Salve a tutti Scriptiani, anche oggi torniamo qui con la rubrica di Appunti Tolkieniani e, come preannunciato nello scorso articolo (questo), oggi collaboro con Vittorio alla scoperta della coppia di Valar che guida tutti gli altri. Quest’oggi parleremo di: Manwë Sulimo e Varda Elentari.

“ Manwë però il più caro a Ilùvatar, quegli che più chiaramente ne intende i propositi. Egli era destinato a essere, nella pienezza dei tempi, il primo di tutti i Re: signore del reame di Arda e sovrano di quanto vi dimora. In Arda, il suo diletto sono i venti e le nuvole, e tutte le regioni dell’aria, dalle supreme altezze alle profondità, dagli estremi confini del Velo di Arda alle brezze che alitano tra l’erba.”
(Silmarillion, Valaquenta)
“Tintallë, l’Accenditrice, in seguito dagli Elfi fu detta Elentári, Regina delle Stelle… E alta al nord, come una sfida a Melkor, sospese la corona di sette possenti stelle che formano Valacirca, la Falce dei Valar, e sono segno di destino.”

Da “Il Silmarillion, L’Avvento degli Elfi e la cattività di Melkor”

Passo subito la parola a Vittorio che ci spiega i parallelismi con la mitologia del nostro mondo.


Salve a tutti, iniziamo subito ed analizzando per un secondo Manwë e sua moglie Varda sotto il punto di vista delle possibili ispirazioni mitologiche. È palese che essi siano ispirati alle classiche coppie di regnanti divini, signori del proprio pantheon, stretti in un matrimonio che sta a sottolineare un certo concetto di ordine cosmico che da loro viene mantenuto e rafforzato.

Certo, per fortuna (o ringraziando Dio, visto che ciò è merito della profonda impronta cristiana del lavoro di Tolkien) i due non passano il tempo a tradirsi a vicenda con relazioni extraconiugali e trame di corte, ma il canovaccio base è quello che vede il Padre Celeste di turno a capo del cosmo e al suo fianco una donna dall’elevato potere e dall’ancor più elevata dignità.

E tuttavia, per Manwë, il percorso parte da più lontano: è necessario riprendere come lui in origine fosse un “angelo” di Eru Iluvatar e che, in questo ruolo, è altamente probabile che Tolkien l’abbia modellato sulla figura di San Michele Arcangelo. Il fatto che Manwë sia a tutti gli effetti colui che meglio ha compreso l’opera e il canto del Dio Supremo potrebbe essere un indizio per accomunarlo a Michael, in ebraico “Chi è come Dio?”, un nome che simboleggia l’eterna ricerca dell’angelo ad una figura bella e potente quanto Dio, e quindi la sua assoluta devozione, visto che Dio è perfetto e inimitabile.

Il legame con Melkor, poi, avvalora questa tesi: essendo Melkor il corrispettivo del demonio, ed avendo sempre avuto Satana e Michael un rapporto particolare, quasi di fratellanza, è immediato pensare che il secondo Ainur in potenza nella corte di Eru Iluvatar nonché nato come fratello di Melkor stesso nella mente del Supremo sia effettivamente ispirato al più celebre degli arcangeli.

Ma giunto su Arda, Manwë, che rimane colui che maggiormente comprende il disegno del creatore, passa dal più valente degli angeli, al ruolo archetipico di Padre dei Cieli, e da questo punto in poi raccoglie alcune delle caratteristiche più comuni dei due padri celesti più famosi della cultura classica: Zeus e Odino.

Come Zeus, Manwë è il signore dei cieli e dei venti e siede nel suo alto trono letteralmente sul tetto del mondo, oltre le nuvole, praticamente al limite estremo che separa Arda dall’universo circostante; egli è saggio e giusto, e soprattutto è giudice imparziale del cosmo, esattamente come lo stesso Zeus, ed è l’unico ancora veramente in contatto (probabilmente) con Eru Iluvatar, da cui riceve poi suggerimenti e anche favori. Per ultimo, il simbolo di Manwë (detto Sulimo) sono le Grandi Aquile, così come la forma più emblematica e rappresentativa di Zeus è l’Aquila.

Ma proprio arrivando alle Grandi Aquile, si passa alle (poche) somiglianze di Manwë e Odino: Manwë, detto essere praticamente onnisciente e saggio quasi quanto Iluvatar stesso, deve buona parte della sua conoscenza tanto al suo seggio, posto letteralmente nell’alto dei cieli, quanto alle aquile stesse, che sono i suoi occhi e le sue orecchie sparsi in ogni dove. Similmente a quanto accade per Odino che, sedendosi sul suo trono, Hliðskjálf, può vedere tutti e nove i mondi e che attraverso gli occhi dei suoi due corvi personali, Hugin e Munin, fa una ronda giornaliera del creato.

Non meno importante è tuttavia la consorte di Manwë, Varda, che anzi è terribile e incredibilmente arguta nella sua immane potenza. Essa, che per prima si accorge e non si fa abbindolare dalla malizia del fratello Melkor, incarna in toto il ruolo della Regina degli Dei: bella ed austera, potente e immensamente degna di rispetto, come le divine Era e Frigg. La loro non è una figura sensuale o erotica: nella loro bellezza irraggiungibile, esse sono Signore, regine dell’Ordine e dominatrici del cosmo, devote ma non sottomesse al marito, e di certo non inferiori, anzi!

C’è un ulteriore dettaglio che nobilita ancora la maestosa figura di Varda, ovvero il suo legame con la luce: senza scendere troppo nei dettagli (che poi vi scriverà Pietro) è Varda letteralmente a introdurre la luce nel mondo, a rappresentarla e a darle una forma. È essa stessa la luce delle stelle e del firmamento, ergo è una dea legata al concetto di luce che sorge… anche Varda è un derivato della Grande Madre, come le tante dee dell’aurora e della vita o della resurrezione il cui nome, nel nostro mondo, è quasi sempre composto dal prefisso “Is-“, come Est, il punto cardinale da cui sorge il sole.

Proprio per questo, volendo rimanere nella cultura greca, che molto ha dato all’impianto di Tolkien, Varda potrebbe non solo essere accomunata a Era, ma anche a sua sorella maggiore Estia, dea del focolare e, come fa intendere il suo nome, anche probabilmente della luce che porta e preserva la vita.
Ora ripasso la parola a Pietro che ci farà una panoramica su queste due figure inserite nel mito Tolkieniano.


Grazie Vittorio, e partiamo subito ribadendo l’idea di questa coppia come supremi signori di Arda.  Manwë è detto Sulimo che significa Signore del Respiro di Arda, ma è anche conosciuto come Primo dei Re o Signore dell’occidente, mentre Varda (invece) è Elentari, Signora delle Stelle. Insieme, i due vedono e sentono ogni cosa. Come dice anche Vittorio, quando sono insieme sulla torre di Oiolosse, sulla cima di Taniquetil (la montagna più alta del mondo), e Manwë siede sul suo trono con Varda al suo fianco, entrambi possono vedere e udire ogni cosa.
Ora, fatto questo piccolo preambolo, andiamo a capire meglio la figura di Manwë Sulimo.

Egli, come già detto, è l’Ainur più potente di tutti, secondo solo a Melkor, ma nella sua mente non si concepisce alcun male. Sicuramente è colui che è più vicino a Eru, si pensa che Manwe possa parlare con Eru e chiedere il suo aiuto, né abbiamo un esempio con la caduta di Numenor. Sulimo è il Signore dei venti e dell’aria in tutte le sue forme e luoghi, fu lui a pensare alla brezza, ai cieli e hai venti tutti, durante la Grande Musica. Sempre lui, alla sconfitta di Melkor suo fratello, lo gettò nel vuoto oltre il mondo, attraverso le Porte della Notte.
Manwe, come già accennato, è il “padre celeste” ed in quanto tale Signore dei Valar, suo è il compito di presiedere il concilio delle Potenze affiancato da sua moglie. Manwë si erge sopra tutte le creazioni, oltre i venti, mediante uccelli rapidi e d’ala forte. Questi, infatti, sono i suoi occhi sparsi per tutto il mondo, è tutti i giorni gli portano notizie da ogni dove, tanto che le Grandi Aquile sono i massimi messaggeri del “dio”.
Non poche volte, nel fare il volere del loro Signore, le aquile hanno “interferito” nel mondo mortale, il salvataggio di Gandalf, in svariate occasioni, ne è un esempio lampante.


Bene, ora che abbiamo terminato questo excursus su Manwë direi che possiamo passare a sua moglie Varda. Conosciuta anche come Elentari, Varda è la Valie che ha creato la luce in tutte le sue forme. Inoltre si dice che sul suo volto risplenda ancora la luce di Eru Iluvatar stesso.
Varda è, sopra ogni altro Valar, la più venerata dei popoli elfici, in quanto creatrice delle stelle (da qui il nome Elentari), ovvero la prima cosa vista dagli elfi a Cuivienen (Acqua del Risveglio), dove essi mossero i loro primi passi.
Da sempre la Luce è un elemento molto importante nel legendarium Tolkieniano, infatti essa si sviluppa nella storia del mondo in 3 tecniche diverse.
Nel primo caso abbiamo le grandi lampade poste a nord e a sud, distrutte da Melkor e create da Varda con l’aiuto di Aul, e che costruì fisicamente le lampade.
Poi abbiamo i grandi alberi di Valinor (che meriteranno un articolo solo per loro) a cui seguono, nel momento della loro caduta, la creazione del sole e della luna, è quindi l’inizio del computo degli anni.
In tutti questi progetti possiamo ammirare le abilità di Varda. Il suo potere la ha portata alla creazione, non solo delle stelle, ma anche delle costellazioni una delle quali la Signora delle Stelle ha deciso di porre come monito contro Melkor e i suoi seguaci. Tale costellazione è il Valacirca ovvero la Falce dei Valar, composta da 7 stelle poste al nord come segno del destino.
Varda è stata inoltre la prima tra gli Ainur a rendersi conto della malvagità di Melkor, infatti quest’ultimo prima della creazione del mondo avvicinò la Elentari, perché ne invidiava i poteri di manipolazione della luce, ed ella lo rifiutò perché fu la sola a riuscire a penetrare nella sua mente e a vederne la malvagità.
Da allora Melkor stesso prova un timore immenso per la Valie.


E voi Scriptiani, cosa pensate di queste due figure così peculiari? Nel frattempo, io e Vittorio vi salutiamo e vi rimandiamo al nostro prossimo appuntamento!