Salve Scriptiani, rieccoci con questa rubrica dedicata al Professore e nello specifico al suo Legendarium, oggi andremo ad approfondire due Valar di estrema importanza nella storia di Arda.

Come ormai saprete, l’articolo sarà tenuto contemporaneamente da me e da Vittorio, che approfondirà la fonte alla quale si potrebbe essere ispirato un conoscitore delle mitologie europee, almeno, quale era Tolkien. Detto questo iniziamo subito a parlare di Aule, detto dai nani Mahal, e con lui della sua sposa Yavanna Kementari.

Passiamo subito la parola a Vittorio che andrà a parlarci di Aule e della sua funzione di Fabbro divino paragonandolo ad altre divinità con le stesse caratteristiche.

 

 

Vi saluto Scriptiani, entriamo subito nel vivo. La fonte mitologica alle spalle di Aulë è senza alcuna ombra di dubbio Efesto: pur non condividendone la bruttezza esteriore, Aulë è in tutto e per tutto l’omologo del dio fabbro greco. È testardo, è laborioso e crea anche nuova vita, per quanto nel caso di Aulë si parli di un’intera razza e per Efesto si parla al massimo della bimba che portò tutti i mali del mondo rinchiusi in un vaso.

La maestria di Aulë e la sua capacità di creare nuova vita, entro certi limiti, ricorda proprio l’opera del dio Efesto e se proprio vogliamo ostinarci a trovare un qualche suo paragone nel mondo norreno, potremmo pensare che stavolta è la creazione a influenzare il creatore: così come i nani nel mito norreno forgiano addirittura un cinghiale vivo e vegeto, così il loro creatore nell’universo di Tolkien ha creato loro e alcuni dei più potenti artefatti mai esistiti, anche solo indirettamente.

Diverso riferimento, ma forse troppo azzardato, andrebbe fatto ad altri dei che come compito hanno avuto quello di forgiare e modellare la terra stessa, un po’ come lo Ptah egiziano, ma, ripeto, forse queste sono supposizioni molto spinte.

Passo la parola a Pietro che invece vi spiegherà, come al solito, il ruolo del Valar all’interno della sub-creazione di Tolkien.

 

 

Grazie Vittorio per questo intervento.

Aule chiaramente è ispirato al buon Efesto, ma io aggiungerei che ha un tratto in comune anche con un’altra divinità greco/romana ovvero Ade/Plutone.

Infatti come quest’ultimo egli è il padrone della terra, forse più assimilabile a Plutone, in quanto il Valar è patrono anche di ciò che la terra contiene, ovvero gemme e minerali vari.

Questa comparazione mi è sorta spontanea anche perché i suoi due fratelli in potenza (Manwe e Ulmo) governano sulle arie e sulle acque. Ora, accantonata questa piccola digressione, andiamo a vedere quali sono le caratteristiche “tolkieniane” di Aule.

Egli, come dicevamo, è il patrono della terra, ma lo è anche della conoscenza e della sapienza, nonché del lavoro. È infatti lui che forgia i continenti e le montagne, dalle rocce più piccole hai picchi più alti.

Anche lavori di grande precisione e maestria provengono dalle mani di Aule, basti pensare alle Lampade che prima di ogni altra cosa hanno illuminato Arda, una posta all’estremo nord mentre l’altra all’estremo sud.

Su questo Vala si potrebbe parlare per ore, ma voglio soffermarmi sul perché lui (come anche la moglie) sia così importante per la storia del mondo, più di altri probabilmente.

Aule, come dicevo, è colui che ha creato le Lampade, ma quando queste vengono abbattute, a opera di Melkor, e subito dopo la morte dei due Alberi di Valinor, sarà lui a creare i carri e i contenitori per il Sole e la Luna.

Sarà sempre Aule a forgiare la catena indistruttibile Angainor che imprigionerà Melkor per ben due volte.

Ho lasciato per ultime quelle che a mio avviso sono le due più importanti azioni del Vala della Sapienza, ovvero: la creazione dei nani e l’istruzione dei Noldor (una delle famiglie elfiche) alle arti manuali.

Aule, il più simile tra tutti i Vala ai pensieri di Melkor, desiderò popolare Arda con una sua creazione, così scolpì i nani, questa azione provocò però Eru stesso, che intervenne mettendo alla prova i desideri di Aule, chiedendogli di distruggere la nuova creatura.

Il Vala, nonostante ne fosse addolorato, capì la saggezza dell’ordine del padre, poiché senza lo stesso Ilùvatar i nani sarebbero stati dei semplici burattini nelle mani di Aule, privi di ogni possibile intelletto.

Eru però decise di salvare quelle creature, cosi fermò il Fabbro e “adottò” questa nuova razza infondendole il Libero Arbitrio, ma imponendo al loro Padre di addormentarle fino alla venuta dei Figli di Ilùvatar (elfi e uomini).

Invece, l’istruire i Noldor nelle arti portò al motore principale di molte storie successive, ovvero la creazione dei Silmaril a opera del noldor Feanor.

Bene, ora ripasserò la parola a Vittorio che ci parlerà delle possibili fonti mitologiche di Yavanna sposa di Aule e Signora della Natura.

 

 

Bene, iniziamo subito dicendo che le origini di Yavanna si fanno molto più variegate: come la sorella Varda, essa incarna un po’ l’archetipo di Grande Madre e Dea Femminile per eccellenza, qui però sul versante più legato a natura e vegetazione.

Le ispirazioni qui sono molteplici: principalmente ci si può riferire a lei come un alter ego di Demetra, forse anche di Rea e di Gaia; è possibile però anche accostarla a dee norrene come Frigg e Freyja, entrambe legate, entro certi limiti, alla natura e al concetto di rinascita e rigogliosità.

È piuttosto inedita invece l’idea dietro le sue creazioni, dato che la figura del Pastore d’Alberi inteso alla tolkieniana maniera è difficilmente riscontrabile in tradizioni antecedenti all’opera del professore: Rea generò della vita quando sul punto di partorire Zeus, ma queste creazioni era poco più di semplici umani.

Ecco che il paragone quindi torna più forte collegando Yavanna a Demetra, a cui rispondono, tradizionalmente, gli spiriti minori di ogni pianta coltivabile, e più arditamente ad alcune divinità, come lo stesso Pan, che assurgevano al controllo totale sulla natura e quindi erano i sovrani di driadi, satiri e ninfe di vario genere.

Con questo chiudo e passo le conclusioni nelle mani di Pietro.

 

 

Eccoci allora a parlare di Yavanna, forse tra le Valier è forse tra le più importanti in assoluto in quanto patrona della vita che cresce, dal fiore alla foresta più profonda.

La Valie della natura è conosciuta per due principali creazioni.

La prima, che conosciamo bene, sono i Pastori di Alberi, sto parlando degli Ent. Essi furono nella mente di Yavanna sin dalla Canzone, ma li sentì con maggiore urgenza alla creazione dei nani da parte del marito, per timore che questi potessero abbattere tutti gli alberi.

Le creazioni maggiori della Valie sono però i Due Alberi di Valinor, i quali vennero cantati dopo la distruzione delle due Lampade. Telperion l’albero argentato, considerato di sesso maschile e il maggiore dei due in quanto maturò più in fretta, e Laurellin l’albero dorato, considerato di sesso Femminile e minore dei due. Gli alberi emanavano luce in modo alternato, ogni albero emanava luce per 7 ore, alternandosi alla 6 ora e avendo così un’ora di alba/tramonto illuminata da una luce molto tenue. I due alberi furono distrutti da Melkor con l’aiuto della Progenitrice dei Grandi Ragni Ungoliant, ma grazie a Yavanna i due alberi riuscirono “in punto di morte” a fiorire, Telperion, e maturare un frutto, Laurellin.

Vennero usati per creare i due atri celesti: il fiore dell’albero d’argento divenne la Luna, mentre il frutto dell’albero dorato divenne il Sole.

Queste furono le maggiori creazioni della Valie Yavanna.

 

E con questo credo di poter chiudere. Spero di non avervi annoiato troppo e mi auguro che vi siate incuriositi abbastanza da voler leggere il Silmarillion.

Bene Scriptiani ora vi saluto e arrivederci al prossimo Valar.