Vi scrivo queste righe con note molto contrastanti in testa.

Le une sono epiche, e sono dovute principalmente alla musica che sto ascoltando mentre vi scrivo (Wunjo, Wardruna, n.d.r.). Perché, in fondo, non si può scrivere di Eroi senza gasarsi un poco, non vi pare?
Le altre note, invece, sono piuttosto dolenti, di rammarico aggiungerei.

Questa è stata una rubrica storica del Blog e la sua conclusione si è sempre rimandata perché (cocciuto come non mai) mi ero imposto di scrivere questo ultimo articolo sull’Eroe soltanto a mo di canovaccio, e presentarlo a voi come Vlog da caricare sopra il nostro (S)frequetantissimo canale YouTube, cosa che (ovviamente)non ho mai fatto.

I motivi sono principalmente due: Odio apparire in video e odio montare i video. Fine dei motivi.

Ce ne sarebbero anche altri (in realtà) ma va beh, ho tergiversato anche troppo e non mi sembra proprio il caso di stare qui a giustificare l’insulso.

Eccoci dunque, cari ragazzi, alla lunga attesa conclusione della rubrica Archetipi e Stereotipi, in cui (finalmente) ho deciso di presentare a voi la mia analisi della complessissima figura dell’Eroe.

Uno per tutti, tutti per uno

Ebbene, penso di essermi consumato le dita a furia di scrivere continuamente (nei miei precedenti articoli) che l’Eroe è la summa ultima di tutti gli Archetipi e che gli Archetipi, presi singolarmente, rappresentano parti ben delineate dell’Eroe stesso. Quella che potrebbe apparire come una pantomima tanto per dire, è in realtà una verità indissolubile, se prendiamo in considerazione il funzionamento dell’Inconscio Collettivo, teorizzato da Carl Gustav Jung, da cui poi gli Archetipi derivano e traggono forma.

Da questo gigantesco calderone di coscienza condivisa, l’Eroe osserva e attinge ogni singolo aspetto dello stesso, per tramutarsi da quello che Freud chiamava “Io“, verso un individuo compiuto che si estende aldilà dei limiti della propria persona e del proprio ego. Il percorso dell’Eroe serve proprio a questo, ad elevarlo da uno stato di individualismo verso una comunione collettiva con tutto ciò che lo circonda. Attraverso il sacrificio ed il distacco, l’Eroe trascende i limiti dell’Io per raggiungere la propria compiutezza assoluta. Quindi, gli Archetipi che egli andrà a fronteggiare e con cui deve fare i conti, altro non sono che estensioni di tutti i suoi aspetti, positivi e negativi, già celati all’interno della sua persona. L’Eroe, quindi, dovrà confrontarsi necessariamente con essi, e attraverso il suo viaggio iniziatico egli farà i conti altri che non con differenti e distinti riflessi di se stesso.

Come in un Viaggio Sciamanico, l’Eroe trascende i limiti del Io attraverso il distacco da sé stesso.

Le Funzioni Drammaturgiche dell’Eroe

Adesso, terminato l’approccio filo-spiritual-psicologico (?) andiamo ad analizzare nel dettaglio le differenti funzioni che l’Eroe deve necessariamente svolgere all’interno della nostra opera. Se “necessario” potrebbe sembrarvi esagerato come appellativo, ricordatevi sempre che queste sono in realtà mere linee guida e che non vanno obbligatoriamente rispettate alla lettera. Tuttavia, come il sottoscritto ha direttamente sperimentato su di sé, con molta probabilità vi ritroverete inconsciamente a far svolgere al vostro personaggio protagonista, ognuna delle funzioni elencate. Senza rendervene neanche conto, arriverete ad applicare alla lettera, dati alla mano, ogni singolo passaggio specificato in questa sequenza, ve lo posso assicurare. Perché, dopotutto, è proprio questo il funzionamento dell’Inconscio Collettivo.

1) L’identificazione col lettore

Fondamentale per la buona riuscita della nostra storia è la capacità di far trovare al lettore elementi in comune con quelli dell’Eroe, affinché egli possa immedesimarsi quanto più nei suoi stati d’animo e condividere assieme e a lui timori e gioie. Gli impulsi che smuovono l’Eroe, di qualunque natura essi siano, ricordatevelo sono universali, di conseguenza se siamo competenti nel mostrarli (sempre in modo efficace) chiunque potrà essere in grado di indentificarcisi dentro. A prescindere dal tipo di eroe che vorremmo trattare (li analizzeremo dopo), fondamento dell’Archetipo in esame è quello di portare avanti valori positivi, che attivino in noi quel senso di “wannabe” che ci spinge ad idolatrare il personaggio o, quantomeno, a tifare per il suo successo.
Non fraintendete le mie parole. Non sto dicendo di scrivere di eroi senza paura e senza macchia, di gente con costumi aderenti e nomi improbabili che la fa sempre franca in ogni situazione, magari ridendosela anche per bene. No, ne abbiamo fin troppi di mostri del genere (mostri in tutti i sensi).
È importante che si scriva di persone che appaiano vere e concrete con tutti i difetti e le debolezze del caso. Un personaggio autentico non ha mai una sola caratteristica, ma è sempre una combinazione unica di più qualità ed impulsi, spesso molte di queste qualità sono anche in conflitto tra di loro, ed e proprio questo a rendere interessante il soggetto. Create Eroi con personalità ed ideali contrastanti, mostrate il turbamento di ogni sua decisione e mostrate come, nonostante tutto questo, egli riesca ad andare comunque avanti, provando con tutte le sue forze a mantenere quella sua indole positiva che lo contraddistingue. Se puoi ci riuscirà o no, questo farà parte della storia che sceglierete di raccontare.

2) La crescita

Mi ricollego brevemente con la conclusione del punto precedente.
È importante capire che un Eroe è necessario mantenga, quasi sempre, un’indole propositiva. Anche se l’Eroe in questione dovesse commettere ripetutamente azioni sbagliate, pessime, che ci porterebbero ad odiarlo o ad augurarne la morte addirittura, inconsciamente noi lettori ci aspettiamo sempre una qualche sorta di rivalsa da parte sua, una redenzione, un pentimento allo stremo. Molti si vergognano nell’ammetterlo perché di questi tempi essere nichilisti e anaffettivi fa molto fico (?), ma la verità è che anche se ci ostentiamo a negarlo agli altri, non possiamo negarlo a noi stessi.
Tutto questo processo di aspettativa positiva viene reso possibile, anche a livello di parvenza, mediante la crescita dell’Eroe, ovvero l’altro tassello fondamentale di una buona costruzione narrativa. In tal senso la figura archetipica del Mentore, spesso può ricoprire un ruolo chiave nello sviluppo della crescita dell’Eroe, il rapporto costante e conflittuale tra i due potrebbe generare chiavi di lettura interessanti e dinamiche, volte allo sviluppo dell’empatia tra il lettore e i personaggi.

3) Il sacrificio

Necessaria alla crescita, dunque, è la volontà di lasciarsi qualcosa alle spalle, o di venire meno a dei principi che sono sempre stati propri, in favore di nuove ideologie e nuovi modi di essere. Anche l’Eroe non può fare a meno di questo passaggio. Per garantirne una crescita efficace, anche l’Eroe deve perdere qualcosa, che sia di fisico o di emotivo.
nel corso del suo viaggio, la perdita (ancor di più se è l’Eroe stesso a decidere coscienziosamente di rinunciare a qualcosa di sé) in nome di un benessere superiore, o di un’ideale più alto o per il benestare della comunità, diventa sempre uno stimolo per il lettore a condividere il sacrificio, a farlo proprio, a somatizzarlo, a soffrirne e a gioirne quando da esso scaturiscono le prime conseguenze. Nessuno si aspetta che l’Eroe necessariamente si impegni per “salvare il mondo“. Oramai l’altruismo fine a se stesso, volto a grandi motivazioni, fin troppo spesso pecca di credibilità, non regge più il gioco e solitamente viene visto il più delle volte come una baggianata, o una semplicità narrativa. Tuttavia, anche descrivendo il più negativo degli eroi, prima o poi, saremo costretti a fare i conti con un suo sacrificio, offerto in favore di un bene più grande. Sacrificio che ci farà apprezzare ancor di più tutto il cammino intrapreso dallo stesso, come a volerci ricordare che il nostro personaggio è qualcosa di molto più complesso, di un semplice benefattore o malfattore.

4) Affrontare la Morte

Per fare una citazione, che da piccolino mi aveva colpito particolarmente, “L’unica cosa che la gente ama più di un eroe è il vedere l’eroe fallire, cadere, morire combattendo“. Ecco, portata allo stremo della sua conclusione, questa frase riassume quella che per me è la verità.
Dal sacrificio, inevitabilmente, ci si aspetta che l’Eroe si confronti, infine, con il più grande spauracchio della mente umana: La morte. Quante volte abbiamo visto Eroi indomiti perdere il senno ed il coraggio a causa della scomparsa di cari, o di persone amate? Quante volte lo abbiamo visto fallire, rinunciare addirittura, e quante volte ci siamo empatizzati a loro, proprio per questi motivi? Magari anche condividendone il dolore, perché consapevoli di quanto esso ferisca. Ecco, la morte rappresenta il “sacrificio involontario” dell’Eroe, quello che volente o nolente, lo obbliga a cambiare qualcosa, a mettersi in discussione, a fronteggiare l’ignoto ed infine (si spera) ad uscirne vittorioso. Spesso la morte può essere intesa, metaforicamente, come un cambiamento, un cambiamento che costringe l’Eroe a riadattarsi, a riorganizzarsi spingendolo, il più delle volte, ad una vera e propria rinascita. Un buon Eroe ci mostra come affrontare la morte e ci mostra come essa non sia affatto inesorabile, ci mostra come rinascere da essa e come reinventarci quando questa ci colpisce.

Durante il Viaggio, l’Eroe è costretto ad adempiere a tutte le sue funzioni, per poter considerare valido il suo compito

Le differenti tipologie di Eroe

Appurato, quindi, che un Eroe non è necessariamente solo un tizio in mega-armatura che se ne va in girò a salvare il mondo perché si, procediamo ad analizzare nel dettaglio in quali sottocategorie l’Eroe può essere collocato, per comprendere anche quali funzioni è più appropriato che egli svolga.

1) L’Eroe Deterimato o Riluttante

La prima scrematura, la più semplice delle suddivisioni, nonché bivio per tipologie di pensiero narrativo diverse, ma non per questo meno efficaci. Come da titolo (e da previa didascalia) l’Eroe determinato è colui che spesso appare fortemente entusiasta del compito assegnatoli (o autoimpostosi). Lo vediamo propositivo e coinvolto nell’avventura, lo vediamo farsi strada coraggiosamente tra le difficoltà e non perdere mai la motivazione ed il sorriso (molto umano come comportamento, non lo credete anche voi?).
L’Eroe Riluttante è (ohibò) l’esatto contrario (chi lo avrebbe mai detto). L’Eroe riluttante è pieno di dubbi, di esitazioni, preda di continui ripensamenti, bisognoso di costante motivazione e spesso viene spinto all’avventura da forze esterne e probabilmente avverse.
Su di questa prima divisione, in realtà, non c’è molto da aggiungere. Non è detto che una tipologia sia meno efficace dell’altra, per quanto, ricordate sempre che qualunque tipo di eroe sceglierete di rappresentare, che sia determinato o riluttante, dovrà esser sempre preda dei contrasti e dei turbamenti emotivi,  o in alternativa potrebbe risultare fin troppo piatto e stereotipato.
Dopotutto un Eroe verso il quale il lettore non riesce a provare empatia, è un Eroe fallito. Sta a voi giocarvela come si deve.

Nel film “Lo chiamavano Jeeg Robot”, il protagonista Enzo incarna alla perfezione la tipologia dell’Eroe Riluttante.

2) L’Antieroe

Diciamoci le cose come stanno, cari lettori. Di questi tempi, gli Antieroi la fanno da padrone.
Se ci riflettiamo bene, ci renderemo conto di essere circondati da opere ricolme di personaggi dalle indoli fortemente negative, distruttive alle volte, che tuttavia si fanno strada tra i loro turbamenti per riscattarsi in una qualche forma di redenzione finale, spesso nemmeno mai raggiunta per davvero. Gli Antieroi sono questo, non sono propriamente malvagi e non nemmeno propriamente buoni, si collocano in una zona neutra e dalle moltitudini di sfumature di grigio.
Il vantaggio dell’Antieroe, tuttavia, è quello di essere facilmente empatizzato. Difatti ci si può facilmente identificare con loro, perché in fondo tutti noi, alle volte, ci siamo sentiti un po’ ai margini della società, un po’ ripudiati (come spesso accade a questi figuri). Fondamento dell’Antieroe è (difatti) l’aver sofferto fortemente per qualche motivo. Che sia a causa di una delusione d’amore, di un tradimento di un amico, o di un caro, di una disgrazia o di una violenza subita in passato per conto di terzi e che ha lasciato sull’animo del malcapitato un segno indelebile. Insomma, l’Antieroe è una persona ferita e che ha sofferto molto, che da questa sofferenza è stata trasformata senza, però,  perdere mai del tutto la sua indole benevolente. Alle volte un altro elemento tipico dell’Antieroe è quello di ribellarsi ad un sistema, qualunque esso sia. Ad una società, ad un regno, ad una scuola di pensiero, ad un ideale condiviso da tutti. L’Antieroe repelle tali concetti e se ne tira fuori, in un esilio più o meno volontario che lo costringe alla solitudine e all’auto-miglioramento costante.
L’Antieroe, tuttavia, può anche prescindere dalla sofferenza emotiva, e ritenersi semplicemente insoddisfatto dalla realtà che lo circonda. Egli si spinge al viaggio per ottenere ciò che altrimenti non avrebbe mai ottenuto, attraverso metodi non prettamente consoni e persone dall’indole troppo buona.
In questo modo, verrebbe fusa la tipologia di Eroe Determinato (laddove l’Antieroe è per la maggiore riluttante) con quella di un Antieroe narcisista, vanitoso, magari anche un poco autodistruttivo, ma per il quale riusciamo comunque ad empatizzarci, ad affezionarci sperando in una qualche rivalsa che lo conduca verso la salvezza, magari aiutati da un qualche suo sporadico episodio di bontà e umanità.

Bojack Horseman, protagonista della serie omonima, incarna il modello di Antieroe narcisista, egoista ed autodistruttivo. Tuttavia, è impossibile non empatizzarsi a lui.

3) L’Eroe orientato al Gruppo

Potrebbe apparire scontata, ma anche questa è una suddivisione da ponderare bene (o per lo meno, nel libro di Vogler è segnata come tale, quindi io mi limito a riportarvela così com’è).
Escludendo la sfera degli Antieroi (che vivono quindi ai margini della società) e tornando alla figura canonica dell’Archetipo in esame, essendo essi parte di una società, gli Eroi potrebbero decidere di agire in funzione, su richiesta o al servizio di essa, oppure potrebbero, al contrario, distaccarsi e adoperarsi per proprio conto, pur condividendo ideali e scopi della stessa.
L’Eroe orientato al gruppo spesso fa parte di un club, di una società (per l’appunto), di una tribù. Spesso ricopre anche un ruolo di spicco all’interno della stessa (capo, re, leader) che per motivazioni che comprometterebbero l’esistenza della sua realtà (e quindi anche del suo ruolo) decide di imbarcarsi nel viaggio a tutela del suo dominio. Avremo quindi una suddivisione del suo percorso che si svolgerà in tre atti. Nel primo, egli fa parte della suddetta società. Nel secondo, egli si distacca da essa, avventurandosi nell’ignoto per risolvere il problema che si è presentato nel mentre. Nel terzo ed ultimo atto, assistiamo ad un rientro dell’Eroe nel contesto societario e ad un suo reintegro.
Al termine della vicenda, potrebbe capitare che l’Eroe in questione sia posto di fronte ad una scelta ardua, ovvero quella di scegliere se tornare indietro nella sua realtà ordinaria (gruppo, società) o se rimanere in quella straordinaria nella quale si è avventurato. Ad eccezione di alcune epopee mitologiche principalmente di stampo orientale, questa tipologia di Eroe, quasi sempre, alla fine del viaggio fa ritorno alla sua casa natia, forte di nuove consapevolezze.

Potremmo dire tantissime cose dell'(anti)eroe Ragnar Lothbrok, protagonista di Vikings. Tuttavia è innegabile che egli stesso, come Jarl di Kattegat, agisca sopratutto per il bene della sua gente.

4) L’Eroe Solitario

Un Eroe solitario è colui che essendo inserito all’interno di una società e condividendone gli scopi, preferisce comunque agire per proprio conto, che sia per un tornaconto personale di qualche tipo o per una qualche motivazione legata ai tempi e ai metodi dell’Eroe, tipici della sua personalità.
Un Eroe solitario potrebbe essere un giustiziere errante, un mercenario, un cacciatore di taglie. Un Eroe Solitario è colui che non vive fuori dalla società, non né è stato esiliato malevolmente, tuttavia ne cavalca i confini con estrema maestria, un poco più fuori e la discesa verso l’anti-eroismo si farebbe subito presente.
Paradossalmente, il percorso in tre atti dell’Eroe solitario è diametralmente opposto a quello dell’Eroe orientato al gruppo. Il solitario, infatti, nel primo atto fa solitamente ritorno alla società, ed egli ci viene presentato spesso come un viaggiatore estraneo e ritornato dopo tempo trascorso altrove. Nel secondo atto, l’Eroe assiste il gruppo, il clan, la compagnia, la società di turno fino al raggiungimento dello scopo previsto. Nel terzo atto, una volta terminato il suo compito, l’Eroe torna da dove è venuto, ricongiungendosi con la sua esistenza solitaria che lo contraddistingue e che fa di esso una figura quasi leggendaria.
La forza dell’Eroe Solitario, il più delle volte, risiede nel suo carisma. Un individuo che ha scelto coscienziosamente di servire il bene, ma in un modo proprio, lontano, distaccato ed autosufficiente. Un self-made man (come si potrebbe dire) che ha imparato a cavarsela nelle avversità, e che sfocia quasi un poco nell’area di competenza tipica del Mentore, ovvero l’istruzione e la guida di un nascituro Eroe. Ma d’altronde, non è la prima volta che vi suggerisco di unire differenti Archetipi  in uno solo, per ricavarne da questi il massimo beneficio e la massima originalità.

Conan il Cimmero è il tipico esempio di Eroe Solitario. Valori positivi, portati avanti con forza e dedizione, tramutano questa figura quasi in una leggenda.

6) L’Eroe Catalizzatore

Abbiamo capito infine come l’Eroe, per essere definito tale, debba sottoporsi necessariamente ad un processo di cambiamento, che lo trasmuta dalla forma di un diamante grezzo, alla migliore versione di sé stesso. Durante il viaggio è d’uopo che l’Eroe cresca, cambi, si sacrifichi, che affronti la morte e che ne rinasca, che ne riesca rinvigorito, diverso, nuovo.
Bene, a questa regola aurea fa eccezione l’Eroe Catalizzatore. Egli infatti ci viene presentato, il più delle volte, come una personalità fatta e formata, il suo viaggio è stato già compiuto, egli è cresciuto e adesso è già comparente come la miglior versione di sé stesso. L’Eroe Catalizzatore, quindi, si fa carico di un compito, di una missione, e parte all’avventura affinché non sia lui a cambiare, ma tutta la realtà che lo circonda.
Egli è un condottiero, un comandante, un pioniere che si carico del compito, spesso arduo, di ergersi come nuova guida del mondo che lo circonda e di far si che la realtà attorno a lui muti in meglio (il più delle volte). In alternativa, potrebbe anche essere semplicemente un individuo fatto e finito, una persona che sa bene chi è e quale è il suo ruolo nel mondo, che potrebbe fungere, quindi, da agente del cambiamento per coloro che gli orbitano attorno, e che magari ne necessitano per davvero.
Come in chimica, il catalizzatore provoca un cambiamento nel sistema, tuttavia senza subire alterazioni, restando perlopiù invariato.

Superman è il catalizzatore per eccellenza. Prese per assodato le sue origini ed i suoi percorsi, lo vediamo agire sempre e comunque nel nome di un cambiamento positivo per l’intera umanità.

Conclusioni

Potremmo, quindi, essere giunti infine alla conclusione ultima di questa rubrica?

Potremmo.

Tuttavia, mi sono imbattuto recentemente in un ulteriore classificazione delle sfaccettature e dei ruoli incarnati dall’Eroe davvero interessante.
Carol S. Pearson, nel suo libro Risvegliare l’Eroe dentro di Noi, scompone la figura dell’Eroe in ulteriori dodici archetipi ben distinti, ognuno di essi che rappresenta al meglio lo sviluppo emotivo di una parte dell’Eroe piuttosto che di un’altra. Mi informerò meglio, ma questo studio potrebbe in effetti tornare utile come fonte di ispirazione e studio per eventuali futuri scrittori, che avranno il piacere di cimentarsi nell’arduo compito di delineare i tratti del loro futuro protagonista.

Tuttavia, essendo la classificazione della Pearson distaccata dalla concezione dei Sette Archetipi Junghiani, analizzati finora, questa rubrica ha, di fatto, esaurito la sua funzione principale.
Quindi si, ragazzuoli, in sostanza siamo giunti ad una conclusione.
Ma non disperatevi! Avremo modo di rincontrarci, non temete!

E mi raccomando, non dimenticatevi di scrivere, scrivere e scrivere!