a scandagliare all’interno della psicologia e della spiritualità del nostro protagonista.

Difficilmente avremmo modo di porlo davanti a situazioni, scelte e momenti in cui il suo modus solito viene messo in discussione, forzandolo quindi ad atti e manifestazioni di volontà a volte parecchio lontane dalla sua indole specifica.

In “Saga: La Ragazza di Woodenvale”, esplicarvi ciò che realmente rappresenta la figura del Guardiano della Soglia all’interno dell’opera, costituirebbe uno spoiler grande come l’universo!

Tuttavia, molte prove sono proposte quasi quotidianamente alla protagonista

I risvegli interiori a cui deve essere sottoposta, si manifestano a lei sotto forma di sogni, visioni, presagi, pericoli, prerogative che la portano a interrogarsi, fin troppo spesso, sul senso dell’esistenza e sul prezzo da pagare per accedere alla conoscenza.

Spesso e volentieri un prezzo che si rivela alto e logorante.

Quindi come provare a inserire un Guardiano, senza ricorrere alla tipica figura dello sfidante da battere e che poi diventa amico, alleato o rivale del protagonista?

Vi propongo un esempio partendo da un film.

Se siete fan del combattimento, o in generale state narrando di un’opera d’avventura, di un fantasy, di uno sci-fi, di un western, di un post-apocalittico o di qualunque cosa riguardi il combattimento e la formazione del protagonista tramite la lotta, potreste utilizzare un escamotage interessante per presentare la sfida necessaria con il Guardiano.

In “Hero” di  Zhang Yimou, il protagonista Qin Shi Huang a un certo punto si ritroverà a fronteggiare “Cielo”, un temibile avversario altamente specializzato nel combattimento, nonché primo (non a caso) dei tre guerrieri da sconfiggere per il proseguo della storia.

Il duello tra Qin Shi e Cielo sarà mostrato come una sfida letteralmente “mentale“.

L’intera battaglia sarà combattuta all’interno delle percezioni dei due contendenti, mostrandosi come un’avvincente sfida alla supremazia, tuttavia di natura totalmente onirica e immaginaria.

Solo al termine della loro elucubrazione i due avversari saranno in grado di sferrare un solo attacco, che permetterà a uno dei due di venirne fuori trionfante, segno della maturazione raggiunta, necessaria al surclassamento del primo ostacolo.

Anche qui dunque il guardiano si pone come prima difficoltà da superare, come passaggio verso una maggior consapevolezza di se stessi e dei propri pensieri profondi.

Un altro suggerimento per inserire questo passaggio, senza risultare troppo scontati, potrebbe essere attraverso l’introduzione alla morte.

Che sia di qualcuno vicino al protagonista a cui magari era particolarmente legato, o addirittura del protagonista stesso, sotto forma di esperienza pre-morte che permette all’Eroe di accedere a informazioni e tratti del suo inconscio, altrimenti inaccessibili, non ha importanza

Perché non è forse la morte il mostro più terrificante? La domanda intrinseca? Il mistero incarnato? Il fulcro di tutte le insicurezze e delle paure dell’animo umano?

Volendo proseguire per esempi, la figura del Guardiano potrebbe manifestarsi come un test particolarmente complesso e temuto da tutti gli studenti di una determinata facoltà universitaria (o scolastica in genere), verso il quale chiunque abbia tentato ha miseramente fallito.

Potremmo far sì che il nostro protagonista si presenti come l’unico in grado di risolvere quel test, magari provando a porsi mentalmente in maniera differente, focalizzandosi sul punto di vista del test stesso, o in questo caso, di chi lo ha concepito, raggiungendo così quello status mentale che gli garantirà la vittoria e che gli permetterà di evolvere mentalmente verso una nuova realtà, o molto più praticamente verso uno status adagiato, una differente situazione di vita, insomma, verso una nuova realtà straordinaria.

Infine, il nostro Eroe potrebbe accedere, tramite meditazione o un qualche rituale spirituale, all’interno del proprio stesso animo, per scandagliarvi fino a trovare quella parte oscura della sua persona che continua a tenerlo ancorato alla sua realtà ordinaria, seppur in questo caso venga tirata in ballo anche la figura archetipica dell’ombra, (che analizzeremo più in là).

Per quanto sia importante ricordare che gli Archetipi vadano inseriti il più delle volte come figure distinte e pregne di un loro unico significato, sovente essi possono essere fusi assieme per permettergli di incarnare più peculiarità e funzioni narrative allo stesso tempo.

Ma tornando al nostro protagonista; per fuggire dal suo lato oscuro e limitante, egli potrebbe auto-imporsi alla sconfitta dello stesso mediante gli insegnamenti ricevuti dal mentore precedentemente, in modo tale da poter proseguire con serenità, una volta liberatosi, lungo il proprio cammino.

Come potete evincere voi stessi, gli esempi sono quasi infiniti, basta soltanto un po’ di inventiva!

Conclusioni

In conclusione, sintetizziamo qui i valori e i tratti di questa importantissima figura Archetipica.

Il Guardiano della Soglia rappresenta il primo ostacolo da superare.

Il più delle volte si manifesta come nemico dell’eroe, pur non essendolo necessariamente; resta legato indissolubilmente alle paure dell’abbandono dalla realtà ordinaria; è un tramite verso la crescita e la maturità dell’Eroe; può, in futuro, diventare aiuto e sostegno dell’Eroe stesso; non sempre viene manifestato come un’entità benevola, ma alle volte anche come un mostro, una creatura, un golem da sconfiggere per poter andare avanti nel viaggio.

Questi sono i punti salienti da tenere presenti quando si introduce questo Archetipo all’interno del proprio lavoro.

Tenendoli ben fissati in mente e giocando con i luoghi comuni utilizzando le nostre abilità, saremo in grado di poter sfruttare al meglio tutto ciò che esso ha da offrire alla nostra storia.